Pirelli, Sinochem scende al 20%: per l’esperto Golden Power è il completamento di un riequilibrio geopolitico e di governance. Ecco cosa significa davvero.
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Pirelli, storico gruppo della Bicocca attivo nella produzione di pneumatici, torna al centro dell’intreccio tra finanza, politica economica e geopolitica. La recente decisione del socio cinese Sinochem di scendere al 20% del capitale viene letta dagli esperti come il tassello conclusivo di una battaglia sulla governance che era stata, di fatto, già orientata dal decreto Golden Power del governo italiano.
Golden Power e governance: cosa è successo in Pirelli
Secondo l’avvocato Luca Picotti, del gruppo di ricerca dell’Osservatorio Golden Power, la vicenda approda ora all’esito «più coerente». L’esito sostanziale, spiega, era già stato determinato dal decreto Golden Power, che aveva portato a un consiglio di amministrazione a maggioranza italiana. La successiva vendita di una quota da parte di Sinochem, con la discesa al 20%, si inserisce quindi in un quadro già tracciato sul piano regolatorio.
Il Golden Power è l’insieme di poteri speciali attribuiti al governo italiano per tutelare gli asset strategici nazionali – come infrastrutture critiche, difesa, energia o tecnologie sensibili – quando entrano in gioco investitori esteri. Nel caso Pirelli, il governo è intervenuto proprio valorizzando la rilevanza tecnologica dell’azienda, imponendo vincoli sulla governance e sulla possibilità di incidere su know how e decisioni strategiche.
Per Picotti, la scelta di Sinochem «ci fa capire che Sinochem non crede che la via giuridica (il ricorso contro la Presidenza del Consiglio, ndr) possa travolgere la situazione». In altre parole, il socio cinese sembrerebbe prendere atto che il percorso legale avviato contro il decreto governativo non è considerato in grado di ribaltare gli assetti definiti da Roma.
Dal socio cinese al nuovo investitore europeo: il baricentro si sposta
La cessione di una parte della partecipazione si accompagna all’ingresso di un nuovo socio europeo, Michal Strnad. Per l’avvocato Picotti, questo passaggio «indica uno spostamento del baricentro, dall’Asia all’asse atlantico e che ancor prima che giuridica la questione è geopolitica».
Il riferimento all’asse atlantico rimanda, in modo generale, alla rete di relazioni economiche e politiche che legano Europa e Stati Uniti, in contrapposizione o in bilanciamento rispetto al crescente peso degli investitori asiatici. Nel caso Pirelli, la presenza di un nuovo azionista europeo riduce il peso del socio cinese e rende più coerente l’orientamento strategico con le sensibilità dei regolatori europei.
Picotti sottolinea inoltre che la decisione di Sinochem, «presa sfruttando una finestra di mercato», segna «l’accettazione di rapporti di forza cambiati e di una dimensione sempre più finanziaria dell’investimento, tanto che non stupirebbe un’ulteriore vendita». L’investimento di Sinochem in Pirelli, quindi, verrebbe interpretato sempre meno in chiave di controllo industriale e sempre più come partecipazione finanziaria, più facilmente modulabile nel tempo.
La lettura di Sinochem: quota al 20% e 3 consiglieri
Fonti vicine a Sinochem, il gruppo cinese attivo nel settore chimico ed energetico che è azionista di Pirelli, offrono però una lettura più pragmatica dell’operazione. Secondo queste fonti, si tratterebbe «più laicamente di un prendere evidenza della situazione», in cui una quota del 20% appare «congrua» rispetto a una rappresentanza di 3 consiglieri nel board.
La riduzione della partecipazione verrebbe quindi vista come un riallineamento tra peso azionario e peso in consiglio di amministrazione, in un contesto in cui la governance è già stata ridisegnata. Un elemento ritenuto centrale, da queste stesse fonti, è il mantenimento di un interesse convergente tra Pirelli e Sinochem, in particolare sul fronte del mercato cinese: tale interesse sarebbe stato «riaffermato durante la conference call sui conti».
Per gli investitori, questa posizione evidenzia come la Cina resti un mercato chiave per Pirelli, mentre Sinochem continua a puntare sulla capacità del gruppo della Bicocca di «performare in Cina», cioè di mantenere risultati operativi e commerciali solidi nel Paese asiatico.
Cosa prevede il Golden Power per Pirelli e per i nuovi soci
Dal punto di vista strettamente normativo, l’avvocato Picotti ricorda che, con le più recenti disposizioni, a Sinochem è rimasto solo l’obbligo informativo: il socio cinese deve cioè comunicare al governo la riduzione della propria quota, ma non è tenuto a richiedere ulteriori autorizzazioni per questa specifica operazione.
Per il nuovo socio europeo, invece, «non è in capo la richiesta di un’autorizzazione antitrust o golden power». Questo perché le regole del Golden Power si applicano in modo rafforzato agli investitori extraeuropei che vogliono assumere partecipazioni, anche di minoranza, in società considerate strategiche.
Pirelli è infatti ritenuta rilevante ai sensi del Golden Power per la sua tecnologia. L’azienda è attiva nello sviluppo di pneumatici ad alta tecnologia e di sistemi digitali connessi alla mobilità, ambiti che possono avere ricadute in settori sensibili. L’avvocato Picotti precisa che «nel settore difesa ci sarebbero regole più stringenti», ma nel caso Pirelli l’attenzione del governo riguarda soprattutto la salvaguardia delle competenze industriali e tecnologiche avanzate.
In sintesi, per un investitore extraeuropeo che volesse entrare nel capitale di una realtà come Pirelli, anche con una partecipazione non di controllo, è necessario ottenere il via libera del governo. Diverso il caso di un investitore europeo, che non è soggetto alle stesse limitazioni nell’ambito della normativa sul Golden Power, pur restando ovviamente vincolato alle regole generali di concorrenza e antitrust.
Il riassetto azionario in corso, con la discesa di Sinochem al 20% e l’ingresso di un nuovo socio europeo, si pone quindi in linea con l’architettura regolatoria delineata da Roma: una Pirelli saldamente agganciata all’area euro-atlantica, pur continuando a valorizzare il mercato cinese e i rapporti industriali con il partner asiatico.
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