L’eroe di Sherwood purtroppo viene puntualmente ignorato dal Governo quando si tratta di far pagare le tasse a tutti, a cominciare da quello zoccolo duro di arricchiti e spesso di speculatori che continuano a mettere da parte tanto senza dar nulla alla comunità. E così a pagare sono sempre gli stessi, a reddito fisso, controllabile che non possono evadere. Così, quando si tratta di mettere una pezza (temporanea) sull’aumento del prezzo dei carburanti o ci sono le emergenze il percorso è sempre quello…’’Non si vogliono’’ mettere le mani nelle tasche degli italiani, sentiamo risuonare dagli scranni del governo Meloni. Niente tasse sugli extraprofitti delle banche, dalle società energetiche e dai grandi gruppi imprenditoriali che continuano a far profitti nel BelPaese e,magari, hanno spesso sede amministrativa all’estero. E che dire delle multinazionali del web o del commercio elettronico, per gran parte statunitensi, sulle quale il Governo- allineato e coperto sulle posizioni trumpiane- fa finta di nulla. L’interrogativo di Michele Paterino resta: Chi ha paura della patrimoniale? Non certo Robin Hood e tanta parte del popolo italiano, che deve fare i conti con gli aumenti delle tasse e delle tariffe e con un ridotto potere d’acquisto. Nessuno dalla politica, in generale, comincia a dare l’esempio: riducetevi emolumenti, pensioni d’oro per esempio. Sono soldi pubblici…Mancano quelli di sempre per riportare in equilibrio la bilancia delle tasse, che paga (paradossale) l’assenza di una efficace lotta alla evasione fiscale. Gli evasori parziali e totali non sono una specie in estinzione, come dimostrano i dati annuali delle fiamme gialle.
CHI HA PAURA DELLA PATRIMONIALE?
Il nostro Paese da qualche tempo sta vivendo una stagione nella quale i servizi pubblici essenziali mostrano segni di crescente affanno. Ottenere una visita specialistica attraverso il Servizio Sanitario Nazionale richiede spesso mesi di attesa; la scuola ha bisogno di investimenti per garantire qualità e pari opportunità; le forze dell’ordine e gli operatori della sicurezza chiedono personale e mezzi adeguati; il sistema dell’assistenza sociale fatica a sostenere famiglie, anziani e persone fragili
Di fronte a questa realtà, è difficile sostenere che tutto possa continuare senza nuove risorse. La questione non è se spendere di più, ma come reperire le risorse necessarie in modo equo e responsabile.
Mentre il dibattito pubblico continua a dividersi su slogan e contrapposizioni ideologiche, una domanda che ritengo essenziale ma che rimane inevasa è la seguente: come finanziare in modo stabile e adeguato i servizi pubblici che costituiscono il fondamento della nostra convivenza civile?
Una democrazia solida si fonda anche su un principio semplice: i diritti hanno un costo e quel costo deve essere ripartito in modo equo. Chi vive del proprio lavoro, della propria pensione o della propria impresa costruita con onestà non dovrebbe temere una riforma ispirata a questo principio. Dovrebbe, piuttosto, chiedere che il peso del finanziamento dello Stato sia distribuito con maggiore equilibrio, affinché nessuno sia lasciato indietro e i servizi pubblici tornino a essere un patrimonio comune di cui andare fieri.
La risposta non può essere quella di tagliare ulteriormente sanità, istruzione e sicurezza, settori che rappresentano diritti fondamentali dei cittadini e pilastri dello Stato democratico. Al contrario, occorre avere il coraggio di affrontare il tema di una più equa distribuzione del carico fiscale.
Da qualche mese si discute sulla eventualità della introduzione di una tassa patrimoniale su ricchezze elevate, che ha scatenato ovviamente una forte contrapposizione tra schieramenti politici ed economisti favorevoli e quelli contrari. C’è chi la considera necessaria per finanziare i servizi pubblici essenziali, per ridurre le disuguaglianze, una misura di equità fiscale, chi invece una minaccia alla proprietà privata, come un freno agli investimenti e come l’ennesimo balzello fiscale, ecc. ecc.
Sicuramente, a mio avviso, tra le priorità da affrontare da subito, con la massima determinazione ,prima della introduzione di una tassa sulle grandi ricchezze , è l’evasione fiscale. Come noto ogni anno vengono sottratte alle casse pubbliche risorse enormi che potrebbero finanziare servizi, investimenti e riduzioni fiscali per chi paga regolarmente le imposte. Si tratta di una ferita aperta per la credibilità dello Stato e per il principio stesso di uguaglianza. Necessari anche interventi finalizzati a ridurre gli sprechi nella spesa pubblica.
L’evasione fiscale, in concreto, non è altro che un trasferimento di oneri da cittadini disonesti a cittadini onesti. Infatti, Ogni euro evaso deve essere compensato da maggiori tasse, minori servizi o maggiore debito pubblico. Per questo il contrasto all’evasione deve diventare una priorità nazionale, attraverso controlli più efficaci, digitalizzazione dei pagamenti, incrocio delle banche dati e certezza delle sanzioni.
Una patrimoniale costruita secondo criteri di progressività ed equità non dovrebbe preoccupare i lavoratori dipendenti, i pensionati e gli imprenditori onesti che operano nel rispetto delle regole e che già contribuiscono in maniera significativa al finanziamento dello Stato attraverso un sistema fiscale che grava soprattutto sui redditi dichiarati..
E’ dunque ragionevole chiedere un contributo maggiore a chi possiede di più, soprattutto in una fase storica nella quale milioni di famiglie affrontano difficoltà economiche e il sistema pubblico soffre di una cronica carenza di risorse.
Le entrate derivanti da una patrimoniale sulle grandi ricchezze potrebbero essere vincolate a obiettivi precisi e verificabili: riduzione delle liste d’attesa negli ospedali, assunzione di personale sanitario, ammodernamento delle scuole, messa in sicurezza degli edifici pubblici, rafforzamento degli organici delle forze dell’ordine. Interventi concreti che migliorerebbero la vita quotidiana dei cittadini e accrescerebbero la fiducia nelle istituzioni.
Una patrimoniale sulle grandi ricchezze e lotta all’evasione non sono misure alternative. Sono due strumenti complementari di una stessa politica di equità fiscale. Da una parte si chiede un contributo maggiore a chi ha una capacità economica straordinaria; dall’altra si pretende il rispetto delle regole da parte di tutti.
In conclusione : chi ha davvero paura della patrimoniale? Sicuramente non chi vive del proprio lavoro, della propria pensione o della propria impresa costruita con sacrificio e nel rispetto delle regole, ma chi teme un sistema fiscale più equo e una più efficace redistribuzione del carico contributivo da parte dello Stato.
Luglio 2026
Michele Paterino
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Franco Martina
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