Milano, 29 luglio 2026 – Il 24 luglio il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) ha definito le caratteristiche operative e avviato la procedura di adesione a un nuovo strumento di politica monetaria, l’“EUREP rafforzato”, destinato a sostenere il ruolo internazionale dell’euro e, più in generale, il posizionamento strategico dell’Europa. L’obiettivo è rendere permanente, globale e più agile l’accesso alla liquidità in euro per le banche centrali di tutto il mondo, contribuendo così alla stabilità finanziaria nell’attuale, fragile contesto geopolitico.
L’EUREP rafforzato consiste in un potenziamento delle operazioni “pronti contro termine” (repo) che l’Eurosistema mette a disposizione delle banche centrali al di fuori dell’area dell’euro. In linea di principio, tutte possono richiedere l’accesso, salvo esclusioni dovute, in particolare, a rischi di riciclaggio o finanziamento del terrorismo oppure a sanzioni internazionali.
Le banche centrali ammesse all’iniziativa avranno accesso permanente a liquidità in euro sotto forma di prestiti garantiti da attività di elevata qualità denominate in euro. La scadenza delle singole operazioni varierà da un giorno a una settimana e potrà essere rinnovata. L’importo massimo della linea per ciascuna banca centrale sarà pari a 50 miliardi di euro. Una volta completata la procedura di adesione, sarà possibile attingere allo strumento a partire dal quarto trimestre del 2026, utilizzando i fondi EUREP in modo flessibile e senza restrizioni ex ante sulla loro destinazione.
Non è certo la prima volta che la BCE mette liquidità di emergenza a disposizione delle banche centrali estere. Questi strumenti contribuiscono a mitigare gli effetti di shock che possono provocare tensioni nei mercati internazionali della provvista in euro, vendite forzate di attività e, in ultima analisi, ripercussioni sulla stabilità finanziaria e sulla trasmissione della politica monetaria nell’area dell’euro.
La BCE aveva fatto ricorso a linee di swap e repo con banche centrali esterne all’area dell’euro già durante la crisi finanziaria globale e, successivamente, durante la crisi dei debiti sovrani europei. Più recentemente, nei primi mesi della pandemia del 2020, ha inizialmente concluso accordi bilaterali, per poi introdurre nel giugno dello stesso anno uno strumento più standardizzato: EUREP, acronimo di Eurosystem repo facility for central banks. EUREP ha per la prima volta creato un quadro generale accessibile a un ampio insieme di banche centrali non appartenenti all’area dell’euro, affiancandosi alle linee bilaterali di swap e repo.
Rispetto alla versione precedente, l’EUREP rafforzato presenta tre novità fondamentali.
La prima è la trasformazione dello strumento in una facility permanente e di portata globale. In linea di principio, qualsiasi banca centrale esterna all’area dell’euro che soddisfi i criteri può richiedere l’accesso, previa approvazione del Consiglio direttivo.
La seconda è la maggiore flessibilità nell’impiego della liquidità. Le banche centrali partecipanti potranno affrontare temporanee esigenze di finanziamento in euro senza dover indicare preventivamente alla BCE una specifica destinazione dei fondi. Nella precedente versione di EUREP, invece, la liquidità era esclusivamente destinata al rifinanziamento delle istituzioni finanziarie domestiche.
La terza riguarda l’architettura operativa: l’esecuzione delle operazioni EUREP viene affidata a cinque banche centrali nazionali — Deutsche Bundesbank, Banco de España, Banque de France, Banca d’Italia e De Nederlandsche Bank — sotto il coordinamento della BCE.
Con queste modifiche, la BCE ha trasformato EUREP da strumento nato come misura temporanea di emergenza durante la pandemia a componente permanente della propria rete internazionale di liquidità. L’iniziativa era stata annunciata il 14 febbraio dalla presidente della BCE, Christine Lagarde, durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Nel suo discorso Lagarde aveva collegato esplicitamente la disponibilità di liquidità in euro alla sicurezza economica europea, sostenendo che l’Europa deve essere una fonte di stabilità tanto per se stessa quanto per i propri partner e che anche questo rientra nel concetto di sicurezza europea.
Il cambiamento è significativo anche rispetto alla tradizionale posizione della BCE sul ruolo internazionale dell’euro. Per molti anni l’istituzione aveva adottato una linea di neutralità, sintetizzata nella formula “neither foster nor hinder”: né promuovere né ostacolare l’internazionalizzazione della moneta unica, lasciando principalmente alle forze di mercato il compito di determinarne il peso nel sistema monetario internazionale. Questa posizione si è però evoluta gradualmente negli ultimi anni, parallelamente all’aumento delle tensioni geopolitiche e alla crescente attenzione europea per l’autonomia strategica. Oggi la BCE riconosce più apertamente che le politiche europee possono creare le condizioni per rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. L’EUREP rafforzato compie un ulteriore passo in questa direzione: la stessa BCE afferma esplicitamente che lo strumento contribuirà a rafforzare il ruolo internazionale della moneta unica.
Il movimento europeo acquista ulteriore rilievo se confrontato con il dibattito in corso negli Stati Uniti sul ruolo internazionale della Federal Reserve. Il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, in carica dal 22 maggio, ha espresso una concezione dell’indipendenza della banca centrale più circoscritta per quanto riguarda la finanza internazionale, lasciando intendere che in questo campo sia legittimo un maggiore coordinamento con il governo e con il Congresso.
È una posizione che ha alimentato interrogativi sul futuro delle linee di swap e repo in dollari. Questi strumenti sono stati utilizzati per decenni dalla Fed per contrastare le carenze di liquidità in dollari sui mercati internazionali, non tanto per svolgere una funzione di assistenza nei confronti di paesi terzi, quanto perché le tensioni globali sul dollaro possono rapidamente ripercuotersi sui mercati e sull’economia statunitensi.
In un contesto nel quale la politica economica americana è sempre più intrecciata alla competizione geopolitica, il timore è che in futuro la disponibilità di liquidità internazionale in dollari possa essere valutata anche alla luce di considerazioni di politica estera. In uno scenario del genere, strumenti tradizionalmente concepiti in primo luogo come presìdi di stabilità finanziaria potrebbero acquisire una dimensione più transazionale, legata per esempio ai rapporti strategici, commerciali o di sicurezza con Washington. Non si tratta, allo stato attuale, di una politica formalmente adottata dalla Fed, ma di un rischio che le dichiarazioni di Warsh hanno contribuito a portare al centro del dibattito.
È proprio questo possibile cambiamento a rendere particolarmente significativa la scelta della BCE. In un sistema monetario internazionale nel quale l’accesso alla liquidità può assumere una crescente valenza geopolitica, offrire alle banche centrali estere un backstop permanente, globale e prevedibile in euro significa non soltanto proteggere la trasmissione della politica monetaria europea, ma anche rendere più credibile l’euro come valuta internazionale.
L’EUREP rafforzato nasce dunque innanzitutto come strumento di stabilità finanziaria e monetaria. Ma, nel nuovo contesto geopolitico, le sue implicazioni vanno oltre questo obiettivo: offrendo al resto del mondo una fonte più affidabile di liquidità in euro nei momenti di tensione, la BCE contribuisce anche a rafforzare l’infrastruttura finanziaria su cui poggia l’autonomia strategica europea.
*Ettore Dorucci è un ex manager della Banca centrale europea (BCE) e membro del Movimento Federalista Europeo (MFE).
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