La burocrazia regionale prende tempo.Estrattori inerti in fondo al fiume…


Sono decisi a chiudere le attività o, nei casi più fortunati, ad andarsene in Puglia dove hanno una attività o in Albania dove la burocrazia è ridotta all’osso e le Istituzioni locali sanno cosa significa rimboccarsi le maniche, lavorare e garantire un servizio di ”manutenzione idraulica” al territorio riducendo gli effetti delle calamità naturali. In Basilicata invece, da quanto appreso dall’amaro sfogo degli imprenditori dell’Aniem di Confapi Matera, il Dipartimento ambiente della Regione continua a non fornire risposte sulla richiesta di concessioni in attesa di avere pareri tecnici da quattro anni buoni. La cosa non convince affatto. Il tempo passa e il baratro della chiusura delle aziende c’è tutto. Colpa della burocrazia, vecchia palla al piede dell’economia della Regione Basilicata e di altri Enti, che per un parere una autorizzazione si prendono mesi. Interesse, mediocrità, perdita di potere decisionale ? Fate voi. Eppure l’Aniem ha proposto e da tempo di fare un passo indietro di buon senso (ritornando in sostanza n. 12 del 1979) per sbloccare la situazione dei ”cinque fiumi” che devono continuare a essere una risorsa per la Basilicata. E, invece, le autorizzazioni stentano ad arrivare. Eppure i cantieri lungo la Basentana, dalla ferrovia alla strada, ci sono. Ma l’attenzione verso le imprese locali non c’è. La parola al Basento, magari nella parte alta dove c’è da estrarre a piene mani, anzi con la bennna di un escavatore…

CONFERENZA STAMPA DELLA SEZIONE EDILI ANIEM DI CONFAPI MATERA
GIOVEDÌ 23 LUGLIO 2026
Da più di 4 anni stiamo cercando di ottenere dal Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata una modifica alla normativa che regolamenta le autorizzazioni per le estrazioni di materiale litoide dai fiumi lucani.
In sostanza, la normativa vigente prevede un sistema di interventi basato sulle segnalazioni dei Sindaci che avvisano la Regione di criticità o imminenti pericoli lungo l’asta fluviale ricadente nel territorio comunale di competenza; un sistema farraginoso, lento e, in ogni caso, assolutamente inidoneo a effettuare la manutenzione degli alvei fluviali che non conoscono i limiti delle competenze comunali.

Questo blocco pressoché totale, che si protrae ormai da alcuni anni, comporta 3 gravi conseguenze:
1. DANNO ECONOMICO. Le imprese estrattive – che in Basilicata generano una parte non irrilevante del PIL regionale, con centinaia di dipendenti e impianti estrattivi all’avanguardia – non lavorano e annunciano licenziamenti.
2. DANNO ALLE OPERE PUBBLICHE. Manca il materiale inerte per i lavori stradali e ferroviari, nonostante i numerosi cantieri presenti. Il materiale proveniente da fuori regione non dà adeguate garanzie di qualità delle opere a causa dei tempi di consegna.
3. DANNO ALL’AMBIENTE. Tutti i corsi d’acqua sono a rischio esondazione, con gravi rischi per l’ambiente e il dissesto idrogeologico sempre incombente. Inoltre, le strade lucane sono percorse quotidianamente da oltre un centinaio di camion che trasferiscono il materiale litoide, quasi sempre proveniente da fuori regione, con immissione di gas di scarico nell’atmosfera, usura e dissesto del piano viabile, già precario di suo, di numerose strade e pericolo per la circolazione stradale.

Nonostante i numerosi incontri avuti con i responsabili del Dipartimento Ambiente, a oggi non abbiamo avuto risposta. Non conosciamo le motivazioni di questo stallo, tuttavia la situazione si sta particolarmente aggravando. Il fatto che il prelievo degli inerti fluviali sia importante è dimostrato dal fatto che nel 2015 la Regione emanò un avviso pubblico per l’acquisizione di manifestazioni d’interesse per l’esecuzione di interventi manutentori di ripristino dell’officiosità da effettuarsi nei fiumi lucani. Quell’avviso si tradusse nell’affidamento, nel 2017, a un’azienda del servizio in concessione a prelevare oltre 450mila metri cubi di materiale litoide nel tratto del Basento a ridosso di Calciano e, nel 2022, nella ulteriore proroga del servizio con Determinazione Dirigenziale n. 326 dell’11.8.2022. Ciò dimostra che la manutenzione ordinaria e il ripristino dell’officiosità idraulica dei corsi d’acqua sono necessari. 450 mila metri cubi sono una quantità enorme.
Francamente, dato lo stato dei fiumi lucano, non capiamo perché ciò sia avvenuto solo a Calciano e non negli altri tratti del fiume Basento anch’essi bisognosi di urgenti interventi di ripristino idraulico.
La Sezione Edili che mi onoro di presiedere, alla fine del 2025 ha predisposto una proposta di legge che, presentata per il tramite di un Consigliere regionale di maggioranza, oggi sta seguendo un lunghissimo iter procedurale. La proposta di legge prevede il ritorno a un meccanismo di concessione analogo a quello precedente all’entrata in vigore della nuova normativa, sulla falsariga della vecchia legge regionale n. 12 del 1979. Comunque si tratta di una semplificazione rispetto all’attuale farraginoso sistema che equivale a uno stallo pressoché totale.

Ma nel frattempo che cosa succede? Ci avviciniamo alla nuova stagione delle piogge che, trovando gli alvei dei fiumi intasati di materiale litoide e fusti arborei, causerà inevitabilmente esondazioni. Inoltre, solo i lavori della linea ferroviaria richiedono una quantità tale di inerti che il ripristino del solo alveo del fiume Basento che corre parallelo alla costruenda line ferroviaria nel tratto tra Salandra e Ferrandina, avrebbe evitato la circolazione di numerosi camion adibiti al trasporto del materiale, la riprofilatura e incasso dell’alveo, con grande beneficio per l’ambiente, la viabilità e, non ultimo, un notevole risparmio economico per l’Ente Regione.
La nostra proposta di legge inerente alla manutenzione delle aste fluviali nasce dal fatto che dopo vani e ripetuti appelli la categoria degli Estrattori di materiale fluviale è ormai allo stremo. Inoltre, a parere nostro sarebbe opportuno riunificare nuovamente le competenze degli uffici competenti per le procedure autorizzative per le cave di versante (attualmente di competenza delle Infrastrutture) e per le estrazioni degli inerti fluviali (attualmente di competenza dell’Ambiente), oltre che naturalmente snellire i tempi burocratici.
A febbraio di quest’anno la piana di Sibari è stata devastata dall’esondazione del fiume Crati, causata da assenza di manutenzione e dalla foce completamente insabbiata. Anche la Basilicata è una regione a forte rischio idrogeologico, che continua a mostrare un territorio sempre più fragile.


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 Franco Martina

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