AMD EPYC Venice è ufficiale: la CPU server costruita per l’era agentica


AMD ha alzato il sipario sulla sesta generazione di EPYC, la serie 9006 nota con il nome in codice “Venice”. Non si tratta di un singolo processore ma di un portfolio articolato in quattro varianti, ciascuna pensata per un profilo diverso di data center moderno. Il filo conduttore è il passaggio dall’era dei chatbot a quella dei carichi agentici, in cui più utenti e più agenti software lavorano in parallelo e la CPU torna a giocare un ruolo di primo piano nell’orchestrazione, nel controllo e nell’esecuzione dei sotto-task che compongono un flusso di lavoro AI.

La sintesi numerica che AMD propone di questo cambiamento è il rapporto tra processori e acceleratori nei deployment: da circa 1:4 nel periodo 2022-2025 a 1:1 e in crescita nel 2026, perché attorno all’inferenza si moltiplicano gateway, orchestratori, database vettoriali, tool runner e sandbox che girano su CPU general purpose.

Un portfolio, quattro anime

L’EPYC 9006 SP7 (“Venice” SP7) è la variante orientata alle prestazioni pure e al massimo numero di core, pensata per l’uso hyperscaler: arriva fino a 256 core / 512 thread, fino a 1,6 TB/s di banda di memoria e PCIe Gen 6 a 64 Gbps, ed è declinata anche in una versione ad alta frequenza da 96 core a 5,0 GHz destinata a fare da host per l’infrastruttura di accelerazione. L’EPYC 9006 SP8 (“Venice” SP8) punta invece sul bilanciamento tra prestazioni ed economia di sistema, con un occhio al costo per dollaro nelle implementazioni enterprise di ampia scala: copre un intervallo che va da 8 a 128 core, adotta 8 canali di memoria con supporto 2DPC e 128 linee PCIe Gen 6, ed è disponibile in configurazione 1P e 2P, con varianti ad alta frequenza e un codice prodotto compatibile con i requisiti NEBS per le installazioni di telecomunicazione.


L’EPYC 9006X SP7 (“Venice-X”) è la versione dedicata all’HPC e al pre-processing per l’AI, con un massimo di 96 core, 16 canali di memoria fino a 12.800 MT/s tra MRDIMM e DDR5, 1152 MB di cache L3 e una frequenza che AMD indica fino a circa 5,15 GHz. L’EPYC 9006 LP (“Verano”) è infine ottimizzata come host node per l’AI: si ferma a 72 core, adotta memoria LPDDR5X a basso consumo, spinge la frequenza fino a 5 GHz e introduce un collegamento xGMI potenziato a 112 Gbps verso gli acceleratori, con l’obiettivo dichiarato di migliorare l’efficienza a livello di rack più che il punteggio del singolo socket. Pur essendo pensata come host node, Verano viene impiegata come CPU general purpose anche da alcuni clienti selezionati.

La variante SP7 è in produzione e sarà spedita nel quarto trimestre 2026; l’SP8 è attesa nella prima metà del 2027, mentre Venice-X (9006X SP7) e Verano (9006 LP) sono previste nella seconda metà del 2027.

Zen 6c fino a 256 core, memoria e I/O di nuova generazione

Sul fronte architetturale, “Venice” adotta i nuovi core Zen 6c, che arrivano fino a 256 core / 512 thread per socket, affiancati dalla variante Zen 6 fino a 96 core / 192 thread orientata alla frequenza. È presente il supporto ad AVX-512 e l’opzione AMD 3D V-Cache, che porta la cache L3 a 1152 MB sulle configurazioni che la adottano, mentre sulle altre varianti il tetto è di 1024 MB. Il TDP sale fino a 600W.

Il comparto memoria è tra gli aggiornamenti più significativi rispetto alla precedente generazione “Turin”: fino a 16 canali di MRDIMM a 12.800 MT/s o, in alternativa, 16 canali di DDR5 a 8000 MT/s, con l’aggiunta di una configurazione a 24 canali di LPDDR5X su moduli sostituibili SOCAMM2. Lato piattaforma, “Venice” adotta PCIe Gen 6 a 64 Gbps con fino a 128 linee in configurazione 1P e fino a 160 linee in 2P su piattaforme AI host selezionate, espansione della memoria via CXL 3.1, Infinity Fabric di quinta generazione e blocchi dedicati al movimento dei dati e all’offload crittografico (SDXI) oltre a SDCI e a una capacità di cache ampliata.


Il capitolo della gestione energetica ruota attorno a tre funzioni che AMD presenta come specifiche di questa generazione. UPP (Unified Power Provisioning) unifica il budget di potenza tra SoC e DIMM per liberare margine di rack e aumentare la densità di server; UBPS (Utilization Based Power Scaling) fa scalare il consumo con l’utilizzo effettivo, restando basso ai carichi leggeri e salendo a piena potenza quando serve; FAST (Frequency Adaptive Spectrum Technology) introduce quelle che l’azienda descrive come due personalità di CPU nello stesso SoC, per privilegiare i core più rilevanti quando la potenza disponibile è vincolata.

Per quanto riguarda la sicurezza, AMD ha aggiunto un Root of Trust potenziato con supporto RSA 4K e crittografia post-quantum (PQC), mitigazioni contro attacchi fisici e side-channel, certificazione FIPS 140-3 Level 1, confidential computing e AMD SEV Trusted I/O, che con la serie 9005 e 9006 completa la tabella delle funzioni di Secure Encrypted Virtualization. AMD indica inoltre “Venice” tra i primi suoi prodotti destinati a supportare i servizi di Device Provenance, pensati per rendere attestabile l’intera catena di produzione del componente.

Le prestazioni dei nuovi EPYC

L’azienda dichiara per l’EPYC 9996 a 256 core un miglioramento di throughput pari a 18 volte rispetto alla prima generazione Naples del 2017, misurato su SPECrate 2017_int_base in configurazione dual socket, con i valori intermedi che passano da 2,4x di Rome a 2,9x di Milan, 5,3x di Genoa e 10,1x di Turin.

Nel confronto con NVIDIA, AMD dichiara miglioramenti 2,2x nel throughput e 1,2x nelle prestazioni per core rispetto alla CPU Vera a 88 core, su SPECrate 2026_int_base; il primo risultato è ottenuto con un Venice a 256 da 600W (Vera a 88 core ha un TDP di 450W), il secondo con un EPYC ad alta frequenza da 96 core.


Passando a SPECrate 2017_int_base, l’azienda indica 2,0x di throughput per l’EPYC 9996 a 256 core rispetto all’Intel Xeon di sesta generazione 6980P a 128 core, e 1,3x per core confrontando due parti entrambe a 128 core e 500W. Nello stesso grafico compare anche Arm AGI a 136 core e 300W, stimata a 0,8 sul throughput e 0,7 sulle prestazioni per core rispetto alla baseline Intel.

Sui carichi cloud-native il quadro fornito dall’azienda parla di 3,5x su MongoDB, 2,9x su Redis, 3,7x su NGINX e 2,6x su MySQL rispetto allo stesso Xeon 6980P, con AWS Graviton5 a 192 core inserito come terzo termine di paragone in una forbice compresa tra 1,2x e 1,5x. Sull’HPC i valori dichiarati vanno da 3,1x su GROMACS e NAMD a 2,9x su WRF e 1,8x su Quantum Espresso, sempre rispetto alla piattaforma Intel di riferimento.

C’è infine il piano rack, quello su cui AMD insiste di più. Un rack popolato con “Venice” a 256 core viene indicato a 49.152 core e 98.304 thread per un assorbimento di circa 269 kW, contro i 36.864 core e 73.728 thread di un rack “Turin” a 192 core (circa 144 kW con soluzione Supermicro FlexTwin) e i 22.528 core e 45.056 thread di un rack basato su NVIDIA Vera a 88 core, indicato a circa 185 kW. Questo significa che, scegliendo “Venice”, si possono avere fino a 2,2 volte i core per rack.

L’angolo agentico: host node e “sandbox”

Il cuore del posizionamento di “Venice” è la scomposizione del flusso di lavoro agentico in una serie di sotto-task, ognuna delle quali trae vantaggio da attributi specifici della CPU. Il modello proposto individua otto stadi, dal gateway all’assemblaggio del contesto, dalla pianificazione e dal routing al recupero del contesto con ricerca per similarità, fino al reasoning, all’esecuzione degli strumenti enterprise ed effimeri, alla verifica e allo streaming della risposta. Di questi, il reasoning è l’unico che AMD colloca stabilmente sulla GPU: tutto il resto ricade su cluster di CPU, storage e database.

Da qui la triplice lettura commerciale. Sui general purpose CPU server AMD rivendica 3,3x di prestazioni rispetto a NVIDIA Vera 88 core, in un confronto a livello di rack entro un vincolo di potenza di 100 kW e come media geometrica di sei carichi; come host node per i server GPU parla di 1,8x nei token al secondo per i modelli di frontiera; sui CPU server “sandbox”, dedicati al control plane degli agenti e all’esecuzione dei tool, indica 2,8x agenti per watt rispetto ad Arm AGI a 136 core. La metrica che AMD porta ripetutamente in primo piano è proprio il numero di thread e di agenti per watt di sistema, indicato come attributo determinante per questa classe di carichi.


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 Marco Pedrani

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