Milano, 13 luglio 2026 – L’Unione europea è intenzionata a porre un freno all’utilizzo dei social media da parte dei minori con una proposta di legge che verrà presentata subito dopo l’estate e che sarà basata su tre pilastri fondamentali: la responsabilità delle piattaforme, restrizioni d’età efficace e l’introduzione di una data di inizio legale per l’accesso ai social. Lo ha annunciato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ricevendo il rapporto del panel di esperti sulla sicurezza online dei minori.
I dati del Rapporto mostrano che i giovani europei trascorrono tra le 4 e le 6 ore al giorno davanti agli schermi e che quasi il 60% ha vissuto problemi emotivi o psicosociali online. Il documento è stato consegnato alla Commissione UE dai copresidenti del gruppo di esperti, l’epidemiologa e direttrice di ricerca dell’Inserm Maria Melchior e il direttore del Dipartimento di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del Centro medico universitario di Ulm Jörg M. Fegert.
Intitolato “Child Safety Online: Protecting and Empowering Minors in a Digital World”, il rapporto di 156 pagine è stato consegnato il 13 luglio 2026 alla presidente della Commissione europea ed è stato redatto dai due copresidenti del panel di esperti, Jörg M. Fegert e Maria Melchior. Il documento giunge dopo che diversi Paesi UE hanno avviato proprie iniziative a protezione dei minori online. Attualmente, le autorità di Bruxelles possono tecnicamente imporre ai colossi del web il rispetto di determinati limiti di età. I singoli Stati membri non possono emanare nuove norme in contrasto con il diritto dell’UE. Pertanto, la Commissione europea ritiene che la Francia debba modificare la sua proposta di legge che vieta l’uso dei social media ai bambini e ai giovani di età inferiore ai 15 anni.
Come indicato dalla presidente della Commissione ai giornalisti, “i social media non sono un giocattolo” e in Europa dovrebbero “essere i genitori a educare” i propri nostri figli e “non gli algoritmi predatori”. Secondo von der Leyen “lo status quo, un mondo in cui continuiamo a permettere alle grandi aziende tecnologiche un accesso illimitato ai nostri bambini, condannerà solo un’altra generazione a disturbi mentali, dipendenza e sofferenza”.
Von der Leyen ha accusato le piattaforme di essere “le architette di questi sistemi”, sottolineando che “ora devono dimostrare che i loro servizi non fanno male”.
Lo scorso 10 luglio, la Commissione europea ha preliminarmente riscontrato che Meta ha violato il Digital Services Act (DSA) per la progettazione che crea dipendenza di Instagram e Facebook. L’indagine della Commissione indica che Meta non ha valutato adeguatamente i rischi derivanti dalla sua progettazione che crea dipendenza per il benessere fisico e mentale degli utenti, compresi i minori e gli adulti vulnerabili. “Chi sviluppa un prodotto in Europa ne è responsabile. Le case automobilistiche devono rendere i veicoli sicuri: non ci aspettiamo che siano i bambini a progettare le cinture di sicurezza o i genitori a montare gli airbag a casa. Lo stesso deve valere per Big Tech, grazie alle regole del Digital Services Act”, ha affermato la presidente della Commissione UE.
Limitare l’accesso ai minori di 13 anni
Nel Rapporto, il panel di esperti raccomanda all’UE di introdurre una soglia armonizzata per limitare l’accesso dei minori di 13 anni ai social media e agli altri servizi digitali considerati rischiosi, imponendo alle piattaforme l’onere di dimostrare che i propri prodotti sono sicuri e adeguati all’età.
Nel presentare il documento, l’epidemiologa e direttrice di ricerca dell’Inserm Maria Melchior ha sottolineato la necessità di affiancare alle opportunità offerte dalle tecnologie digitali misure comuni di protezione. “Siamo tutti consapevoli delle straordinarie opportunità che la tecnologia ci offre, ma sappiamo anche che i potenziali pericoli sono altrettanto grandi”, ha affermato. “Siamo convinti che l’Europa debba introdurre misure di protezione per garantire la sicurezza dei bambini e degli adolescenti nel mondo digitale”, ha aggiunto.
Secondo la copresidente del panel, la tutela deve riguardare non soltanto i social network tradizionali, ma l’insieme più ampio di piattaforme e servizi indicato nel rapporto con l’espressione “social media plus”. “Le nostre conclusioni sono molto chiare: bambini e adolescenti devono essere al sicuro sui social media e sugli altri servizi digitali che utilizzano, qualunque sia la piattaforma”, ha spiegato Melchior.
Il rapporto propone quindi regole precise sul funzionamento dei servizi, costruite attorno al principio della sicurezza fin dalla progettazione. “Raccomandiamo che siano introdotte regole molto chiare sul funzionamento dei social media plus. La sicurezza fin dalla progettazione deve essere il principio guida”, ha dichiarato. Rendere sicuri gli spazi digitali, ha aggiunto, rappresenta “la misura fondamentale per proteggere i giovani che possono trovarsi in condizioni di rischio”.
Melchior ha richiamato in particolare i meccanismi progettati per prolungare la permanenza degli utenti sulle piattaforme. “Oggi i giovani si confrontano con funzionalità che creano dipendenza, come lo scorrimento continuo, la riproduzione automatica dei video, i dark pattern, i percorsi che conducono verso contenuti discutibili e i contatti non richiesti da parte di altri giovani o, talvolta, di adulti”, ha osservato.
Le regole europee, secondo il panel, dovrebbero essere sufficientemente flessibili da adattarsi alla rapida evoluzione tecnologica. “Servono norme chiare e applicabili, ma anche abbastanza flessibili da proteggere i giovani da nuove funzionalità che potrebbero emergere in futuro e creare ulteriori pericoli”, ha evidenziato Melchior.
Alla sicurezza per progettazione dovrebbero accompagnarsi sistemi efficaci di verifica dell’età, rispettosi della privacy, e programmi di alfabetizzazione digitale rivolti anche agli adulti. “La sicurezza fin dalla progettazione deve essere collegata a strumenti efficaci di verifica dell’età che rispettino la riservatezza”, ha affermato. “Deve inoltre essere accompagnata da corsi di alfabetizzazione digitale per i giovani, per i loro genitori e per gli insegnanti”.
Il panel attribuisce infatti ai genitori un ruolo di accompagnamento, senza però trasferire sulle famiglie la responsabilità principale della protezione. “Ai genitori devono essere forniti gli strumenti necessari per supervisionare e guidare i giovani nell’accesso ai servizi digitali nelle diverse fasce d’età”, ha dichiarato Melchior. “Il mondo digitale è ricco, ma non deve mai sostituire la vita reale”.
Da qui la richiesta di garantire attività alternative accessibili e di qualità. “Tutti i giovani devono poter disporre di alternative alle attività digitali, per costruire relazioni con i propri coetanei, giocare, praticare sport, partecipare ad attività culturali e artistiche, viaggiare ed esplorare il mondo”, ha aggiunto. “Dobbiamo proteggerli dall’uso eccessivo, perché i danni possono essere considerevoli e devono essere ridotti se vogliamo garantire a tutti pari opportunità per il futuro”.
Un approccio differenziato per fasce di età
Il direttore del Dipartimento di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del Centro medico universitario di Ulm, Jörg M. Fegert, ha illustrato l’approccio differenziato per fasce d’età proposto dal gruppo di esperti.
“Non tutti i bambini si sviluppano nello stesso modo e il rischio non è distribuito in maniera uniforme”, ha spiegato, sottolineando tuttavia la necessità di adottare principi comuni basati sulle diverse fasi dello sviluppo.
Per i bambini più piccoli, la raccomandazione è particolarmente restrittiva. “Fino alla fine del secondo anno di vita, quindi fino ai tre anni, raccomandiamo che i bambini non siano esposti agli schermi”, ha affermato Fegert.
Per la fascia compresa tra i tre e i dodici anni, l’accesso dovrebbe invece essere limitato e supervisionato. “I bambini in età prepuberale dovrebbero accedere ai servizi online soltanto quando sono accompagnati dai genitori o dagli insegnanti e per un periodo di tempo limitato”, ha spiegato, precisando che tale indicazione riguarda l’intero universo dei “social media plus”.
Il rapporto prevede invece un aumento graduale dell’autonomia durante l’adolescenza. “Lo sviluppo dell’indipendenza e dell’autonomia è molto importante per gli adolescenti. Per questo, tra i 13 e i 18 anni, vogliamo che possano avere un accesso progressivamente più indipendente ai servizi offerti dai social media plus”, ha dichiarato. “Ma tale accesso deve essere sicuro fin dalla progettazione o, potremmo dire, sicuro per impostazione predefinita”.
La raccomandazione centrale è l’introduzione di una soglia comune a livello europeo. “Sulla base delle evidenze di cui disponiamo, raccomandiamo un’armonizzazione a livello dell’Unione europea e l’introduzione di una limitazione dell’accesso ai social media plus per i bambini sotto i 13 anni”, ha affermato Fegert.
Gli Stati membri potrebbero mantenere margini per introdurre ulteriori misure precauzionali nei confronti degli adolescenti più grandi, tenendo conto dei diversi contesti culturali. Ogni limitazione basata sull’età, ha precisato Fegert, dovrebbe comunque essere accompagnata da “una forma proporzionata, efficace e sicura di supervisione parentale”.
L’onere della prova ricadrà sulle piattaforme
Dal rapporto emerge come sia necessario che l’onere della prova dell’età debba passare dalle famiglie alle imprese tecnologiche. “Stiamo spostando l’onere della prova”, ha sottolineato Fegert. “Non deve più essere responsabilità di chi è costretto a controllare ciò che viene offerto all’interno dei social media plus. Sono i fornitori a dover dimostrare che i propri contenuti sono adeguati all’età e sicuri”.
Soltanto dopo aver fornito questa prova, secondo il copresidente del panel di esperti, le piattaforme dovrebbero poter raggiungere bambini e adolescenti nel mercato europeo. “Solo allora potranno avere accesso ai bambini e ai giovani nel mercato interno”, ha spiegato.
Il panel chiede inoltre di rafforzare i sistemi di vigilanza e l’applicazione delle norme esistenti. “Vogliamo rafforzare l’attuale sistema di monitoraggio e supervisione, per garantire che tutta la legislazione venga rispettata e che ciò sia effettivamente verificato”, ha dichiarato Fegert.
Dovrebbero essere migliorati anche i meccanismi di reclamo e di assistenza ai consumatori. “I reclami presentati dai bambini e dai giovani devono essere trattati con priorità”, ha affermato.
Infine, il rapporto sollecita maggiori investimenti europei nella ricerca di lungo periodo sugli effetti dei servizi digitali. “L’Europa ha bisogno di una propria ricerca a lungo termine, per disporre di valutazioni più precise sull’evoluzione dei social media plus e prendere le decisioni corrette”, ha osservato Fegert.
Il cambiamento culturale richiederà tempo, ma, secondo il panel, l’urgenza dei rischi non consente di rinviare gli interventi. “Sappiamo che un cambiamento dei comportamenti nella società richiede tempo e che deve cambiare l’intero ecosistema attorno ai bambini. Ma quel tempo non lo abbiamo”, ha concluso Fegert. “I bambini e i giovani sono già oggi esposti a rischi gravi e a contenuti inappropriati sui social media plus”.
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