cosa prevede l’emendamento di FdI (che Lega e FI non hanno firmato)


Roma, 13 luglio 2026 – La corsa alla nuova legge elettorale prosegue e oggi è arrivato lo stop alla presentazione degli emendamenti. Dopo un weekend di fuoco, in cui i telefoni dei maggiori esponenti di centrodestra non hanno smesso di squillare, non si è giunti a una quadra per presentare una proposta di modifica unitaria. Motivo per Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc si sono mossi senza le altre forze di maggioranza, con un emendamento che mira a introdurre le preferenze. Sherpa delusi con il governo che sembra in difficoltà su un punto che non si riesce a dirimere. La preoccupazione, dunque, sale a Palazzo Chigi in vista del voto segreto, dove Lega e Forza Italia all’ombra dello scrutinio potrebbero votare contro la proposta presentata dal partito della premier. Nulla è comunque definitivo dato che il testo, dopo il voto alla Camera, previsto a partire da domani, dovrà comunque passare dal Senato dove potrebbe subire nuove modifiche e dare il via alla famosa Navetta.

Siamo riusciti a ottenere il testo chiave di questa legge prima che diventi pubblico. Ve lo spieghiamo entrando subito nei dettagli per conoscere le modifiche più rilevanti dell’emendamento sulle preferenze:

L’introduzione delle preferenze (fino a tre)

La novità principale è che l’elettore non dovrà più limitarsi a votare un simbolo, ma potrà scegliere attivamente chi mandare in Parlamento esprimendo fino a tre preferenze per i candidati della lista scelta. Non più quindi nomi bloccati e scelti dal partito ma libertà di selezione per chi va alle urne. Attenzione anche alla parità di genere. Dopo le polemiche degli ultimi giorni in seguito all’appello trasversale firmato da diverse deputate contro le preferenze, non si è rinunciato all’emendamento, ma si è stabilito un principio: se l’elettore sceglierà più di una preferenza, scatterà la regola della parità di genere. Chi farà più di una croce sui candidati dovrà necessariamente selezionare candidati di sesso diverso (ad esempio, un uomo e una donna, due donne e un uomo o due uomini e una donna), altrimenti la seconda e la terza preferenza verranno annullate.

La differenza rispetto al Rosatellum: quello attuale è il sistema dei “listini bloccati”. Quando l’elettore va a votare, sceglie il partito, ma i nomi dei candidati sono già decisi e messi in fila dall’alto verso il basso. Non si possono quindi scrivere nomi o segnare preferenze: vengono eletti i candidati nell’ordine stabilito dai partiti sulla scheda. Con lo Stabilicum così emendato invece sarebbe il cittadino a scegliere i suoi candidati, fino a un massimo di tre.


Il ‘capolista’ resta bloccato

Non tutti i candidati sono uguali davanti alle preferenze. Il capolista (il primo nome della lista) rimarrà “protetto“: per lui non ci sarà preferenza e non potrà essere scelto direttamente col voto individuale. Se un elettore fa un segno sul nome del capolista, quel voto verrà comunque conteggiato come voto alla lista. In pratica, il capolista mantiene una corsia preferenziale per l’elezione rispetto agli altri candidati che devono “correre” per le preferenze.

La differenza rispetto al Rosatellum (legge attuale): su questo aspetto non ci sono cambiamenti. Anche oggi il capolista ha una posizione di vantaggio essendo il primo del listino, ma la differenza è che nel sistema attuale tutti i candidati sono in una posizione fissa. Con l’emendamento, solo il primo resta fisso, mentre gli altri (dal secondo in poi) si contenderanno il posto in base a quanti voti riceveranno dai cittadini.

Nuove regole per chi si candida in più collegi

Il limite di candidatura resta posto a non più di cinque collegi, ma la vera rivoluzione è nel come viene proclamato eletto chi vince in diversi posti: se un candidato vince come “non capolista” in più collegi grazie alle preferenze, sarà eletto dove ha ottenuto la percentuale più alta di voti personali. Questo per rispettare il più possibile il legame con il territorio dove l’elettore ha espresso il gradimento maggiore.

La differenza rispetto al Rosatellum: oggi è già possibile candidarsi in più collegi plurinominali (fino a cinque), ma la scelta di dove risultare eletti segue criteri legati all’ordine di lista che però non esisteranno più.

Premio di maggioranza e le altre novità

Le altre novità non presenti nell’emendamento ma che voci confermano saranno presenti nella nuova legge elettorale:


Le circoscrizioni all’estero 

Un emendamento della maggioranza prevede di ridurre da 4 a 2 (Europa ed extra Ue) le ripartizioni geografiche della circoscrizione Estero per la Camera e a una sola area per il Senato.

Il premio di maggioranza

È prevista l’assegnazione, alla prima coalizione che supera il 42% dei voti, di un premio di maggioranza del 55/57% così da rendere stabile il nuovo esecutivo. Da questo deriva il nome Stabilicum.

Manca il candidato premier


Da quello che emerge non sarebbe stato presentato un emendamento per imporre alle coalizioni la presentazione di un nome da indicare come candidato premier. Se venisse confermato, si tratterebbe di un grande favore al campo largo, ancora in cerca d’autore e di una figura da mettere alla guida.

Qual è l’iter legislativo: serve la doppia approvazione

Perché queste parole diventino legge a tutti gli effetti, il percorso è ancora lungo.

Questo testo che vi abbiamo appena spiegato sarà discusso e votato all’interno della Commissione parlamentare competente o direttamente in Aula. Gli emendamenti verranno esaminati e votati uno per uno prima di passare al voto sull’intero articolo che va a modificare. Se la modifica ottiene il voto favorevole dell’Assemblea, entrerà a far parte della proposta di legge. Questo è il passaggio che più preoccupa Fratelli d’Italia dopo gli scontri degli ultimi giorni con gli alleati.

Una volta approvato l’emendamento, l’intera legge elettorale andrà avanti nel suo cammino. Poiché l’Italia ha un sistema di bicameralismo perfetto, è necessario che Camera e Senato approvino lo stesso identico testo. Per essere pratici: se, ad esempio, la Camera approva la legge con questo emendamento sulle preferenze, il testo passa al Senato. Se il Senato dovesse cambiare anche solo una virgola, la legge deve tornare alla Camera (un rimbalzo chiamato “navetta”) finché entrambe le aule non danno il via libera alla versione definitiva.

Solo dopo questa doppia approvazione, la legge viene inviata al Presidente della Repubblica per la firma (promulgazione) e pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Di norma, entrerà in vigore dopo 15 giorni dalla pubblicazione, diventando la nuova regola per le prossime elezioni.



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