Il Parlamento europeo ha approvato il 7 luglio, con 331 voti a favore e 304 contrari, la richiesta di procedura d’urgenza su un testo che rimette in vigore, sotto le vesti di un regolamento “nuovo”, la deroga di scansione volontaria delle chat private nota come Chat Control 1.0. L’Eurocamera aveva già respinto l’estensione di quella stessa deroga il 26 marzo, con 311 voti contrari. Il voto sul merito del testo è fissato per giovedì 9 luglio, ultimo giorno di plenaria prima della pausa estiva.
Il testo è lo stesso, cambia solo l’etichetta
Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato con procedura scritta, il 2 luglio, una posizione negoziale che ricalca quasi parola per parola il regime scaduto il 3 aprile. La deroga permetteva alle piattaforme di messaggistica ed email di scansionare su base volontaria i contenuti privati alla ricerca di materiale pedopornografico e tentativi di adescamento, un’eccezione alla direttiva ePrivacy introdotta nel 2021 che ripropone il dilemma mai risolto tra sorveglianza e sicurezza.
L’Eurocamera aveva bocciato la proroga il 26 marzo con 311 voti contrari, 228 favorevoli e 92 astenuti, dopo che i negoziati tra Parlamento e Consiglio sulla versione permanente del regolamento erano falliti per l’indisponibilità degli Stati membri a fare concessioni. La deroga era scaduta il giorno dopo, il 3 aprile, senza sostituzione.
Il fascicolo si trova ora in seconda lettura con lo stesso numero di procedura, 2025/0429(COD): il Consiglio non poteva prorogare formalmente un regolamento già scaduto, quindi ha scelto di ripresentare una proposta dal contenuto quasi identico ma dalla forma nuova, aggirando il vuoto normativo.
Un regolamento scaduto non si proroga. Si ripresenta con un altro nome.
In seconda lettura la posizione del Consiglio può essere bloccata o modificata solo con un voto contrario a maggioranza assoluta dei componenti dell’Aula, 361 deputati, non dei soli presenti. Se giovedì l’opposizione non raggiunge quella soglia, il testo del Consiglio viene considerato adottato automaticamente, anche senza un consenso esplicito del Parlamento.
Il voto di merito è calendarizzato nell’ultimo giorno di plenaria prima delle ferie, quando la presenza in Aula è tradizionalmente più bassa: la soglia dei 361 voti diventa quasi impossibile da raggiungere per chi si oppone. La procedura è stata riaperta su iniziativa della presidente del Parlamento Roberta Metsola (Ppe), un passaggio che diplomatici citati da Politico hanno definito senza precedenti.
I socialisti si spaccano, l’Italia si contraddice
A spingere per la procedura d’urgenza è stato soprattutto il Partito popolare europeo, mentre Renew e i Verdi hanno votato contro perché la considerano un modo per bypassare i negoziati sulla versione permanente del regolamento. I Socialisti si sono spaccati: tra i voti contrari figurano la stessa relatrice del dossier, la tedesca Birgit Sippel, e diversi deputati del Pd italiano.
Sippel ha spiegato che non sosterrà un’estensione alle condizioni imposte dagli Stati membri: “con una manovra scorretta, i governi stanno cercando di spingere il Parlamento ad adottare la sua posizione di prima lettura, mettendo a rischio i progressi sul regolamento a lungo termine”.
Il governo italiano, tramite il Consiglio, ha depositato una nota ufficiale che mette in guardia contro la sorveglianza di massa dei privati e il rischio per la crittografia, salvo poi votare comunque a favore del testo in sede di Consiglio.
Anche chi firma l’avvertimento, poi vota a favore.
Il Ppe giustifica l’urgenza citando un vuoto legale aperto dalla scadenza della deroga. Il governo tedesco, che in passato aveva già frenato la stessa misura, non ha registrato alcun calo straordinario delle segnalazioni nel periodo senza regolamento, e secondo i dati ufficiali della Commissione oltre il 60% delle segnalazioni di abuso arriva dalla scansione di post pubblici e archivi cloud, aree che questo regolamento non tocca.
La scienza chiede di fermarsi
Nel weekend prima del voto, i ricercatori di sicurezza informatica Carmela Troncoso (Max Planck Institute) e Bart Preneel (KU Leuven) hanno scritto ai deputati per chiedere di respingere la procedura d’urgenza. Le tecnologie di scansione oggi disponibili, spiegano, mantengono tassi di errore troppo alti, e la scansione indiscriminata solleva problemi di proporzionalità di fronte a strumenti più mirati già esistenti. La lettera richiama due appelli precedenti firmati da oltre 800 accademici del settore.
Il meccanismo tecnico al centro delle critiche è la scansione lato client: testi, immagini e video vengono analizzati direttamente sul dispositivo, prima della cifratura end-to-end. Chi si oppone lo descrive come una backdoor strutturale, vulnerabile per definizione a chi la trova per primo, che sia un governo o un criminale informatico.
Finché gli Stati membri possono prorogare a oltranza (il regime di scansione volontaria e indiscriminata che preferiscono), con un cavillo procedurale dietro l’altro, non hanno alcun incentivo a negoziare sul serio la versione permanente che il Parlamento chiede da mesi: ordini di rilevamento mirati sui sospetti, un centro europeo per la rimozione dei contenuti pubblici già noti, obblighi di sicurezza fin dalla progettazione per le app di messaggistica. Ogni proroga dello status quo toglie pressione a chi dovrebbe trovare un compromesso migliore. Il risultato è minore sicurezza e l’impossibilità di usare bene gli strumenti già disponibili.
Privacy Vs Sicurezza, una dicotomia sempre falsa
La privacy è un diritto individuale, e sacrificarla per un beneficio di sicurezza mai dimostrato non regge alla prova dei fatti. Le forze dell’ordine dispongono già degli strumenti per monitorare gruppi e conversazioni specifiche quando emerge un sospetto concreto, con mandato e controllo giudiziario: il software di sorveglianza mirata esiste e funziona, lo dimostra anche l’abuso di strumenti come Pegasus contro giornalisti e attivisti negli anni scorsi. Estendere quella capacità a tutta la popolazione, senza sospetto, aumenta la superficie di attacco e il potere discrezionale di chi gestisce il sistema, senza aggiungere nulla sul piano della sicurezza reale.
Non ci sono ragioni di sicurezza per Chat Control né per altri strumenti di sorveglianza di massa. Ma c’è in alcuni il desiderio, malcelato, di controllare tutto e tutti. Alcuni che preferirebbero uno Stato di Polizia allo stato di diritto, e che non possono trovare voce in Europa.
Il metodo aggrava un problema già di merito: bypassare un voto già espresso sfruttando una soglia procedurale nel giorno di minore affluenza in Aula è un precedente pericoloso per la credibilità del processo legislativo europeo.
Le aziende che si affidano a comunicazioni cifrate per proteggere segreti industriali e dati sensibili sentono il peso dell’incertezza normativa più della singola regola. Un regime che oggi si dice volontario e domani potrebbe estendersi ai contenuti cifrati, lo stesso obiettivo di lungo periodo che Bruxelles insegue fino al 2030, cambia il calcolo del rischio su quali strumenti di collaborazione adottare in Europa. Alcuni osservatori evocano già lo scenario in cui servizi come Signal e Telegram scelgano di uscire dal mercato europeo piuttosto che indebolire la propria cifratura: un’ipotesi ancora remota, ma meno assurda di un anno fa.
Se giovedì l’opposizione non raggiunge i 361 voti, l’Europa si ritroverà con lo stesso regime di sorveglianza volontaria bocciato tre mesi prima, riportato in vigore da una minoranza abbastanza compatta da sfruttare il giorno di minore affluenza in Aula.
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Valerio Porcu
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