Turco(M5S) Ministro Giorgetti: stop a privatizzazione Bdm.Ti suggerisco cosa fare.


E il parlamentare pentastellato, che è componente della commissione inchieste sulle banche, ha depositato una interrogazione al Ministro dell’Economia e Finanze Giancarlo Giorgetti per bloccare, come chiesto dal comitato degli ex soci della Popolare di Bari,a soprassedere alla vendita-privatizzazione della Bdm che aveva acquisito il vecchio istituto di credito con tutte le problematiche le eredità e i contenziosi del passato. Turco non si è limitato a chiedere di soprassedere alla vendita, ma ha suggerito proposte e percorsi che spaziano dal rilancio alla valorizzazione della Bdm- risorsa per l’economia pugliese- o ad altra forma normativa che ne consenta l’autonomia. Naturalmente operazione vendita sospesa in attesa che quesiti e proposte vadano esaminati in sede governativa.

*PRIVATIZZAZIONI, TURCO (M5S): GIORGETTI FERMI TUTTO, COSÌ IL DEBITO NON SCENDE E IL PAESE SI IMPOVERISCE*
Roma, 1 luglio. “La furia privatizzatrice del ministro Giorgetti non ha ridotto il debito pubblico e non lo ridurrà neppure nei prossimi mesi. I numeri parlano chiaro: con il Governo Meloni il rapporto debito/Pil è passato dal 134% di fine 2023 alle attuali proiezioni comprese tra il 138 e il 139%. È la dimostrazione che vendere patrimonio pubblico non risolve i problemi della finanza pubblica. Senza crescita economica il debito non diminuisce. Per questo continuiamo a chiedere al ministro Giorgetti di fermare immediatamente le cessioni delle quote residue detenute dallo Stato in Mps, Rai Way, BdM (ex Popolare di Bari), Poste Italiane e altre società. Su Mps pesa anche l’inchiesta della Procura di Milano relativa alle modalità di vendita delle azioni da parte del Mef: un contesto che suggerisce la massima prudenza prima di procedere con ulteriori dismissioni. Su Rai Way, nonostante le ripetute proroghe del memorandum, non si è ancora arrivati a una soluzione soddisfacente per un’eventuale cessione ad altri operatori, con Ei Towers tra i principali interessati. Quanto a BdM – Banca del Mezzogiorno, nata dalla ex Popolare di Bari – sarebbe gravissimo cedere a gruppi bancari, anche esteri, un istituto risanato grazie a un rilevante intervento pubblico, mentre circa 70 mila ex soci hanno visto azzerarsi il proprio investimento e attendono ancora un segnale concreto di giustizia. Anche Poste Italiane, nel frattempo divenuta azionista di controllo di Tim, continua formalmente a rientrare nel Dpcm che prevede la vendita di ulteriori quote pubbliche. Illudersi che qualche miliardo ricavato dalla vendita di partecipazioni strategiche possa incidere in modo significativo sul debito pubblico è un errore economico prima ancora che politico. Al contrario, questa rincorsa a fare cassa per inseguire qualche decimale di finanza pubblica rischia di impoverire definitivamente lo Stato, privandolo di asset strategici che potrebbero invece essere valorizzati per sostenere gli investimenti, rafforzare la politica industriale e rilanciare la crescita del Paese. È questa la strada per rendere sostenibile il debito, non la svendita del patrimonio pubblico.” Lo comunica il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S e responsabile della politica economica e fiscale del M5S.

L’INTERROGAZIONE
Interrogazione a risposta orale in Commissione
TURCO – Al Ministro dell’economia e delle finanze – Premesso che:
la crisi della ex Banca Popolare di Bari, oggi BdM Banca S.p.A., ha determinato l’integrale azzeramento del capitale sociale e del valore delle azioni detenute da migliaia di piccoli risparmiatori, con la conseguente perdita dell’intero investimento;
numerosi procedimenti giudiziari, sia civili che penali, hanno accertato rilevanti responsabilità nella gestione dell’istituto e nelle modalità di collocamento delle azioni, riconoscendo, in numerosi casi, il diritto al risarcimento del danno in favore degli azionisti, mentre migliaia di altri risparmiatori sono tuttora in attesa della definizione delle rispettive posizioni e del riconoscimento di un equo ristoro;
il risanamento dell’istituto è stato realizzato attraverso una complessa operazione di ricapitalizzazione che ha comportato l’azzeramento del precedente capitale sociale e la successiva sottoscrizione del nuovo capitale da parte di Mediocredito Centrale S.p.A., società controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze, con il determinante contributo del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, consentendo il riequilibrio patrimoniale, la continuità aziendale e il rilancio della banca;
per effetto di tale operazione gli originari azionisti sono stati definitivamente estromessi dalla compagine sociale, sopportando integralmente il sacrificio economico derivante dall’azzeramento del proprio risparmio e investimento;
il percorso di risanamento ha consentito alla banca di recuperare solidità patrimoniale, risultati economici e valore di mercato, tanto che il Governo ha manifestato l’intenzione di procedere alla dismissione della partecipazione pubblica attraverso la privatizzazione dell’istituto;
considerato che:
il valore economico oggi espresso dalla banca è il risultato del percorso di risanamento reso possibile sia dall’intervento pubblico e dalle risorse impiegate dallo Stato e dal sistema bancario, sia dal sacrificio economico sostenuto dagli ex azionisti, che hanno visto integralmente azzerato il valore delle proprie partecipazioni;
la privatizzazione della banca costituisce un’operazione straordinaria suscettibile di generare un rilevante valore economico dalla dismissione della partecipazione pubblica e appare pertanto opportuno valutare se una parte di tale valore possa concorrere, secondo modalità compatibili con l’ordinamento nazionale e dell’Unione europea, al ristoro degli ex azionisti;

la futura privatizzazione rappresenta un’occasione per contemperare l’interesse pubblico alla valorizzazione della partecipazione detenuta dallo Stato con l’esigenza di assicurare equità nei confronti dei piccoli risparmiatori che hanno contribuito, loro malgrado, al risanamento dell’istituto;
tale finalità potrebbe essere perseguita, nel rispetto della disciplina nazionale ed europea, anche in materia di aiuti di Stato, attraverso una o più delle seguenti soluzioni: a) l’adozione di uno strumento societario speciale che consenta agli ex azionisti di partecipare al valore economico della banca al momento della privatizzazione, anche mediante l’assegnazione di una categoria speciale di azioni, prive di diritti amministrativi, non liberamente trasferibili e destinate esclusivamente all’operazione di vendita; b) la destinazione agli ex azionisti di una quota del corrispettivo derivante dalla cessione della partecipazione pubblica, secondo criteri stabiliti dalla legge; c) la destinazione di una quota del corrispettivo netto derivante dalla privatizzazione al finanziamento di uno specifico intervento di ristoro degli ex azionisti, anche mediante il rifinanziamento o l’estensione del Fondo Indennizzo Risparmiatori ovvero mediante altro analogo strumento individuato dal Governo; ovvero attraverso ogni altra soluzione normativa, societaria o finanziaria che il Governo ritenga più idonea e compatibile con il diritto nazionale e dell’Unione europea, anche in materia di aiuti di Stato,

si chiede di sapere:
se il Governo confermi l’intenzione di procedere alla privatizzazione di BdM Banca S.p.A. e quali siano le modalità, i tempi e gli obiettivi dell’operazione;
se ritenga opportuno che, prima del completamento della privatizzazione, sia individuata una soluzione idonea a riconoscere agli ex azionisti un equo ristoro per il sacrificio economico sostenuto in occasione dell’azzeramento delle proprie azioni;
se intenda valutare l’adozione di una delle soluzioni sopra richiamate ovvero individuare ogni altra iniziativa normativa, societaria o finanziaria ritenuta più idonea a consentire agli ex azionisti della ex Banca Popolare di Bari di beneficiare, almeno in parte, del valore economico maturato dall’istituto a seguito del processo di risanamento e della successiva privatizzazione, nel rispetto della disciplina nazionale ed europea, anche in materia di aiuti di Stato;
se ritenga che la valorizzazione della banca, resa possibile anche grazie alle risorse pubbliche impiegate e al sacrificio sostenuto dagli ex azionisti, debba essere accompagnata da iniziative volte a garantire una forma di equità nei confronti dei piccoli risparmiatori che hanno subito l’integrale perdita del proprio investimento;
se abbia già svolto valutazioni tecniche e giuridiche circa la possibilità di destinare parte del valore generato dalla privatizzazione al ristoro degli ex azionisti ovvero intenda promuovere un confronto con le competenti autorità nazionali ed europee al fine di individuare una soluzione compatibile con la disciplina dell’Unione europea, anche in materia di aiuti di Stato.


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 Franco Martina

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