Fondi di coesione UE, Temussi: così si riducono i divari per donne e giovani


Fondi di coesione UE, Temussi (ministero Lavoro): occupazione femminile in crescita dopo 19 anni, più risorse al Sud e Sicilia terza per formazione.


2 Luglio 2026 alle 13:01






I fondi di coesione europei sono sempre più al centro delle strategie italiane per ridurre i divari nel mercato del lavoro, con un focus particolare su giovani e donne e una crescente partecipazione delle regioni del Mezzogiorno all’utilizzo di queste risorse.

Fondi di coesione per ridurre i divari territoriali e sociali

Il direttore delle Politiche attive del ministero del Lavoro, Massimo Temussi, ha spiegato che l’obiettivo è “utilizzare i fondi delle politiche di coesione europei per ridurre i divari” presenti nel mercato occupazionale italiano, divari che “sono sia interregionali, sia intraregionali”.

Con l’espressione politiche di coesione si indica l’insieme dei programmi finanziati dall’Unione europea per sostenere la crescita e l’occupazione nelle aree più deboli, cercando di ridurre le differenze di sviluppo tra territori. Le risorse arrivano principalmente dai fondi strutturali europei (come il Fondo sociale europeo) e vengono programmate su base pluriennale.

Temussi ha ricordato che l’Italia lavora su “una programmazione settennale che utilizza i fondi comunitari per attuare misure che cerchino di migliorare l’appeal della regione, o dello Stato membro in una logica di coerenza, ma anche di bilanciamento europeo”. In pratica, i programmi pluriennali servono a dare continuità agli interventi, dall’orientamento alla formazione, fino agli incentivi alle assunzioni.

Giovani al centro: innovazione e demografia

Una priorità chiara riguarda la componente giovanile. “La componente giovanile, anche rispetto al passato, oggi è più che mai strategica ed è il primo punto all’ordine del giorno delle politiche di coesione”, ha sottolineato Temussi.


Il riferimento è al ruolo dei giovani in un Paese alle prese con “grossi problemi demografici”: l’invecchiamento della popolazione rende indispensabile aumentare il tasso di occupazione nelle fasce d’età più basse, sia per sostenere il sistema previdenziale, sia per rilanciare la crescita. “L’innovazione passa per i giovani. Ed è su questo che stiamo lavorando”, ha aggiunto il direttore del ministero.

Le politiche attive del lavoro – come corsi di formazione, tirocini, servizi per l’impiego e incentivi all’assunzione – sono uno degli strumenti principali per facilitare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, soprattutto nelle aree con maggior tasso di disoccupazione.

Gender gap: tre anni consecutivi di crescita dell’occupazione femminile

Un altro fronte cruciale è il gender gap, cioè il divario tra uomini e donne nel mondo del lavoro, sia in termini di tasso di occupazione sia di qualità delle posizioni e dei redditi.

Temussi ha ricordato come, “grazie alle politiche di coesione negli ultimi tre anni si è avuto ‘un segno più’ per l’occupazione femminile”. Si tratta, ha spiegato, di “un grandissimo risultato, perché per 19 anni consecutivi il segno è stato negativo”.

In altre parole, per quasi due decenni l’occupazione femminile era sistematicamente in calo o stagnante, mentre negli ultimi tre anni i dati del ministero del Lavoro indicano una variazione positiva, cioè un aumento del numero di donne occupate. Un cambiamento di tendenza che Temussi collega al sostegno offerto dai fondi europei per progetti di formazione, inclusione lavorativa e conciliazione vita-lavoro.


Il lavoro delle cresce in Italia ma, soprattutto, cresce al Sud”, ha evidenziato il dirigente, richiamando il fatto che il Mezzogiorno parte da livelli di occupazione femminile particolarmente bassi rispetto alla media nazionale. La crescita registrata in quest’area risulta quindi ancora più significativa in termini di riduzione dei divari interni al Paese.

Mezzogiorno in recupero: Sicilia terza per formazione finanziata

Temussi si è soffermato anche sulle differenze geografiche nell’utilizzo dei fondi per la formazione professionale, una delle leve principali delle politiche attive del lavoro. “La formazione professionale finanziata con gli strumenti delle politiche di coesione vede la Sicilia come terza regione” ad usufruirne “dopo Lombardia e Veneto”, ha dichiarato, definendo questi “dati molto significativi”.

La formazione professionale mira ad aggiornare o riqualificare le competenze dei lavoratori, rendendoli più adatti alle esigenze delle imprese e ai cambiamenti tecnologici dei settori produttivi. Il fatto che una grande regione del Mezzogiorno come la Sicilia risulti tra le prime tre per utilizzo dei fondi di coesione su questo fronte indica un crescente protagonismo del Sud nelle politiche per l’occupazione.

Su base più ampia, “tutte le regioni del Mezzogiorno sono cresciute tanto nell’utilizzo dei fondi di coesione”, ha aggiunto il direttore del ministero del Lavoro. Secondo i dati del dicastero, ciò si traduce nel fatto che “in questa programmazione delle risorse comunitarie una serie di divari si stanno assottigliando” nel Paese.

Un Paese che prova a ridurre le distanze

Il quadro tracciato da Temussi mostra come l’Italia stia cercando di sfruttare meglio le risorse messe a disposizione dall’Unione europea per ridurre le storiche distanze tra Nord e Sud, tra uomini e donne e tra generazioni.


Attraverso la combinazione di programmazione settennale, formazione professionale e interventi mirati su giovani e donne, le politiche di coesione puntano a rendere il mercato del lavoro italiano più inclusivo e più equilibrato sul piano territoriale, con segnali – secondo i dati ministeriali richiamati da Temussi – di primi risultati concreti, soprattutto nell’occupazione femminile e nel recupero del Mezzogiorno.

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