Anteprima Doom: The Dark Ages – Revelations


Il franchise di Doom ci ha abituati da tempo a standard di eccellenza per quanto riguarda l’azione in prima persona, ridefinendo costantemente il concetto di sparatutto arena attraverso un delicato e brutale equilibrio tra forza pura e strategia in tempo reale.

In questa anteprima hands-off, abbiamo avuto il grandissimo privilegio di assistere a una lunghissima sessione di gioco guidata direttamente dagli sviluppatori, potendo così analizzare a fondo ogni singola sfaccettatura, le meccaniche inedite e le coraggiose novità introdotte in Doom: The Dark Ages – Revelations.

Ciò che è emerso è un quadro estremamente promettente e complesso, in cui il team di sviluppo sembra aver voluto spingere l’acceleratore su ogni singolo aspetto che ha reso celebre questo nuovo filone narrativo e ludico.

Dimentichiamoci quindi la semplice e cieca forza bruta alla quale forse ci eravamo abituati nelle prime fasi dell’avventura: il Doom Slayer è tornato più letale che mai, ma questa volta il suo arsenale richiede una padronanza assoluta delle meccaniche e una mentalità tattica che non perdona alcuna sbavatura o momento di esitazione.


Un sistema di combattimento rinnovato

Il primo e più evidente elemento che salta immediatamente all’occhio osservando il gameplay in tempo reale del nuovo DLC è il ritorno prepotente e deciso a un approccio tattico agli scontri. Questa filosofia di game design ricorda molto da vicino e perfeziona la “scacchiera di combattimento” tanto apprezzata dai veterani della serie, elevandola a un livello di complessità mai visto prima d’ora.

Gli sviluppatori hanno infatti introdotto un rigoroso sistema di vulnerabilità specifiche che costringe il giocatore a leggere costantemente e rapidamente la conformazione del campo di battaglia, obbligandolo ad adattare il proprio stile offensivo in frazioni di secondo per evitare di soccombere. Durante la nostra sessione di analisi, abbiamo assistito a uno scontro prolungato e tesissimo con il Cosmic Elemental, una creatura inedita dall’aspetto alieno e demoniaco al tempo stesso. La corazza energetica pulsante di questa mostruosità risultava pressoché impenetrabile ai proiettili standard e agli assalti frontali convenzionali.

Solo attraverso l’utilizzo di specifiche combinazioni di attacchi alternati e di armi mirate a colpire precisi punti deboli, lo Slayer è riuscito a infliggere danni ingenti, frantumando progressivamente le difese del nemico e aprendo finalmente la strada alla sanguinosa esecuzione finale. Questa profonda stratificazione del sistema di combattimento promette di eliminare definitivamente la tendenza dei giocatori meno esperti ad affidarsi a una singola arma preferita, obbligandoli invece a studiare e padroneggiare l’intero e vasto potenziale del proprio arsenale per sopravvivere alle ondate di mostri che diventeranno sempre più articolate e letali.

A proposito di arsenale offensivo, la vera e incontrastata protagonista di questa presentazione a porte chiuse è stata senza ombra di dubbio la nuova Chain Spear. Sbaglierebbe di grosso chi pensasse a questa aggiunta come a una semplice lancia pensata esclusivamente per trafiggere i demoni a media distanza. Si tratta, al contrario, di uno strumento poliedrico progettato per rivoluzionare interamente la mobilità spaziale e il posizionamento tattico all’interno delle mastodontiche arene di gioco.


La Chain Spear introduce infatti l’esaltante meccanica del Meat Hook, un potente rampino innestato sull’arma che permette al Doom Slayer di agganciarsi direttamente alle carni dei nemici. Questa funzionalità consente di utilizzare i demoni stessi come veri e propri punti di ancoraggio dinamici per proiettarsi in aria, schivare attacchi letali o per accorciare istantaneamente le distanze verso i bersagli più elusivi. Durante la dimostrazione tecnica, abbiamo visto il giocatore utilizzare magistralmente il Meat Hook per sfuggire a un accerchiamento che si sarebbe rivelato fatale in qualsiasi altro contesto, agganciando un demone minore situato su una sporgenza rialzata e trasformando una situazione di netto svantaggio tattico in una devastante pioggia di fuoco dall’alto. Questa dinamicità verticale amplia enormemente le opzioni di movimento, rendendo le coreografie di morte ancora più spettacolari, fluide e totalmente imprevedibili.

La lancia nasconde tuttavia ulteriori e sofisticati assi nella manica. Gli sviluppatori si sono soffermati a lungo per mostrarci in azione la potentissima abilità Orbit della Chain Spear, una funzione passiva che altera radicalmente le sinergie tra le varie bocche da fuoco. Quando questa abilità viene attivata, essa va ad alimentare automaticamente i potenziamenti di altre armi iconiche presenti nell’inventario dello Slayer, nello specifico il devastante Pulverizer, il letale Accelerator e il brutale Shredder.

La grande particolarità e il genio dietro questa meccanica risiedono nel fatto che il recupero energetico avviene in background, anche quando la Shield Saw non è fisicamente equipaggiata tra le mani del protagonista. Questo dettaglio, che all’apparenza potrebbe sembrare un puro tecnicismo, si traduce in un ritmo di gioco in cui il giocatore può beneficiare di potenziamenti incrociati costanti senza mai dover sacrificare secondi preziosi nell’interfaccia di selezione rapida, mantenendo così altissima la pressione offensiva sulle orde nemiche.

Parallelamente alle novità legate all’arsenale a distanza, il rinnovamento del sistema di combattimento passa anche attraverso una rielaborazione profonda e viscerale degli scontri corpo a corpo.


L’espansione introduce un sistema tecnico basato sui fendenti perfetti che fa totale affidamento sul tempismo d’esecuzione. Il gioco ora premia in maniera generosa quei giocatori capaci di mantenere il sangue freddo e di calcolare con precisione chirurgica il momento esatto in cui sferrare l’attacco mortale contro l’avversario. Questo approccio decisamente più tecnico alla mischia ravvicinata è supportato da nuove Glory Kill, animate con un livello di brutalità inedito e disegnate in modo esclusivo per esaltare le caratteristiche taglienti e perforanti della Chain Spear.

Inoltre, per facilitare l’integrazione di queste nuove e complesse manovre all’interno del flusso volutamente caotico dell’azione, le finestre di tempo per eseguire i Glory Strike sono state estese in maniera sensibile. A chiudere il cerchio del combattimento ravvicinato troviamo un ribilanciamento fluido e meticolosamente ragionato della Shield Saw. Lo scudo difensivo e offensivo è stato ricalibrato per permettere un passaggio immediato e totalmente privo di fastidiose interruzioni o animazioni superflue tra i vari stili di combattimento, garantendo che il massacro orchestrato dal giocatore non subisca mai spiacevoli momenti di stallo.

Un bestiario spietato

Oltre al già citato Cosmic Elemental, l’enciclopedia demoniaca di Revelations si arricchisce di nuove e letali presenze pronte a dare filo da torcere anche ai veterani più incalliti. Prima fra tutte spicca l’imponente Buzz Saw Demon, che si è rivelato senza troppe sorprese una delle minacce più impegnative, coriacee e snervanti dell’intera presentazione.

Dotato di un massiccio e spessissimo scudo metallico che lo protegge in maniera pressoché totale dagli assalti frontali, il Buzz Saw Demon non si limita a incassare placidamente i colpi in attesa di essere abbattuto. Questa creatura adotta invece tattiche ibride estremamente avanzate e insidiose. L’intelligenza artificiale potenziata di questo nemico specifico lo spinge ad alternare aggressioni di una ferocia inaudita, in cui carica a testa bassa il giocatore roteando le sue lame mortali nel tentativo di ridurlo a brandelli, a repentine e studiatissime ritirate difensive.

In queste fasi, il demone si nasconde dietro la sua barriera metallica impenetrabile, mettendosi in posizione di guardia in attesa di un passo falso o di un’apertura nella difesa dello Slayer. Affrontarlo e sconfiggerlo ha richiesto allo sviluppatore incaricato della demo di sfruttare appieno tutta la mobilità concessa dal Meat Hook per aggirarne repentinamente le difese, confermando ancora una volta come ogni nuovo avversario sia stato meticolosamente pensato e programmato per testare specifiche abilità motorie e di mira del giocatore.

Per tutti quegli utenti che vivon e respirano l’essenza più hardcore e intransigente del titolo, i contenuti endgame di questo pacchetto scaricabile rappresentano forse l’attrattiva in assoluto maggiore. La progressione post-campagna è stata infatti strutturata con il preciso obiettivo di offrire una sfida letteralmente inesauribile e costantemente appagante.

Il brutale percorso di perfezionamento inizia con il completamento obbligatorio di una serie di arene di sfida, veri e propri tritacarne virtuali in cui la curva della difficoltà subisce un’impennata drastica e impietosa. Riuscire nell’ardua impresa di sopravvivere a queste estenuanti prove di resistenza permetterà di sbloccare l’accesso all’epico scontro con un Uber Boss segreto, un avversario di dimensioni colossali la cui sbalorditiva complessità meccanica promette di mettere in gravissima crisi anche i completisti più navigati e preparati.

Sconfiggere questo formidabile nemico, tuttavia, non rappresenterà affatto la fine del viaggio sanguinario, ma segnerà solamente l’inizio della vera prova di maestria definitiva. La vittoria sull’Uber Boss garantirà infatti l’esclusivo accesso alle temutissime Master Arenas. Come se non bastasse, per chi riuscirà a completare tutte le disumane sfide proposte in queste arene supreme, verrà sbloccata la ricompensa finale: l’ingresso trionfale nel Riptorium 3.0.

Questa modalità inedita si preannuncia come il culmine assoluto della rigiocabilità, un luogo infernale dove le combinazioni procedurali dei nemici più forti e i crudeli modificatori ambientali spingeranno il tasso di sfida generale verso vette di sadismo ludico del tutto inesplorate.


Un tuffo nel canone storico e nuovi orizzonti

Allontanandoci per un momento dalla pura e frenetica analisi del gameplay nudo e crudo, l’espansione rivela un encomiabile lavoro di world-building e di profonda narrazione ambientale che farà la gioia di chi ama perdersi nei dettagli.

I nuovissimi e vasti scenari che il giocatore si troverà ad attraversare nel corso della sua spietata crociata si distaccano in maniera decisa dalle classiche lande infuocate e sulfuree per abbracciare atmosfere visivamente molto più variegate, cupe e intrinsecamente inquietanti. Durante l’evento abbiamo potuto ammirare a lungo le gelide e desolate distese dell’Hell’s Core, un immenso deserto di ghiaccio perenne in cui le imponenti carcasse di antichi titani demoniaci riposano congelate sotto metri di fitta neve, offrendo al giocatore un contrasto visivo e cromatico assolutamente mozzafiato rispetto alle ambientazioni infernali tradizionali.

Il lungo viaggio di sangue proseguirà inesorabilmente attraverso l’infinito e disorientante labirinto del Chasm of Zoro, un’area ostile caratterizzata da geometrie aliene impossibili e architetture grottescamente distorte che mettono a dura prova non solo i riflessi in combattimento, ma anche il basilare senso dell’orientamento. Il vero e proprio culmine visivo della nostra ricca anteprima è stato però raggiunto quando gli sviluppatori ci hanno mostrato per la prima volta i letali Proving Grounds. Si tratta di un maestoso, imponente e terrificante complesso di arene situato proprio a ridosso dei cancelli dell’Alto Consiglio dell’Inferno, dove la tipica estetica gotica, macabra e demoniaca del franchise raggiunge senza dubbio la sua massima ed epica espressione artistica.

È tuttavia sul fronte puramente narrativo che i fan storici e di lunga data del franchise troveranno le sorprese in assoluto più succulente e inaspettate. Revelations compie un passo epocale e coraggiosissimo per l’intera continuità del brand, andando a integrare in modo ufficiale e coerente nel canone moderno numerosi elementi narrativi provenienti dall’universo espanso letterario e dai ricordi più nostalgici della primissima ora.


Il nome Flynn Taggart, a lungo e affettuosamente associato dalla community all’identità del protagonista nei vecchi romanzi classici degli anni novanta, e il mitico, indimenticabile coniglio Daisy, il puro simbolo dell’innocenza brutalmente strappata che ha originariamente scatenato l’eterna furia del protagonista, entrano finalmente e prepotentemente a far parte della sceneggiatura ufficiale del gioco, e lo fanno con un peso narrativo specifico di enorme rilevanza.

La trama principale del DLC offrirà inoltre un focus approfondito, cupo e misterioso sul passato dell’Architect, l’enigmatica, silente e potente figura considerata la responsabile primaria della creazione e della forgiatura della leggendaria Predator Suit. Gli sceneggiatori del team di sviluppo hanno promesso solennemente che l’esplorazione dettagliata di queste origini dimenticate culminerà in una lunghissima, spettacolare e tesa sequenza cinematica finale ricca di rivelazioni clamorose, una conclusione destinata inequivocabilmente a scuotere dalle fondamenta stesse la ricca mitologia che id Software ha sapientemente costruito e ampliato nel corso degli ultimi intensi anni di produzioni.

Update 4 e PSSR

Spostando infine l’attenzione dal contenuto al contenitore, dal punto di vista prettamente tecnico, il rilascio commerciale del massiccio DLC sarà sapientemente accompagnato dall’attesissimo Update 4. Parliamo di un aggiornamento di sistema estremamente corposo e totalmente gratuito per tutti i possessori del gioco base, che mira specificamente a migliorare in modo significativo e tangibile l’esperienza utente complessiva attraverso innumerevoli rifiniture.

Tra le novità più rilevanti e richieste dalla community spicca un’interfaccia utente grafica completamente ridisegnata da zero, pensata minuziosamente per risultare nettamente meno invasiva sullo schermo ma, al contempo, molto più chiara, intuitiva e leggibile anche durante i momenti di massima concitazione e affollamento visivo. Per supportare attivamente e incoraggiare l’utilizzo del nuovissimo e stratificato sistema di combattimento corpo a corpo introdotto nell’espansione, sono stati implementati dei nuovi e precisi indicatori visivi a schermo.


Questi segnali luminosi indicano con precisione millimetrica ai giocatori le preziose finestre di invulnerabilità temporanea e i corretti tempismi d’azione richiesti per concatenare i letali fendenti perfetti, rimuovendo di fatto alla radice tutte quelle potenziali frustrazioni legate a calcoli errati o confusionari durante le risse più furibonde. Infine, a chiusura della presentazione, è stata data una conferma ufficiale che farà letteralmente la gioia e la felicità dei possessori dell’hardware domestico di casa Sony più potente e avanzato attualmente sul mercato: l’aggiornamento di sistema includerà sin dal giorno di lancio il pieno supporto nativo alla tecnologia PSSR in esclusiva per le console PlayStation 5 Pro. 

Tirando le somme

Doom: The Dark Ages – Revelations è una profonda evoluzione delle meccaniche che hanno decretato il successo qualitativo del gioco base. id Software dimostra di saper ascoltare la community, approfondendo la tattica degli scontri con armi poliedriche come la Chain Spear e nemici inediti, pensati per scardinare le abitudini dei giocatori. L’offerta endgame garantisce una longevità interessante, proponendo sfide punitive per chi cerca la perfezione assoluta nelle Master Arenas e nel Riptorium 3.0.

Parallelamente, le integrazioni narrative che omaggiano la storia del franchise confermano un sincero rispetto per l’eredità di Doom. Con un comparto tecnico perfezionato dall’Update 4 e il supporto hardware per PS5 Pro, questa espansione si impone come un capitolo da tenere d’occhio nell’eterna crociata del Doom Slayer. I cancelli dell’Inferno sono stati ridisegnati, pronti a bruciare di nuovo.


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 Andrea Riviera

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