64GB di RAM per videogiocare: un’anomalia, o c’è da preoccuparsi?


La pagina Steam di Cinder City ha acceso un dibattito che va ben oltre il singolo titolo: tra i requisiti consigliati compare la richiesta di 64GB di RAM, una cifra che fino a poco tempo fa apparteneva quasi esclusivamente al mondo delle workstation professionali. Cinder City è descritto come uno sparatutto MMO co‑op PvE ambientato in una Seoul dal sapore sci‑fi, con eventi dinamici, dungeon, field boss e world raid: un gioco online persistente, popolato da molte entità simultanee. La domanda che serpeggia tra i giocatori è semplice: si tratta di un requisito anomalo figlio di una cattiva ottimizzazione, oppure del primo segnale concreto di una nuova era del PC gaming?

Per capire la portata della questione conviene partire dai numeri esatti. I requisiti minimi indicano 32GB di RAM, una CPU come l’Intel i5‑10400 o il Ryzen 5 3600 e una GPU Nvidia RTX 2060 da 6GB. I requisiti consigliati salgono a 64GB di RAM, con un Intel Core i7‑12700K oppure un Ryzen 7 7800X3D e una GPU RTX 4060 da 8GB.

È proprio questa combinazione a generare perplessità, e vale la pena analizzarla nel dettaglio.

Un requisito fuori scala rispetto al mercato attuale

Per contestualizzare quanto sia insolita questa richiesta, basta guardare alle configurazioni reali dei giocatori. Lo Steam Hardware Survey indica che solo circa il 4% degli utenti dichiara di possedere 64GB di RAM, mentre la configurazione più diffusa resta quella da 16GB, presente su circa il 41% delle macchine. La maggior parte dei giochi AAA moderni continua a raccomandare 16GB, e solo alcuni titoli particolarmente pesanti o simulativi arrivano a consigliare 32GB.


L’evoluzione naturale per il gaming PC starebbe nell’adozione di 32GB come sweet spot per gli utenti enthusiast, non in un balzo diretto verso i 64GB. Da qui la sensazione che Cinder City sia un un caso isolato, più che l’inizio di un nuovo standard.

C’è un altro dettaglio che stona: la RTX 4060 da 8GB è una scheda di fascia media. Se davvero servissero 64GB di RAM per gestire la complessità del gioco, ci si aspetterebbe di norma anche una GPU nettamente più potente. Questo squilibrio tra memoria di sistema e componente grafica è il punto che rende l’intera lista di specifiche difficile da interpretare.

L’ipotesi della scarsa ottimizzazione

Per anni i giocatori hanno scherzato sul fatto che alcuni sviluppatori trattino la lista delle specifiche come una sorta di “lista della spesa”, indicando cifre generose senza una reale corrispondenza con le esigenze del motore di gioco. Cinder City sembra portare questa logica alle estreme conseguenze, con un numero che appare poco giustificato dal resto della configurazione.

C’è quindi la forte possibilità che i requisiti siano sovradimensionati, o semplicemente non ancora definitivi. È possibile che si tratti di una stima molto conservativa, pensata per garantire margine durante lo sviluppo, o di una fase di ottimizzazione ancora immatura. Vale la pena ricordare anche che la data di uscita non è stata confermata, un dettaglio che lascia aperta la possibilità che la quantità di RAM necessaria venga rivista prima del lancio.


C’è però un altro punto di vista che non possiamo escludere del tutto: alcuni sviluppatori potrebbero considerare la RAM come una soluzione rapida per gestire una complessità crescente, invece di investire ulteriormente in ottimizzazione e in sistemi di streaming dei dati più raffinati. In questo senso, chiedere molta memoria diventa un modo per spostare parte dell’onere sull’hardware dell’utente, piuttosto che sul software.

Asset grafici sempre più pesanti

La tendenza generale va verso mondi più ampi, geometrie più dettagliate, texture ad alta risoluzione e sistemi di illuminazione complessi, tutti elementi che aumentano la dimensione degli asset e, di conseguenza, lo spazio occupato in memoria dei giochi moderni. I titoli open‑world con streaming aggressivo degli asset possono effettivamente trarre beneficio da RAM extra, utile a mantenere in memoria mappe, texture e dati di intelligenza artificiale locale.

Tuttavia, questo tipo di carico viene tipicamente gestito con quantità comprese tra 16 e 32GB, non con 64. Solo una manciata di giochi particolarmente pesanti o fortemente arricchiti da mod sfrutta davvero volumi così elevati di memoria, e in quei casi è necessaria anche una GPU di fascia alta, non certo una RTX 4060 con soli 8GB di VRAM. Questo rende meno credibile l’ipotesi per cui i 64GB consigliati dipendano unicamente da una complessità grafica in tempo reale eccezionale: se il gioco spingesse davvero al limite il rendering, la scheda video suggerita sarebbe di ben altro calibro.

Mondi persistenti e carico di simulazione

Un’interpretazione più convincente lega la richiesta di memoria alla natura stessa del gioco. Un MMO co‑op ambientato in una Seoul open‑world, con eventi dinamici, raid e molte entità attive contemporaneamente, comporta un carico di simulazione lato client potenzialmente notevole. La memoria servirebbe quindi a gestire stati di gioco, pathfinding, fisica semplificata e intelligenza artificiale degli NPC, più che a caricare texture e geometrie.


Questa lettura è coerente con la scelta di CPU consigliate di fascia alta, come l’i7‑12700K e il Ryzen 7 7800X3D, processori adatti a un gioco che fa uso intenso della logica di simulazione, dell’AI avanzata e di sistemi emergenti. In quest’ottica, la combinazione di RAM elevatissima e GPU relativamente normale acquisirebbe senso: il collo di bottiglia sarebbe la simulazione del mondo persistente, non il rendering.

Resta però un elemento a cui bisogna fare attenzione. Anche negli scenari MMO più complessi, gli esempi esistenti dimostrano che 32GB di RAM sono ampiamente sufficienti a gestire client articolati. Consigliarne il doppio rimane quindi una decisione che suscita perplessità, visto che non è ancora giustificata dal comportamento reale di altri titoli dello stesso genere.

Il mercato della RAM e l’ombra dell’AI

Non possiamo parlare di questo “caso Cinder City” senza considerare anche il contesto economico in cui arriva. Il mercato della memoria è in crisi ormai da tempo e le cose non accennano a migliorare: i kit DDR5 da 64GB hanno raggiunto prezzi che partono attorno ai 650 euro e possono superare i 1000 euro, rendendo l’upgrade estremamente oneroso per un giocatore comune. La domanda massiccia proveniente dai data center e dai carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale ha fatto schizzare alle stelle i prezzi, riducendo al tempo stesso la disponibilità di RAM ad alta capacità.

In questa situazione, la raccomandazione di 64GB non è solo tecnicamente discutibile, ma anche economicamente fuori fase rispetto alle reali possibilità di gran parte dell’utenza. Un singolo gioco finisce così per trasformarsi in una sorta di referendum sul futuro costo del PC gaming: se molti titoli iniziassero a richiedere 64GB in un contesto di prezzi gonfiati dai carichi AI, il costo di ingresso per il gaming su PC di fascia alta salirebbe in modo drastico, allargando la distanza tra le aspirazioni degli sviluppatori e il portafoglio dei giocatori.


Il confronto con le console e il vero segnale di cambiamento

Le console attuali come PS5 e Xbox Series X utilizzano tipicamente 16GB di memoria unificata, che funge sia da RAM di sistema sia da memoria grafica. Questo ha reso i 16GB su PC un baseline ragionevole per l’attuale ciclo generazionale. La progressiva crescita dei requisiti verso i 16–32GB riflette il fatto che i giochi multipiattaforma si espandono oltre i limiti delle console grazie ad asset aggiuntivi, risoluzioni maggiori e impostazioni grafiche più spinte.

In questa prospettiva, il vero segnale di cambiamento non sono tanto i 64GB consigliati, quanto i 32GB posti come minimo. È questo dato a indicare che le configurazioni da 16GB potrebbero progressivamente uscire dall’orizzonte di supporto ottimale per alcuni titoli futuri. I 64GB, invece, sono quasi certamente un’eccezione dal forte impatto mediatico, non la nuova normalità: ci aspettiamo che la maggior parte dei giochi continui per ora a richiedere tra i 16 e i 32GB.

Quanto dureranno le configurazioni da 16 e 32GB

La domanda più concreta per chi deve assemblare o aggiornare un PC riguarda la longevità delle configurazioni attuali. I dati indicano che i 16GB restano la quantità di RAM più comune tra i giocatori, e la maggior parte dei titoli AAA continua a considerarli il target per giocare a 1080p e 1440p. Allo stesso tempo, la crescente presenza di giochi che raccomandano 32GB, segnala che questo sta diventando il nuovo “sweet spot” per chi vuole giocare senza compromessi per diversi anni.

Bisogna sempre ricordare poi che la maggior parte dei carichi di lavoro nel gaming resta legata più alla CPU e alla GPU che alla memoria di sistema. È molto probabile quindi che 16GB continueranno ad essere abbastanza per molti titoli, seppur con qualche compromesso sui preset e sul multitasking più impegnativo; 32GB rappresenteranno invece la scelta serena per texture in 4K, mod, MMO e giochi pesanti del resto del ciclo attuale; 64GB rimarranno, nei prossimi anni, appannaggio di utenti enthusiast, creatori di contenuti e chi combina gaming e lavoro professionale.


Nuova era o singolo caso isolato?

Il fatto che un gioco non ancora uscito, con requisiti così peculiari, sia diventato un caso mediatico dimostra quanto la community percepisca la scalabilità della RAM come un tema cruciale per il futuro del PC gaming. C’è chi legge Cinder City come il segno che alcuni sviluppatori iniziano a considerare pool di memoria molto ampi come risposta pratica alla complessità dei mondi moderni, anticipando una fase in cui i PC da gioco assomiglieranno sempre più a workstation.

Tuttavia, la realtà oggi è un’altra. I 64GB sono sproporzionati, ma l’assurdità della richiesta è stata amplificata da un mercato della memoria distorto dai carichi AI. Non siamo di fronte all’inizio di una nuova era del PC gaming, come dimostra il fatto che, ancora oggi, sono pochi i giochi che necessitano di 32 GB di RAM.

Cinder City può essere considerato un campanello d’allarme, ma per ora è un caso isolato. La transizione di massa in corso è quella dai 16 ai 32GB, mentre i 64GB restano un orizzonte potenziale, condizionato dall’evoluzione dei motori di gioco, dal mercato della memoria e dall’influenza dei carichi AI sull’hardware consumer.


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 Marco Pedrani

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