All’indomani di quella che probabilmente passerà alla storia come la giornata più calda dell’ondata di calore eccezionale che ha interessato, negli ultimi dieci giorni, il nostro Paese e buona parte dell’Europa, c’è già un dato da record. È quello relativo alla domanda di elettricità sulla rete nazionale, reso noto da Terna: alle 16.30 di lunedì 29 giugno la rete elettrica italiana ha surclassato il picco dei consumi previsto nella giornata. La potenza impiegata è stata di 58,21 gigawatt, contro i 55 previsti: di gran lunga il dato più alto di tutto il 2026. Si era gridato al record già il 23 giugno, quando il consumo aveva registrato il picco di 55 Gw: un primato polverizzato appena sei giorni più tardi. Di solito, in una tipica giornata invernale, caratterizzata da poche ore di luce, si superano di poco i 40 gigawatt. Il caldo torrido, si sa, e l’uso massiccio dei condizionatori trainano la domanda di elettricità, in particolare nelle ore centrali della giornata, quando le temperature sono più elevate e le attività – dai negozi agli uffici, dai centri commerciali alle banche – sono a pieno regime. Sono le ore in cui la rete è sottoposta a uno sforzo enorme, quindi possono verificarsi più frequentemente guasti, disservizi e blackout. Ma a cosa sono dovuti i blackout elettrici causati dal caldo e perché è così difficile evitarli?
Blackout
I blackout: la conferma della vulnerabilità del sistema
Dall’hinterland di Milano fino a Bergamo, passando per Torino e Napoli, fino a Pescara e Jesolo: si sono moltiplicate, in questi giorni torridi, le segnalazioni di cali di tensione e interruzioni di corrente sulle reti dei cavi elettrici che alimentano abitazioni, negozi e infrastrutture. È un problema che si ripresenta ormai ogni estate, ma prevenirlo è molto complicato, soprattutto per come è strutturata la rete nazionale. Nelle città la rete elettrica è composta da numerosi tratti di cavi in metallo, circondati da materiale isolante e uniti tra loro da giunti. Si estende per migliaia di chilometri: basti pensare che Unareti, società che si occupa della distribuzione di energia in alcune aree d’Italia, gestisce circa 15mila chilometri di cavi solo nei territori di Milano, Brescia e Bergamo. Quando le temperature salgono, la rete è sottoposta a due criticità che si alimentano a vicenda. L’asfalto si arroventa e i cavi, che si trovano interrati a circa un metro e mezzo di profondità, non riescono a disperdere il calore generato dalla corrente elettrica che li attraversa.
Allo stesso tempo, le persone accendono più ventilatori e climatizzatori, facendo aumentare il flusso di energia e quindi il calore generato. Un circolo vizioso, insomma, che mostra in modo chiaro la vulnerabilità della rete. Non solo: il materiale isolante che circonda i cavi in metallo si deteriora più velocemente a causa del caldo e il flusso di corrente si interrompe, lasciando senza elettricità gli edifici che vengono raggiunti dalla porzione di cavo danneggiata. Anche i giunti diventano più fragili e si guastano con più facilità. A quel punto, l’unica soluzione è sostituire i pezzi di cavo o i giunti danneggiati. Quando un cavo si guasta, è possibile sostituire tutto il tronco (cioè, un pezzo di cavo) tra due giunti, oppure rimuovere e sostituire solo il punto danneggiato. In questo secondo caso, i tecnici tagliano il cavo prima e dopo il punto guasto e lo sostituiscono con un altro pezzo, unito alle due estremità da due nuovi giunti. Se invece si guasta un giunto tra due cavi, bisogna toglierlo tagliando i cavi da un lato e dall’altro del giunto, per poi ricollegare le estremità con un altro pezzo di cavo e due giunti.
Le difficoltà di manutenzione della rete elettrica
Il risultato è che, a ogni riparazione, i tronchi diventano sempre più piccoli e aumenta il numero di giunti, così che la rete nel suo complesso diventa più fragile e vulnerabile, almeno finché a un certo punto, dopo molti rattoppi, può diventare più conveniente sostituire interi tratti di cavo (avere più giunti significa anche che più giunti si possono rompere). Le aziende che gestiscono la distribuzione dell’energia eseguono continuamente interventi di manutenzione preventiva sulle reti, anche in inverno.
Tuttavia, è assai difficile prevedere dove potrebbe verificarsi un danno. I cavi vengono sostituiti dando la priorità a quelli più vecchi e usurati, ma il caldo può danneggiare anche i cavi più recenti, quindi i guasti si possono verificare in punti imprevedibili perché non ritenuti particolarmente critici. La manutenzione della rete è complicata, peraltro, dal fatto che i cavi si trovano in maggioranza sotto le strade, e i cantieri per sostituirli o ripararli hanno ripercussioni sul traffico della città. Avviare sostituzioni sistematiche sulla rete è impensabile, perché significherebbe aprire un’infinità di cantieri e bloccare intere aree urbane.
Perché i blackout possono essere più o meno estesi?
I blackout possono interessare solo alcune vie, alcuni quartieri o un’intera città, in base al punto della rete in cui avviene il guasto. Per arrivare dalle centrali alle abitazioni e agli uffici, l’energia segue una sorta di imbuto: sulle lunghe distanze viene trasportata ad alta tensione su vie aeree, cioè attraverso tralicci di metallo. Avvicinandosi ai luoghi abitati, entra nelle cabine primarie (impianti elettrici che trasformano l’energia ad alta tensione e la portano a media tensione). Da qui, i cavi sono interrati. Proseguendo, l’energia passa dalle cabine secondarie, nelle quali è convertita ulteriormente in bassa tensione e, successivamente, trasmessa nella rete di alimentazione che arriva, in sicurezza, alle utenze private. Se si danneggia un cavo in quest’ultima parte di rete, possono restare al buio poche strade, o anche solo una via.
Se il guasto avviene su un cavo che esce da una cabina secondaria, invece, un intero quartiere può subire un blackout. Per individuare il punto esatto in cui serve effettuare la riparazione può richiedere diverse ore. Nel frattempo nelle zone senza elettricità frigoriferi e congelatori smettono di tenere cibi in fresco, gli ascensori si bloccano, i semafori smettono di funzionare e gli edifici, anche aperti al pubblico, restano senza aria condizionata. Per questo le società che gestiscono le reti elettriche adottano, spesso, soluzioni temporanee. Per esempio, tentano di alimentare le zone rimaste al buio incanalando l’energia su percorsi della rete diversi, che evitino i tratti di cavo danneggiati. In alternativa, forniscono generatori di emergenza e gruppi di continuità, capaci di assicurare il flusso di energia in caso di guasti.
Le azioni di Enel
Proprio il gruppo Enel ha reso noto, con un comunicato, di aver messo in campo un piano straordinario per fronteggiare le interruzioni della fornitura dovute alle criticità climatiche. Nella nota, l’azienda chiarisce innanzitutto che “le interruzioni della fornitura di energia elettrica nel periodo estivo non sono causate dall’elevata richiesta di carico (comunque tipica della stagione), bensì da problemi di smaltimento del calore, legati al persistere di condizioni climatiche del tutto eccezionali. Questo scenario rispecchia fedelmente quanto accaduto di recente anche sul nostro territorio, confermando una tendenza che sta colpendo parallelamente altri Paesi europei, come la Francia, anch’essa alle prese con simili criticità sulla rete interrata”. L’azienda si sofferma, dunque, sul problema dello stress termico “senza precedenti” cui sono sottoposti i cavi interrati, che non riescono a smaltire, appunto, l’eccesso di calore, “aumentando significativamente – si legge – la probabilità di guasti repentini, ravvicinati o simultanei rispetto ad altri periodi dell’anno”. Per fronteggiare tali criticità, Enel ha comunicato di aver attivo un modello di distribuzione basato “su una struttura di rete resiliente e su una gestione integrata e tempestiva delle anomalie”. In particolare, un sistema di telecontrollo – attivo 24 ore su 24 nei 28 centri operativi della penisola – consente di monitorare e gestire immediatamente le segnalazioni di disservizio. “In caso di guasti complessi non ripristinabili immediatamente da remoto – conclude Enel – il piano prevede la dislocazione preventiva di gruppi elettrogeni e l’attivazione di task force territoriali in regime di mutuo soccorso”.
La diffusione dei condizionatori in Italia
Per quanto il sovraccarico di consumi non sia la causa principale dei blackout, il dato certo è che gli impianti per refrigerare l’aria sono sempre più diffusi nel nostro Paese. Lo ha confermato, di recente, la Sima-Società italiana di medicina ambientale: oggi, anche a causa dei cambiamenti climatici e dell’aumento delle temperature, oltre il 60% delle abitazioni italiane dispone di sistemi di condizionamento dell’aria. Il numero di famiglie in possesso di almeno un condizionatore è raddoppiato rispetto al 2013. “I termometri in diverse aree della Penisola iniziano a superare i 30° C già nel mese di maggio, con temperature che restano sopra tali livelli fino a settembre inoltrato. Cambiamenti climatici che hanno determinato profonde modifiche anche nelle abitudini dei cittadini”, ha spiegato la Sima.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Source link








