Roma, 30 giugno 2026 – Forse ignoti all’ampio pubblico ma da decenni uno dei dossier più caldi della Santa Sede, i lefebvriani rientrano nella rosa dei gruppi più conservatori e intransigenti della Chiesa cattolica. E ora stanno (nuovamente) minacciando uno scisma, con la nomina prevista a luglio di nuovi vescovi senza l’autorizzazione di Papa Leone XIV. Ma chi sono i lefebvriani e perché sono, da quasi quarant’anni a questa parte, in aperta rotta di collisione con il Vaticano?
150 mila cattolici ‘tradizionalisti’
Il nome ufficiale è Fraternità sacerdotale San Pio X; il nome ‘lefebvriani’ deriva dal loro fondatore, monsignor Marcel Lefebvre. A differenza di quanto si possa immaginare, non si tratta di un gruppo esattamente marginale nella Chiesa di Roma: vi fanno riferimento 150 mila persone. Poche considerando il numero dei cattolici nel mondo – oltre un miliardo –, ma non ‘abbastanza poche’ da evitare il clamore mediatico e il danno d’immagine che conseguirebbe a uno scisma. Il problema è ancora maggiore se si considera che la maggioranza dei lefebvriani è concentrata in paesi fortemente secolarizzati, dove l’adesione alla Chiesa cattolica è da anni in crisi: Francia, Germania e Svizzera. Una comunità piuttosto ampia è presente anche negli Stati Uniti.
La Fraternità è stata fondata nel 1970 attorno a idee teologiche e liturgiche intransigenti, in aperto contrasto con l’eredità del Concilio Vaticano II che, sotto Giovanni XXIII e Paolo VI, ha modernizzato riti e usanze della Chiesa cattolica. I lefebvriani si considerano quindi gli ultimi custodi della ‘vera’ tradizione cristiana, contrari a una deriva da loro considerata un’autentica apostasia all’interno della Curia romana.
Le differenze con i cattolici (e le critiche)
Ciò che i lefebvriani vogliono e pretendono dalla Santa Sede si articola su precisi punti dottrinali e liturgici non negoziabili, che nel corso dei decenni hanno scavato un solco profondo con i pontefici che si sono succeduti sul soglio di Pietro.
Il primo pilastro della loro battaglia è la totale opposizione alla riforma liturgica del 1969 voluta da Paolo VI. I lefebvriani si oppongono alla ‘messa nuova’ celebrata nelle lingue nazionali, definendola troppo vicina alla teologia protestante e priva della sacralità intrinseca del rito antico. Per la Fraternità, l’unica vera espressione del culto cattolico resta la messa tridentina, celebrata in latino secondo il messale di San Pio V, in cui il sacerdote è rivolto verso l’altare, dando le spalle ai fedeli.
Accanto alla questione liturgica, i lefebvriani rigettano con fermezza tre documenti chiave del Vaticano II. Il primo è la dichiarazione Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa, che definisce la libertà di coscienza come un diritto umano. Secondo Lefebvre, lo Stato ha invece il dovere morale di riconoscere il cattolicesimo come unica vera religione, vietando la diffusione pubblica degli altri culti. In secondo luogo, rifiutano la costituzione Lumen Gentium per quanto riguarda la parte in cui ammette la possibilità di salvezza al di fuori della struttura visibile della Chiesa cattolica. Infine, osteggiano duramente la dichiarazione Nostra Aetate dedicata al dialogo interreligioso ed ecumenico, respingendo l’idea che l’alleanza di Dio con il popolo ebraico sia ancora valida e contestando l’assoluzione degli ebrei storici dall’accusa di deicidio per la morte di Gesù.
Le posizioni estremiste
Nel corso degli anni, diverse figure all’interno del movimento hanno espresso posizioni estremiste, gettando lunghe ombre sulla comunità: un caso emblematico fu quello del vescovo Richard Williamson, un altro dei quattro consacrati da Lefebvre, le cui pubbliche tesi negazioniste sulla reale portata dell’Olocausto e sull’esistenza delle camere a gas naziste sollevarono durissime proteste da parte delle comunità ebraiche internazionali e dei vescovi europei, mettendo in forte imbarazzo la diplomazia vaticana.
I seminari ‘blindati’
I lefebvriani sono noti per la disciplina ferrea imposta ai sacerdoti e ai seminaristi, a cui è severamente vietato l’utilizzo di internet o di qualsiasi altro strumento che li possa influenzare. Per loro, lo studio della filosofia deve essere strettamente ancorato alle idee di San Tommaso d’Aquino, mentre è da escludersi qualsiasi contatto con le filosofie moderne.
Per ovviare all’‘inquinamento’ dei media moderni e mantenere questo ‘isolazionismo culturale’, la Fraternità dispone di una rete editoriale e comunicativa imponente, che realizza pubblicazioni e siti web.
Il primo scisma
La frattura con il Vaticano ha avuto inizio nel 1988 nel seminario di Econe, in Svizzera. Il noto conservatore Marcel Lefebvre, preoccupato per la sua eredità teologica e per la deriva ‘liberale’ di Roma, ha deciso autonomamente di nominare quattro vescovi – tra cui l’attuale leader della Fraternità, Bernard Fellay – con l’obiettivo di portare avanti la sua visione di Chiesa. Giovanni Paolo II non restò a guardare e procedette con l’immediata scomunica, sancendo l’estromissione del gruppo dai cattolici.
I tentativi di riavvicinamento
Papa Ratzinger tentò di ricucire lo strappo: appena pochi mesi dopo la sua elezione invitò i vescovi lefebvriani a Castel Gandolfo, per poi revocare le loro scomuniche nel 2009. Non fu però una capitolazione: Benedetto XVI vietò loro di esercitare funzioni episcopali fino a quando non avrebbero accettato le riforme del Concilio Vaticano II.
Papa Francesco continuò su questo solco, permettendo ai sacerdoti della Fraternità di confessare e celebrare matrimoni in determinati casi.
Il rischio di un secondo scisma
La tregua sembra ora finita: nelle scorse settimane i lefebvriani hanno annunciato l’intenzione di nominare nuovi vescovi senza passare dal papa. La Santa Sede ha risposto minacciando nuove scomuniche nei confronti dei responsabili, che renderebbero la Fraternità nuovamente scismatica rispetto alla Chiesa cattolica.
Ma i lefebvriani non sembrano disposti a ritrattare: in una lettera a Leone XIV e ai cardinali hanno ribadito la loro volontà incrollabile di conservare integralmente l’eredità della tradizione cristiana, chiedendo che venga rimessa a fondamento della vita cattolica universale. In caso contrario, a luglio la Chiesa cattolica si ‘macchierà’ di un nuovo scisma.
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