Arox ridisegna i microcontrollori stanza per stanza: la startup italiana che dimezza i consumi dei chip IoT


Una startup italiana sta riprogettando i microcontrollori dal silicio. Davide Toschi, fondatore di Arox, ha identificato un limite architetturale nei chip che equipaggiano miliardi di dispositivi IoT — dalla sensoristica agricola ai sistemi di monitoraggio ferroviario — e ha deciso di risolverlo costruendo un’alternativa da zero. In una nuova intervista pubblicata sul canale B2B Labs di Tom’s Hardware, Toschi spiega come si costruisce un’azienda di semiconduttori partendo da una passione per le architetture dei calcolatori, e perché nel 2026 Arox ha chiuso un primo semestre di vendite sopra le aspettative.

Toschi è ingegnere con una formazione profonda nelle architetture dei sistemi di calcolo. L’idea di Arox nasce dall’insoddisfazione pratica: durante progetti universitari, misurava un sensore di temperatura con un microcontrollore collegato a batteria e vedeva i consumi superare ogni logica. Il chip consumava troppo non perché il software fosse inefficiente, ma per come era stato progettato l’hardware.

Stavo solo leggendo un sensore di temperatura. Come mai consumava così tanto?

Illuminare una stanza, non tutto il piano

I microcontrollori esistono da quarant’anni. Cosa sono e come funzionano lo spiega bene una guida tecnica di Tom’s Hardware: sono i cervelli invisibili dei dispositivi connessi, qualcosa di simile a un computer senza schermo, tastiera o mouse, compresso su un frammento di silicio. Stanno nei contatori intelligenti, nei sistemi di manutenzione predittiva ferroviaria, negli smartwatch medici, nelle reti di monitoraggio ambientale. Il problema è che sono ovunque, e quasi ovunque consumano più del necessario.

La metodologia di progettazione standard assembla i microcontrollori come puzzle: blocchi circuitali comprati da terze parti, assemblati su silicio. Veloce da eseguire, complicato da ottimizzare. La granularità del controllo energetico è scarsa: non si riesce ad alimentare solo la porzione di circuito che serve, si accende o si spegne tutto il blocco.

La metafora che Toschi usa è quella di un palazzo: con l’architettura tradizionale, per illuminare una stanza al quarto piano devi accendere tutto il quarto piano. Arox costruisce il palazzo stanza per stanza — una granularità più alta, realizzata attraverso quello che il team chiama Dynamic Adaptive Power System, un sistema di data gating ultra-efficiente progettato a livello di architettura. Il risultato è misurabile: l’AX-E0, il primo chip di Arox, opera in modalità attiva a 8 µA/MHz. I microcontrollori tradizionali nello stesso scenario consumano circa 80 µA/MHz. Dieci volte di più.

80 µA/MHz i competitor, 8 µA/MHz l’AX-E0: la differenza non è un’ottimizzazione, è un’architettura.

In deep sleep, l’AX-E0 scende a 150 nanoampere. Non è una curiosità tecnica: a quel livello di consumo, un dispositivo IoT alimentato a batteria può durare anni senza manutenzione, oppure funzionare raccogliendo energia dall’ambiente — calore, luce, vibrazioni — senza una batteria del tutto. È il concetto “batteryless” su cui Arox sta costruendo la propria proposta commerciale: applicazioni wearable senza batteria, smart metering a lunghissima vita utile, sensori per città intelligenti con manutenzione quasi nulla.

Perché nessuno ci aveva pensato prima? Toschi ha una risposta netta. I grandi player del settore — quelli che esistono da trent’anni — hanno tutto da perdere nel rimettere in discussione architetture consolidate. I costi di sviluppo sono alti, i costi di testing altissimi, e un errore nel GDS — il file finale che si consegna alla fonderia — significa ricominciare da capo. Chi ha costruito il proprio business su quelle fondamenta non cambia finché non è costretto. Una startup che arriva quarant’anni dopo non ha nulla da difendere.

Chi costruisce su quelle fondamenta non cambia finché non è costretto. Arox non ha fondamenta da difendere.

Arox stampa a TSMC, a Taiwan. Non per inseguire il nodo più avanzato — per un microcontrollore a basso consumo, un nodo a tre nanometri non ha senso tecnico né economico — ma per accedere ai volumi produttivi e al supporto dell’ecosistema. La consegna del GDS non è la fine del rapporto con la fonderia: seguono settimane di interazione tecnica per verificare che il progetto sia corretto, con campioni di test prima dell’avvio della produzione commerciale. Come si fabbrica un chip è un processo che Tom’s Hardware ha documentato nei dettagli: la complessità è tutt’altro che trascurabile.

I costi per arrivare fino a quel punto sono ingenti. Ingegneri specializzati in IC design, licenze per i tool di sviluppo — possono costare tra i cinquanta e i centomila euro l’anno a licenza, e ne servono più di uno — e infine le spese di fonderia. È uno degli ambiti più costosi in cui una startup possa tentare di entrare, e anche uno dei più rischiosi: l’errore si scopre solo su silicio.

Arox ha chiuso il 2025 in sviluppo puro. Il 2026 è il primo anno di vendite: Toschi descrive un primo semestre “molto felice”, con la tecnologia capita e adottata dai clienti in applicazioni diverse. In parallelo, Toschi affronta la trasformazione che tocca tutti i fondatori tecnici: passare dalla maglietta da laboratorio alla gestione di un team commerciale, senza perdere il contatto con l’hardware. La sua posizione è chiara: un’azienda di chip senza un fondatore che capisce il silicio nel profondo tende a prendere decisioni sbagliate.

RISC-V ha impiegato anni a conquistare il 25% del mercato partendo da una scommessa analoga — un’architettura diversa in un settore conservativo. Arox affronta una sfida paragonabile su scala ancora più piccola, ma il punto di attacco è preciso: il segmento ultra-low-power per IoT è quello in cui il vantaggio competitivo dell’AX-E0 è più difficile da replicare, perché non deriva da un processo di foundry ma da come è stato disegnato il chip stesso. Copiare il processo TSMC è impossibile. Copiare l’architettura richiede anni.

I dispositivi IoT si moltiplicheranno nei prossimi anni a un ritmo che nessuna batteria tradizionale potrà seguire. Arox si posiziona esattamente in quel punto, con un chip già in vendita e un primo semestre che dice che il mercato ha capito la proposta.

Guarda l’intervista — B2B Labs | Davide Toschi, fondatore di Arox, racconta come si costruisce una startup di microcontrollori in Italia, perché l’architettura stanza per stanza abbatte i consumi di un ordine di grandezza, quanto costano le licenze dei tool e come sta andando il primo anno di vendite dell’AX-E0. Guarda su YouTube sul canale B2B Labs di Tom’s Hardware. Iscriviti per non perdere le prossime interviste ogni martedì.


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 Valerio Porcu

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