Mi piacerebbe sostenere che la vicenda suscitata attorno al rinnovo delle sub-concessioni nei Sassi ha, di fatto provocato domande più generali sulla Città. Un mediocre tentativo di presentarla come una pratica ragionieristica da chiudere in fretta si è trasformata in un’occasione strategicamente rilevante per ripensarla tutta questa nostra Matera: Sassi, Città storicizzata, Quartieri del risanamento e dell’espansione, il territorio di contesto – murgiano, delle aree interne; la meridianità (l’insieme dei tratti culturali, storici e sociali tipici delle regioni del Sud – in particolare del Mezzogiorno d’Italia, spesso contrapposto al concetto puramente economico di “meridionalismo”). Ma non solo la vicenda urbana, no. Riconsiderare la sua produzione territoriale. Questo ripensamento – se facciamo appello alla memoria – ci riporta addirittura al 1990, all’ultimo tentativo di pensarla la Città in quanto pensiero strategico verso il futuro.
Anticipazione per un Nuovo Rapporto su Matera 1970-2026
Per oltre mezzo secolo Matera è stata raccontata come una storia di successo. E in larga misura lo è stata davvero.
Poche città del Mezzogiorno possono vantare una trasformazione altrettanto profonda. Dalla città contadina dei Sassi alla città dei servizi. Dalla crescita produttiva del mobile imbottito alla conquista della centralità culturale. Dall’UNESCO a Matera Capitale Europea della Cultura. Fino al nuovo ruolo di Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo.
Eppure, proprio mentre si accumulavano riconoscimenti e visibilità internazionale, sono emerse fragilità che interrogano il futuro della città e del territorio. La domanda che ha guidato queste note per la proposta di un nuovo Rapporto su Matera non è dunque: come siamo arrivati fin qui? La domanda è un’altra: dove stiamo andando?
Per molti decenni Matera ha costruito centralità. Centralità amministrative, scolastiche, sanitarie, produttive, culturali. Ha saputo attrarre persone, risorse, investimenti e attenzione pubblica. Ma oggi il problema non consiste più nel costruire nuove centralità. Consiste nel trasformare quelle esistenti in una reale capacità di futuro. È questo il passaggio storico che il Rapporto propone di mettere a fuoco.
Per comprendere la Matera contemporanea occorre anzitutto liberarsi da una rappresentazione semplificata della sua storia. La città non nasce con il turismo. Non nasce con l’UNESCO. Non nasce con Matera 2019. La vera modernizzazione materana comincia molto prima. Comincia quando una città agricola diventa progressivamente il principale polo di servizi di un vasto territorio. Quando migliaia di giovani della collina materana raggiungono le scuole superiori cittadine. Quando si rafforzano ospedale, amministrazione pubblica, professioni e servizi. Quando si forma quella nuova classe media che costituirà il principale motore della trasformazione successiva.
La Matera contemporanea nasce anzitutto come città dei servizi. Su quella infrastruttura civile si innesteranno poi la stagione produttiva e quella culturale.
Negli anni Ottanta e Novanta arriva la scommessa industriale. Il distretto del mobile imbottito, l’asse Matera-Altamura-Santeramo, le aree produttive di Jesce e del PAIP rappresentano una straordinaria occasione di mobilità sociale. Migliaia di famiglie trovano lavoro, si consolidano competenze, si sviluppa una cultura imprenditoriale che contribuisce a cambiare il volto del territorio.
Successivamente arriva la stagione della cultura. Il recupero dei Sassi, il riconoscimento UNESCO, il cinema, Matera 2019. La città conquista una centralità simbolica e culturale che pochi avrebbero immaginato solo qualche decennio prima.
Ma è proprio qui che emerge il primo giudizio per pensarlo un nuovo Rapporto. Matera ha spesso saputo conquistare centralità senza riuscire a trasformarle completamente in strutture permanenti. Molte conquiste sono rimaste, almeno in parte, incompiute: La centralità amministrativa non si è tradotta in una piena capacità di governo territoriale. La centralità produttiva non ha generato un ecosistema stabile dell’innovazione. La centralità culturale non ha ancora prodotto tutte le istituzioni permanenti che sarebbe stato lecito attendersi dopo il 2019. La dimensione mediterranea continua troppo spesso a manifestarsi sotto forma di eventi, anziché di reti e strategie stabili: “centralità incompiute” piuttosto che di occasioni mancate.
La questione decisiva riguarda però il presente. Per lungo tempo Matera ha beneficiato di una sorta di compensazione territoriale. Mentre i comuni della collina materana e delle aree interne perdevano popolazione, la città continuava ad attrarne una parte. Questo ha prodotto l’impressione di una relativa stabilità.
Oggi quel meccanismo si sta esaurendo. I paesi perdono giovani, famiglie, studenti e lavoratori. E quando il territorio si svuota, anche la città comincia inevitabilmente a perdere popolazione. La crisi delle aree interne diventa crisi urbana. Lo spopolamento non riguarda più soltanto i piccoli comuni. Riguarda l’intera comunità territoriale.
Ecco perché il Rapporto potrebbe individuare nella questione demografica la principale sfida strategica del XXI secolo. Non perché il turismo sia irrilevante. Non perché l’economia non conti. Ma perché senza giovani, senza lavoro qualificato, senza nuove famiglie e senza capitale umano nessuna centralità è in grado di reggere nel lungo periodo.
Una città può avere milioni di visitatori. Può avere eventi di successo. Può attrarre finanziamenti. Ma se non riesce a trattenere o richiamare le proprie energie migliori rischia di consumare progressivamente il patrimonio accumulato. Da qui nasce una seconda tesi per il Rapporto.
Lo sviluppo non può più essere misurato soltanto attraverso investimenti, opere pubbliche, presenze turistiche o crescita economica. Occorre chiedersi se un territorio sia capace di mantenere e riprodurre la propria comunità. Se sia capace di offrire lavoro, casa, servizi, relazioni, cultura e opportunità alle nuove generazioni. In altre parole: occorre misurare la sua capacità di futuro.
È per questa ragione che il prossimo Rapporto potrebbe propone anche un cambiamento di prospettiva: Per lungo tempo abbiamo osservato Matera come città. Oggi diventa più utile osservarla come comunità territoriale. Una comunità che comprende la collina materana, il Metapontino, la Murgia, le aree interne e le relazioni mediterranee.
Le principali questioni contemporanee — acqua, agricoltura, lavoro, mobilità, demografia, servizi, cultura, partecipazione — non possono infatti essere comprese entro i soli confini amministrativi comunali. Richiedono uno sguardo più ampio. Richiedono una nuova stagione di pianificazione.
Non la pianificazione novecentesca, centralizzata e burocratica. Ma una pianificazione territoriale fondata sulla conoscenza, sulla cooperazione e sulla partecipazione. Dopo decenni segnati da interventi frammentati, programmi straordinari ed eventi, diventa necessario tornare a leggere il territorio come un sistema di relazioni. Questa è probabilmente la proposta più importante che emergerebbe dal Rapporto.
Matera ha bisogno di una infrastruttura permanente della conoscenza e della cooperazione territoriale. Un luogo nel quale osservare i fenomeni demografici, monitorare le trasformazioni economiche, valutare gli effetti delle politiche pubbliche, rafforzare la partecipazione civica e costruire strategie condivise.
In questa prospettiva assumono un significato particolare anche le esperienze sviluppate negli ultimi anni nei quartieri, nelle biblioteche di comunità, nelle pratiche di amministrazione condivisa e nei percorsi di cittadinanza attiva. Esse non rappresentano attività marginali. Costituiscono una parte della risposta. Perché la capacità di futuro non dipende soltanto dalle risorse economiche disponibili. Dipende anche dalla qualità delle relazioni sociali, dalla fiducia, dalla cooperazione e dalla capacità di una comunità di riconoscersi come soggetto del proprio sviluppo.
Matera arriva così a un nuovo passaggio della propria storia: Dopo la stagione della sopravvivenza. Dopo la stagione dello sviluppo. Dopo la stagione del riconoscimento. Si apre la stagione della responsabilità. Responsabilità verso i giovani che restano e verso quelli che partono. Verso i quartieri e le aree interne. Verso il territorio agricolo e il paesaggio. Verso il Mediterraneo. Verso le generazioni future.
La vera domanda non è se Matera continuerà ad essere una città conosciuta nel mondo. La vera domanda è se saprà trasformare il patrimonio accumulato in una possibilità concreta di permanenza, innovazione, qualità della vita e futuro condiviso.
In fondo, tutta la ricerca potrebbe essere riassunta in una sola frase: Matera ha costruito centralità. Ora deve costruire continuità.
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michele saponaro
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