Addio al cardinale Camillo Ruini, per decenni figura centrale e influente nel panorama ecclesiale e culturale del Paese. Vicario dal 1991 al 2008 e presidente della Conferenza episcopale italiana, Ruini si è spento martedì sera 16 giugno a Roma. Il cardinale aveva 95 anni, compiuti il 19 febbraio. Dallo scorso maggio in condizioni critiche, Ruini – originario di Sassuolo (Modena) – aveva deciso di restare a casa dove medici e infermieri lo assistevano anche con l’ossigeno. Creato cardinale il 28 giugno 1991 da papa Giovanni Paolo II, è stato vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma e arciprete della Basilica di San Giovanni in Laterano fino al 2008.
Lo chiamavano il Richelieu italiano. Un po’ perché la politica era la sua seconda vocazione, un po’ perché il sassolese Camillo Ruini, spentosi a 95 anni, per oltre un ventennio, dal 1986 al 2007, ha condizionato la res pubblica in Italia come nessun altro uomo di Chiesa nel secondo dopoguerra. Percepito dai più come premier di un governo ombra, la Cei, di cui fu prima segretario generale e poi presidente, in Vaticano era noto come il Cardinal Sottile, non tanto per il fisico asciutto piuttosto per l’acume sopraffino misto al perfezionismo. La simbiosi con papa Giovanni Paolo II fu perfetta al punto che Wojtyla lo volle suo vicario per la diocesi di Roma e soprattutto instancabile demiurgo di quel ‘progetto culturale’ per un ritorno a una presenza massiccia della Chiesa nella vita del Paese.
Convegno ecclesiale di Loreto, 1985: è l’anno dell’ascesa di don Camillo. L’allora vescovo ausiliare di Reggio Emilia intuisce meglio di chiunque altro che il Papa polacco intende archiviare la ‘scelta religiosa’ impressa dai vertici della Cei nell’era Montini. In una società sempre più secolarizzata, Wojtyla esige un nuovo protagonismo dei cattolici, nella società come nella politica. Basta mediazioni o ascolto dei segni dei tempi, bisogna scendere in trincea e passare al contrattacco per rifare l’Italia cristiana. Ruini scalpita, ottiene di preparare per conto del Pontefice gli stati generali della Chiesa italiana. E, da perfetto outsider, vince: Loreto è la Caporetto della linea progressista dominante impersonata dal cardinale Carlo Maria Martini, fedele allo spirito del Vaticano II. “Il Concilio è stato una grazia, ma ha prodotto anche grandi mali”, ama ripetere don Camillo.
Il Concilio è stato una grazia, ma ha prodotto anche grandi mali
Chiuso il convegno ecclesiale, brucia le tappe. L’anno dopo è già numero due della Cei, altri cinque e il Papa lo eleva a vicario per la diocesi di Roma, presidente dei vescovi e infine cardinale. Ruini a testa bassa avvia la trasformazione della Chiesa italiana in chiave wojtyliana. Rottama la dirigenza dell’Azione cattolica, sostiene e valorizza i movimenti ecclesiali, Cl in primis, potenzia l’informazione cattolica. Intanto, Tangentopoli fa piazza pulita dei vecchi partiti, compresa la Dc. Agli stati generali di Palermo, nel 1995, Giovanni Paolo II sancisce la fine dell’unità politica dei cattolici. E Ruini, con il lancio del ‘progetto culturale’, frena la diaspora. Estimatore, ma non nostalgico della Balena bianca, allergico al discernimento individuale dei laici, attribuisce all’episcopato il compito d’indicare linee e priorità coerenti con la fede cristiana. A destra come a sinistra cresce una nuova classe di politici dalla salda impronta cattolica. È la via del trasversalismo.
“Sono un cattolico adulto, io vado a votare”, si ribella anni dopo il suo ex discepolo e leader dell’Ulivo, Romano Prodi, in disaccordo con la decisione di don Camillo – che nel ’69 sposò lui e Flavia Franzoni – di schierare vescovi e parrocchie sul fronte dell’astensione al referendum del 2005 per l’abrogazione della legge 40 sulla fecondazione assistita. Il quorum sfuma e il cardinale incassa il suo più grande successo politico. I valori non negoziabili, dalla difesa della vita nascente alla morte naturale, dalla famiglia alla libertà educativa, delineano la linea gotica della Chiesa contro la scristianizzazione. “Sono le colonne sulle quali ha poggiato fino a poco tempo fa la nostra civiltà – spiega –. Se le togliessimo, non dico che crollerebbe tutto, ma certo tutto cambierebbe in peggio”. Piergiorgio Welby, gravemente malato, imbocca la via dell’eutanasia. Pubblicamente. E Ruini gli nega i funerali in chiesa in un mare di polemiche.
Piergiorgio Welby, gravemente malato, imbocca la via dell’eutanasia. Pubblicamente. E Ruini gli nega i funerali in chiesa
Con Berlusconi al governo l’intesa è ottima. Il Cardinal Sottile bypassa ogni mediazione politica e s’interfaccia direttamente col Cav. Che garantisce la Cei da qualsiasi fuga in avanti sulla bioetica e le unioni civili e dai tentativi di imporre l’Ici a tutti gli immobili ecclesiastici. A sinistra gli rimproverano di avallare le cosiddette leggi ad personam (falso in bilancio, rientro dei capitali dall’estero, condoni). Lui replica: “L’esperienza mi ha insegnato a sfuggire una tentazione: il moralismo che usa temi etici come strumenti di lotta politica”.
Dopo 16 anni al comando della Cei, cede il timone all’amico Angelo Bagnasco, scelto da Benedetto XVI nonostante i vescovi, in una consultazione carbonara, avessero indicato il riformista Dionigi Tettamanzi. Complice l’arrivo del Papa ‘preso dalla fine del mondo’, che non ama le crociate sui valori non negoziabili e si tiene alla larga dai cenacoli dei potenti, Ruini si defila ancora di più. Alla messa conclusiva del Sinodo straordinario sulla famiglia è tra i cardinali che non abbracciano Francesco, gesuita come Martini.
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