Milano, 12 giugno 2026 – Il Parlamento europeo respinge la posizione negoziale sul prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) presentata giovedì dalla presidenza cipriota del Consiglio UE, ritenendola inadeguata e non aderente alle esigenze dei cittadini europei. La versione rivista del pacchetto negoziale per il prossimo
La presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea ha presentato una versione rivista del pacchetto negoziale per il prossimo QFP proponendo una riduzione complessiva di circa il 2% rispetto alla bozza originaria della Commissione europea che prevede un bilancio pari a 1.760 miliardi di euro a prezzi 2025 (l’1,26% del Reddito nazionale lordo UE), includendo dentro i massimali anche il rimborso del debito NextGenerationEU. Il pacchetto rivisto è inferiore di circa 32,8 miliardi di euro rispetto alla proposta presentata dalla Commissione nel luglio 2025 e propone un approccio in contrasto con quello del Parlamento UE che la cui posizione prevede una richiesta complessiva del prossimo QFP pari a circa 1.940 miliardi di euro, cioè circa 200 miliardi in più rispetto alla proposta della Commissione.
In una nota diramata dal Parlamento europeo, i principali correlatori sul prossimo QFP, l’eurodeputato del Partito popolare europeo (PPE), Siegfried Mureșan, e la socialista Carla Tavares (S&D), hanno preso atto della bozza di posizione negoziale, osservando che solleva una serie preoccupazioni circa la capacità dell’UE di rispettare i propri impegni e di rispondere alle sfide che i cittadini europei si trovano ad affrontare.
“Respingiamo la proposta del Consiglio, che è semplicemente inadeguata alle realtà odierne. Non rispecchia né le esigenze dei cittadini europei né la posizione del Parlamento europeo, in quanto istituzione democratica e di bilancio dell’Unione”, ha affermato Mureșan, secondo cui la proposta del Consiglio “invia un segnale completamente sbagliato. Riducendo del 2% la proposta complessiva della Commissione, suggerisce di fatto che le sfide dell’Europa richiedano meno interventi, non di più”.
Secondo l’eurodeputato, la bozza di posizione presentata dalla presidenza del Consiglio UE desta preoccupazione perché la Commissione aveva già ridotto la Voce 1 del QFP che finanzia gli agricoltori e la coesione, da circa il 60% al 45%.
Mureșan ha fatto notare che un ulteriore taglio al bilancio dell’UE invia un messaggio agli agricoltori, alle regioni e ai cittadini, secondo cui la sicurezza alimentare, la coesione, la gestione delle frontiere e il sostegno alle comunità locali non sono importanti, nonostante le sfide che comportano.
Allo stesso tempo, secondo l’eurodeputato romeno vi sono criticità in materia di sicurezza, difesa e competitività, perché non è possibile “rendere l’Europa più sicura o più competitiva, né svolgere un ruolo più incisivo a livello globale”, con tagli del 4% alle Voci 2 e 3, che finanziano proprio queste priorità.
“Per finanziare le nostre ambizioni, il Parlamento ribadisce la necessità di introdurre nuove risorse proprie autentiche. Questa è un’opportunità per il Consiglio di fare un passo avanti. L’unico modo per non esercitare ulteriore pressione sui governi già vincolati da restrizioni fiscali è quello di concordare nuove fonti di entrate”, ha aggiunto l’eurodeputato, precisando che “le nuove risorse proprie sono l’unico modo credibile per evitare tagli ai programmi essenziali per gli europei e per garantire gli investimenti aggiuntivi di cui imprese, cittadini e regioni hanno bisogno”.
Da parte sua l’eurodeputata Tavares ha affermato che il Parlamento “continuerà a insistere su finanziamenti solidi e chiaramente vincolati per la politica di coesione, la politica agricola comune e il Fondo sociale europeo”, sostenendo che “queste politiche sono la spina dorsale della solidarietà europea, della coesione territoriale e della convergenza sociale”.
Secondo l’eurodeputata di S&D, “qualsiasi tentativo di diluire, accorpare o indebolire queste politiche ne comprometterebbe l’efficacia, la prevedibilità e la responsabilità, trasformando il bilancio dell’UE da un bilancio di investimenti in un inadeguato meccanismo di risposta alle crisi”.
L’eurodeputata ha sostenuto l’inadeguatezza della posizione del Consiglio UE di fronte all’attuale contesto geopolitico, sostenendo che “i tagli invierebbero un messaggio sbagliato a coloro che contano su di noi per la tutela dei valori dell’Unione e il rafforzamento del multilateralismo”. Il Parlamento europeo, ha aggiunto, è pronto “ad avviare i negoziati non appena gli Stati membri avranno concordato un mandato completo, in modo da poter concludere i negoziati entro la fine del 2026”, precisando tuttavia vi sarà fermezza nella difesa “di un bilancio europeo più solido, più equo e orientato al futuro”.
Approcci molto differenti
Il quadro finanziario pluriennale è il programma di bilancio settennale dell’UE e vale circa l’1% del PIL combinato dell’Unione europea. Stabilisce i tetti di spesa e assegna i finanziamenti ai principali settori politici del blocco, tra cui coesione, agricoltura, competitività, azione esterna, migrazione, sicurezza e amministrazione. Il prossimo quadro sostituirà l’attuale bilancio 2021-2027 e si prevede che definirà la capacità finanziaria dell’UE per gran parte del prossimo decennio.
È importante considerare che il QFP è uno degli ambiti in cui il Parlamento europeo dispone di un potere di veto importante, ma non di un potere pieno di co-decisione.
Il nuovo bilancio dovrà far fronte alle esigenze e alle ambizioni dell’Unione europea in materia di competitività, transizione energetica e digitale e di rafforzamento della difesa. Al centro del dibattito vi è anzitutto il tema delle “nuove risorse proprie”, ovvero le fonti di finanziamento del bilancio dell’UE, e su come il prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) possa contribuire all’agenda di competitività a lungo termine dell’UE.
Lo scorso luglio 2025, la Commissione UE ha proposto per il QFP 2028-2034 un bilancio da quasi 2.000 miliardi di euro, pari all’1,26% del Reddito nazionale lordo dell’UE. A prezzi 2025, la cifra corrisponde a circa 1.760 miliardi di euro e include anche 149,3 miliardi per il rimborso del debito NextGenerationEU. L’impianto punta a rafforzare competitività, sicurezza, difesa e flessibilità del bilancio europeo, riducendo però il peso relativo delle politiche tradizionali, in particolare Politica agricola comune (PAC) e politica di coesione.
La proposta della Commissione UE indica anche cinque nuove risorse proprie: una quota dei proventi del sistema ETS, una parte delle entrate del CBAM, un contributo basato sui rifiuti elettronici non raccolti, una risorsa collegata alle accise sul tabacco e il nuovo Corporate Resource for Europe, un contributo forfettario a carico delle grandi imprese con fatturato annuo superiore a 100 milioni di euro.
In aprile, il Parlamento europeo ha invece chiesto un bilancio più ambizioso, fissato all’1,27% del RNL UE, ma con il servizio del debito NextGenerationEU tenuto fuori dai massimali del QFP. La posizione dell’Eurocamera ha portato la richiesta complessiva a circa 1.940 miliardi di euro, cioè circa 175-200 miliardi in più rispetto alla proposta della Commissione. La linea del Parlamento è che il rimborso del debito comune non debba comprimere programmi e beneficiari.
Pur riconoscendo l’importanza di rafforzare i settori della difesa, della competitività, dell’industria, dell’autonomia strategica e del sostegno all’Ucraina, l’Eurocamera chiede che ciò non avvenga a scapito delle politiche storiche dell’UE, in particolare Politica agricola comune, pesca e politica di coesione. Il Parlamento UE ha anche proposto l’introduzione di nuove entrate UE. Oltre alle risorse proposte dalla Commissione, gli eurodeputati hanno rilanciato l’idea di ulteriori fonti, tra cui prelievi su servizi digitali, transazioni in cripto-attività e gioco online.
La posizione presentata dal Consiglio ridimensiona completamente sia quella della Commissione UE che quella del Parlamento. I tagli proposti non sono stati distribuiti in modo uniforme, ma assegnati sulla base dell’importanza politica, dei vincoli istituzionali e delle esigenze pratiche di ciascun settore, cercando di riequilibrare la proposta in risposta alle preoccupazioni sollevate da diversi Stati membri – una scelta generalmente interpretata come una concessione ai Paesi “frugali”, favorevoli a un controllo più rigoroso della spesa.
Il settore più sensibile resta quello riguardante coesione, agricoltura e pesca. Il pacchetto ripristina parzialmente i finanziamenti per la pesca, portandoli a 2 miliardi di euro a prezzi correnti, anche se il livello rimane inferiore del 38,5% rispetto a quello attuale. Viene introdotta maggiore flessibilità per l’agricoltura e si richiama l’attenzione sul sostegno agli Stati membri a reddito più basso nell’ambito della politica di coesione.
Su competitività, difesa, sicurezza, ricerca e azione esterna viene proposta una riduzione uniforme di circa il 3,9%. Questi settori avevano registrato forti aumenti nella proposta della Commissione; le modifiche vengono presentate come una “moderazione della crescita” più che come veri e propri tagli. I finanziamenti resterebbero comunque nettamente superiori rispetto all’attuale QFP, mantenendo priorità come la prontezza della difesa e l’autonomia strategica.
Riguardo le altre rubriche, si nota nel piano della presidenza del Consiglio solo una riduzione marginale dello 0,5%, con la tutela di programmi come quelli per i territori d’oltremare e il programma Euratom.
Il quadro mantiene i Piani nazionali e regionali di partenariato al centro dell’attuazione della spesa, rafforzando al tempo stesso il ruolo delle regioni per evitare un’eccessiva centralizzazione. Prosegue inoltre il lavoro sul nuovo Fondo europeo per la competitività e sullo strumento di finanziamento esterno Global Europe.
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