intercettata nuova flotta di carcasse 


Una foto di repertorio della frigo valley

Una massa di frigoriferi galleggianti sta scendendo il fiume Aniene verso Roma, trascinata dalla corrente come una vera discarica in movimento. L’inquietante flotta tossica, intercettata da una squadra di volontari in gommone, rischia di raggiungere la foce e il mare, portando con sé un disastro ambientale ormai fuori controllo.

La “Frigo Valley” è una piaga aperta da anni: estesa su altre decine di ettari alle porte di Roma, è il cimitero di elettrodomestici più grandi d’Italia. L’allarme per la nuova ondata di frigoriferi tossici

L’Aniene, principale affluente del Tevere, ha assunto le sembianze di un nastro trasportatore di rifiuti speciali a cielo aperto. Lo sconcertante spettacolo si è palesato davanti agli occhi di una squadra di volontari che, a bordo di un gommone, stava monitorando il corso d’acqua. Una fitta massa di carcasse di frigoriferi, trascinata con forza dalla corrente fluviale, è stata intercettata a pochissimi km di distanza da Ponte Mammolo.

Gli attivisti hanno immediatamente lanciato l’allarme formale alle autorità della Regione Lazio per segnalare il grave pericolo in corso. Il timore più grande espresso dagli ambientalisti, riguarda il percorso dei detriti, i quali, se non bloccati in tempo, sono destinati a percorrere decine di km fino a raggiungere la foce di Ostia e Fiumicino, riversandosi direttamente nel mar Tirreno.

Oltre all’impatto visivo, la situazione biologica del fiume è drammatica. Le ultime e scioccanti analisi scientifiche effettuate sulle acque hanno infatti rivelato una contaminazione fecale record, secondo i dati riportati da La Repubblica, con valori che superano fino a 400 volte i limiti di legge stabiliti per la balneabilità.

L’origine del disastro e la Frigo Valley di Tivoli

I sospetti sulla provenienza di questa imponente ondata di elettrodomestici si concentrano sulla nota “Frigo Valley” situata ad Albuccione, nel perimetro del comune di Tivoli, al limite Nord-Est della Capitale, o su nuovissimi sversamenti illegali effettuati direttamente sugli argini.

Quello di Tivoli è considerato il cimitero di frigoriferi abusivo più grande d’Italia: una distesa di ben 60 ettari di terreno che sarebbe di proprietà privata, chiaramente visibile anche dai veicoli in transito sulla bretella dell’autostrada A1.

In quest’area enorme già 8 anni fa, era stato riscontrato l’accumulano di migliaia di apparecchiature non funzionanti, sistematicamente sventrate per sottrarre i componenti più preziosi e facilmente rivendibili sul mercato nero, come il rame.

Le carcasse metalliche vengono abbandonate a marcire, liberando nel terreno, nell’aria e nell’acqua circostante gli idrofluorocarburi (Hfc). Si tratta di pericolosi gas refrigeranti e sostanze chimiche contenute nelle schiume isolanti che risultano altamente lesive per lo strato di ozono, trasformando la vallata in una bomba ecologica a orologeria.

Le indagini e il ruolo delle aziende di smaltimento

Le indagini sulla “Frigo Valley” avevano ipotizzato un sistema illecito legato alla gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici, che anche l’ex sindaco di Tivoli avrebbe denunciato. Un presunto sistema di smaltimento da parte di aziende specializzate, che secondo l’esposto utilizzavano l’area privata come discarica.

Questo sarebbe avvenuto violando i decreti ministeriali e legislativi, come il decreto numero 65 del 2010 e il decreto legislativo 151 del 2005, che obbligano gli esercizi commerciali al ritiro gratuito “uno contro uno” del vecchio elettrodomestico al momento dell’acquisto di un nuovo prodotto.

Le forze dell’ordine erano all’epoca riuscite ad intercettare alcuni smaltimenti, e l’amministrazione comunale aveva provveduto a recintare l’area e a chiudere i varchi ai veicoli pesanti, ottenendo una parziale diminuzione degli scarichi diretti, ma il problema della presenza dei rifiuti pregressi sui terreni esondabili, potrebbe essere rimasto irrisolto.

I precedenti storici

La crisi dei frigoriferi galleggianti non è affatto un fenomeno recente, ma una piaga che affligge il territorio romano da lungo tempo. Già nel 2018 la città di Roma aveva assistito a un episodio analogo, quando all’altezza del “Circolo Tevere Remo”, nei pressi di Ponte Regina Margherita, venne individuata e segnalata un’intera isola galleggiante composta da frigoriferi da bar.

Quell’evento fece scattare le prime inchieste per accertare le responsabilità e individuare l’origine dei materiali nella macro-discarica tiburtina. Nonostante siano passati 8 anni dal sorgere del caso, la situazione non ha trovato un esito risolutivo.

Un’ordinanza sindacale per la bonifica del sito è in vigore da due anni, ma i proprietari privati del terreno si sono dovuti ritirare dall’investimento a causa dei costi esorbitanti, stimati in diversi milioni di euro.

Si trattava già all’epoca di cifre insostenibili per le casse del piccolo comune di Tivoli. A fronte di una tale compromissione del suolo e del rischio di esondazione dell’Aniene, che puntualmente spinge i veleni verso il centro di Roma, l’unica soluzione invocata restava l’intervento d’urgenza di un altro ente pubblico territoriale primario.

L’ultimo avvistamento e i rischi ambientali

Ancora in queste ore, i volontari in gommone hanno intercettato sull’Aniene una barriera bianca di frigoriferi galleggianti che viaggia rapidamente verso Roma. Partiti dalla “Frigo Valley” di Tivoli o da nuovi sversamenti sugli argini, i grandi elettrodomestici hanno superato via Giulio Bona, arrivando a soli 4 chilometri da Ponte Mammolo. Alcune carcasse sono già intrappolate nella barriera anti-plastica vicino alla confluenza nel Tevere. Il rischio è che questi rifiuti tossici finiscano fino al mare.

Questa emergenza aggrava i dati scientifici di Aniene WaterLab, che denunciano una contaminazione fecale shock fino a 400 volte oltre i limiti di balneabilità.


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 Elisa Palchetti

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