Con l’avviso pubblico promosso dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale S.p.A. dall’11 giugno 2026 è operativa la misura Cultura Missione Comune 2026 per la concessione di contributi in conto interessi finalizzati al totale abbattimento della quota interessi sui mutui destinati a interventi di tutela, conservazione, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale pubblico.
Il bando mette a disposizione un plafond complessivo di 5 milioni di euro e si rivolge agli enti pubblici che intendono realizzare investimenti sul patrimonio culturale materiale e immateriale, anche attraverso mutui a tasso fisso.
Le istanze potranno essere presentate dalle ore 12:00 del 10 giugno 2026 e fino alle ore 23:59 del 30 settembre 2026 tramite il portale dedicato accessibile dal sito dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. Il termine potrà essere prorogato al 5 dicembre 2026 qualora, alla scadenza del 30 settembre, risultino ancora disponibili risorse.
A cosa serve il bando Cultura Missione Comune 2026
L’obiettivo dell’avviso è sostenere gli enti territoriali nella realizzazione di interventi sul patrimonio culturale pubblico, favorendo:
- tutela e protezione dei beni culturali;
- conservazione e salvaguardia;
- recupero e restauro;
- valorizzazione e miglioramento della fruizione pubblica;
- efficientamento energetico;
- abbattimento delle barriere architettoniche;
- messa a norma degli immobili;
- digitalizzazione dei beni culturali e paesaggistici.
Il contributo è destinato ad abbattere interamente gli interessi dei mutui contratti per finanziare gli interventi ammessi.
Chi può presentare domanda
Possono richiedere il contributo:
- Comuni;
- Unioni di Comuni;
- Comuni in forma associata;
- Città Metropolitane;
- Province;
- Regioni.
Gli enti beneficiari possono realizzare direttamente gli interventi oppure concedere contributi agli investimenti finanziati da debito, nei casi previsti dalla normativa.
Quali interventi sono finanziabili
Sono ammessi a contributo i mutui a tasso fisso destinati a interventi sul patrimonio culturale, inteso in senso ampio e comprensivo di beni culturali e beni paesaggistici.
Rientrano, ad esempio, tra i beni interessati:
- beni del demanio culturale;
- musei;
- pinacoteche;
- gallerie e altri luoghi espositivi;
- archivi;
- biblioteche;
- aree e parchi archeologici;
- complessi monumentali;
- immobili vincolati;
- giardini storici;
- teatri;
- auditorium;
- sale concerti;
- beni mobili e immobili di interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.
Gli interventi possono riguardare, tra l’altro, manutenzione, restauro, ampliamento, attrezzature, miglioramento, messa a norma, efficientamento energetico e abbattimento delle barriere architettoniche.
Sono inoltre ammesse le spese per la digitalizzazione dei beni culturali e paesaggistici e per l’acquisto di attrezzature, macchinari e apparati tecnologici strettamente connessi al patrimonio culturale oggetto dell’intervento.
Ammesso anche il cofinanziamento di progetti PNRR e bandi regionali
Il bando consente di utilizzare i mutui agevolati anche per il cofinanziamento di contributi regionali, nazionali o europei in conto capitale, compresi:
- bandi PNRR;
- bandi regionali;
- programmi nazionali o regionali;
- contributi per investimenti;
- contributi ai Comuni per opere pubbliche e messa in sicurezza di edifici e territorio.
Attenzione, però: le risorse non possono coprire le stesse spese già finanziate da altri contributi pubblici. Deve quindi essere rispettato il divieto di doppio finanziamento.
Acquisto di beni culturali e maggiori costi dei materiali
Tra gli interventi ammissibili rientrano anche i mutui finalizzati all’acquisto di beni appartenenti al patrimonio culturale.
In particolare, è possibile finanziare:
- l’acquisto di immobili destinati o da destinare a istituti o luoghi della cultura, come musei, biblioteche e archivi;
- l’acquisto di immobili destinati a teatri, auditorium o sale concerti;
- l’acquisto di aree su cui realizzare tali immobili;
- l’acquisto di beni culturali mobili o immobili di interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico.
Il bando ammette inoltre mutui per coprire maggiori spese dovute all’aumento dei prezzi dei materiali da costruzione, nonché spese derivanti da perizie suppletive, prescrizioni, adeguamenti normativi o riduzione di contributi in conto capitale successivamente all’appalto.
Importi massimi agevolabili
Il plafond complessivo disponibile è pari a 5 milioni di euro.
Il contributo è concesso per l’abbattimento totale degli interessi su mutui a tasso fisso di durata massima agevolabile pari a 10 anni.
Sono previsti limiti differenziati in base alla tipologia di ente:
- piccoli Comuni fino a 5.000 abitanti: mutui fino a un massimo complessivo di 2 milioni di euro;
- Comuni medi da 5.001 a 100.000 abitanti non capoluogo, Unioni di Comuni e Comuni in forma associata: mutui fino a un massimo complessivo di 4 milioni di euro;
- Comuni capoluogo, Comuni oltre 100.000 abitanti non capoluogo, Città Metropolitane, Province e Regioni: mutui fino a un massimo complessivo di 6 milioni di euro.
Gli enti appartenenti alla stessa Regione potranno utilizzare complessivamente non più di un terzo delle risorse disponibili, salvo che il superamento di tale limite non comporti l’esclusione di altre istanze complete.
Tempi di realizzazione degli interventi
Gli interventi ammessi a contributo dovranno rispettare precise scadenze:
- il mutuo deve essere stipulato entro il 31 dicembre 2026;
- i lavori devono iniziare entro 24 mesi dalla stipula del mutuo;
- gli interventi devono essere ultimati entro 60 mesi dalla stipula;
- l’acquisto di aree o beni culturali deve avvenire entro 18 mesi dalla stipula.
Il mancato rispetto dei termini può comportare la revoca del contributo, salvo eventuali deroghe motivate e autorizzate.
Spese ammissibili
Il bando ammette un ampio ventaglio di spese, tra cui:
- lavori, opere civili e impiantistiche;
- spese tecniche per progettazione, direzione lavori, indagini, collaudi, diagnosi e certificazioni energetiche;
- materiali e manodopera;
- attrezzature, macchinari e apparati tecnologici;
- digitalizzazione e tecnologie per migliorare la fruizione del patrimonio;
- acquisto di aree, beni culturali o immobili destinati a luoghi della cultura;
- acquisizione di autorizzazioni, pareri e nulla osta;
- spese generali;
- imprevisti inclusi nel quadro economico;
- allacciamenti, sondaggi e accertamenti tecnici;
- IVA e contributi previdenziali.
Le spese non devono essere già coperte da altri finanziamenti pubblici o da altre forme di provvidenza pubblica.
Come presentare la domanda
La domanda deve essere presentata esclusivamente tramite il portale dedicato accessibile dal sito dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale.
L’istanza deve riguardare un solo progetto o lotto funzionale. Se l’ente intende richiedere contributi per più interventi, dovrà presentare domande distinte.
Alla domanda devono essere allegati, tra gli altri documenti:
- modello di istanza di ammissione a contributo;
- delibera di approvazione del progetto;
- progetto dell’intervento, completo di relazione tecnica, computo metrico estimativo, quadro economico e disegni;
- autorizzazioni, permessi, nulla osta e altri atti richiesti dalla normativa;
- modulo di presentazione del progetto per l’esame di ammissibilità preliminare;
- documentazione sulla copertura finanziaria della quota non coperta dal mutuo;
- questionario sugli aiuti di Stato.
Per gli interventi di acquisizione di beni immobili appartenenti al patrimonio culturale è richiesta ulteriore documentazione, tra cui planimetrie, certificazioni tecniche, contratto preliminare d’acquisto o documentazione equivalente e perizia di stima o parere di congruità dell’Agenzia delle Entrate.
La valutazione delle domande avverrà con procedura a sportello, secondo l’ordine di presentazione delle istanze e fino a esaurimento delle risorse disponibili.
Le domande saranno valutate sulla base della regolarità e completezza della documentazione trasmessa e, ove previsto, della valutazione tecnica della Commissione competente.
In caso di documentazione incompleta o necessità di chiarimenti, il RUP potrà attivare il soccorso istruttorio, assegnando un termine perentorio non superiore a 15 giorni naturali e consecutivi per l’invio delle integrazioni.
Dalla domanda di finanziamento al progetto HBIM
La misura può rappresentare anche l’occasione per impostare gli interventi sul patrimonio culturale con un approccio digitale, sfruttando strumenti HBIM dedicati al recupero e alla riqualificazione degli edifici storici.
In questo contesto, le funzionalità HBIM consentono di creare il modello digitale dell’edificio a partire dal rilievo, da nuvole di punti o da disegni DXF/DWG/IFC, modellando elementi tipici del costruito storico come volte, cupole, solai in legno, nicchie ed elementi architettonici o decorativi complessi.
Il modello HBIM diventa così una base informativa utile per documentare lo stato di fatto, associare ortofoto agli elementi dell’edificio, mappare facciate, materiali, lesioni e aree di degrado, ricostruire il quadro fessurativo e produrre elaborati tecnici, tavole esecutive, computi e render fotorealistici.
Un vantaggio importante anche in fase di predisposizione della documentazione progettuale richiesta dal bando: il modello digitale consente infatti di organizzare in modo più chiaro le informazioni sul bene, sugli interventi previsti, sulle criticità rilevate e sulle soluzioni progettuali adottate per tutela, restauro, conservazione, efficientamento e valorizzazione.
Grazie all’integrazione con ambienti cloud, il modello può inoltre essere condiviso con progettisti, enti, tecnici e soggetti coinvolti nel procedimento, favorendo il coordinamento delle attività, l’aggiornamento dei dati e la gestione documentale dell’intervento lungo tutto il ciclo di vita del bene.
Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/cultura-missione-comune/
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Sergio Volpe
Source link






