Il restauro dei giardini storici: il caso studio di Villa d’Este


Il patrimonio culturale sta vivendo una metamorfosi senza precedenti grazie alla transizione digitale. Tradizionalmente, la gestione di complessi monumentali e parchi è stata frammentaria, affidata a documenti cartacei isolati e rilievi bidimensionali disconnessi. Oggi, l’obiettivo delle società high-tech e del mondo della ricerca è adottare un approccio sistemico e circolare, capace di unificare la sostenibilità, la gestione dei rischi e l’innovazione tecnologica in un’unica visione d’insieme per superare la complessità della filiera delle costruzioni e della conservazione.

In questo articolo analizzeremo in che modo il progetto di ricerca e innovazione CAMP (Cultural Heritage Management Platform) stia tracciando un nuovo standard operativo per il settore. Nato dalla sinergia pubblico-privata promossa dal distretto ad alta tecnologia Stress Scarl (che unisce il mondo della ricerca, come il CNR e l’Università di Napoli Federico II, a partner high-tech come ETT e ACCA software) il progetto dimostra l’efficacia di un approccio sistemico e circolare.

Attraverso lo straordinario caso studio di Villa d’Este a Tivoli, capolavoro del giardino italiano inserito nel patrimonio UNESCO, vedremo come l’integrazione strategica tra nuvole di punti, droni aerofotogrammetrici e piattaforme di condivisione dati (CDE) stia ridefinendo le linee guida per il restauro giardini storici e il recupero giardini storici, trasformando i dati tecnici di conservazione in asset interattivi per la fruizione turistica in Realtà Aumentata (AR).

Visualizzazione di Villa d'Este in usBIM

Visualizzazione di Villa d’Este in usBIM

Cos’è l’HBIM

L’HBIM , acronimo di Historical Building Information Modeling o Heritage BIM, rappresenta l’applicazione della metodologia BIM al patrimonio architettonico, archeologico e paesaggistico esistente, con particolare attenzione ai beni di pregio storico e culturale.

A differenza del BIM tradizionale, che nasce principalmente per la progettazione e la gestione di nuovi edifici partendo da zero, l’HBIM compie il percorso inverso: si parte da un manufatto o da un parco secolare già esistente e, attraverso tecnologie digitali, se ne costruisce un “Gemello Digitale” (Digital Twin) intelligente. Tradurre un ambiente reale complesso in un modello digitale fedele richiede un ecosistema coordinato di tecniche geomatiche avanzate e flussi di lavoro software ottimizzati. Quando si opera sui beni monumentali, l’architettura si fonde indissolubilmente con la natura: per questo motivo, la creazione di un Digital Twin geomorfologicamente accurato rappresenta il punto di partenza scientifico per qualunque strategia moderna di restauro giardini storici.

Tecnologie di geomatica per l’acquisizione integrata (Reverse Engineering)

A differenza degli edifici moderni, i monumenti storici non hanno geometrie regolari o elementi standardizzati. Per questo motivo l’HBIM non può prescindere da un rilievo geometrico e geomorfologico integrato ad altissima precisione (Reverse Engineering).

La conoscenza approfondita di un sito monumentale non può affidarsi a un unico strumento, ma richiede un approccio capace di catturare ogni singola sfaccettatura del paesaggio:

Laser scanner mobile (tecnologia SLAM) – questa tecnologia consente di effettuare un rilievo rapido, speditivo e al contempo estremamente accurato dell’intera geometria del sito. Risulta fondamentale nei parchi storici caratterizzati da forti dislivelli, terrazzamenti e quote diverse, poiché permette di mappare la geomorfologia del terreno in modo organico;

Rilievo fotogrammetrico di dettaglio – utilizzato per scendere a scala monumentale e scansionare i singoli elementi di pregio artistico. Attraverso la fotogrammetria si ottengono oggetti 3D texturizzati ad altissima risoluzione, fondamentali per l’analisi materica;

Droni aerofotogrammetrici – indispensabili per completare il quadro informativo superando i limiti fisici del posizionamento a terra. I droni consentono di mappare con precisione millimetrica tutte le parti collocate in quota o difficilmente accessibili di facciate e grandi complessi monumentali per generare la nuvola di punti.

Nuvola di punti ottenuta dal rilievo con laser scannerNuvola di punti ottenuta dal rilievo con laser scanner

Nuvola di punti ottenuta dal rilievo con laser scanner

Dalla nuvola di punti alle mesh texturizzate: la modellazione del verde

Una volta completata la fase di acquisizione in campo, i dati grezzi composti dalle nuvole di punti devono essere elaborati all’interno di software di BIM authoring (come Revit o Edificius di ACCA software) per avviare la modellazione informativa vera e propria.

Nel contesto del recupero giardini storici, tuttavia, i modellatori BIM tradizionali si scontrano con il limite delle “famiglie parametriche” standard, incapaci di replicare le forme uniche della natura o di sculture secolari. Per superare questo ostacolo, l’adozione di flussi di lavoro avanzati prevede l’utilizzo di moduli software specifici per la gestione del terreno, che permettono di inserire oggetti 3D complessi sotto forma di mesh texturizzate per replicare fedelmente lo stato dell’arte del bene. Questo approccio garantisce una gestione rapida, fluida e visivamente impeccabile del patrimonio arboreo e degli elementi decorativi esterni, mantenendo il modello geometrico leggero e interrogabile.

Il database multidisciplinare e la centralizzazione in cloud

La vera forza dell’HBIM non risiede solo nella resa grafica 3D, ma nella “I” di Information (Informazione). Ogni singolo elemento modellato (una parete affrescata, una statua, una fontana o un’essenza arborea) diventa un contenitore di dati a cui è possibile associare schede tecniche in formato PDF, informazioni sui materiali, sulle epoche storiche, sullo stato di degrado e dati multimediali complessi.

L’HBIM si appoggia a un ambiente di condivisione dati centralizzato, chiamato CDE (Common Data Environment) o ACDat. In questo spazio cloud convergono tutti i modelli digitali federati, i rilievi e le mappe GIS territoriali. In questo modo, tutte le figure professionali coinvolte nella tutela del bene (restauratori, storici dell’arte, ingegneri, architetti) possono interrogare il modello ed effettuare misurazioni o sezioni dinamiche direttamente tramite un browser web.

Conservazione e fruizione multicanale (AR, VR e Real-Time Rendering)

Il valore di un modello HBIM accurato risiede nella sua versatilità: non serve solo ai tecnici per pianificare il restauro, ma lo stesso database geometrico e informativo può essere convertito in uno strumento di valorizzazione culturale e turistica. Grazie alle elevate capacità computazionali delle moderne piattaforme cloud di visualizzazione, i modelli federati e le nuvole di punti possono essere esplorati in Real-Time Rendering direttamente attraverso un comune browser web, abilitando tour virtuali immersivi ad altissima fedeltà.

Inoltre, applicando processi di ottimizzazione e decimazione geometrica, i file poligonali originari, molto pesanti, vengono alleggeriti e trasformati in asset agili per dispositivi mobili (come smartphone e tablet) da collegare a piattaforme di fruizione turistica. Questo flusso di lavoro sblocca le potenzialità della Realtà Aumentata (AR) e della Realtà Virtuale (VR) sul campo, offrendo ai visitatori percorsi di storytelling multimediali interattivi, arricchiti da tracce audio e contenuti storici che amplificano l’esperienza di fruizione del bene.

Visualizzazione del modello di Villa d'Este in usBIMVisualizzazione del modello di Villa d'Este in usBIM

Visualizzazione del modello di Villa d’Este in usBIM

Digitalizzare il patrimonio: il progetto CAMP e la svolta Tech di Villa d’Este

Il patrimonio culturale sta passando da metodologie di conservazione tradizionali a ecosistemi informativi interattivi in grado di unire la tutela alla valorizzazione.

Un esempio virtuoso di questa evoluzione è rappresentato dalla digitalizzazione di Villa d’Este a Tivoli, capolavoro del giardino italiano inserito nel patrimonio mondiale UNESCO. Al centro di questa svolta tecnologica si colloca il progetto CAMP (Cultural Heritage Management Platform), un’iniziativa di ricerca e innovazione mirata a ridefinire i processi di gestione e conoscenza dei beni monumentali di pregio.

Questo progetto nasce dall’esperienza sul campo di Stress Scarl, una società consortile misto pubblico-privata fondata a Napoli nel 2010 per promuovere l’innovazione all’interno della complessa filiera delle costruzioni. Designata dal Miur fin dal 2012 come distretto ad alta tecnologia per le costruzioni sostenibili, Stress opera unendo il mondo della ricerca scientifica, grazie al coinvolgimento diretto dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), con i principali attori industriali, produttori di materiali, società high-tech e di servizi ingegneristici. Per rispondere alle complessità intrinseche di un sito storico monumentale, lo sviluppo della piattaforma CAMP ha visto l’attivazione di una filiera sinergica composta da partner altamente specializzati:

  • ETT Spa – partner e socio di Stress specializzato nella valorizzazione dei beni culturali, responsabile dello sviluppo del CMS proprietario e delle applicazioni mobile multifunzionali.
  • Stress Value – spin-off del distretto Stress caratterizzato da un laboratorio avanzato di rilievo e ricostruzione digitale.
  • Stress Living – società di ingegneria e architettura che ha curato lo sviluppo dettagliato dei complessi modelli informativi geometrici.
  • ACCA software – partner strategico fondamentale che ha messo a disposizione i propri tool di authoring e le proprie piattaforme cloud per l’integrazione dei flussi HBIM.

L’obiettivo primario di CAMP consiste nel superare la frammentazione dei dati realizzando una piattaforma digitale multicanale in grado di far confluire l’insieme delle informazioni e dei rilievi raccolti per un bene culturale. Il vero elemento di rottura risiede nella capacità di collegare i tradizionali percorsi di fruizione turistica (arricchiti da contenuti in Realtà Aumentata – AR e Realtà Virtuale – VR) con il backend gestionale e i modelli informativi tipici dell’approccio HBIM. In questo modo, il curatore o l’ente museale può interagire direttamente con la piattaforma per aggiornare i percorsi di visita, avendo contemporaneamente accesso a un contenitore cloud sicuro che custodisce la memoria tecnica, geometrica e strutturale dell’opera.

Geomatica e rilievo avanzato: la base per il restauro dei giardini storici

Un rilievo metrico e materico privo di errori costituisce la spina dorsale di qualunque progetto moderno di conservazione. Quando si opera su siti di elevatissimo pregio inseriti nel patrimonio UNESCO, l’integrazione di diverse tecnologie di geomatica diventa l’unico approccio in grado di mappare fedelmente l’interazione tra l’architettura monumentale e la complessa geomorfologia del territorio.

Digital Twin dei dettagli di pregio: il caso della fontana dell’organo e di pegaso

Se il laser scanner individua la struttura macroscopica del parco, le operazioni di restauro giardini storici richiedono una precisione quasi millimetrica sugli elementi scultorei, decorativi e idraulici che definiscono l’identità del luogo. Per questo motivo, il flusso di lavoro scende di scala attraverso la fotogrammetria d’oggetto:

  • La statua di Pegaso e la fotogrammetria di dettaglio – per catturare la complessità delle opere d’arte isolate, i tecnici sono passati a un rilievo fotogrammetrico di dettaglio. Questo processo consente di generare un vero e proprio Gemello Digitale tridimensionale e fedelmente texturizzato della scultura. L’altissimo livello di dettaglio geometrico e cromatico ottenibile oggi con le attuali tecniche della geomatica offre ai restauratori un modello perfetto per l’analisi dello stato di conservazione delle superfici.
  • La Fontana dell’Organo e la federazione dei rilievi – per elementi monumentali che fondono architettura, scultura e flussi d’acqua (come la Fontana dell’Organo) il rilievo a terra è stato integrato direttamente con i dati catturati dai droni aerofotogrammetrici. Questo approccio combinato consente di documentare ogni nicchia, statua e apparato decorativo della fontana, registrando le informazioni geometriche che verranno successivamente inserite e federate all’interno del modello informativo HBIM.

Common Data Environment (CDE) e GIS: gestire il dato in ambiente cloud

La raccolta di moli massive di dati geometrici e fotografici rappresenta solo la prima metà del lavoro. La vera sfida nella transizione digitale dei beni culturali risiede nella capacità di centralizzare, organizzare e rendere accessibili queste informazioni a tutti gli attori coinvolti nella filiera. Per guidare con rigore scientifico un intervento di recupero giardini storici, è indispensabile che restauratori, storici, ingegneri e curatori museali possano collaborare all’interno di un unico ecosistema digitale basato sul Cloud, dove il dato geometrico si unisce a quello geografico e documentale.

L’ACDat e la federazione dei modelli BIM

Il cuore operativo della gestione informativa è l’ACDat, ovvero il Common Data Environment (CDE). In questa piattaforma cloud condivisa convergono e si “federano” tutti i diversi deliverable digitali generati durante le fasi di rilievo: dai modelli BIM dell’edificio e del parco, fino alle nuvole di punti ad altissima risoluzione.

L’interfaccia permette un’interrogazione immediata e produttiva del modello direttamente da un comune browser web, offrendo ai tecnici strumenti avanzati senza la necessità di installare software locali pesanti:

  • Misurazioni di precisione – è possibile prendere misurazioni lineari e angolari direttamente sui modelli BIM federati e sulle nuvole di punti del giardino.
  • Sezioni dinamiche – gli utenti possono effettuare sezioni dinamiche del complesso secondo piani ortogonali agli assi principali, oppure utilizzare “box sezioni” per isolare e analizzare porzioni specifiche del manufatto.
  • Livelli informativi profondi – selezionando un qualsiasi oggetto 3D (come una fontana o un elemento architettonico), un pannello laterale mostra tutte le sue proprietà strutturali e storiche. A questo livello è possibile collegare schede tecniche in PDF, immagini di rendering e persino contenuti multimediali complessi, come le clip audio utilizzate nel caso di Villa d’Este per studiare lo spettro sonoro dei rumori prodotti dalle fontane del parco.
Associazione di documenti agli elementi presenti nel modelloAssociazione di documenti agli elementi presenti nel modello

Associazione di documenti agli elementi presenti nel modello

Integrazione mappe GIS per una navigazione a scala territoriale

Un’altra componente rivoluzionaria per le strategie di restauro giardini storici è l’estensione del modello oltre i confini fisici del singolo monumento, connettendolo alla scala territoriale attraverso i servizi di mappatura GIS integrati nel CDE.

Il flusso di lavoro permette di localizzare puntualmente l’area di interesse e di rappresentarla graficamente in forme parametriche direttamente su un formato aperto (il GeoJSON). Su questa mappa geografica vengono relazionati tutti i contenuti informativi e i modelli geometrici federati.

Questa integrazione sblocca una user experience d’accesso selettivo ai dati senza uguali: l’utente può navigare geograficamente il territorio e “entrare” nel dettaglio tecnico del giardino semplicemente cliccando sulla mappa. Inoltre, gli strumenti GIS integrati consentono di gestire l’orientamento del sito e simulare l’andamento di luci e ombre nelle diverse ore del giorno. Si tratta di una funzionalità cruciale per comprendere a fondo l’effettivo stato dell’arte del manufatto, analizzare il microclima e pianificare con accuratezza la conservazione sia delle strutture architettoniche che del patrimonio botanico.

Dalla conservazione alla fruizione: Realtà Aumentata nei Giardini di Tivoli

Il vero valore aggiunto del progetto CAMP (Cultural Heritage Management Platform) risiede nella sua capacità di abbattere il muro tra la gestione ingegneristica del bene e l’esperienza del visitatore finale. Attraverso l’integrazione di un CMS proprietario (sviluppato dal partner ETT) con l’ACDat, i dati raccolti per il restauro giardini storici non restano confinati negli studi dei tecnici. Al contrario, si trasformano nella materia prima per alimentare applicativi mobili multifunzionali dedicati al grande pubblico, sbloccando nuove e spettacolari modalità di fruizione basate sulla Realtà Aumentata (AR) e sulla Realtà Virtuale (VR).

Ottimizzazione delle Mesh per dispositivi mobili: il caso della Statua di Minerva

La sfida principale nel trasportare i modelli HBIM ad altissima risoluzione sugli smartphone dei visitatori (dispositivi iOS e Android) è di natura computazionale: le nuvole di punti e le mesh geometriche originarie sono troppo pesanti per essere gestite fluidamente da un hardware mobile. Per superare questo limite, il workflow del progetto CAMP ha previsto un processo strategico di ottimizzazione:

  • Decimazione di mesh e texture – prendendo come riferimento la statua della Minerva, i pesanti file poligonali derivanti dai rilievi laser e fotogrammetrici sono stati alleggeriti attraverso algoritmi di decimazione geometrica.
  • Mantenimento della qualità visiva – questo processo permette di ottenere file estremamente leggeri e maneggevoli per i dispositivi mobili, senza però compromettere la resa estetica e l’accuratezza cromatica del bene.
  • Fruizione fluida in Realtà Aumentata – grazie a questa ottimizzazione, l’utente può inquadrare lo spazio circostante con il proprio smartphone e vedere apparire l’elemento scultoreo in AR con un’ottima fluidità di navigazione.

Si tratta di un flusso di lavoro che apre infinite applicazioni non solo nei beni culturali, ma anche nel monitoraggio delle infrastrutture.

Visualizzazione in Real Time del modello di Villa d'EsteVisualizzazione in Real Time del modello di Villa d'Este

Visualizzazione in Real Time del modello di Villa d’Este

L’app mobile di Villa d’Este: lo storytelling immersivo del “Mito” e delle “Fontane”

Il punto di arrivo di questo ecosistema digitale è l’applicazione mobile sviluppata specificamente per supportare e arricchire la visita guidata all’interno del parco di Tivoli.

L’interfaccia dell’app, gestita direttamente dal curatore del museo tramite il CMS, organizza i contenuti multimediali e i modelli ottimizzati lungo due percorsi narrativi principali:

  • Il percorso del Mito – un itinerario strutturato attraverso 14 punti di interesse che svelano le allegorie e le storie mitologiche celate dietro le opere del parco.
  • Il percorso delle Fontane – un itinerario focalizzato su 12 punti di interesse dedicato ai capolavori idraulici e architettonici del sito.

L’applicazione non si limita a mostrare i modelli digitali, ma amplifica l’esperienza sensoriale sul campo attraverso tecniche avanzate di storytelling. Il visitatore viene accompagnato da narrazioni immersive, come i racconti dedicati alla Venere che protegge il cortile d’ingresso, o la voce narrante dello stesso Cardinale Ippolito d’Este, che spiega l’ambizioso sogno di riprodurre la magnificenza di Roma nella sua villa a Tivoli. Inoltre, l’integrazione di clip audio dedicate allo studio dello spettro sonoro delle fontane permette di fruire del paesaggio acustico originario del sito. Questo connubio tra modellazione informativa HBIM e narrazione interattiva dimostra come la transizione digitale sia la chiave per attuare un profondo ed efficace recupero giardini storici, trasformando il patrimonio culturale in una risorsa dinamica, accessibile ed economicamente sostenibile per la nazione.

Il nuovo standard per la tutela del patrimonio paesaggistico italiano

Il successo della sperimentazione condotta a Villa d’Este dimostra in modo inequivocabile come il futuro della tutela monumentale risieda nella sinergia tra competenze multidisciplinari e digitalizzazione spinta. L’unione tra il mondo della ricerca scientifica (rappresentato da realtà come il CNR e l’Università Federico II) e le imprese high-tech della filiera delle costruzioni ha permesso di superare la tradizionale frammentazione dei dati, definendo un approccio sistemico e circolare alla conservazione.

I beni culturali e i complessi monumentali rappresentano oggi una delle più grandi risorse del nostro territorio e della nostra nazione: proteggerli con gli strumenti della transizione digitale non è più un’opzione, ma una necessità strategica.

Il modello Villa d’Este come best practice scalabile e replicabile

Il flusso di lavoro applicato nel parco di Tivoli traccia una linea chiara per tutti i futuri interventi di recupero giardini storici a livello nazionale e internazionale. L’esperienza sul campo ha dimostrato che la metodologia HBIM, supportata da piattaforme cloud avanzate (CDE) e rilievi geomatici integrati, non è un esercizio teorico ma uno strumento operativo concreto:

  • Centralizzazione della conoscenza – consente di racchiudere in un unico archivio digitale perenne e interrogabile secoli di storia, dati strutturali, schede di degrado e geometrie complesse.
  • Efficienza gestionale – ottimizza la manutenzione predittiva del verde e delle infrastrutture idrauliche storiche, riducendo i costi e i tempi di intervento per il restauro giardini storici.
  • Democratizzazione della cultura – abbassa le barriere d’accesso al patrimonio culturale, consentendo a chiunque (anche a distanza) di comprendere e apprezzare la magnificenza di un sito UNESCO attraverso tour virtuali, Realtà Aumentata e narrazioni multimediali d’avanguardia.

La piattaforma CAMP e l’ecosistema software implementato rappresentano il nuovo standard di riferimento. Questo modello di gestione integrata dimostra che quando la tecnologia incontra la competenza scientifica, il patrimonio storico non viene semplicemente conservato, ma viene proiettato nel futuro, garantendo la sua trasmissione intatta alle prossime generazioni.

FAQ sul restauro dei giardini storici

Cos’è l’HBIM?

L’HBIM, acronimo di Historical Building Information Modeling o Heritage BIM, rappresenta l’applicazione della metodologia BIM al patrimonio architettonico, archeologico e paesaggistico esistente, con particolare attenzione ai beni di pregio storico e culturale. A differenza del BIM tradizionale, compie il percorso inverso: si parte da un manufatto o da un parco secolare già esistente per costruirne, attraverso tecnologie digitali, un ‘Gemello Digitale’ (Digital Twin) intelligente, che costituisce la base scientifica per le moderne strategie di restauro.

Quali tecnologie di geomatica si usano per l’acquisizione integrata (Reverse Engineering) dei monumenti storici?

Poiché i monumenti storici non hanno geometrie regolari, si ricorre a un approccio integrato con tre tecnologie principali: 1) Laser scanner mobile (tecnologia SLAM), per un rilievo rapido e accurato della geomorfologia del terreno e dei dislivelli; 2) Rilievo fotogrammetrico di dettaglio, per ottenere modelli 3D texturizzati ad altissima risoluzione dei singoli elementi di pregio artistico; 3) Droni aerofotogrammetrici, indispensabili per mappare con precisione millimetrica le parti in quota o difficilmente accessibili di facciate e grandi complessi per generare la nuvola di punti.

Come avviene la modellazione informativa del verde e degli elementi naturali nell’HBIM?

I dati delle nuvole di punti vengono elaborati in software di BIM authoring (come Revit o Edificius di ACCA software). Per superare i limiti delle ‘famiglie parametriche’ standard dei software tradizionali, incapaci di replicare le forme uniche della natura o delle sculture, si utilizzano moduli software specifici per la gestione del terreno. Questi permettono di inserire oggetti 3D complessi sotto forma di mesh texturizzate, garantendo una gestione fluida del patrimonio arboreo e mantenendo il modello geometrico leggero e interrogabile.

Qual è il ruolo del database multidisciplinare e dell’ambiente cloud nell’HBIM?

La vera forza dell’HBIM risiede nella ‘I’ di Information: ogni elemento modellato diventa un contenitore di dati a cui associare schede tecniche in PDF, informazioni sui materiali, epoche storiche, stato di degrado e dati multimediali. L’HBIM si appoggia a un ambiente di condivisione dati centralizzato sul cloud, chiamato CDE (Common Data Environment) o ACDat, in cui convergono i modelli digitali federati, i rilievi e le mappe GIS. Questo permette a tutti i professionisti coinvolti (restauratori, storici, ingegneri, architetti) di collaborare e interrogare il modello direttamente via browser web.

In che modo i modelli HBIM vengono usati per la fruizione culturale in Realtà Aumentata (AR) e Virtuale (VR)?

Il database geometrico e informativo dell’HBIM può essere convertito in strumenti di valorizzazione turistica. Grazie alle piattaforme cloud, i modelli e le nuvole di punti possono essere esplorati in Real-Time Rendering tramite browser per tour virtuali immersivi. Inoltre, applicando processi di ottimizzazione e decimazione geometrica, i pesanti file poligonali originari vengono alleggeriti e trasformati in asset agili per smartphone e tablet, sbloccando le potenzialità della Realtà Aumentata (AR) e della Realtà Virtuale (VR) sul campo per creare percorsi di storytelling multimediali e interattivi.

Cos’è il progetto CAMP e qual è il suo legame con Villa d’Este a Tivoli?

Il progetto CAMP (Cultural Heritage Management Platform) è un’iniziativa di ricerca e innovazione finalizzata a ridefinire i processi di gestione e conoscenza dei beni monumentali di pregio, applicata come best practice alla digitalizzazione di Villa d’Este a Tivoli (patrimonio UNESCO). Il progetto nasce dall’esperienza di Stress Scarl (distretto ad alta tecnologia per le costruzioni sostenibili promosso da Università Federico II e CNR) e unisce una filiera sinergica composta da ETT Spa, Stress Value, Stress Living e ACCA software. L’obiettivo è superare la frammentazione dei dati creando una piattaforma digitale multicanale che collega i percorsi di fruizione turistica (AR e VR) con il backend gestionale e i modelli informativi HBIM.

Come sono stati creati i Digital Twin per la Statua di Pegaso e la Fontana dell’Organo a Villa d’Este?

Per la Statua di Pegaso è stato eseguito un rilievo fotogrammetrico di dettaglio per generare un Gemello Digitale tridimensionale e fedelmente texturizzato, offrendo ai restauratori un modello perfetto per analizzare lo stato di conservazione delle superfici. Per la Fontana dell’Organo, che unisce architettura, scultura e flussi d’acqua, il rilievo a terra è stato integrato direttamente con i dati catturati dai droni aerofotogrammetrici, documentando ogni nicchia e apparato decorativo per poi federare le informazioni nel modello informativo HBIM.

Quali operazioni tecniche consente di effettuare la piattaforma cloud ACDat (CDE) del progetto CAMP?

L’interfaccia dell’ACDat permette ai tecnici di interrogare i modelli BIM federati e le nuvole di punti direttamente da un comune browser web, offrendo funzionalità come:

  1. Misurazioni di precisione lineari e angolari;
  2. Sezioni dinamiche e box sezioni per isolare e analizzare porzioni specifiche del manufatto;
  3. Livelli informativi profondi, visualizzando in un pannello laterale le proprietà strutturali e storiche dell’oggetto selezionato, a cui si possono associare schede PDF, rendering e contenuti multimediali (come le clip audio per lo studio dello spettro sonoro dei rumori prodotti dalle fontane).

Come funziona l’integrazione delle mappe GIS nel CDE per il restauro dei giardini storici?

Il flusso di lavoro connette il modello alla scala territoriale attraverso i servizi di mappatura GIS integrati nel CDE. L’area di interesse viene localizzata e rappresentata graficamente in forme parametriche su formato aperto GeoJSON, sul quale vengono relazionati tutti i modelli geometrici federati. Questo permette agli utenti di navigare geograficamente il territorio ed entrare nel dettaglio tecnico del giardino cliccando sulla mappa, oltre a consentire la gestione dell’orientamento del sito e la simulazione di luci e ombre per analizzare il microclima e pianificare la conservazione delle strutture e del patrimonio botanico.

In cosa consiste il processo di ottimizzazione delle mesh applicato alla Statua di Minerva per i dispositivi mobili?

Per superare i limiti computazionali degli smartphone (iOS e Android), i pesanti file poligonali originari derivanti dai rilievi laser e fotogrammetrici della Statua di Minerva sono stati alleggeriti attraverso algoritmi di decimazione di mesh e texture. Questo processo permette di ottenere file estremamente leggeri e maneggevoli per i dispositivi mobili senza compromettere la resa estetica e l’accuratezza cromatica del bene, sbloccando una fruizione fluida in Realtà Aumentata (AR) direttamente sul campo.

Quali sono le caratteristiche e i percorsi dell’applicazione mobile sviluppata per Villa d’Este?

L’applicazione organizza i contenuti multimediali e i modelli ottimizzati lungo due itinerari gestiti dal curatore tramite CMS: il ‘percorso del Mito’ (14 punti di interesse dedicati alle allegorie mitologiche) e il ‘percorso delle Fontane’ (12 punti di interesse dedicati ai capolavori idraulici). L’app amplifica l’esperienza sul campo attraverso uno storytelling immersivo basato su narrazioni interattive (come i racconti di Venere o la voce del Cardinale Ippolito d’Este) e l’integrazione di clip audio dedicate allo studio dello spettro sonoro delle fontane per fruire del paesaggio acustico originario.

Perché il modello di Villa d’Este rappresenta una best practice scalabile per la tutela del patrimonio paesaggistico italiano?

Il flusso di lavoro applicato dimostra che la metodologia HBIM supportata da piattaforme cloud (CDE) e rilievi geomatici offre tre vantaggi concreti:

  1. Centralizzazione della conoscenza, racchiudendo in un unico archivio digitale perenne secoli di storia, dati strutturali, schede di degrado e geometrie complesse;
  2. Efficienza gestionale, ottimizzando la manutenzione predittiva del verde e delle infrastrutture idrauliche storiche con riduzione di costi e tempi;
  3. Democratizzazione della cultura, abbassando le barriere d’accesso al patrimonio culturale tramite tour virtuali, Realtà Aumentata e narrazioni multimediali d’avanguardia.

 

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 Michele Pasquale

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