Roma, 2 giugno 2026. Il 2026 in America doveva essere l’anno dei robotaxi. Doveva, perché le flotte di autisti automatici in realtà sono incappate in una serie di incidenti, proteste, retromarce politiche e frenate industriali che hanno rallentato quella che sembrava essere una marcia trionfale. Nonostante le stime per il futuro rimangano entusiaste, la rivoluzione autonoma non sta avvenendo alla velocità che i suoi araldi si aspettavano: la sfida di far coesistere algoritmi e imprevisti creati dall’uomo si sta rivelando più dura del previsto.
L’interno di un robotaxi Waymo, foto generica (Ansa)
Gli incidenti
I sogni di gloria dell’intelligenza artificiale applicata alla guida si stanno scontrando con una dura serie di verbali di polizia e video virali. Come rivelato dal network televisivo WSB-TV, durante il fine settimana della Festa della Mamma, una tranquilla strada senza uscita ad Atlanta è stata letteralmente invasa e intasata da una flotta di veicoli vuoti della Waymo.
Quando i residenti esasperati hanno eretto una barricata per bloccarli, i robotaxi hanno iniziato ad accodarsi, incastrandosi a vicenda in un surreale ingorgo durato circa due ore. Non è andata meglio a due passeggeri della stessa compagnia che, sempre ad Atlanta, si sono ritrovati intrappolati all’interno di un taxi che aveva deciso di “tuffarsi” in una strada completamente allagata durante un temporale. Il Wall Street Journal ricorda che un episodio simile era già costato a Waymo il richiamo di ben 3.800 veicoli, dopo che un’auto si era piantata in una carreggiata sommersa a San Antonio, in Texas, dimostrando l’incapacità del sistema di valutare i pericoli dell’acqua alta ad alte velocità.
Un robotaxi Waymo per le strade di Miami (Ansa)
Le situazioni di emergenza sembrano essere il vero tallone d’Achille degli algoritmi, incapaci di interpretare i casi limite. Le emittenti FOX 7 Austin e CBS News Texas hanno diffuso il video virale di un robotaxi Waymo che, nel bel mezzo dei soccorsi successivi a una drammatica sparatoria di massa ad Austin, si è posizionato di traverso bloccando un’ambulanza a sirene spiegate, risolvendo la situazione solo grazie all’intervento di un poliziotto che è dovuto salire a bordo per spostare il mezzo.
Sempre ad Austin, l’opinione pubblica ha duramente contestato i veicoli per aver ripetutamente sorpassato gli scuolabus fermi che stavano facendo scendere i passeggeri (infrazione che viene sanzionata con il ritiro della patente se alla guida c’è un umano), mentre a San Francisco un blackout generale ha letteralmente congelato in mezzo al traffico decine di auto, incapaci di decifrare i semafori spenti. I problemi non risparmiano la concorrenza: Zoox (la sussidiaria di Amazon) ha dovuto richiamare oltre 330 vetture su ordine della Nhtsa, secondo quanto riportato da PCMag e Cybernews, dopo che i suoi sistemi avevano eseguito svolte a destra troppo ampie a ridosso degli incroci, finendo per invadere la corsia opposta e fermarsi davanti al traffico contromano. Persino Elon Musk ha ammesso pubblicamente che le sue Tesla dotate di software Full Self-Driving (guida autonoma completa) possono girare a vuoto all’infinito per una serie di strade, se confuse dai cantieri. L’evento più critico è stato documentato da Gizmodo, che ha riportato l’investimento di un bambino nei pressi di una scuola elementare a Santa Monica da parte di una Waymo, un caso sul quale l’Ntsb (il consiglio nazionale per la sicurezza dei trasporti) ha aperto un’indagine formale per esaminare la condotta di queste intelligenze artificiali nelle aree sensibili.
La frenata politica
Di fronte a questa escalation di intoppi urbani, la politica e le amministrazioni locali hanno deciso di revocare la fiducia incondizionata concessa finora. La governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, compiendo una clamorosa inversione a U rispetto ai suoi piani iniziali di liberalizzazione commerciale, ha bloccato il rinnovo dei permessi operativi di Waymo. Sul fronte opposto del Paese, il consiglio comunale di Boston ha avviato un dibattito serrato per introdurre pesanti restrizioni alla circolazione dei mezzi autonomi, sostenuto apertamente dai sindacati dei trasporti preoccupati per l’impatto occupazionale sui conducenti tradizionali. Le proteste hanno infiammato anche le strade di Seattle, dove i cittadini hanno manifestato attivamente contro i disagi provocati dai test tecnologici. Questa ondata di diffidenza istituzionale è culminata nelle dichiarazioni del supervisore municipale di San Francisco, Bilal Mahmood, il quale ha ricordato pubblicamente che, sebbene queste auto sembrino il miracolo tecnologico delle carrozze di Cenerentola, la realtà quotidiana “sta dimostrando che basta un imprevisto per farle trasformare improvvisamente in zucche”.
I numeri dell’industria
Nonostante la brusca battuta d’arresto sul piano dell’accettazione pubblica, l’aspetto puramente finanziario e strategico del settore continua a muoversi su cifre astronomiche. Una recente analisi di Morgan Stanley stima che entro il 2032 i servizi di trasporto autonomo arriveranno a conquistare circa il 30% dell’intero mercato del ridesharing negli Stati Uniti. Al momento, la quota di mercato principale resta saldamente nelle mani di Waymo, attiva in 11 metropoli americane e già pronta a lanciare il servizio in altre 19 città grazie all’introduzione di Ojai, un nuovo modello di vettura progettato per garantire standard di sicurezza superiori. Tuttavia, analizzando i dati ufficiali di immatricolazione dei vari Stati, come ha fatto il Wall Street Journal, emerge un enorme divario tra i proclami dei leader industriali e la reale capillarità sul territorio. Nei registri della motorizzazione del Texas, ad esempio, Waymo vanta una flotta imponente di ben 577 veicoli operativi, la stragrande maggioranza dei quali concentrata ad Austin. Di contro, Tesla si muove ancora con estrema cautela: nonostante i ripetuti annunci di Elon Musk sulla creazione immediata di una rete globale di trasporti automatizzati, l’azienda conta appena 42 robotaxi ufficialmente registrati in tutto il territorio texano.
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