Non sono molti i luoghi che riescono a generare stupore fin dal primo passo quanto il Parco dei Mostri di Bomarzo. Ci troviamo nel Lazio settentrionale, in provincia di Viterbo, e proprio qui, ai piedi del borgo di Bomarzo, la terra si spacca rivelando un universo parallelo fatto di roccia vulcanica e muschio. Il Sacro Bosco (nome ufficiale), rappresenta quasi un unicum mondiale, una deviazione bizzarra rispetto ai canoni ordinati dei giardini rinascimentali italiani.
Da una parte c’è il bosco, con alberi secolari, sentieri ombreggiati e grandi massi di peperino affioranti dal terreno. Dall’altra compaiono figure gigantesche, bocche spalancate, animali fantastici e costruzioni che sembrano nate da un sogno inquieto. La Tuscia viterbese, del resto, è un territorio di origine vulcanica che alterna vallate, boschi e borghi medievali, tanto che da molti studiosi questo angolo è considerato il più antico parco di sculture del mondo moderno.
Fin dall’ingresso ci si rende conto che i riferimenti classici del Rinascimento lasciano spazio a qualcosa di diverso, ovvero a un linguaggio libero, imprevedibile e quasi provocatorio. Più che un giardino, il Sacro Bosco assomiglia a una pagina di pietra disseminata di enigmi.
Breve storia del Sacro Bosco di Bomarzo
La nascita del Parco dei Mostri risale alla metà del ‘500 con ideatore e committente Pier Francesco Orsini, detto Vicino, signore di Bomarzo, nato nel 1523 e protagonista di una delle vicende più affascinanti del Rinascimento italiano. I lavori iniziarono nel 1552 all’interno della tenuta di famiglia.
Vicino Orsini apparteneva a una delle casate più influenti dell’Italia centrale e coltivava interessi letterari, artistici e filosofici. Per dare forma alla sua visione si affidò a personalità di primo piano della cultura rinascimentale. Tra i nomi più spesso associati al progetto figura Pirro Ligorio, architetto, antiquario e studioso che avrebbe completato la Basilica di San Pietro dopo la morte di Michelangelo.
Secondo una tradizione consolidata, il parco venne concepito anche come risposta al dolore provocato dalla scomparsa della moglie Giulia Farnese. Un’iscrizione celebre riassume il senso dell’opera attraverso poche parole destinate a diventare leggendarie: “Sol per sfogare il core”.
Orsini scelse di trasformare il terreno boschivo in un sorprendente teatro simbolico. I massi di peperino già presenti sul posto, infatti, vennero scolpiti direttamente nella roccia. Nacquero in questo modo draghi, orchi, elefanti da guerra, divinità, creature fantastiche e figure tratte dalla tradizione classica.
Alla morte del principe, avvenuta nel 1585, il complesso entrò in una lunga fase di declino. Vegetazione spontanea, incuria e passaggio del tempo finirono per nascondere gran parte delle opere. Secoli dopo, intellettuali e viaggiatori tornarono a interessarsi di questo angolo enigmatico, al punto che durante il ‘900 arrivò la rinascita definitiva grazie agli interventi di recupero promossi dalla famiglia Bettini, proprietaria del parco dal 1960.
Oggi il Sacro Bosco rappresenta uno dei massimi esempi del Manierismo italiano: è un’opera unica, lontanissima dai canoni tradizionali dei giardini rinascimentali.
Cosa vedere al Parco dei Mostri
Visitando il Parco dei Mostri si ha la vibrante sensazione di entrare con il proprio corpo in un racconto disseminato tra alberi, rocce e sentieri. La durata media della scoperta si aggira attorno alle 2 ore, un tempo sufficiente per lasciarsi sorprendere da decine di opere monumentali.
Tra le presenze più celebri c’è senza dubbio l’Orco, autentico simbolo del parco. Si tratta di una gigantesca testa scolpita nella pietra che mostra una bocca spalancata che funge da ambiente visitabile. Sulla sommità compare una frase destinata a restare impressa nella memoria: “Ogni pensiero vola”. Davanti a quella roccia di peperino scolpito risulta facile comprendere il motivo della fama mondiale del Sacro Bosco.
Poco distante c’è il Drago, raffigurato nel pieno di uno scontro con altre creature. Muscoli, artigli e tensione narrativa trasformano il blocco roccioso in una scena dinamica. Altrettanto spettacolare risulta l’Elefante, una delle immagini più sorprendenti dell’intero percorso. La figura sostiene un guerriero e richiama suggestioni esotiche insolite per il contesto italiano del XVI secolo.
Grande curiosità suscita la Casa Pendente: vista dall’esterno sembra una normale abitazione rinascimentale, eppure l’inclinazione dell’edificio altera immediatamente la percezione dello spazio. Una volta entrati, equilibrio e orientamento vengono messi alla prova da un effetto ottico sorprendente.
Tra le tappe principali meritano attenzione anche la Sfinge, il Pegaso, Cerbero, Nettuno, Proserpina, la Ninfa, il Teatro e il Ninfeo. A differenza dei giardini rinascimentali tradizionali, nessuna regola prospettica collega queste opere in una sequenza rigorosa. L’impressione generale ricorda quella di una caccia al tesoro culturale disseminata nel bosco.
Il Tempio rappresenta un caso particolare, perché costituisce l’elemento più vicino all’architettura classica dell’intero complesso viste le sue linee armoniose e l’impostazione regolare, caratteristiche che contrastano con il carattere visionario delle altre installazioni. Iscrizioni incise nella pietra accompagnano il percorso: alcune richiamano Ariosto e Petrarca, altre sembrano costruite appositamente per alimentare dubbi e interpretazioni.
Dove si trova e come arrivare
Il Parco dei Mostri si trova a Bomarzo, in provincia di Viterbo, all’interno della Tuscia laziale. L’area occupa una posizione strategica tra Lazio e Umbria, immersa in un paesaggio caratterizzato da colline, boschi e antichi insediamenti. L’indirizzo preciso per raggiungerlo è Località Giardino, 01020 Bomarzo.
Per chi viaggia in automobile, il collegamento più rapido passa attraverso l’Autostrada A1. Provenendo da sud risulta comoda l’uscita di Attigliano, distante appena 4 chilometri. Da nord si può utilizzare l’uscita di Orte seguendo poi le indicazioni per Bomarzo. Chi arriva da Viterbo può percorrere la superstrada Viterbo-Orte e utilizzare l’uscita dedicata. Roma dista circa 105 chilometri, Viterbo 21, Orvieto 41 e Terni 50: una collocazione che lo rende il top anche per una gita giornaliera.
In treno il riferimento principale è invece la stazione di Orte Scalo, da dove si raggiunge Bomarzo tramite collegamenti locali oppure servizio taxi. Appena oltre l’ingresso, tra alberi, ombre e figure scolpite, l’emozione che si avverte è quella di aver oltrepassato una soglia invisibile.
Il Sacro Bosco continua a custodire il suo mistero da quasi 500 anni e forse nessuno riuscirà mai a interpretarlo completamente. Oppure, il suo segreto consiste proprio in questo: lasciare spazio alla meraviglia.
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