Opportunità, ma anche un dovere per rimediare agli effetti delle mille varianti al Prg ai cantieri di diversa tipologia che hanno alterato, danneggiato,”forzato’’ qua e là l’immagine di Matera che ha visto via via erodere spazi verdi alla sostenibilità e all’inclusione. Marino Trizio per Città Plurale, con una nota inviata al sindaco, e agli assessori comunali all’ambiente e all’urbanistica, chiede che si applichi il Pnr – Piano Nazionale di Ripristino della natura – Un’occasione storica per attuare la Costituzione e cambiare i processi di Pianificazione e gli strumenti Urbanistici. Solo una parte dei Comuni del BelPaese si è messo a lavorare sul tema. Altri come Matera devono ancora farlo. Gli esempi virtuosi ed efficaci non mancano. In Austria, poi, sono di parecchio avanti e hanno scadenze “stringenti’’ che danno grande considerazione alla natura.In Italia siamo alle prese con il Pnrr con tanto cemento in cantiere. Si dovrà passare al Pnr, una ‘’R’’ in meno come resilienza…
Marino Trizio
29/5/2026
Al Sig. Sindaco del Comune di Matera
Ing. Antonio Nicoletti
Matera
All’Assessore All’Ambiente, Parchi e Igiene Urbana
Sig. Rocco Michele Buccico
Matera
All’Assessore all’Urbanistica
Ing. Giuseppe Sicolo
Matera
Il Pnr – Piano Nazionale di Ripristino della natura – Un’occasione storica per attuare la Costituzione e cambiare i processi di Pianificazione e gli strumenti Urbanistici.
Mai, nella storia della Repubblica, si è visto uno strumento a favore di ambiente, natura e suolo di questa portata. I Comuni obbligati ad applicare il Pnr ad oggi sono “solo” 2.761 su oltre 7.800. Ma qualsiasi amministrazione può aderire. L’urbanistica del togliere asfalto e cemento ha finalmente un riconoscimento e può diventare il nuovo corso per il governo del territorio. È il momento di una grande campagna per la vera rigenerazione ecologica.
Un Piano che si aspettava da oltre 25/30 anni. Il Piano nazionale di ripristino della natura, il Pnr ora è realtà. Vanno ricordate tutte le azioni e gli sforzi dei movimenti di cittadinanza attiva per far approvare il Regolamento europeo per il ripristino della natura (1991/2024). Il Regolamento fu approvato con un voto di scarto, grazie alla disobbedienza civile e all’impegno politico di Leonore Gewessler, ministra dell’Ambiente austriaca che, all’articolo 8 riguardante gli ecosistemi urbani, impone ai Comuni, a partire dall’agosto 2024 fino al 31 dicembre 2030, “il divieto assoluto di ridurre di un solo centimetro quadrato le aree verdi e la proiezione a terra della chioma degli alberi se non avviando delle azioni di ripristino che consistono – in azioni di depavimentazione e rinaturazione”. Inoltre dal primo gennaio 2031 si dovrà addirittura aumentare la dotazione di verde e alberature applicando senza deroghe il ripristino della natura. La depavimentazione prevista dal Pnr è quella corretta, ecologicamente parlando. Non solo nuovi impianti arborei ma scorticamento di aree pavimentate, rigenerazione di suolo (senza importarlo da altre aree) e avvio di coperture vegetali (erbacee, arbustive e arboree).
L’urbanistica del togliere asfalto e cemento ha finalmente con il Pnr un riconoscimento e può e deve diventare il nuovo corso per il governo del territorio da oggi in poi. Mai, nella storia della Repubblica italiana, si è visto uno strumento a favore di ambiente, natura e suolo di questa portata e importanza.
Il Pnr rappresenta la grande occasione per attuare, finalmente e in modo veritiero, l’articolo 9 della Costituzione, nonché l’articolo 117 che prevede la tutela degli ecosistemi. Il Pnr rappresenta la più grande scommessa per vincere, per fermare il degrado climatico. Inoltre grazie al Piano nazionale di ripristino della natura si avranno nuovi posti di lavoro, nuove professionalità e l’Italia potrà diventare quel laboratorio di rigenerazione ecologica che si auspica da anni. La sua applicazione dipenderà dall’impegno di cittadini, comitati e associazioni che dovranno vigilare sui sindaci e sui politici. Più voci si leveranno a sostegno dell’applicazione del Pnr, più questo strumento avrà forza e valore per contrastare chi tenterà di frapporre ostacoli alla sua applicazione. Per questo occorre far sentire sia al ministero dell’Ambiente (Mase) e sia all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) il sostegno di tutti noi. Come potrete leggere sul sito dell’Ispra, per raggiungere gli obiettivi del Regolamento sul ripristino della natura (1991/2024), il Pnr ha previsto “un insieme di azioni, dette ‘misure’, che l’Italia, come gli altri Stati membri, si impegna a realizzare per ripristinare gli ecosistemi terrestri, costieri, d’acqua dolce, marini, urbani, agricoli, forestali che risultano degradati nonché per invertire il declino delle popolazioni di impollinatori e migliorarne la diversità e ripristinare la connettività fluviale e le funzioni naturali delle pianure alluvionali. Questo insieme di misure è accompagnato da parti ‘satellite’ non meno importanti delle misure stesse: la descrizione della strategia scelta dall’Italia per individuare le misure più adatte al ripristino; una panoramica sugli impatti e i benefici socioeconomici del piano; un’analisi qualitativa delle relazioni fra il ripristino, i cambiamenti climatici e il degrado del suolo; la stima delle esigenze di finanziamento; la descrizione di come si valuterà l’efficacia delle misure”.
Il traguardo a cui bisogna giungere assieme all’Europa, deve consistere nel ripristinare almeno il 20% delle zone terrestri e almeno il 20% delle zone marine entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitino di ripristino entro il 2050. Va rimarcato con forza che mai prima d’ora abbiamo si è avuto una opportunità del genere. Secondo i criteri europei, sono “solo” 2.761 i Comuni italiani (su un totale di oltre 7.800) obbligati ad applicare il Pnr. Ma il Piano prevede la possibilità per qualunque Comune di aderire con un meccanismo volontario. Per cui si sollecitano tutti i Comuni che non sono in elenco a deliberare già da ora la loro adesione volontaria al Pnr (lo si può fare al seguente link: https://partecipa.gov.it/processes/ConsultazionePianoRipristino), Pertanto sollecitiamo il comune di Matera ad aderire.
Se si vogliono fermare le innumerevoli norme che continuano a consentire il consumo di suolo con conseguente riduzione delle aree verdi, se si vuole invertire la tendenza, si può farlo aderendo al Pnr inviando, una manifestazione di approvazione e interesse al ministero dell’Ambiente e all’Ispra attraverso la piattaforma. L’obiettivo è riuscire a portare in Europa una lista di Comuni aderenti di gran lunga più ampia dell’attuale. Lo si deve al suolo, agli ecosistemi, al clima, alle giovani generazioni, alla salute e al benessere sociale. Il Mase, con il supporto tecnico dell’Ispra, ha pubblicato il 23 aprile scorso il Pnr e ha avviato formalmente la consultazione pubblica a cui possono aderire i Comuni, le associazioni, i comitati, i cittadini: chiunque voglia intervenire per sostenere l’applicazione del Pnr, ritenendolo uno strumento fondamentale per il ripristino della natura. La consultazione sarà aperta fino al 9 giugno, dopodiché si lavorerà sulle richieste pervenute per arrivare ad approvare il Pnr entro l’inizio di settembre, come richiesto dall’Europa. E’ un obiettivo importante per evitare deroghe e proroghe inopportune. A tutti i Comuni va ricordato che i loro piani urbanistici dovranno essere coerenti con il Piano e il Regolamento europeo per il ripristino della natura, a prescindere dalle norme urbanistiche regionali, perché i regolamenti europei, come il 2024/1991, sono atti legislativi vincolanti, direttamente applicabili ed esecutivi, con efficacia immediata e portata generale, finalizzati anche a garantire l’uniformità del diritto nell’Unione, non richiedendo atti di recepimento nazionale. Pertanto, il Regolamento 2024/1991 introduce obiettivi giuridicamente vincolanti, creando obblighi che prevalgono sulle disposizioni nazionali, incluse le norme urbanistiche locali, anche in assenza di adeguamento degli strumenti urbanistici.
Siccome il regolamento è vigente da agosto 2024 tutte le trasformazioni del suolo già autorizzate e fatte su aree verdi dovranno essere ribilanciate attraverso azioni di depavimentazione e ripristino ecologico di suolo e vegetazione. I Comuni pertanto devono attenersi al principio di precauzione secondo il quale sospendere le autorizzazioni edilizie, leggere il Pnr così da riprogettare adeguatamente quanto hanno in corso di approvazione.
Infine l’Articolo 8 del Regolamento UE sul ripristino della natura (che informa il Piano Nazionale di Ripristino, PNR) si concentra sul ripristino degli ecosistemi urbani. Entro il 31 dicembre 2030, gli Stati membri devono garantire che non vi sia una perdita netta della superficie totale degli spazi verdi urbani e della copertura arborea rispetto al 2024.
Punti chiave dell’Articolo 8 (Ripristino degli ecosistemi urbani):
– Obiettivo 2030: Assicurare nessuna perdita netta di spazi verdi urbani e copertura arborea in aree urbane e agglomerati rispetto ai livelli del 2024.
– Aumento degli spazi verdi: Il regolamento impone un incremento vincolante della presenza di alberi e aree verdi, definendo indicatori e scadenze chiare.
– Gli Stati membri possono escludere le zone di ecosistemi urbani in cui la quota di spazi verdi supera il 45% e la copertura arborea supera il 10%.
– Il piano mira a un aumento netto della copertura arborea urbana, fissando obiettivi incrementali per gli anni successivi (2040, 2050).
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Franco Martina
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