Parigi, 30 maggio 2026 – È morto Edgar Morin, il grande filosofo, antropologo e sociologo francese, aveva 104 anni. Considerato uno dei più grandi e prestigiosi intellettuali contemporanei, iniziatore del “pensiero complesso”, famoso per l’approccio transdisciplinare con il quale ha trattato un’ampia gamma di argomenti, tra cui l’epistemologia. Si è spento ieri sera alla vigilia dei suoi 105 anni a Parigi (Edgar Morin, pseudonimo di Edgar Nahoum è nato a Parigi l’8 luglio 1921).
Morin, uno degli ultimi giganti della cultura contemporanea, è stato presidente dell’Associazione per il Pensiero Complesso, con sede nella capitale francese, e presidente dell’Agenzia europea per la Cultura, inoltre era professore onorario dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales, dove dal 1977 è stato direttore di studi.
Nato in una famiglia ebrea sefardita originaria di Livorno nel ‘21, perse la madre all’età di 10 anni. Si iscrisse nel 1939 alla Sorbona dove frequentò i corsi di storia, geografia, giurisprudenza e filosofia, studi interrotti con la guerra. Infatti, in seguito a frequentazioni di ambienti vicini ai repubblicani della guerra civile spagnola, nel 1941 non esitò ad unirsi alla resistenza francese, dove conobbe Francois Mitterand e assunse il nome di battaglia di Morin.
Dopo la guerra, a Tolosa, dove si era trasferito nel ‘40, nel 1942 completò gli studi universitari all’Università della città conseguendo la doppia laurea in Storia e geografia e Giurisprudenza (Poi conseguì negli anni un dottorato in Sociologia presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales (EHESS) di Parigi e nella sua lunga carriera accademica svariate lauree honoris causa in tutto il mondo e anche in Italia).
Nel ‘45 fu capo dell’ufficio della propaganda presso il governo militare francese in Germania e tornato a Parigi nel ‘47, divenne redattore capo di un quotidiano locale, Le Patriote Résistant, e nel 1950 entrò al Cnrs di Parigi (Centre national de la recherche scientifique), dove ha condotto e diretto per oltre trent’anni, dal 1950 al 1989 (emerito dal 2002), studi e ricerche sul divismo, i giovani e la cultura di massa.
Dopo quasi dieci anni di militanza nel Partito comunista francese nel 1951 ne fu espulso per un articolo sui processi stalinisti, come raccontò nel libro “Autocritica. Una domanda sul comunismo” (Edizioni Il Mulino, 1962).
Papa Francesco con Edgar Morin
Nella sua monumentale opera in sei volumi “Il Metodo” (Feltrinelli, 1983; 6 volumi, Raffaello Cortina, 2001- 2008), pietra miliare della teoria della complessità, Morin indica la necessità di una nuova conoscenza interdisciplinare che superi la separazione dei saperi presente nella nostra epoca e che sia capace di educare ad un pensiero della complessità.
Le ricerche di Morin hanno toccato problemi di pertinenza del mondo dei media, della biologia e delle scienze naturali, della società e della vita politica del Novecento. Con la sua produzione eterogenea e vasta ha delineato una “sociologia della cultura” orientata, in una prima fase, nella direzione della cultura di massa e dagli anni Settanta, nella direzione di problematiche metodologiche ed epistemologiche.
Secondo Morin l’”umanità dell’uomo” è caratterizzata, oltre che dalla complessità biologica, dalla complessità della “situazione umana”, perennemente oscillante tra ordine e disordine. Un dualismo che obbliga, a parere di Morin, a non interrompere la riorganizzazione dell’esperienza e delle conoscenze umane. L’antropologia sociale contemporanea è il punto che unisce i molteplici interessi di Morin sia nella sociologia delle comunicazioni di massa (“Il cinema o dell’immaginario”, Silva, 1962; “I divi”, Mondadori, 1963; “L’industria culturale. Saggio sulla cultura di massa”, Il Mulino, 1963), sia quando ispeziona i fondamenti del sapere (“Il metodo – Ordine, disordine, organizzazione”, Feltrinelli, 1983; “La vita della vita”, Feltrinelli, 1987; “La conoscenza della conoscenza”, Feltrinelli, 1989).
Altre opere di Morin: “Il paradigma perduto: che cos’è la natura umana?” (Bompiani, 1974); “Per uscire dal ventesimo secolo” (Lubrina, 1989); “Scienza con coscienza” (Franco Angeli, 1984); “Il rosa e il nero” (Spirali, 1984); “Sociologia della sociologia” (Edizioni Lavoro, 1985); “Sociologia del presente” (Edizioni Lavoro, 1987); Turbare il futuro. Un nuovo inizio per la civiltà planetaria” (Moretti & Vitali, 1990); “Ripensare l’Europa” (Laicata, 1992″; “Introduzione al pensiero complesso. Gli strumenti per affrontare la sfida della complessità” (Sperling & Kupper, 1993); “Le idee” (Feltrinelli, 1993). Meltemi ha pubblicato “I fratricidi” (1997), “I miei demoni” (1999), “Introduzione a una politica dell’uomo” (2000), “L’uomo e la morte” (2002) e “Lo spirito del tempo”(2017). Nel 2019 il filosofo ha pubblicato il testo autobiografico “I ricordi mi vengono incontro” (Raffaello Cortina, 2020).
Autore di oltre quaranta opere, ecco cinque dei suoi grandi titoli:
“Autocritica” (1951) – Morin, che aderi’ al Partito comunista francese nel 1941, a 20 anni, in piena Seconda guerra mondiale, se ne allontanò a partire dal 1949. Ne fu escluso due anni più tardi per avere scritto sul giornale France-Observateur, denunciato dal Pcf come filoamericano. “Fu come un dolore infantile, enorme e brevissimo”, disse. Scrisse allora questo saggio, in cui denunciava la forza dell’indottrinamento e invitava a una permanente autocritica politica.
“La voce di Orleans” (1969) – Con un gruppo di ricercatori, Morin si dedica a un’esplorazione sociologica della propagazione della diceria che fece agitare Orleans nel maggio 1969. Si raccontava che ragazze che utilizzavano i camerini di negozianti ebrei sarebbero state drogate, rapite attraverso i sotterranei della città e avviate alla prostituzione nell’ambito di una presunta tratta delle bianche.
“Il paradigma perduto: la natura umana” (1973) – Un saggio che nasce dalle sue riflessioni pluridisciplinari sui legami tra biologia e antropologia. Morin propone di uscire dal dibattito natura/cultura. Ai suoi occhi, e’ necessario collocare l’uomo e la società nell’ordine del vivente senza cedere al riduzionismo biologico.
“Il Metodo” (1977-2004) – E’ l’opera maggiore di Edgar Morin, da lui definita enciclopedica. Fondativa del suo pensiero, scritta nell’arco di trent’anni e articolata in sei volumi, espone la sua teoria della complessità e la necessità di un metodo capace di collegare le conoscenze in un insieme più ampio.
“Vidal e i suoi” (1989) – Edgar Morin, figlio di ebrei originari di Salonicco, si concentra sulla storia della propria famiglia, in particolare su quella del padre, Vidal Nahoum: l’esilio, l’arrivo a Marsiglia durante la Prima guerra mondiale e la naturalizzazione.
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