Sulla costa meridionale del Mar Nero si estende la foresta di Strandzha che custodisce un luogo che sembra appartenere a un tempo remoto anche quando lo si raggiunge. Il sentiero entra tra gli alberi e conduce verso una distesa di enormi massi dalle forme insolite, modellati dalla natura e poi adattati dall’uomo a una funzione sacra. È Beglik Tash, il più antico e uno dei maggiori santuari megalitici traci dell’area orientale della Bulgaria.
Le superfici delle rocce sono tondeggianti e ricordano enormi blocchi posati uno accanto all’altro. Eppure è solo un’impressione, perché la loro origine è naturale. Sono, infatti, grandi pietre di origine vulcanica plasmate anche attraverso un processo di alterazione noto per le forme arrotondate. I Traci seppero sfruttare questa conformazione, intervenendo soltanto in alcuni punti con incisioni, cavità, canalette e altri segni rituali.
Il complesso si trova sulla terrazza più alta del promontorio di Beglik Tash, a 128 metri sul livello del mare, all’interno dell’area forestale protetta di Beglik Tash-Ropotamo. Le rocce, oltre a formare un paesaggio suggestivo, compongono un vero spazio cerimoniale legato alla fertilità, alla Madre Dea, al culto orfico e alla figura dell’Eroe.
Breve storia e leggende di Beglik Tash
Per lungo tempo questo patrimonio della Bulgaria rimase fuori dagli studi archeologici. La zona faceva infatti parte della riserva di caccia di Todor Zhivkov, capo dello Stato comunista bulgaro dal 1954 al 1989. Le indagini archeologiche iniziarono soltanto nei primi anni 2000 e la scoperta fu resa nota nel 2002-2003.
Le ricerche hanno portato alla luce frammenti di ceramica, utensili in pietra, armi, selci e monete romane. Gli elementi raccolti indicano un’attività rituale già nella seconda metà del II millennio a.C., con una datazione proposta intorno al XVI secolo a.C. Il santuario rimase frequentato per molti secoli, fino ai primi decenni del IV secolo d.C., quando la diffusione del cristianesimo nell’Impero Romano contribuì al suo abbandono.
Le strutture successive hanno lasciato poche tracce e l’assenza di costruzioni posteriori ha favorito la conservazione delle grandi formazioni rocciose e dei loro interventi rituali. Al centro della simbologia compare il matrimonio sacro tra la Madre Dea e il Dio Sole, un’unione dalla quale sarebbe nato l’Eroe. Questa concezione trova espressione in diversi elementi del complesso, trasformando le rocce in una sorta di racconto liturgico scolpito nella natura.
Il cosiddetto letto matrimoniale è formato da una grande pietra adagiata secondo l’asse est-ovest. Accanto si trovano due rocce sacrificali dotate di vasche profonde e canalette al cui interno potevano essere versati liquidi rituali quali acqua piovana, vino, latte e olio d’oliva. Ancora più suggestivo è l’Apostol Tash, una gigantesca pietra appoggiata soltanto su due punti. Sotto il masso si apre una fenditura che, secondo l’interpretazione simbolica legata al culto, viene attraversata dal raggio di sole nascente durante il solstizio d’estate, rappresentando la fecondazione della Madre Dea da parte del Dio Sole.
Una grande formazione dolmenica rappresentava invece la caverna sacra, associata al grembo della divinità femminile e alla discesa dell’Eroe nell’oltretomba. Il santuario protegge poi una sorta di orologio astronomico formato da 16 lastre di pietra circolari. La loro disposizione viene interpretata in relazione al calendario antico e ai cicli solari. Accanto si trova il Labirinto, un passaggio stretto tra le rocce legato a una prova rituale per i giovani.
Una tradizione locale collega inoltre Beglik Tash al nestinarstvo, l’antico rito bulgaro della danza sul fuoco, sopravvissuto fino all’epoca moderna attraverso una rilettura cristiana. Secondo le testimonianze riportate nelle fonti locali, fino agli anni ’50 alcune donne chiamate nestinarki avrebbero danzato sui carboni ardenti proprio nella zona del santuario.
La visita tra altari, pietre sacre e simboli solari
L’accesso al complesso avviene dal settore sud-occidentale e l’ultimo tratto attraversa la foresta, preparando gradualmente all’arrivo sulla piattaforma megalitica. Il cuore del santuario occupa una piattaforma leggermente rialzata e qui le principali formazioni sono disposte attorno a uno spazio centrale con diametro di circa 56 metri. Alcuni massi conservano la propria forma naturale, altri presentano segni realizzati dall’uomo.
Tra le prime strutture da osservare c’è il letto matrimoniale, affiancato dalle pietre sacrificali. Le vasche e le canalette scolpite sulla superficie permettono di intuire la funzione attribuita all’acqua e agli altri liquidi durante le cerimonie. Poco distante compare il trono di pietra, associato alla figura del sacerdote. Intorno sono visibili scanalature e solchi che confluiscono in una grande struttura rettangolare, definita sharapana, che indica una vasca o area destinata alla raccolta dei liquidi rituali.
Sul lato orientale si trovano 3 grandi pietre tondeggianti: una conserva sulla sommità il cosiddetto passo divino, un’incisione lunga circa 0,6 metri e larga 0,34 metri, simile all’impronta di un piede; un’altra incisione dello stesso tipo compare nella parte meridionale. Secondo l’interpretazione archeologica, questi segni delimitavano la zona più interna e sacra del complesso, riservata agli iniziati.
L’orologio astronomico merita un’attenzione particolare perché la disposizione dei blocchi e il rapporto con il percorso del sole hanno alimentato il paragone, pur con le dovute cautele, con siti megalitici più celebri dell’Europa occidentale. Il Labirinto offre invece una percezione molto più fisica del santuario. Il passaggio tra le rocce è stretto e costringe il visitatore a seguire un itinerario preciso. Le tradizioni interpretative lo associano alle prove affrontate dai giovani, con una competizione destinata a individuare chi avrebbe potuto assumere il ruolo sacerdotale.
La grande caverna sacra completa il percorso simbolico. La formazione rocciosa rappresentava il grembo della Madre Dea e il passaggio dell’Eroe verso il mondo sotterraneo. Intorno, il paesaggio forestale mantiene un carattere selvaggio che aiuta a comprendere il rapporto stretto tra culto e ambiente naturale.
La visita del santuario richiede circa 40 minuti, anche se il tempo può aumentare dedicandosi alle formazioni rocciose e ai dettagli incisi sulle superfici. In alcuni periodi dell’anno sono disponibili guide in bulgaro, russo e inglese.
Dove si trova e come arrivare
Beglik Tash si trova circa 3,5 km a nord di Primorsko, presso il margine del parco naturale di Ropotamo e a est della foce del fiume Ropotamo. Primorsko rappresenta il riferimento più pratico per organizzare la visita e mette a disposizione alberghi, alloggi, ristoranti e un centro di informazioni turistiche.
Dal centro abitato si raggiunge la zona della spiaggia settentrionale e si prosegue verso la residenza Perla. La strada asfaltata attraversa la foresta per circa 3 km, fino a un’uscita segnalata con il cartello Бегликташ e una barriera. Da questo punto inizia il tratto più selvaggio: la strada sterrata prosegue per circa 1,4 km fino al santuario. Il percorso può essere affrontato a piedi, in bicicletta o con un veicolo adatto al fondo stradale. Gli ultimi 500-600 metri vengono percorsi lungo un sentiero forestale predisposto per l’accesso al complesso.
Raggiunta la radura, le grandi rocce appaiono finalmente nella loro interezza. Dopo il silenzio degli alberi, la piattaforma megalitica sembra quasi una scena preparata per un rito antico. Il mare è vicino, anche se resta nascosto dalla vegetazione, e salendo su alcune rocce si possono raggiungere punti panoramici rivolti verso il Mar Nero, particolarmente suggestivi al tramonto.
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