Roma, 25 luglio 2026 – Prima vittoria degli “scarafaggi” e per l’India potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione sociale. Oggi Dharmendra Pradhan, il ministro dell’Istruzione indiano e uno degli uomini più fedeli del premier Narendra Modi, si è dimesso dal suo incarico di governo, una resa che arriva dopo una settimana di proteste di massa in piazza. A piegarlo non è stato un partito d’opposizione, né una rivolta sindacale, ma un movimento nato pochi mesi fa da una battuta satirica, e che si fa chiamare il Cockroach Janta Party (Cjp), il “Partito popolare degli scarafaggi”. Una novità assoluta nel panorama indiano ma capace, per la prima volta in 12 anni di governo nazionalista e tradizionalista indù, di dare uno scossone all’immagine di uomo forte di Modi. E un primo forte segnale di attivismo delle generazioni più giovani che non può essere sottovaluto nel Paese più popoloso del mondo dove quasi la metà dei suoi quasi 1,5 miliardi di abitanti ha meno di 25 anni.
Il nome, lo slogan e il profilo Instagram
La vicenda del Cjp è cominciata a maggio, quando un giudice della Corte Suprema indiana ha definito “cockroach” (scarafaggi) i giovani disoccupati del Paese, in un commento che voleva essere una critica alla presunta pigrizia delle nuove generazioni. Qualcosa che in Italia potrebbe ricordare l’infelice battuta sui “bamboccioni” di qualche anno fa, ma che in India è stata presa come una sfida, uno stimolo a ribellarsi a un rigida gerarchia di istituzioni e poteri. La reazione è appunto il Cockroach Janta Party, fondato da Abhijeet Dipke, trentenne esperto di comunicazione politica che da due anni vive a Boston, e nato sui canali online come satira contro l’establishment. Ma i post e i commenti del finto “partito degli scarafaggi” hanno intercettato un malessere molto reale degli indiani, alle prese con disoccupazione giovanile, sfiducia nel sistema scolastico e la sensazione di non avere alcuna voce nella politica nazionale. E in pochi giorni il Cjp ha raggiunto i 21 milioni di follower su Instagram, diventando uno dei fenomeni digitali più rapidi e ampi della politica indiana.
Lo slogan che meglio racconta lo spirito del Cjp arriva da un video generato con l’intelligenza artificiale, diventato virale con milioni di visualizzazioni, in cui gli scarafaggi, si legge nel messaggio, sono creature che “in un sistema che assomiglia a una fogna imparano a sopravvivere”. Altri post e messaggi si sono diffusi nel web seguendo un modo di comunicare che mescola ironia e rabbia sociale, e che rifiuta le forme tradizionali della politica indiana per usare il linguaggio dei social, dei meme e dell’autoironia delle giovani generazioni.
Lo scandalo del test di medicina
Alla base del successo immediato del movimento, oltre a una comunicazione efficace, c’è uno scandalo che ha avuto una profonda risonanza perché riguarda il selettivo, e spesso corrotto, sistema di accesso all’università, il traguardo formativo a cui milioni di indiani guardano per avere un riscatto sociale. A inizio maggio oltre 2 milioni di studenti hanno partecipato all’esame nazionale di ammissione alle facoltà di medicina, una prova durissima da cui passa meno del 5% dei partecipanti. Ma pochi giorni dopo il test, è emerso che alcune domande erano già conosciute dagli studenti che avevano frequentato alcuni centri privati di preparazione all’esame nazionale. Tutto è stato annullato e ripetuto il 21 giugno, ma ormai il sospetto di irregolarità e le accuse contro un sistema corrotto non potevano più essere fermate.
Da fenomeno social e movimento reale
Inoltre nei primi giorni di giugno Dipke è rientrato in India e, da fenomeno social, ha reso il Cjp un movimento reale, organizzando una mobilitazione di piazza con base al Jantar Mantar, lo storico osservatorio astronomico di Nuova Delhi, diventato negli ultimi decenni un luogo simbolo delle proteste nella capitale. Migliaia di persone hanno partecipato alle manifestazioni del Cjp con la richiesta di dimissioni del ministro dell’Istruzione e una riforma radicale del sistema scolastico e di accesso all’università.
La protesta è cresciuta nelle settimane e ha raggiunto uno dei momenti di maggiore tensione quando il celebre attivista ambientalista Sonam Wangchuk si è unito il 28 giugno alla protesta degli “scarafaggi” avviando al Jantar Mantar uno sciopero della fame. A metà luglio è intervenuta la polizia per interrompere la protesta e l’attivista è stato prelevato con la forza per essere trasferito in ospedale per essere sottoposto ad alimentazione forzata. Sono seguite manifestazioni in piazza e il 20 luglio migliaia di giovani indiani hanno marciato verso il Parlamento. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni e manganelli per impedire che raggiungessero l’edificio, mentre secondo testimoni, tra cui gli inviati della Bbc, durante la protesta è stato bloccato l’accesso a internet. Il bilancio ufficiale ha parlato di 178 feriti, di cui 118 tra le forze dell’ordine, mentre per gli organizzatori del Cjp i manifestanti feristi sono stati molti di più. Un responsabile del movimento, Ashutosh Ranka, ha definito il 20 luglio “un giorno vergognoso nella storia della democrazia indiana”, raccontando di studenti pacifici “brutalmente picchiati dalla polizia di Delhi”. Nello stesso pomeriggio della marcia verso il Parlamento si è anche aperto un primo canale di dialogo tra due portavoce del Cjp e un rappresentante del governo, il ministro della Sanità Jagat Prakash Nadda, a cui è stata consegnata una lettera con le richieste del movimento.
I portavoce degli ‘scarafaggi’ Ashutosh Ranka e Saurav Das a colloquio con i ministri Jitendra Singh e JP Nadda (Ansa)
La svolta e le dimissioni del ministro
Fino a quel momento la strategia del governo Modi era stata quella di minimizzare e lo stesso ministro dell’Istruzione Pradhan aveva liquidato i manifestanti come “terroristi di serie B”, mentre il premier si era limitato a promettere una giustizia più rapida sui casi di irregolarità nel sistema d’accesso all’università. Un basso profilo mantenuto fino a oggi, quando l’annuncio delle dimissioni di Pradhan ha segnato una rottura politica reale del governo Modi e una vittoria per gli “scarafaggi” dopo settimane di sit-in dilagati anche nelle altre grandi città di Calcutta e Mumbai. Resta da capire se il Cockroach Janta Party riuscirà a trasformare questo primo risultato in un cambiamento strutturale del sistema educativo indiano, o se si esaurirà come tanti movimenti nati in modo occasionale. Ma in un Paese dove la metà della popolazione fa parte di quella generazione stanca di un sistema sociale percepito come ingiusto, corrotto e bloccato da chi sta più in alto, proprio gli “scarafaggi” potrebbero essere quelli in grado di emergere alla luce e ribaltare tutto.
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