Si è svolto nella suggestiva cornice dell’Episcopio di Fermo un intenso e partecipato momento di condivisione che ha visto protagonisti i giovani della nostra diocesi di ritorno dal pellegrinaggio a Lourdes. A guidare l’incontro e a raccogliere le profonde risonanze emotive e spirituali dei partecipanti è stato l’Arcivescovo di Fermo, Monsignor Rocco Pennacchio, che ricopre anche l’importante incarico di Assistente Ecclesiastico Nazionale dell’Unitalsi.
Monsignor Pennacchio ha voluto che il cuore dell’evento fosse interamente dedicato all’ascolto dei ragazzi. Ha dialogato a lungo con loro stimolando il racconto delle motivazioni profonde che li hanno spinti a partire, distinguendo tra chi si affacciava a questa esperienza per la primissima volta e chi, invece, ha scelto di ritornare ai piedi della grotta di Massabielle.
Durante l’incontro, l’Arcivescovo ha consegnato ai giovani e a tutta la comunità un messaggio di straordinaria forza pastorale e umana: da Lourdes non si ritorna mai uguali a come si è partiti. Il pellegrinaggio, vissuto a stretto contatto con la sofferenza e la speranza, non è un semplice viaggio devozionale, ma un cammino di radicale trasformazione interiore.
L’esperienza vissuta a Lourdes – ha sottolineato Monsignor Pennacchio – scardina l’indifferenza del quotidiano, poiché insegna a vedere finalmente “nell’altro l’uomo”. L’altro non è più un estraneo o un semplice assistito, ma un fratello in cui riconoscere la dignità assoluta, la fragilità e il volto stesso di Cristo.”
Grande soddisfazione è stata espressa da Fabiola Casturà, Presidente della Sottosezione Unitalsi di FERMO. La realtà associativa lavora con dedizione sul “Progetto Giovani” già da diversi anni, investendo energie nel coinvolgimento delle nuove generazioni. Questo pellegrinaggio e il successivo incontro in Episcopio hanno rappresentato il compimento di quel lungo percorso, mostrando concretamente i frutti maturi di un cammino di fede e servizio che continua a rigenerarsi.
Le testimonianze dei ragazzi
Le parole dell’Arcivescovo e l’impegno dell’Unitalsi hanno trovato una perfetta eco nei racconti vivi, spontanei e commossi dei giovani della Diocesi:
· Eleonora: «Il pellegrinaggio a Lourdes è arrivato come una chiamata, un invito al quale dentro di te senti di non poter dire di no. Lì ho incontrato tante storie segnate da sofferenze, malattie e difficoltà; mi sono accorto che in quel luogo divino ognuno di noi è uguale all’altro, siamo tutti creature di Dio. In quella grotta mistica e silenziosa la Madonna ti accoglie in un abbraccio materno di Amore e Grazia. Come gruppo di giovani abbiamo donato noi stessi nel servizio, sperimentando la forma più autentica di felicità, sentendoci sempre nel posto e nel momento giusto, appagati nel corpo e nello spirito. Lourdes mi ha permesso di rispondere a una domanda fondamentale: “Perché siamo qui?”. Siamo qui proprio per donarci agli altri; non c’è forma più alta dell’Amore inteso come dono all’altro. I nostri sorrisi, le nostre carezze e parole sono stati per gli ammalati fonte di Grazia Divina. Ognuno di noi è ritornato con il cuore pieno, lo spirito in pace e la forza di poter annunciare al mondo che in quel luogo Dio e la Madonna sono vicini a noi».
· Mattia: «Quest’anno per la prima volta ho vissuto l’esperienza di servizio all’amico pellegrino ammalato. È stata un’esperienza ricca di momenti forti, fisicamente, emotivamente e spiritualmente. Ci si sente di aver ricevuto molto di più di quanto si
è dato: ho ricevuto da ogni amico ammalato una forza vitale, una spinta a essere forti, coraggiosi e fieri di ciò che siamo come giovani e come cristiani. Porto nel cuore un gesto: una sera, alla fine del rosario, insieme a un’altra volontaria, Claudia, abbiamo accompagnato sotto la grotta Simone, un signore con difficoltà motorie e verbali. Ha scelto di toccare la grotta e subito dopo di accarezzare noi, trasmettendoci che insieme ognuno di noi è capace di fare cose impensabili. In un mondo che divide e che esalta la perfezione, Simone ci ha insegnato che ognuno, nelle sue fragilità, può essere il perfetto strumento di Dio. Ripensando alle parole del Vescovo, la Madonna ci ha permesso di riconoscere nell’amico ammalato “l’uomo”, quello che si mostra nelle sue fragilità, l’uomo che pur ammalato fa un servizio al volontario fatto di amore e accoglienza, e ne sono grato».
· Flavia: «Appena sono entrata in quel vagone barellato tutto è cambiato, era come se leggessi i volti delle persone malate che partivano in cerca di speranza. C’era chi non poteva usufruire di nessuno dei sensi, chi viveva su una sedia a rotelle… e noi poi che ci lamentiamo per un litigio familiare. Durante la mia vita forse ho vissuto più momenti di buio che di luce, ma a quanto pare confondevo gli estremi. Ci lamentiamo per il nulla più totale. Quando ero piccola mia nonna mi raccontava la storia di Bernadette, un’umile ragazza che ha visto la luce di Maria Vergine. Allora sfruttavo quella storiella per chiudere gli occhi e sognare ciò che non avevo; oggi da adolescente, se me la racconti, rimango incantata. Lourdes è rimasto il luogo della rinascita e del perdono, anche di quei peccati da cui non riesci a risalire. Sì, il buio nella vita c’è, ma anche il finto buio e la finta luce. Ho capito che non basta semplicemente aprire gli occhi: servono occhi capaci di distinguere il bene dal male e un minimo di coscienza per permettere alla mente di innescare i messaggi nel cuore».
· Serena: «Nel 2024 avevo quindici anni e ho vissuto Lourdes con la leggerezza della prima volta. Quest’anno, a diciassette anni, sono ripartita pensando di sapere cosa mi aspettasse, ma ho scoperto che lo stesso pellegrinaggio cambia completamente se la prima a cambiare sei tu. Ho fatto servizio nell’équipe guidando le carrozzine con la paura di sbagliare, di andare a zig-zag o urtare le caviglie di qualcuno. Eppure i malati si fidavano ciecamente, ed è quella fiducia che mi ha fatto riflettere. Ho capito che ascoltare davvero significa accogliere l’altro nei suoi silenzi, che ti fanno capire quanto le tue paure siano insignificanti. Ho pianto tanto davanti a situazioni difficili che mi facevano sentire impotente, ma anche per la gioia di una carezza. Mi ha segnato la risposta di due sorelle a cui ho chiesto perché fossero lì con la sorellina malata: “Siamo venute perché non siamo mai riuscite ad accettare la sua malattia”. Lì ho capito che non puoi giudicare il cammino di nessuno, perché c’è chi arriva alla grotta solo perché il peso è troppo grande da portare da soli. L’ultima sera, grazie a un momento di condivisione aperto da Don Fabio, ho capito che volevo tornare per la terza volta. A Lourdes non ho trovato tutte le risposte, ma ho trovato domande più vere, e forse questo è il dono più grande».
Un mandato per la comunità diocesana
La ricchezza emersa da questo incontro rappresenta un dono prezioso per tutta la Diocesi di Fermo e un forte segno di speranza per il cammino dell’Unitalsi a livello nazionale. Il mandato lasciato da Monsignor Pennacchio ai ragazzi è ora quello di diventare “testimoni della grotta” nella quotidianità: non disperdere la luce ricevuta a Lourdes e continuare a guardare ogni persona incontrata sul proprio cammino con gli stessi occhi nuovi, colmi di rispetto, empatia e autentica fraternità.
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