L’argomento è di quelli da prendere con le pinze, dopo l’ampio pronunciamento della Corte di Cassazione che posto limiti e non pochi interrogativi (aldilà del Titolo V della Costituzione) su un progetto di riforma accantonato su scala nazionale, ma ripreso con insistenza dalle regioni del Nord ( Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria ) con le pre intese approvate dal Senato in materia di sanità, previdenza e protezione civile. Inevitabile la levata di scudi dei presidenti di altre regioni, con tanti distinguo, che spaziano dalla contrarietà di quello della Regione Puglia Antonio De Caro(centrosinistra) alle rassicurazioni di quello della Basilicata Vito Bardi e dell’assessore alla sanità Cosimo Latronico (centro destra) e di partiti e consiglieri. Per la Basilicata, da ultimo, il consigliere Roberto Cifarelli con un botta e risposta all’insegna del ” Chi si fida?”
Bardi e Latronico su autonomia differenziata
“Nessuna secessione, nessuno svuotamento degli ospedali lucani e, soprattutto, nessuna sottrazione di risorse. Le tesi sollevate dal centrosinistra sul tema dell’autonomia differenziata sono solo speculazioni politiche, prive di qualsiasi riscontro nella realtà giuridica ed economica del provvedimento”. Lo dichiarano, in una nota congiunta, il presidente della Regione, Vito Bardi, e l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico. “Le pre-intese che stanno prendendo corpo in queste ore tra il Governo e le singole Regioni richiedenti – spiegano Bardi e Latronico – non fanno altro che dare attuazione a un percorso che affonda le sue radici nella riforma del Titolo V della Costituzione, approvata nel 2001 proprio dal centrosinistra e avviata a suo tempo dal governo D’Alema. Quella modifica costituzionale, che introduceva una maggiore autonomia per i territori, si muove a Costituzione invariata”.
Bardi e Latronico ribadiscono che “l’autonomia differenziata si sviluppa rigorosamente a invarianza di risorse finanziarie generali. Per legge, infatti, è impossibile togliere fondi a una Regione per trasferirli a un’altra. Il passaggio delle competenze è rigidamente vincolato alla definizione, alla garanzia e al totale finanziamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) su tutto il territorio nazionale. Si tratta di tutele precise, poste a salvaguardia della coesione sociale e dell’uguaglianza di tutti i cittadini”.
“Ricordiamo – precisano il Presidente e l’assessore – che i sistemi sanitari regionali sono finanziati attraverso il riparto del Fondo Sanitario Nazionale, i cui criteri storici derivano proprio dalla riforma del 2001. Su questo tavolo, in sede di Conferenza delle Regioni, la Basilicata è intervenuta attivamente per chiedere con forza l’adozione di criteri distributivi più equi, che tengano conto dei territori geograficamente svantaggiati o con criticità demografiche. Il vero obiettivo dell’autonomia – concludono Bardi e Latronico – è la responsabilizzazione delle amministrazioni locali nella gestione dei servizi, all’interno di un quadro unitario che garantisce il diritto alla salute per tutti, respingendo fermamente ogni tentativo di alimentare ingiustificati allarmismi tra i cittadini”.
Il PRIMO COMUNICATO DI CIFARELLI
COMUNICATO STAMPA
Autonomia differenziata, Cifarelli accoglie l’allarme di Decaro e del mondo sanitario: “La Giunta Bardi complice della secessione a rate che svuoterà gli ospedali lucani”
“Le parole del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, sulle pre-intese che il Governo si appresta a siglare con le Regioni del Nord, e i dettagli emersi in queste ore in materia di autonomia differenziata, confermano in toto i nostri peggiori timori: siamo davanti a un baratro e la Giunta Bardi sta conducendo la Basilicata al suicidio assistito nel silenzio generale”.
Lo dichiara il consigliere regionale della Basilicata Roberto Cifarelli, commentando l’allarme sollevato dal governatore pugliese e dall’Ordine dei medici sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale.
“Gli stessi ordini professionali e i medici stanno lanciando un grido d’allarme inequivocabile. Le pre-intese in materia di sanità riconosceranno alle Regioni a maggiore capacità fiscale la possibilità di trattenere risorse per fissare tariffe differenziate ed erogare compensi aggiuntivi. Questa circostanza scardinerà l’uguaglianza dei cittadini di fronte al diritto alla salute”.
“Questa non è autonomia, è una competizione sostanzialmente diseguale sulla pelle dei pazienti del Sud”, sottolinea Cifarelli, Presidente della Commissione Bilancio. Il rischio concreto, ampiamente documentato, è quello di trasformare il Mezzogiorno in un deserto medico, dove le Regioni del Nord attrarranno i nostri professionisti, lasciando le corsie dei nostri ospedali sguarnite e privando i cittadini lucani delle cure essenziali sul proprio territorio.
“Come avevamo denunciato, l’assenso preventivo dato da Bardi e Latronico nei corridoi romani, senza un solo minuto di discussione in Consiglio, è un atto di complicità politica che legittima un’emorragia silenziosa di professionisti e risorse dal Sud verso il Nord. A tutto ciò si aggiunge il paradosso che, mentre a Roma l’iter delle pre-intese corre veloce, la massima assise democratica della Basilicata viene costretta a discutere di questo tema cruciale, se tutto va bene, soltanto a settembre. Quando, cioè, i buoi saranno ormai scappati dalla stalla e i contratti bilaterali già siglati”.
Secondo Cifarelli, l’impatto sulla Basilicata, dove già circa 60mila lucani rinunciano alle cure, sarà devastante.
“Se il nostro territorio sconta già il dramma dello spopolamento e della de-intellettualizzazione, questa riforma trasformerà il Sud in una terra da cui i medici partono e non in una terra dove i malati guariscono, violando gli articoli 3 e 32 della Costituzione. Accolgo e faccio mio l’appello di Decaro per la costruzione di un fronte meridionale unito, senza distinzione di schieramento”.
“La richiesta di Consiglio regionale straordinario che abbiamo depositato come minoranza non è più solo una questione di dignità istituzionale, ma una battaglia di sopravvivenza. Dispiace che una discussione così importante sarà calendarizzata soltanto nel prossimo mese di settembre, ma è necessario che Bardi esca dall’ambiguità e venga in Aula a spiegare ai lucani perché ha svenduto il nucleo irriducibile del loro diritto alla salute sull’altare di un accordo di potere romano”.
Potenza, 20 luglio 2026
REPLICA DEL CONSIGLIERE CIFARELLI A BARDI E LATRONICO
Autonomia, Cifarelli replica a Bardi e Latronico: «Trovano il tempo per i comunicati ma non vengono in Aula. L’invarianza finanziaria è un’illusione smontata dai fatti»
«È singolare che il Presidente Bardi e l’assessore Latronico abbiano la tempestività di redigere lunghe note congiunte per difendere le pre-intese siglate a Roma, ma evitino o rinviino il confronto nella massima assise democratica della Regione, pretendendo di far discutere il Consiglio solo a settembre, a giochi ormai fatti. Se la Giunta è così sicura delle proprie ragioni e ritiene che le nostre siano solo “speculazioni”, accetti la sfida della trasparenza: interrompa la melina estiva e convochi immediatamente il Consiglio straordinario richiesto dall’opposizione».
Lo dichiara il consigliere regionale della Basilicata Roberto Cifarelli, replicando alle dichiarazioni dei vertici della Giunta regionale.
«Arrampicarsi sugli specchi evocando la riforma del Titolo V di venticinque anni fa serve solo a coprire una subalternità politica inaccettabile rispetto ai diktat dei partiti nazionali – incalza il presidente della Commissione Bilancio –. Bardi e Latronico continuano a sbandierare la formula magica dell’“invarianza finanziaria” e la garanzia dei LEP. Ma la realtà giuridica ed economica, come evidenziato anche dagli approfondimenti tecnici, dimostra l’esatto contrario: l’invarianza è un’illusione».
Secondo Cifarelli, il meccanismo delle pre-intese nasconde un vero e proprio vulnus finanziario: «Il trasferimento di funzioni a invarianza di spesa pubblica complessiva non garantisce affatto la Basilicata. Le quattro Regioni del Nord che hanno avviato le pre-intese potranno differenziare le tariffe di rimborso e remunerare le prestazioni in modo differente rispetto ai livelli nazionali, trattenendo risorse proprie. Questo significa che i territori a maggiore capacità fiscale avranno le risorse per pagare di più i medici e attrarre investimenti, mentre le regioni del Sud subiranno un’ulteriore emorragia di personale e un aumento insostenibile della mobilità passiva».
«Inoltre – conclude l’esponente del centrosinistra –, l’equiparazione forzata tra i Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e i Livelli essenziali di assistenza (LEA) già esistenti è solo un escamotage burocratico. Manca completamente l’attuazione di quel fondo di perequazione, definito “improcrastinabile” dalla stessa Corte costituzionale nella sentenza del 2024, che avrebbe dovuto colmare i divari territoriali. Senza risorse fresche per la perequazione, l’autonomia si traduce in una secessione a rate sulla pelle dei pazienti lucani. Bardi esca dal silenzio dei comunicati di comodo e venga in Aula a spiegare ai cittadini come pensa di difendere il nucleo irriducibile del loro diritto alla salute».
Potenza, 20 luglio 2026
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Franco Martina
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