Paterino: cittadini esclusi dalla ‘schiforma’ elettorale. Politica difende sé stessa


Non siede più negli scranni del consiglio comunale di Matera, ma Michele Paterino batte i pugni sul tavolo davanti a quella che trasversalmente a bassa e ad alta voce viene definita la “ schiforma’’ elettorale proposta e in via di approvazione dal governo guidato dal presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni. Un premio di maggioranza, per chi supera il 42 per cento, da legge truffa (la storia si ripete con riferimento a quella norma proposta nel 1953 dal relatore dc Mario Scelba), con le liste bloccate senza preferenze e con l’unica novità di far votare i fuorisede ( a certe condizioni) laddove sono domiciliati. E Michele Paterino, con una lunga militanza a Sinistra, e poi in altre formazioni dove ha mostrato via via disagio per non aver trovato una casa dopo il Pci, degna di tal nome, proprio non digerisce quanto stato avvenendo in parlamento.

Con un governo, che fa quadrato nonostante i distinguo, per restare alla guida del Belpaese , riprendere il disegno sovranista di accentramento di poteri e di incidere sulla designazione del futuro capo dello Stato. Tutto questo mentre le opposizioni alzano la voce, ma senza aver ufficializzato una proposta comune di riforma elettorale. Anzi con divisioni su una scelta importante per gli elettori comele preferenze. Così non va. E non è detto che la Corte Costituzionale, con i suoi tempi, possa pronunciarsi per tempo vista la fretta “calcolata’’ di andare alle elezioni e vincerle. Il “Melonellum’’ è uscito bianco – parafrasando il ritornello di una nota canzone di Renato Carosone – e mo’ con chi te la vuoi pigliare?

L’INTERVENTO DI MICHELE PATERINO
Preferenze negate, cittadini esclusi: quando la politica difende sé stessa prima della rappresentanza
Sulla base delle votazioni svolte sinora in Aula alla Camera, tra gli emendamenti approvati sono stati pochi rispetto a quelli presentati, mentre quello politicamente più rilevante è stato respinto. E ’ stato respinto l’emendamento della maggioranza sulle preferenze, presentato da Fratelli d’Italia insieme a Noi Moderati e Udc, tentativo di introdurre un elemento di scelta diretta da parte degli elettori, anche se attraverso un sistema che avrebbe comunque mantenuto il capolista bloccato.
Bocciato con un voto segreto per un solo voto, mettendo in evidenza divisioni nella stessa maggioranza. Il testo resta quello originario, che prevede liste bloccate (cioè l’ordine dei candidati è stabilito dai partiti e gli elettori votano la lista senza poter indicare il candidato preferito).
Teoricamente dal punto di vista dell’iter parlamentare la questione non sarebbe definitivamente chiusa. Infatti, il provvedimento licenziato dalla Camera quando approderà in Senato si potranno presentare e approvare nuovi emendamenti compreso uno che reintroduca le preferenze. Se il Senato modifica il testo, questo deve tornare alla Camera per una nuova approvazione. Quindi giuridicamente è ancora possibile reintrodurre le preferenze al Senato. Ritengo che la probabilità che ciò possa accadere e assai remota soprattutto a causa delle tensioni sulla questione all’interno dei partiti della maggioranza che invece al momento sembra intenzionata ad approvare la riforma entro la pausa estiva dei lavori parlamentari, quindi cercheranno di evitare modifiche sostanziali al Senato e di far approvare il testo il più possibile identico a quello che sarà licenziato dalla Camera.
Naturalmente, governare una coalizione significa anche trovare compromessi. Ma esiste una differenza tra il compromesso necessario e la rinuncia a una riforma presentata come essenziale. Se la sopravvivenza della maggioranza diventa il criterio prevalente rispetto all’ampliamento degli spazi di partecipazione democratica, il messaggio che arriva ai cittadini è chiaro: prima vengono gli equilibri dei partiti, poi il diritto degli elettori.
La politica dovrebbe interrogarsi meno su come conservare gli equilibri interni alle coalizioni e di più su come riconquistare la fiducia degli italiani. Perché una maggioranza può sopravvivere a molte tensioni parlamentari, ma una democrazia fatica a sopravvivere quando cresce il numero di cittadini convinti che il proprio voto conti sempre meno. Ed è questo il rischio più serio che il Parlamento dovrebbe avere il coraggio di affrontare.

Come pure i partiti di opposizione favorevoli alla introduzione delle preferenze come principio, a mio avviso, avrebbero per coerenza dovuto presentare un emendamento che le introduca in modo più ampio, ad esempio eliminando i capilista bloccati e prevedendo adeguate garanzie di equilibrio di genere. Invece hanno ritenuto di respingere il testo anziché cercare di modificarlo. Hanno inoltre chiesto che la votazione si svolgesse a scrutinio segreto, modalità poi adottata dall’Aula (che favorisce il fenomeno dei cosiddetti franchi tiratori) anziché con voto palese , in modo tale che ogni deputato avrebbe dovuto votare pubblicamente. In quel caso gli elettori avrebbero potuto verificare la posizione di ciascun parlamentare e di ciascun gruppo. . Un voto palese avrebbe garantito molta più trasparenza politica, mentre il voto segreto ha tutelato la libertà di voto dei deputati, al prezzo di rendere impossibile attribuire le singole responsabilità politiche dell’esito finale.

Una novità positiva rilevante da segnalare è l’approvazione all’unanimità dell’emendamento sul voto dei cittadini fuori sede che rappresenta un cambiamento significativo perché va incontro a una richiesta avanzata da anni, soprattutto da studenti, lavoratori e persone che vivono temporaneamente in un comune diverso da quello di iscrizione elettorale, un misura importante che sicuramente contribuirà a ridurre l’astensione tra chi studia e lavora lontano da casa, rendere più effettivo il diritto di voto oltre a evitare costi e difficoltà di viaggio per votare.
In conclusione , la mancata introduzione delle preferenze rischia di alimentare nei cittadini la convinzione che, quando si tratta delle regole del gioco elettorale, le convenienze dei partiti prevalgano troppo spesso sull’obiettivo di rafforzare il potere di scelta degli elettori. È una percezione che, indipendentemente dalle intenzioni dei singoli partiti, può contribuire ad aumentare la sfiducia nelle istituzioni e la disaffezione al voto. Gli elettori non chiedono privilegi. Chiedono semplicemente di poter scegliere.
Matera, luglio 2026 Michele Paterino


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Franco Martina

Source link

Di