La Basilicata verso l’aggiornamento del “Programma fondamentale” della Cgil


È stato avviato anche in Basilicata, con l’assemblea generale che si è svolta ieri a Potenza, il percorso di aggiornamento del Programma fondamentale della Cgil nazionale che accompagnerà l’organizzazione verso la Conferenza di programma e, successivamente, al Congresso. Ai lavori, oltre ai delegati e alle delegate, ha partecipato anche la presidente della Commissione per il Programma fondamentale, Serena Sorrentino. “Il Programma fondamentale istituito nel 1991 dall’allora segretario generale, Bruno Trentin – ha spiegato il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega – è la nostra bussola, è lo strumento attraverso il quale la Cgil definisce identità e ruolo in questa società. Attraverso il programma la Cgil cambia e rinnova se stessa, i criteri e i parametri di valutazione e di giudizio coi quali analizza la realtà, interviene nei processi politici, economici e sociali. Democrazia, solidarietà, uguaglianza, valore della differenza di genere sono gli obiettivi ispiratori del programma e i vincoli delle scelte e delle azioni del sindacato. Unità e pluralismo ideale e politico ne sono i presupposti fondamentali. La pace rappresenta la condizione indispensabile per affermare questi valori e questi princìpi, insieme alla realizzazione delle condizioni di democrazia e di libertà”. Ridefinire il Programma fondamentale per Mega è quindi “un’occasione per ripensare il ruolo del sindacato all’interno di una società profondamente cambiata, nella quale gli obiettivi collettivi richiedono risposte nuove e un rinnovato protagonismo delle istituzioni. Il mondo del lavoro – ha sottolineato il dirigente sindacale – è profondamente cambiato: sempre più povero, sfruttato, frammentato, disumanizzato. Oggi che la precarietà è dilagante, salute, sicurezza, formazione e partecipazione devono essere al primo posto. Dovremmo poi fare i conti con le profonde trasformazioni dell’intelligenza artificiale. La tecnologia non è neutra e il sindacato ha il dovere di essere protagonista delle scelte organizzative e tecnologiche fin dalla fase di progettazione. Queste le nostre linee di indirizzo che affondano le radici nell’idea di società che vogliamo costruire: una società basata sulla nostra Costituzione. Per noi difendere la Costituzione significa difendere l’universalità dei diritti”. In questa cornice si inserisce la vertenza Basilicata. “La nostra regione – ha detto Mega – sta vivendo uno dei momenti congiunturali peggiori della sua storia. La crisi dell’automotive, la guerra in Ucraina e in Iran adesso, la crisi energetica stanno mettendo in ginocchio una regione già fortemente in ritardo e in svantaggio rispetto al resto del Paese. Lo dicono i recenti dati Istat e della Banca d’Italia sull’economia lucana, che fotografano una economica stagnante e indietro rispetto perfino alle altre regioni del Sud, con numeri sulla migrazione giovanile che sono spaventosi, toccando punte di perdita di popolazione giovanile del 12% nel capoluogo di regione. Una desertificazione industriale che è causa e allo stesso tempo conseguenza della desertificazione sociale ed economica, con uno spopolamento e una fuga di giovani che è inarrestabile. I dati della Caritas sulla povertà e quelli del Sole 24 ore sull’emigrazione giovanile in Basilicata sono due facce della stessa medaglia. Numeri freddi, da brividi, che mettono a nudo il fallimento totale delle politiche del lavoro e del welfare nella nostra regione e nel Mezzogiorno”. La matrice comune secondo il segretario generale della Cgil lucana “è il lavoro povero e sottopagato. I salari lucani restano tra i più bassi d’Italia. Lavoratori poveri che non riescono nemmeno a pagarsi le cure, ci dice la Caritas. Ma mentre la nostra regione e l’Italia intera si svuota di giovani – ha denunciato Mega – nè il governo nazionale nè quello regionale prevedono nulla per trattenerli o farli tornare. Niente per aumentare i salari, niente per stabilizzare i precari nei settori pubblici, niente per accrescere il potere d’acquisto delle famiglie. I giovani non vanno via dalla nostra regione solo per ambizione individuale, ma perché altrove trovano contratti stabili, retribuzioni dignitose, welfare e servizi che consentono di vivere e progettare il futuro. La cosiddetta fuga dei cervelli è in realtà una fuga dal lavoro povero e senza diritti che comprova il fallimento di un modello economico e produttivo che ha scelto di comprimere il valore del lavoro, invece di investirci”. Ne sono esempi tangibili le grandi vertenze che si sono aggiunte a quelle di Stellantis e dell’area industriale di Melfi e delle estrazioni petrolifere in Val d’Agri. “La vertenza Callmat – ha detto Mega – mette in evidenza tutto il pericolo legato all’uso dell’intelligenza artificiale e dei suoi impatti sull’occupazione, così come la grave crisi del salottificio mette in evidenza la sempre più forte prevaricazione delle logiche del profitto e della manodopera a basso costo rispetto all’etica del lavoro. E tra un po’ non ci saranno più cassa integrazione o area di crisi industriale complessa che reggano.
È questo il momento di costruire un’altra idea di sviluppo, uno sviluppo sostenibile che valorizzi le tante potenzialità della nostra regione nell’interesse delle lavoratrici, dei lavoratori e delle future generazioni”. Per Mega “serve una vera svolta. Sulle politiche energetiche, del lavoro, della sanità. Serve investire su salari, industria, stabilità occupazionale, finanziamento pubblico della ricerca e dell’università, sanità pubblica, valorizzazione delle carriere e dei percorsi professionali. Da tempo sosteniamo la necessità di aprire una grande Vertenza Basilicata presso il Governo nazionale nei ministeri competenti. Un appello caduto nel vuoto. Il Governo regionale continua a rimandare il confronto, continuando con la sua politica di propaganda e di narrazione del “tutto è a posto”, aprendo a scenari che rischiano di riportare la Basilicata indietro di 40 anni
E noi tutto ciò non possiamo accettarlo nè permetterlo. Guardiamo dunque al futuro – ha concluso – consapevoli che solo con una forte sinergia tra istituzioni, sindacati, politica e parti sociali è possibile risollevare la Basilicata dalla inesorabile decadenza economica e sociale in cui si è abissata e che mette a rischio la sopravvivenza stessa di questa regione”.


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 Vito Bubbico

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