La casa come prerequisito per fare figli, l’(arduo) accesso all’abitazione tra le cause della denatalità



Roma, 11 luglio 2026 – In Italia il percorso verso la genitorialità passa ancora, molto spesso, dalla casa. Non solo dal lavoro, dal reddito, dalla stabilità di coppia o dai servizi per l’infanzia. Prima di avere un figlio molte coppie cercano un’abitazione stabile, possibilmente di proprietà, considerata ancora una garanzia di sicurezza economica e familiare. È questo il nodo messo in luce da Alessandro Gallo e Daniele Vignoli in uno studio del 2025 dedicato al rapporto tra spese abitative e nascite in Italia, pubblicato nei giorni scorsi su Neodemos, il portale dedicato alla demografia.  Il tema è centrale perché negli ultimi anni il dibattito sulla denatalità si è concentrato soprattutto su precarietà del lavoro, salari bassi, costo dei figli e carenza di servizi. Molto meno si è discusso della casa, nonostante l’abitazione sia una delle condizioni materiali più importanti nella costruzione di una famiglia. In un Paese dove circa il 74% delle famiglie vive in una casa di proprietà e dove il mercato degli affitti resta spesso poco attrattivo, costoso o instabile, l’accesso all’abitazione diventa una soglia decisiva. Se quella soglia si alza, anche la scelta di avere figli tende a spostarsi in avanti.

Lo studio di Gallo e Vignoli

Gallo e Vignoli analizzano il tema utilizzando il panel biennale dell’Indagine sui Bilanci delle Famiglie Italiane della Banca d’Italia, osservando il periodo 1998-2016. Lo studio considera circa 6.300 coppie eterosessuali, con uomini tra 18 e 54 anni e donne tra 18 e 45 anni. Le nascite vengono individuate guardando alla variazione della composizione familiare tra una rilevazione e la successiva: se nel biennio compare un nuovo componente con meno di due anni, viene registrata una nascita. L’elemento innovativo dello studio è l’attenzione alle spese per l’abitazione. Non si guarda soltanto al fatto che una coppia sia proprietaria o in affitto, né al prezzo degli immobili. Si considera invece quanto la casa pesa concretamente sul reddito familiare: rate del mutuo, affitto, eventuali ritardi nei pagamenti, bollette, manutenzioni straordinarie. Da qui la distinzione tra famiglie con spese abitative alte e famiglie con spese basse o moderate.

Il dato controintuitivo

L’ipotesi più immediata sarebbe questa: più la casa costa, meno risorse restano per un figlio. Dunque, spese abitative elevate dovrebbero ridurre la propensione alla natalità. I risultati, però, raccontano una storia più complessa. Le famiglie che sostengono spese elevate per l’abitazione hanno una probabilità più alta di avere un figlio nel biennio successivo: 15,1%, a fronte di una probabilità media di base pari all’8,9%. Il punto non è che spendere di più per la casa faccia nascere più figli. La lettura più convincente è un’altra: molte coppie aumentano l’investimento abitativo proprio in previsione dell’arrivo di un figlio. L’acquisto della casa, un mutuo più impegnativo o lavori di ristrutturazione possono essere passaggi preparatori alla genitorialità. La casa non è solo un bene patrimoniale: diventa lo spazio in cui rendere possibile il progetto familiare.

Proprietari e affittuari: la differenza decisiva

La vera frattura emerge quando si distinguono proprietari e affittuari. Tra le coppie con alte spese abitative, i proprietari hanno una probabilità di avere un figlio nel biennio successivo intorno al 17,5%, mentre gli affittuari si fermano al 9%. Tra le coppie con spese abitative basse o moderate, invece, la differenza tra proprietari e affittuari sostanzialmente scompare. È qui che si vede la specificità italiana. Il problema non è soltanto avere una casa, ma avere una casa percepita come stabile, sicura, familiare. La proprietà continua a rappresentare per molte coppie una condizione di protezione: non garantisce automaticamente la scelta di avere figli, ma la rende più praticabile. L’affitto, invece, soprattutto se costoso o precario, non produce la stessa sicurezza. In un mercato poco dinamico e poco protettivo per gli inquilini, può diventare una condizione di attesa, non di progetto.


Una possibilità per chi ha risorse

Lo studio mostra però anche un limite sociale molto rilevante: l’associazione positiva tra alte spese abitative e nascite riguarda soprattutto le famiglie con un patrimonio adeguato. In altri termini, investire nella casa prima di avere un figlio è possibile soprattutto per chi può permetterselo. Chi dispone di risparmi, aiuti familiari o redditi più solidi riesce a sostenere insieme il costo dell’abitazione e quello della genitorialità. Per molte giovani coppie il percorso è invece bloccato all’origine. Senza patrimonio, con salari bassi, contratti instabili e mutui più selettivi, comprare casa diventa sempre più difficile. E se la casa continua a essere vissuta come prerequisito per avere figli, allora anche la natalità viene rinviata. Il risultato è una nuova forma di disuguaglianza: non solo tra chi può comprare e chi non può comprare, ma tra chi può trasformare il desiderio di famiglia in realtà e chi deve rimandarlo.

Il nodo politico

Le implicazioni sono evidenti. Se in Italia il progetto di genitorialità continua spesso a passare dalla proprietà della casa, le politiche abitative non possono restare fuori dalle politiche per la natalità. Bonus e assegni alle famiglie possono aiutare, ma rischiano di incidere poco se le coppie non riescono prima a costruire una base abitativa stabile. Facilitare l’accesso alla casa significa agire su più fronti: mutui più accessibili per i giovani, garanzie pubbliche efficaci, sostegno agli affitti di lungo periodo, maggiore offerta abitativa a prezzi sostenibili, recupero del patrimonio inutilizzato, politiche urbane che non espellano le giovani famiglie dai centri e dai luoghi di lavoro. Serve anche un mercato dell’affitto più moderno, capace di offrire stabilità senza costringere necessariamente all’acquisto.

Denatalità, non solo colpa del precariato

Il messaggio dello studio di Alessandro Gallo e Daniele Vignoli è chiaro: la denatalità italiana non si spiega solo con il lavoro precario o con il costo diretto dei figli. Si spiega anche con la difficoltà di mettere insieme le condizioni materiali che rendono credibile un progetto familiare. La casa è una di queste condizioni. In Italia, diventare genitori resta spesso legato all’idea di avere prima un’abitazione sicura, preferibilmente di proprietà. Ma se questa tappa diventa sempre più selettiva, anche la natalità diventa più diseguale. Per questo parlare di figli significa parlare anche di mutui, affitti, patrimoni familiari, città, periferie e accessibilità abitativa. Il futuro demografico del Paese non si decide soltanto nei reparti maternità o nelle leggi di bilancio. Si decide anche sulla soglia di casa.


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