Borse europee in calo con il crollo dei semiconduttori: Stoxx chip -7,2%, Milano -0,5%. Petrolio in forte rialzo, rendimenti Btp su al 3,76%.
Chiusura debole per le principali Borse europee, in scia al ribasso di Wall Street e al brusco scivolone dei titoli dei semiconduttori. A Milano l’indice principale arretra dello 0,5%, mentre a livello continentale il comparto dei chip subisce un vero e proprio sell-off.
Wall Street gira in rosso con i tecnologici sotto pressione
Negli Stati Uniti il Nasdaq – l’indice che raggruppa soprattutto i grandi titoli tecnologici – lascia sul terreno l’1,2%, penalizzato dalle forti vendite sui produttori di semiconduttori. Il più ampio S&P 500, che rappresenta le 500 maggiori società statunitensi quotate, arretra dello 0,3%. Il listino è solo in parte sostenuto da una rotazione settoriale, con gli investitori che si spostano dai tecnologici verso i titoli cosiddetti difensivi (come utility e beni di prima necessità, ritenuti più stabili nei momenti di volatilità) e ciclici (settori come industria e consumo discrezionale, più legati all’andamento dell’economia).
Europa in calo, salva solo Londra
Sul fronte europeo, il quadro è negativo per quasi tutte le piazze: Francoforte segna un ribasso dell’1,1%, Milano perde lo 0,5% e Parigi scende dello 0,1%. Fa eccezione Londra, che si muove in controtendenza e avanza dello 0,5%.
Crollano i semiconduttori: Stoxx settore -7,2%
Il focus di giornata è sul comparto dei semiconduttori, i componenti elettronici alla base di chip e microprocessori usati in smartphone, computer, auto e data center. L’indice Stoxx dei semiconduttori, che raggruppa i principali produttori del settore quotati in Europa, scivola del 7,2%. Tra i titoli più colpiti figurano Infineon (-7,8%), Asml e Asm (entrambi in calo del 7%) e Stm (-6,5%).
Sui mercati emergono dubbi sulle valutazioni molto elevate raggiunte dai titoli dei chip, nonostante i numeri record del settore. Un esempio è Samsung Electronics: i profitti trimestrali del colosso coreano dell’elettronica sono cresciuti di 19 volte, ma ciò non ha impedito agli operatori di prendere profitto su un titolo che aveva già guadagnato il 150% da inizio anno. Questo tipo di movimento viene spesso definito profit taking: gli investitori vendono per incassare i guadagni accumulati dopo lunghi rialzi.
Piazza Affari: vendite su Prysmian e Diasorin, bene difesa e utility
A Piazza Affari, diversi titoli pagano la correzione del comparto tecnologico e la presa di beneficio su alcuni temi che avevano corso molto. In particolare Prysmian – gruppo specializzato in cavi e sistemi per energia e telecomunicazioni, quotato sul Ftse Mib – perde il 5,9%, dopo il rally legato alla forte domanda di cavi per i data center.
Tra gli altri titoli in rosso si segnalano Diasorin (-4%), attiva nella diagnostica in vitro, Unipol (-2,5%), gruppo assicurativo, Leonardo (-1,8%), player dell’aerospazio e difesa, e Azimut (-1,7%), società di risparmio gestito.
Banche a due velocità, Fincantieri sugli scudi
Il comparto bancario mostra un andamento disomogeneo. Monte dei Paschi di Siena (Mps) è la maglia nera con un calo dello 0,4%, mentre Unicredit sale dell’1,1% alla vigilia dei risultati dell’ops su Commerzbank. Con ops (offerta pubblica di scambio) si indica un’operazione in cui agli azionisti di una società viene proposto di scambiare i propri titoli con quelli di un’altra, invece che ricevere denaro contante.
Molto bene il comparto difesa e cantieristica, con Fincantieri – gruppo attivo nella costruzione di navi civili e militari – ancora in evidenza con un rialzo del 4,4%, dopo le recenti acquisizioni nel settore della subacquea. In scia si muovono anche altri titoli: Campari avanza del 3,1%, Saipem dell’1,9%, Inwit dell’1,6%.
Brillano anche alcune utilities – società che forniscono servizi essenziali come energia e reti – con Terna in progresso dell’1,5% e Hera dell’1,2%.
Petrolio in forte rialzo dopo l’attacco nello Stretto di Hormuz
Sul fronte delle materie prime, il petrolio torna a correre. Il WTI, il greggio di riferimento negli Stati Uniti, risale sopra i 70 dollari al barile e guadagna il 2,6%, attestandosi a 70,34 dollari. Il Brent, benchmark del mare del Nord usato sui mercati internazionali, sfiora i 74 dollari con un rialzo del 2,7%.
Il movimento è legato all’aumento delle tensioni geopolitiche dopo l’attacco a una petroliera in transito nello Stretto di Hormuz, uno dei principali chokepoint mondiali per il trasporto di greggio via mare. Il rialzo del barile sostiene i titoli del settore Oil & Gas, tra cui Eni, che avanza dell’1,4%.
Bond sotto pressione: salgono i rendimenti dei Btp
La giornata è negativa per il mercato obbligazionario. I rendimenti dei titoli di Stato salgono, in scia all’aumento del prezzo del petrolio. Quando i rendimenti aumentano significa che il prezzo dei bond scende: gli investitori richiedono un tasso più alto per detenere quei titoli, segnalando un minor appetito per il rischio sul debito.
Per l’Italia, il Btp decennale vede il proprio rendimento salire di oltre 4 punti base, al 3,76%. Un punto base corrisponde allo 0,01%, quindi un movimento di 4 punti base equivale a uno 0,04% in più sul rendimento. Lo spread con il Bund tedesco – cioè il differenziale di rendimento tra i due titoli decennali, usato come indicatore del rischio percepito sull’Italia rispetto alla Germania – rimane comunque stabile a 77 punti base.
La combinazione di tech in correzione, petrolio in forte rialzo e tassi di mercato in salita ha quindi dettato l’umore della seduta, con investitori più selettivi e una marcata rotazione tra settori.
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