cosa fare nell’Eden del Pacifico


Nel Pacifico meridionale, a est della Papua Nuova Guinea e a ovest di Vanuatu, affiora una arcipelago che forma un mosaico di ben 992 isole disseminate fra lagune, barriere coralline e rilievi ricoperti dalla foresta pluviale. Quelle sono le Isole Salomone, il cui territorio rimane lontano dai circuiti turistici più frequentati. E sì, è una fortuna al giorno d’oggi, perché proprio questa distanza ha preservato paesaggi, culture e ritmi quotidiani dal fascino autentico.

Non è un caso, dunque, che queste terre emerse vengano spesso chiamate “Eden del Pacifico“, grazie alle coste modellate dalle maree, ai villaggi affacciati sul mare, alle colline ricoperte da alberi secolari e alla spettacolare acqua, che cambia colore seguendo la luce del giorno. Un paradiso terrestre, dunque, anche perché custodito da comunità locali fiere delle proprie radici culturali.

Questo, però, è anche angolo di mondo in cui l’approccio ecoturistico non si limita ad essere una scelta, perché è una chiara necessità, utile anche comprendere il profondo legame spirituale che unisce gli abitanti alla terra e al mare, una filosofia ancestrale chiamata kastom. I viaggiatori disposti ad abbandonare i comfort occidentali scoprono una realtà intatta, dove quasi 100 lingue convivono all’interno di un unico arcipelago.

Accanto a questa straordinaria ricchezza naturale e culturale, però, si staglia una sfida drammatica: l’innalzamento del livello del mare sta modificando progressivamente le coste, trasformando piccoli lembi di terra e costringendo diverse comunità a ripensare il proprio futuro. Proprio da questa realtà è nata una delle opere più significative dedicate al cambiamento climatico: The Salomon Siren.


The Solomon Siren, la scultura che racconta il volto umano della crisi climatica

Opera dell’artista britannico Jason deCaires Taylor, The Solomon Siren è stata pensata per trasformare una realtà spesso percepita soltanto attraverso numeri e statistiche in una storia profondamente umana. Al centro della scultura compare l’attivista climatica Gladys Habu Bartlett, ritratta a grandezza naturale mentre appoggia il capo a un albero realizzato in acciaio inox.


Quel tronco richiama le foreste che ricoprivano l’Isola di Kale, territorio appartenuto alla sua famiglia e ormai sommerso dall’innalzamento del livello del mare. Circa 50.000 metri quadrati di terra sono infatti scomparsi nel giro di pochi decenni, costringendo gli abitanti a trasferirsi sulla terraferma.

L’opera, collocata nella fascia interessata dalle maree, cambia lentamente aspetto grazie alla colonizzazione di alghe, coralli e piccoli organismi marini, fino a diventare parte integrante dell’ambiente circostante. Sulla superficie compaiono anche alcune date significative, dal 2006 al 2046, una sequenza che ripercorre la progressiva scomparsa di Kale e invita a riflettere sugli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico.

Più che un monumento, The Solomon Siren rappresenta una testimonianza destinata a tramandare la memoria di un luogo perduto e, allo stesso tempo, un simbolo della straordinaria resilienza delle comunità delle Isole Salomone.


Tetepare, l’isola selvaggia che insegna il valore della conservazione

Fra i luoghi simbolo delle Isole Salomone, Tetepare occupa un posto speciale: con circa 120 chilometri quadrati di superficie rappresenta la più grande isola disabitata del Pacifico meridionale, una distesa di foresta tropicale che arriva fino alle spiagge coralline senza interruzioni. Da circa 150 anni nessuna comunità vi vive stabilmente, ma le ragioni alimentano ancora racconti tramandati oralmente fra antiche migrazioni, rivalità tribali e credenze locali.

Qualunque sia stata la causa originaria, quel lungo abbandono ha favorito la conservazione di uno degli ecosistemi meglio preservati dell’intera Oceania. Foreste primarie, mangrovie, torrenti e barriere coralline formano un mosaico ambientale straordinario. Dugonghi, tartarughe verdi, tartarughe liuto, granchi del cocco e decine di specie di uccelli trovano rifugio in questo santuario naturale, mentre la barriera corallina ospita una biodiversità marina sorprendente.

La tutela di Tetepare rappresenta uno degli esempi più riusciti di turismo sostenibile nel Pacifico: nel 2002 i discendenti degli antichi abitanti hanno dato vita alla Tetepare Descendants Association, organismo nato con l’obiettivo di proteggere l’isola per le generazioni future.

Guardaparco locali sorvegliano quotidianamente il territorio, controllano la pesca, seguono i siti di nidificazione delle tartarughe marine e accompagnano i visitatori lungo percorsi autorizzati. I ricavi generati dall’ecoturismo rimangono all’interno delle comunità attraverso occupazione, formazione professionale, borse di studio e servizi destinati ai villaggi. Anche le strutture ricettive seguono questa filosofia: l’ecolodge presente sull’isola accoglie un numero limitato di ospiti, favorendo un’esperienza intima e rispettosa dell’ambiente circostante.

Lagune cristalline, villaggi sul mare e un turismo che guarda al futuro

Lasciata Tetepare alle spalle, il viaggio continua fra scenari in grado di cambiare volto nel giro di pochi chilometri. Ed è qui che compare la Laguna di Marovo, la quale rappresenta una delle meraviglie geografiche dell’arcipelago: considerata fra le lagune salate più estese del pianeta, racchiude una successione di piccoli isolotti corallini, canali naturali e acque talmente limpide da lasciare intravedere il fondale anche a diversi metri di profondità.


Barriere coralline popolate da diverse specie di coralli ospitano una ricchissima fauna marina fatta di mante, delfini, tartarughe, pesci tropicali e numerose specie di squali. Gran parte delle escursioni viene organizzata da guide locali, profonde conoscitrici delle correnti, delle maree e delle aree più delicate dal punto di vista ambientale.

Anche la capitale Honiara merita una sosta. Sorta lungo la costa settentrionale dell’Isola di Guadalcanal, costituisce il principale punto di accesso internazionale. Il vivace mercato cittadino offre un primo incontro con la vita quotidiana delle Salomone. Bancarelle ricche di frutta tropicale, ortaggi, pesce appena pescato e manufatti in legno raccontano la varietà delle produzioni locali molto più di qualunque guida turistica.

Poco distante, il Museo Nazionale conserva oggetti archeologici, decorazioni tradizionali, strumenti musicali e testimonianze legate alle diverse culture dell’arcipelago. A Guadalcanal, inoltre, colline, sentieri e fondali custodiscono ancora relitti di navi, aerei militari e mezzi corazzati risalenti alla campagna combattuta fra il 1942 e il 1943. Oggi quei reperti convivono con coralli, spugne marine e banchi di pesci tropicali, regalando ai siti subacquei un valore storico oltre che naturalistico.

La sostenibilità nelle Isole Salomone

Viaggiare in maniera sostenibile alle Isole Salomone equivale a scegliere esperienze in grado di sostenere direttamente le comunità. Diverse strutture nate negli ultimi anni dimostrano quanto questo modello possa generare benefici concreti. Sull’Isola di Rendova, per esempio, il Titiru Eco-Lodge coinvolge gli abitanti nella gestione delle attività, dalle escursioni naturalistiche all’osservazione degli uccelli, fino agli spettacoli dedicati alle tradizioni locali. Una parte importante delle entrate rimane così nei villaggi, contribuendo al mantenimento delle famiglie e alla tutela dell’ambiente.

Anche il governo ha scelto questa direzione attraverso una strategia nazionale che punta a far crescere il turismo valorizzando paesaggi, biodiversità e patrimonio culturale. Grande attenzione viene riservata alla pianificazione delle aree costiere, alla salvaguardia degli ecosistemi più fragili e al coinvolgimento delle popolazioni locali nelle decisioni legate allo sviluppo turistico.


Piccoli gesti assumono un valore concreto anche per chi arriva da lontano: preferire guide del posto, acquistare oggetti realizzati dagli artigiani, consumare prodotti coltivati nei villaggi, scegliere creme solari rispettose della barriera corallina e limitare l’utilizzo della plastica contribuisce a preservare uno degli ambienti più preziosi del Pacifico.




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