Nautica di lusso, Italia al top ma la Turchia incalza: l’allarme di Formenti


Nautica italiana ai massimi storici tra superyacht ed export, ma Formenti (Confindustria Nautica) avverte: la Turchia ci insegue, pesano vincoli e logistica.


2 Luglio 2026 alle 15:57






L’industria nautica italiana vive una fase di massimi storici, ma la concorrenza internazionale – in particolare quella della Turchia – si sta facendo sempre più pressante. Il tema è emerso con forza a Genova, durante un evento sull’Economia del mare organizzato dal Sole 24 Ore, dove il presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti, ha richiamato il settore alla necessità di non adagiarsi sulla propria leadership.

Numeri record per la nautica italiana

Formenti ha ricordato come la filiera nautica del nostro Paese stia attraversando una fase particolarmente brillante: fatturato a 8,6 miliardi di euro, ai massimi storici, oltre 13 miliardi di valore aggiunto generato e quasi 168.000 occupati.

Con il termine valore aggiunto si indica la ricchezza prodotta da un settore al netto dei costi intermedi: è uno degli indicatori chiave per capire quanto un comparto contribuisce effettivamente al Pil di un Paese. In questo caso, i dati mettono in luce il peso sempre più rilevante della nautica nel sistema economico italiano.

Altro elemento distintivo è la forte vocazione all’export: circa il 90% della produzione è destinata ai mercati esteri. L’Italia non è quindi solo un grande produttore di imbarcazioni per il consumo interno, ma soprattutto un hub mondiale per la nautica di lusso e per la fornitura di mezzi e componenti ad armatori stranieri.

Superyacht e gommoni: la leadership mondiale

Formenti ha ribadito la posizione di vertice del nostro Paese nel segmento più prestigioso del settore: la costruzione di superyacht, ovvero le grandi imbarcazioni da diporto di lusso ordinate dagli armatori più facoltosi.


L’Italia vanta infatti la leadership mondiale con 568 unità in costruzione su un totale di 1.093 ordini mondiali. Si tratta di una quota molto rilevante, che conferma come i principali cantieri impegnati nei grandi yacht continuino a trovare nel nostro Paese un riferimento privilegiato per design, qualità costruttiva e capacità tecnologica.

La posizione di vertice non riguarda soltanto i superyacht. Formenti ha ricordato come l’Italia sia prima al mondo anche nelle imbarcazioni pneumatiche di grandi dimensioni, i cosiddetti maxi gommoni, e mantenga un ruolo di punta anche nel settore dell’accessoristica e della componentistica, cioè nella produzione di tutti quei sistemi, impianti e dotazioni indispensabili per la nautica da diporto.

Questa filiera integrata – dai grandi scafi alle forniture specialistiche – contribuisce a creare un indotto capillare, fatto di cantieri, progettisti, aziende meccaniche ed elettroniche, oltre che di servizi collegati.

Formenti: “Dobbiamo correre, gli altri ci inseguono”

Nonostante questo quadro positivo, il presidente di Confindustria Nautica ha invitato il settore a non abbassare la guardia. “Ma quando si è primi e ci si gode la leadership arrivano gli altri. Allora dobbiamo correre, dandoci sempre nuovi obiettivi in modo che quelli dietro non riescano a raggiungerci o a superarci“, ha dichiarato Formenti.

Il riferimento è in particolare alla concorrenza internazionale e, nello specifico, alla Turchia, che negli ultimi anni ha scalato velocemente le classifiche nel segmento dei grandi yacht.


La spinta della Turchia e il nodo delle normative europee

Formenti ha evidenziato come il contesto normativo giochi un ruolo decisivo nella competizione globale: “Abbiamo le normative europee con cui fare i conti e se non si fa attenzione rischiamo di di far succedere quello che è successo con l’automotive in Germania e Francia con la concorrenza cinese“.

Il richiamo al settore automotive è legato alla dinamica che ha visto la crescita della concorrenza cinese sulle case europee, favorita anche da differenze regolamentari e di costo. Nel caso della nautica, l’attenzione è rivolta alla possibilità che le imprese europee si trovino gravate da vincoli più stringenti rispetto a competitor extra-Ue.

Noi abbiamo più vincoli. Non a caso la Turchia, che credo fosse settima o nona adesso è seconda al mondo nei grandi yacht. Noi siamo ancora primi, ma i turchi stanno arrivando“, ha sottolineato Formenti, indicando come il Paese anatolico sia passato in pochi anni dalle retrovie alla seconda posizione mondiale nei grandi yacht.

Amerio (Amer Yacht): logistica e spazi, il tallone d’Achille italiano

Sulla necessità di difendere la posizione di vertice si è espressa anche Barbara Amerio, amministratore delegato di Amer Yacht, cantiere specializzato nella costruzione di yacht di alta gamma. “Abbiamo la leadership mondiale la dobbiamo mantenere, abbiamo i tuchi che ci seguono“, ha ribadito.

Amerio ha puntato i riflettori su un ulteriore fattore competitivo: la logistica. “In Italia abbiamo un problema di logistica – ha spiegato –. Muovere grandi manufatti, trasporti eccezionali, con spazi ristretti che purtroppo non possiamo aumentare in Italia è penalizzante rispetto a territori che hanno a disposizione vaste aree di sviluppo“.


La costruzione e la movimentazione di grandi yacht richiedono infatti infrastrutture adeguate, aree industriali ampie, accessi agevoli al mare e alla rete viaria in grado di supportare i trasporti eccezionali, cioè lo spostamento di carichi fuori misura rispetto agli standard ordinari.

In contesti dove tali spazi e infrastrutture sono più abbondanti, i cantieri possono organizzare in modo più efficiente produzione e consegne, riducendo tempi e costi. In Italia, invece, la limitata disponibilità di aree di sviluppo può diventare un elemento di svantaggio competitivo rispetto ad altri Paesi che stanno investendo per attrarre nuove attività nella nautica da diporto.

Le parole di Formenti e Amerio delineano così un quadro in cui l’eccellenza industriale e artigianale italiana nella nautica resta un punto di forza riconosciuto a livello mondiale, ma che necessita di essere sostenuto da politiche, infrastrutture e regole in grado di non frenare la corsa di un settore che vale miliardi di euro e dà lavoro a decine di migliaia di persone.

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