“Ho investito 30 milioni, ma senza sostenibilità economica non c’è futuro”. A dirlo è stato ieri l’ormai ex patron della Pallacanestro Brescia (ceduta a Paul Matiasic, spostata a Roma con altro nome e, dunque, sostanzialmente scomparsa) Mauro Ferrari. Di seguito riportiamo i passaggi salienti della sua conferenza stampa.
LA SINTESI DELLA CONFERENZA STAMPA DI FERRARI
Mauro Ferrari apre la conferenza in un clima di forte tensione, con le proteste dei tifosi all’esterno della sede di San Zeno. Prima ancora di entrare nel merito della vicenda, critica quanto sta accadendo fuori dalla sala stampa, definendolo uno spettacolo che danneggia l’immagine della città e dello sport bresciano. Secondo Ferrari, scene di questo tipo rischiano di allontanare eventuali imprenditori interessati a investire nello sport locale e rappresentano uno dei motivi per cui, negli anni, Brescia ha perso realtà importanti come il rugby, il calcio e ora anche la pallacanestro.
La ricostruzione della storia
Ferrari ripercorre quindi la storia della Pallacanestro Brescia. Ricorda che tutto ebbe inizio nel 2016, quando Graziella Bragaglio e Matteo Bonetti conquistarono la promozione in Serie A ma si trovarono nella necessità di reperire nuove risorse economiche per sostenere il campionato. Attraverso l’interessamento dell’allora presidente Franco Diusina, la famiglia Ferrari decise di affiancare la società.
Nei primi anni venne costruito un percorso che consentì alla società di consolidarsi nella massima serie, ma nel 2020 la proprietà precedente non fu più in grado di sostenere economicamente il progetto. Ferrari sottolinea come il cosiddetto “Lodo Salva Città”, promosso dalla Federazione, abbia consentito di evitare la scomparsa del basket professionistico bresciano e di avviare una nuova fase sotto la sua guida.
Dieci anni di investimenti
Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda l’impegno economico personale. Ferrari afferma di aver dedicato al basket non soltanto tempo e lavoro, ma soprattutto ingenti risorse finanziarie della propria famiglia.
Rivela che nell’arco di circa dieci anni sono stati investiti circa 30 milioni di euro nel progetto sportivo.
Secondo Ferrari, la città avrebbe dimenticato troppo rapidamente gli sforzi sostenuti negli ultimi cinque anni, mentre nel dibattito pubblico si sarebbe parlato troppo facilmente di etica e moralità senza tenere conto della realtà economica.
“Senza sostenibilità non esiste etica”
Ferrari insiste su un concetto che torna più volte durante tutta la conferenza: la sostenibilità economica.
A suo giudizio non può esistere alcun progetto sportivo, né tantomeno alcuna etica, se i conti non sono in equilibrio. Gestire una società professionistica ignorando i costi significherebbe soltanto rimandare il fallimento.
Spiega inoltre che il basket italiano sta vivendo una fase molto complicata, caratterizzata dall’ingresso sempre più massiccio di capitali stranieri, in particolare americani.
Cita come esempio diverse società di Serie A già controllate da investitori statunitensi e racconta di aver ricevuto telefonate da presidenti di altri club, sia di Serie A sia di Serie A2, interessati a capire come trovare nuovi investitori internazionali.
Secondo Ferrari il problema della sostenibilità riguarda ormai gran parte del movimento cestistico italiano.
La scelta della cessione
Arrivando al tema della vendita del titolo sportivo, Ferrari spiega di aver colto l’opportunità offerta dall’interesse degli investitori americani.
Ribadisce che non si può pensare di cancellare il basket da Brescia e sostiene che proprio la liquidità ottenuta dalla cessione potrebbe rappresentare il punto di partenza per costruire un nuovo progetto.
Fa un paragone familiare: un buon padre di famiglia deve sapere quando è il momento di fermarsi, evitando di consumare tutte le proprie risorse fino ad arrivare al fallimento.
Racconta che dieci anni fa la disponibilità economica era di circa 30 milioni di euro, mentre oggi sui conti della società restano poco più di 500 mila euro.
Questo, secondo lui, dimostra che il modello economico della Serie A non è più sostenibile.
Ripartire con obiettivi diversi
Ferrari afferma che il basket può continuare a vivere a Brescia, ma con parametri economici differenti.
Secondo la sua visione sarebbe opportuno attendere alcuni anni per capire come evolverà l’ingresso dei capitali americani nel basket europeo, evitando nel frattempo di sostenere costi insostenibili.
L’attacco alla stampa
Una parte consistente della conferenza è dedicata al ruolo dei media.
Ferrari sostiene che i giornalisti abbiano una responsabilità enorme nella formazione dell’opinione pubblica e li invita a studiare meglio le notizie prima di pubblicarle.
A suo dire, alcuni articoli avrebbero alimentato equivoci e tensioni.
Contesta in particolare le ricostruzioni secondo cui dipendenti e collaboratori della Pallacanestro Brescia sarebbero rimasti senza lavoro.
Ringrazia pubblicamente Marco Patuelli e tutto il personale della società, assicurando che nessuno verrà abbandonato.
Le critiche ai racconti sui giocatori
Ferrari polemizza anche con alcune narrazioni riguardanti i giocatori.
Ironizza sul fatto che atleti con stipendi compresi tra 20 e 60 mila euro mensili vengano descritti come disperati all’idea di lasciare Brescia.
Ricorda che gli stessi professionisti cambiano squadra ogni anno seguendo le offerte economiche migliori e ritiene quindi poco credibile rappresentarli come profondamente legati alla città.
Il silenzio delle ultime settimane
Risponde anche alle critiche ricevute per non aver parlato prima.
Spiega di essere stato vincolato da accordi di riservatezza che gli impedivano qualsiasi dichiarazione pubblica durante la trattativa.
Secondo Ferrari, proprio il rispetto di quei patti ha consentito di concludere l’operazione e ottenere le risorse economiche necessarie per immaginare una ripartenza.
Le giovanili restano
Uno dei punti più importanti riguarda il settore giovanile.
Ferrari assicura che non è mai stato messo in discussione.
Parla di circa 380-400 bambini e ragazzi coinvolti nell’attività e annuncia che la propria famiglia continuerà a sostenere economicamente l’intero settore giovanile, nonostante ciò comporti un investimento di alcune centinaia di migliaia di euro.
Per Ferrari proprio il vivaio rappresenta il vero patrimonio della pallacanestro cittadina.
La proposta al Comune
Successivamente presenta quella che definisce una proposta concreta per il futuro.
Annuncia di voler mettere a disposizione delle istituzioni le risorse necessarie per acquistare uno dei titoli sportivi oggi disponibili sul mercato, due di Serie B Nazionale e due di Serie A2.
L’idea è che il titolo venga intestato al Comune di Brescia, attraverso una società partecipata come San Filippo, e successivamente concesso alla nuova società che nascerà.
In questo modo il patrimonio sportivo resterebbe formalmente nelle mani della città.
I costi della ripartenza
Ferrari fornisce anche alcune cifre indicative.
Per disputare un campionato competitivo di Serie B Nazionale sarebbero necessari circa 1-1,3 milioni di euro.
Per affrontare una stagione di vertice in Serie A2 servirebbero invece circa 3,5 milioni.
Ribadisce che metterà comunque a disposizione le risorse per il settore giovanile e per l’acquisto del titolo sportivo.
Sponsor già disponibile
Ferrari rivela inoltre di aver già individuato un importante title sponsor disposto a sostenere il nuovo progetto.
Secondo quanto afferma, lo sponsor sarebbe sufficiente per garantire una stagione in Serie B Nazionale, mentre con l’ingresso di altri soci potrebbe essere sostenibile anche una partecipazione in Serie A2.
Invita quindi istituzioni e imprenditori a sedersi immediatamente a un tavolo per definire il futuro del basket cittadino.
I ringraziamenti
Nella parte finale della conferenza Ferrari ringrazia diverse persone che lo hanno affiancato durante questi anni.
Tra queste cita Renato Mazzoncini, Marco Colosio e Matteo Di Maio per il contributo dato rispettivamente nella ricerca degli sponsor, nella gestione burocratica e nell’area sportiva.
Ringrazia inoltre Graziella Bragaglio, Matteo Bonetti, il presidente Franco Diusina, Roberto Vagheggi, Enrico Zampedri e gli altri componenti del consiglio d’amministrazione.
Le prime domande dei giornalisti
Rispondendo alle domande della stampa, Ferrari conferma che i dettagli economici della vendita non possono ancora essere resi pubblici perché il closing dell’operazione non è stato completato ed esistono precisi accordi di riservatezza.
Alla domanda se la comunicazione avrebbe potuto essere gestita meglio, riconosce di aver riflettuto a lungo sulla questione. Tuttavia spiega che mantenere il massimo riserbo era indispensabile perché diversi club italiani stavano trattando con gli stessi investitori americani e qualsiasi fuga di notizie avrebbe potuto compromettere l’operazione.
Conclude ribadendo che il suo obiettivo non era abbandonare il basket bresciano, ma reperire le risorse economiche necessarie per consentirgli di ripartire con basi finanziarie più solide e sostenibili.
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Redazione BsNews.it
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