La Spagna prepara un salto regolatorio sulla resilienza delle telecomunicazioni: le reti mobili dovranno restare operative per almeno quattro ore in caso di blackout, con sistemi di backup installati dagli operatori e dalle società che gestiscono infrastrutture critiche. Per l’Italia, che sulla resilienza delle reti si affida finora alla cornice generale della NIS2 senza un obbligo specifico di autonomia mobile durante i blackout, e’ un precedente regolatorio da seguire con attenzione.
Secondo l’articolo originale pubblicato da Engadget, il requisito sarà inserito in un regio decreto da approvare entro la fine del 2026. La misura riguarda i soggetti con almeno 500.000 utenti o più di 50 milioni di euro di ricavi annui, soglia che delimita l’intervento ai grandi operatori e ai principali fornitori di infrastruttura.
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Quattro ore diventano requisito operativo
Il decreto imporrà a operatori mobili e società infrastrutturali di installare batterie o altri sistemi di backup per mantenere la connettività quando manca l’alimentazione elettrica. La copertura non sarà immediatamente universale: il testo prevede un percorso di adeguamento in tre anni.
Nel primo anno dovrà essere protetto almeno il 50% della popolazione; nel secondo anno la quota salirà al 65%; nel terzo anno arriverà al 75%. Il requisito, quindi, non misura solo la disponibilità tecnica del singolo sito radio, ma la quota di popolazione che deve poter continuare ad agganciare il servizio mobile durante un’interruzione elettrica.
Il dispaccio Reuters rilanciato online riferisce che il ministro per la Trasformazione Digitale, Óscar López, ha annunciato la misura senza fornire una stima dei costi. Il piano richiede investimenti distribuiti lungo la rete: apparati radio, alimentazione di emergenza, gestione remota e continuità dei centri di controllo.
Per gli operatori, il vincolo introduce una metrica di continuità più concreta rispetto a un generico obbligo di resilienza. Quattro ore diventano una soglia contrattuale, tecnica e regolatoria: chi rientra nel perimetro dovrà dimostrare che la rete resta disponibile per una parte crescente della popolazione anche quando la rete elettrica non alimenta gli impianti.
Dalla rete radio ai data center
Il perimetro non si ferma alle antenne. Reuters indica anche fornitori di infrastrutture digitali come cavi sottomarini, sistemi satellitari, data center e punti di interscambio internet. La logica è quella di presidiare le componenti che tengono insieme connettività , traffico dati e instradamento.
Il decreto prevede requisiti diversi per i centri di gestione della rete. I centri di livello intermedio dovranno restare operativi per almeno 12 ore senza alimentazione elettrica, mentre i centri di controllo la cui indisponibilità potrebbe impattare l’intero Paese dovranno garantire 24 ore di operatività .
Anche i centri di emergenza rientrano nel disegno. Secondo la ricostruzione pubblicata da El PaÃs, i fornitori dei servizi collegati al 112 dovranno predisporre piani di sicurezza e resilienza, con canali di comunicazione ridondanti e strategie per ricevere chiamate tramite reti fisse e mobili.
Il blackout che ha cambiato prioritÃ
La misura arriva dopo il grande blackout del 28 aprile 2025. Reuters riferisce che le reti mobili andarono giù in Spagna e Portogallo; Engadget include anche la Francia tra i Paesi coinvolti dall’interruzione. Il nuovo decreto nasce per evitare che un evento elettrico si trasformi subito anche in un’interruzione delle comunicazioni.
La Spagna trasforma la resilienza mobile in obbligo misurabile: quattro ore di rete attiva durante i blackout e rollout progressivo in tre anni.
Per imprese, pubbliche amministrazioni e fornitori di servizi essenziali, la continuità della rete mobile non coincide con la continuità dell’intero processo aziendale. Se la rete dell’operatore resta attiva ma router, centralini, sistemi di allarme, POS, gateway IoT o sale operative locali non hanno alimentazione, il servizio può comunque interrompersi a valle.
Il punto pratico, per chi opera in Spagna o acquista servizi da fornitori spagnoli, è verificare dove finisca l’obbligo dell’operatore e dove inizi la responsabilità dell’azienda cliente. Nei contratti, la nuova soglia può diventare un riferimento per SLA, piani di continuità , gestione delle sedi critiche e scelta di collegamenti alternativi.
L’Europa spinge sulla resilienza
La scelta spagnola si inserisce in un quadro europeo già orientato alla resilienza delle infrastrutture digitali. Nella pagina della Commissione sulla NIS2, la direttiva viene descritta come un quadro comune per la cybersicurezza in 18 settori critici nell’Unione europea.
In Italia, la direttiva NIS2 è stata recepita con il decreto legislativo pubblicato in Gazzetta, il D.Lgs. 138/2024, entrato in vigore il 16 ottobre 2024. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale è l’autorità competente NIS e punto di contatto unico.
La norma spagnola, però, aggiunge un elemento operativo specifico: una durata minima di servizio mobile durante i blackout. Non è una semplice prescrizione cyber, ma un obbligo di continuità fisica e infrastrutturale, misurato in ore di autonomia e in percentuale di popolazione coperta.
Cosa devono controllare le imprese
Per le aziende italiane con sedi, clienti o fornitori in Spagna, il primo controllo riguarda la mappatura dei servizi dipendenti dalla connettività mobile: logistica, manutenzione sul campo, pagamenti, sicurezza fisica, fleet management, applicazioni IoT e comunicazioni di emergenza interne.
Il secondo passaggio riguarda i contratti. Dove la continuità operativa dipende da un operatore soggetto al decreto, conviene chiedere quali aree saranno coperte nel primo, secondo e terzo anno, come sarà documentata l’autonomia di alimentazione e quali servizi saranno inclusi nella copertura minima di quattro ore.
Il terzo fronte è interno. UPS, batterie locali, generatori, doppia connettività , SIM multi-operatore e canali alternativi di comunicazione restano elementi da valutare nei piani di continuità aziendale. Il decreto può mantenere viva la rete, ma non alimenta automaticamente gli apparati del cliente.
Un precedente da osservare
Se il regio decreto sarà approvato entro la fine del 2026, gli operatori avranno tre anni per portare la copertura protetta dal 50% al 75% della popolazione. Per il mercato italiano non nasce un obbligo identico, ma il caso spagnolo offre un riferimento concreto per procurement, compliance e continuità operativa nelle telecomunicazioni europee.
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 Marco Ferretti
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