Il caro memoria spinge i listini dei computer, nuovi rincari per le imprese


Apple ha aumentato i prezzi di gran parte del proprio catalogo hardware, con rincari che sui Mac arrivano a diverse centinaia di euro. Secondo quanto riportato nell’articolo pubblicato da Ars Technica, il MacBook Neo entry level registra un rincaro di 100 euro, mentre l’aumento viene attribuito al costo crescente della memoria.

Il nuovo listino tocca anche fasce più’ alte della gamma: l’iMac da 1.529 euro sale a 1.829 euro, il MacBook Pro M5 registra un aumento di 400 euro e il Mac Studio M3 Ultra con 96GB di memoria registra un incremento di 1.300 euro, arrivando a 6.399 euro.




Il listino Mac cambia scala

La revisione non riguarda soltanto i computer desktop e portatili. La linea iPad, stando alla stessa ricostruzione, diventa più’ cara di una cifra compresa tra 100 e 200 euro a seconda del modello. Aumenti più’ contenuti sono stati applicati anche ad accessori e dispositivi domestici come Apple TV e HomePod.

Gli iPhone, almeno per ora, restano esclusi dalla revisione dei prezzi citata dalle fonti. Per chi acquista dispositivi Apple in azienda, il dato da isolare è quindi la concentrazione del rincaro sulle macchine usate nei parchi IT: Mac, iPad e configurazioni ad alta memoria, cioè’ proprio i prodotti che entrano nei piani di rinnovo di studi professionali, software house, reparti creativi e team tecnici.

La spiegazione arriva dall’amministratore delegato Tim Cook, che in un’intervista al Wall Street Journal citata da Ars Technica ha collegato gli aumenti alla pressione sui costi della memoria. Cook ha detto che Apple ha cercato di mitigare gli incrementi trasferiti dai fornitori e di proteggere i clienti, ma che la situazione è diventata non sostenibile.

La memoria pesa sulla filiera

Il nodo industriale, secondo le fonti, è lo spostamento di capacità’ e priorità’ verso la memoria destinata ai data center. Con la crescita degli investimenti in AI, i produttori di chip hanno concentrato una quota crescente dell’attenzione sulla memoria più’ redditizia usata nelle infrastrutture, lasciando sotto maggiore pressione la disponibilità’ per i prodotti consumer.

Ars Technica segnala che carenza di offerta e prezzi elevati della memoria incidono da mesi sull’industria tecnologica, spingendo verso l’alto i listini di molti dispositivi elettronici e portando alcuni prodotti o configurazioni a scomparire dalla vendita. Un esempio citato è la rimozione, a marzo, di una configurazione del Mac Studio M3 Ultra con 512GB di memoria dallo store Apple.

Per i clienti storici del marchio, Ars Technica richiama anche il parallelo con il periodo PowerPC, quando Apple applicava sovrapprezzi elevati sulla RAM. La differenza, nel contesto attuale, è che l’aumento non viene presentato come una scelta isolata di posizionamento commerciale, ma come effetto di una pressione più’ ampia sulla catena di fornitura.

Lenovo vede un nuovo equilibrio

Il quadro di mercato viene rafforzato nel resoconto di Wccftech su Lenovo, secondo cui i prezzi elevati della memoria sarebbero destinati a diventare una nuova normalita’. A una platea dell’ISC 2026, Lenovo ha presentato una slide sulla traiettoria dei prezzi di prodotti DRAM e NAND.

Il rincaro Apple sposta il costo della memoria dal data center al budget IT aziendale: parchi Mac e iPad richiedono preventivi più’ puntuali.

Wccftech riporta che i prezzi avrebbero iniziato a crescere in modo marcato tra la fine del terzo trimestre 2025 e l’inizio del quarto trimestre 2025. Nella stessa ricostruzione, Micron avrebbe segnalato di non riuscire a soddisfare la domanda nemmeno per clienti strategici e di alto livello, mentre Samsung e SK Hynix avrebbero espresso valutazioni simili.

Lenovo, secondo Wccftech, ha indicato che le nuove capacità’ e le fab aggiuntive dei principali produttori DRAM/NAND potrebbero non essere sufficienti a riportare i prezzi ai livelli di inizio 2025. La stessa fonte scrive che il commento sul mancato ritorno alla normalita’ era formulato in tono scherzoso, ma che il relatore ha poi indicato prezzi più’ alti come scenario normale verso il 2030 e oltre.

Il segnale che arriva da Apple

Il punto messo in evidenza nell’analisi di The Verge sui rincari riguarda la capacità’ di Apple di assorbire oscillazioni nella catena di fornitura. The Verge osserva che, grazie a margini elevati e grandi volumi di acquisto, Apple può’ sostenere variazioni dei costi meglio di molte altre aziende consumer tech.

Quando un gruppo con quella scala modifica i prezzi su una porzione ampia del catalogo, l’effetto per le imprese non è’ soltanto il rincaro del singolo modello. Il messaggio operativo riguarda la pianificazione: i listini hardware possono diventare meno prevedibili proprio mentre molte aziende stanno aumentando l’uso di dispositivi performanti per sviluppo software, produttivita’ avanzata, grafica, video e workflow locali collegati all’AI.

Per le imprese italiane non emergono dalle fonti nuovi obblighi normativi, scadenze UE o adempimenti di compliance. Il tema è contrattuale e finanziario: budget IT, listini locali, disponibilità’ delle configurazioni, clausole di aggiornamento prezzo e tempi di consegna diventano elementi da verificare prima di confermare un piano di refresh.

I prezzi indicati fanno riferimento al nuovo listino italiano di Apple; presso i rivenditori autorizzati le condizioni commerciali e le tempistiche di consegna possono variare. Per un responsabile acquisti, il passaggio pratico è controllare se preventivi già’ emessi, offerte quadro o contratti di noleggio operativo includano protezioni sul prezzo o finestre temporali limitate per la conferma.

Acquisti aziendali, cosa rivedere ora

La prima area da riesaminare è la standardizzazione delle configurazioni. Se il rincaro colpisce più’ duramente i modelli con molta memoria, l’impresa deve distinguere tra utenti che richiedono realmente macchine ad alta dotazione e profili che possono lavorare con configurazioni base o intermedie senza compromettere sicurezza, gestione centralizzata e produttivita’.

La seconda area è il calendario di rinnovo. Le fonti indicano che le tensioni su memoria e storage non sono un episodio isolato: Wccftech attribuisce a Lenovo l’aspettativa di prezzi elevati anche nel percorso verso il 2030, mentre Ars Technica collega la revisione Apple a una pressione già’ visibile da mesi sull’elettronica di consumo.

La terza area riguarda la disponibilità’. La rimozione della configurazione Mac Studio M3 Ultra con 512GB di memoria mostra che il rischio non è’ soltanto pagare di più’, ma anche non trovare più’ alcune combinazioni di prodotto. Per reparti che usano macchine omogenee, la sparizione di una configurazione può’ complicare assistenza, immagini software, inventario e ricambi.

Nel breve periodo, l’indicazione per PMI e aziende enterprise è trasformare il preventivo hardware in un documento meno generico: modello, memoria, storage, validita’ dell’offerta, tempi di consegna e condizioni di sostituzione devono essere esplicitati. Se il costo della memoria resta sotto pressione, la voce dispositivi torna a pesare nei piani IT dopo anni in cui molti acquisti venivano trattati come rinnovi quasi automatici.


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 Marco Ferretti

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