Recensione Star Fox, il ritorno tra le stelle vale davvero?


Star Fox, senza tanti fronzoli, incarna perfettamente quella mistica “Nintendo Difference”, che tutti citano ma nessuno riesce a spiegare concretamente, ovvero trasformare una filosofia di game design nata decenni fa in qualcosa che, ancora oggi, appare sorprendentemente fresco.

Dopo aver completato l’ennesima run di Lylat Wars (o Star Fox 64 per noi occidentali o semplicemente Star Fox per chi scoprirà la serie solo ora su Switch 2), la sensazione che mi è rimasta addosso è quella di aver vissuto una mastodontica space opera interattiva; un viaggio fatto di battaglie spaziali spettacolari, amicizie, rivalità, e una quantità di momenti memorabili che raramente si incontrano in un videogioco.

L’aspetto più peculiare di questo remake (se così possiamo chiamarlo), però, è quello di essere riuscito a concretizzare quella memoria nostalgica che accomuna tutti i giocatori di vecchia data, ovvero il farci ricordare esteticamente bellissimo qualcosa che originariamente era ben più “rustico” di come ce lo ricordavamo.

Nintendo, difatti, ha scelto una strada precisa: non reinventare Star Fox, ma valorizzarne l’identità attraverso uno dei suoi capitoli più importanti. E la scelta, almeno per quanto mi riguarda, si è rivelata decisamente vincente, seppur leggermente conservativa.

Una storia finalmente all’altezza

La prima sorpresa di Star Fox è stata la componente narrativa: pur mantenendo il cuore dell’avventura originale, il remake costruisce una vera e propria epopea spaziale attorno a Fox McCloud e ai suoi compagni. In particolare, le nuove sequenze cinematografiche danno spessore ai protagonisti e permettono finalmente di approfondire rapporti che in passato erano appena accennati.

Falco non è più soltanto il compagno arrogante che lancia frecciatine durante le missioni, Peppy assume un ruolo quasi paterno e persino Slippy riesce finalmente a… ritagliarsi una personalità più definita. La Great Fox diventa, quindi, il centro emotivo dell’intera esperienza, una casa volante in cui la squadra discute, litiga, scherza e si prepara alla battaglia successiva, restituendo quell’atmosfera da cameratismo che sotto certi aspetti richiama a gran voce quegli “action-buddy movie” che andavano per la maggiore quando Star Fox 64 vide la luce.

Il risultato è una narrazione semplice ma estremamente efficace, capace di trasmettere continuamente quel senso di avventura che caratterizza le migliori space opera cinematografiche degli anni 90, oltre che riuscire a dare una dimensione narrativa molto più concreta e definita a questa peculiare, quanto iconica, squadra di piloti.

Un altro degli elementi vincenti di Star Fox è la struttura ramificata della campagna: le missioni nascondono percorsi alternativi, eventi segreti e diramazioni che cambiano sensibilmente il viaggio verso Venom. Alcune scelte dipendono dalle proprie prestazioni, altre dall’esplorazione o dal completamento di particolari obiettivi; questo significa che una singola partita rappresenta soltanto una parte dell’esperienza finale.

Mi sono, dunque, ritrovata spesso a tornare sui livelli già completati per scoprire nuove rotte, affrontare boss differenti e assistere a scene che avevo completamente mancato durante il primo passaggio, e la cosa che ho apprezzato di più è che pur non cambiando drasticamente la storia, i contenuti alternativi non si sono mai rivelati dozzinali o scontati, ma sempre capaci di intrattenere a dovere.

Le medaglie, i contenuti sbloccabili e la difficoltà Pro, inoltre, aumentano ulteriormente la longevità, premiando i giocatori che con maggiore determinazione abbracceranno questo modo di fare videogiochi che si credeva oramai dimenticato.

Il sistema Lylat non è mai stato così bello

Dal punto di vista visivo, Star Fox è una vera gioia per gli occhi. Ogni pianeta, ogni settore spaziale e ogni installazione militare sono stati ricostruiti con una cura impressionante. Corneria è viva e pulsante, Meteo trasmette tutta la pericolosità della sua cintura di asteroidi, mentre Venom riesce a risultare minaccioso e affascinante allo stesso tempo.

Ciò che mi ha colpito maggiormente è stato il lavoro svolto sui veicoli. Gli Arwing mantengono il design iconico che li ha resi celebri. All’apparenza richiamano fortemente quell’ammasso di poligoni squadrati che, volenti o dolenti, era l’unica possibilità concreta per realizzarli con le tecnologie dell’epoca, solo che adesso quelle linee taglienti sono state convertite in macchine da guerra spaziale dai telai aggressivi e taglienti.

Anche le musiche meritano una menzione speciale, dato che gli storici temi della serie sono stati riarrangiati completamente in una veste orchestrale sontuosa e accompagnano l’azione con una potenza emotiva che amplifica ogni combattimento.

“Una lezione di storia del videogioco”

Insomma, quando vi accennavo della capacità di questo Star Fox di concretizzare la memoria rosea, intendevo proprio questo, ovvero onorare quei ricordi di gioventù che, spinti dal fattore nostalgia, ci fanno ricordare di Lylat Wars come di un titolo capace di farci sentire nel bel mezzo di una epica battaglia spaziale alla pari di quelle viste nella prima trilogia di Star Wars. Tutto è esattamente al posto giusto, solo più bello, più rifinito e più maestoso… esattamente come lo ricordavamo con i nostri occhi da bambini.

Volare è ancora meraviglioso

La vera forza di Star Fox, però, resta il gameplay: appena salito a bordo dell’Arwing ho capito immediatamente che Nintendo aveva centrato l’obiettivo. I controlli sono estremamente fluidi, precisi e intuitivi; boost, frenate, inversioni a U e manovre avanzate risultano naturali fin dai primi minuti, permettendo di concentrarsi completamente sull’azione. Insomma, volare tra enormi flotte nemiche, schivare proiettili, attraversare canyon a tutta velocità o affrontare giganteschi boss meccanici continua a regalare una soddisfazione enorme, anche su Switch 2.

Ecco, qui arriva anche uno degli aspetti che ho apprezzato di più, dato che molti potrebbero definire Star Fox “troppo arcade“. Io credo, invece, che questa sia una delle sue qualità principali: in un’epoca dominata da una ossessiva volontà di regalare esperienze che riescano a sembrare il più realistiche possibili, Star Fox propone qualcosa di diverso, ovvero missioni compatte, ritmo elevato e divertimento immediato.

Per chi non ha vissuto gli anni Novanta (me compresa), il tutto rappresenta quasi una lezione di storia del videogioco, un’occasione per scoprire un approccio al design che metteva al centro l’azione pura, la rigiocabilità e il desiderio di migliorare continuamente le proprie prestazioni. È una filosofia diversa, ma proprio per questo è importante salvaguardarla con opere di questo tipo, capaci di onorarla vestendola con abiti moderni.

Una cooperativa sorprendentemente divertente

Tra le novità più interessanti spicca la modalità cooperativa. Dividere i compiti tra pilota e artigliere potrebbe sembrare una soluzione semplice, ma nella pratica funziona alla grande; la comunicazione, quindi, diventa fondamentale e ogni missione assume una dimensione completamente diversa. È una modalità che riesce a catturare perfettamente lo spirito da “titolo multiplayer di Nintendo”: immediata, accessibile e incredibilmente divertente da condividere.

Anche il comparto multiplayer competitivo offre momenti piacevoli, soprattutto grazie alla libertà garantita dalle mappe All-Range e ai numerosi power-up disponibili, anche se purtroppo si ferma lì: ai momenti piacevoli. Non è una modalità capace di rivelarsi memorabile come il resto del pacchetto ma è comprensibile che ci sia per offrire quanta più varietà, e longevità, a un titolo che, alla fine dei conti, è stato rilasciato nel lontano 1997.

Le possibilità offerte dalla camera per Nintendo Switch 2, infine, sono divertenti e ben confezionate. Avere una versione digitalizzata di Fox e compagni che si anima in base alle espressioni facciali che abbiamo quando comunichiamo in camera non stravolge ovviamente l’esperienza di gioco ma, rispetto a produzioni caratterizzate da budget ben più pomposi, mostrano chiaramente come il Colosso di Kyoto sia ossessionato dal curare ogni singolo dettaglio delle sue produzioni.

L’unico limite è la ripetitività

A voler individuare l’unica, vera, debolezza di Star Fox, la risposta è piuttosto semplice: la ripetitività. Dopo aver finito la storia principale una volta, alcune situazioni tendono inevitabilmente a ripetersi. La struttura delle missioni rimane fedele alle proprie origini e, per quanto i percorsi alternativi contribuiscano a mantenere alta la varietà, certe dinamiche finiscono per mostrare il fianco a una certa reiterazione.

Non è un problema grave, e sicuramente non compromette il divertimento generale offerto da Star Fox, ma rappresenta probabilmente l’unico aspetto che avrei voluto vedere evolvere maggiormente. D’altronde, il materiale originale è stato ampiamente omaggiato ed espanso in tutte le direzioni, quindi risulta quasi lecito aspettarsi che, pur mantenendo la sua anima arcade, Star Fox riuscisse a non cadere in quella ripetitività tipica del suo anno di nascita.

Insomma, ovviamente rimane un ritorno coi fiocchi, ma è un peccato vedere che Nintendo non ha voluto spingere quel pochetto in più per renderlo praticamente perfetto.


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 Giulia Serena

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