Target ha confermato Brian C. Cornell nel consiglio di amministrazione, ma il voto degli azionisti ha lasciato un segnale netto sulla governance del retailer statunitense: l’ex amministratore delegato, oggi executive chairman, ha ottenuto il 87,2% dei voti favorevoli e il 12,8% di voti contrari.
Il dato è stato inserito da CNBC tra le notizie che gli investitori dovevano seguire prima dell’apertura dei mercati, nel Morning Squawk pubblicato da CNBC. La newsletter parla di una crisi di fiducia ai vertici di Target e segnala che il consenso raccolto da Cornell è il più basso mai ottenuto dal manager nelle assemblee del gruppo.
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Un voto che pesa sul board
La fotografia ufficiale arriva dai risultati dell’assemblea annuale 2026 comunicati da Target. L’assemblea si è tenuta a Minneapolis il 10 giugno 2026, con il voto certificato da The Carideo Group, ispettore indipendente dell’elezione. Alla riunione sono state votate 392.543.988 azioni, pari a circa 86,4% delle azioni in circolazione alla record date.
Gli azionisti hanno eletto tutti i 12 candidati al board per un mandato annuale, ma il profilo dei voti mostra una differenza marcata tra Cornell e diversi altri amministratori. Michael J. Fiddelke, nuovo amministratore delegato, ha ricevuto il 99,1% dei voti favorevoli; John R. Hoke III il 98,8%; Stephen B. Bratspies il 98,3%.
CNBC osserva che il risultato di Cornell è inferiore sia alla sua media storica sia alla media dei director delle società dello S&P 500 nel 2026. Kevin Kaiser, docente alla Wharton School, ha collegato un supporto sotto il 90% a un dissenso intenzionale da parte degli investitori: sotto quella soglia, ha detto a CNBC, alcuni azionisti stanno andando fuori strada per dire che non vogliono più quella persona nel board.
Cornell lascia il CEO, resta al centro
Il voto arriva dopo il passaggio di consegne al vertice operativo. Target aveva annunciato il 20 agosto 2025 il piano di successione al vertice: Fiddelke, allora chief operating officer, avrebbe sostituito Cornell come CEO ed entrambi gli incarichi sarebbero diventati effettivi il 1 febbraio 2026. Cornell sarebbe rimasto nel board con il ruolo di executive chair.
Nel comunicato sulla successione, Target indicava Fiddelke come manager interno con oltre 20 anni di esperienza nel gruppo, dopo ruoli in merchandising, finanza, operations e risorse umane. La società attribuiva a Fiddelke anche la guida dell’Enterprise Acceleration Office, struttura creata per ridurre complessità operative, ampliare l’uso della tecnologia e rendere più flessibile l’organizzazione.
La scelta di mantenere Cornell alla presidenza esecutiva ha però concentrato l’attenzione degli investitori sul rapporto tra continuità e responsabilità. Secondo CNBC, Cornell è diventato executive chairman dopo avere lasciato il ruolo di CEO in una fase segnata da pressione sugli utili e andamento debole del titolo. L’analista retail Neil Saunders, citato dalla newsletter, ha definito la nomina una «ricompensa per il fallimento».
Target, nella comunicazione ufficiale sulla successione, ha presentato la transizione come il risultato di un processo pianificato dal board. La lead independent director Christine Leahy ha dichiarato che il consiglio aveva condotto una ricerca esterna e valutato molti candidati, prima di indicare Fiddelke come manager incaricato di riportare Target alla crescita.
La debolezza dei conti fa da sfondo
Il dissenso su Cornell si innesta su una fase finanziaria che Target stessa ha descritto nei conti annuali 2025 di Target. Nell’esercizio 2025 le vendite nette sono scese dell’1,7%, a 104,8 miliardi di dollari, dai 106,6 miliardi dell’anno precedente. Le vendite comparabili sono diminuite del 2,6%.
Il voto salva Cornell, ma il consenso all’87,2% segnala una frattura tra continuità di governance e richiesta di responsabilità sui risultati.
Nel quarto trimestre 2025 le vendite nette sono state pari a 30,5 miliardi di dollari, in calo dell’1,5% rispetto al quarto trimestre 2024. Le vendite comparabili trimestrali sono diminuite del 2,5%, con una flessione del 3,9% nei negozi comparabili e una crescita dell’1,9% nel digitale comparabile.
La pressione si è vista anche sul risultato operativo. Target ha comunicato un operating income annuo di 5,1 miliardi di dollari nel 2025, in discesa dell’8,1% dai 5,6 miliardi del 2024. Il margine lordo annuo è stato pari al 27,9%, contro il 28,2% dell’anno precedente, con pressioni attribuite soprattutto ad attività di merchandising, maggiori markdown, costi di cancellazione degli ordini e mix di categoria.
Per fornitori, partner logistici, proprietari immobiliari e operatori di advertising retail, il cambio di CEO non ha coinciso con un’uscita completa di Cornell dall’assetto decisionale. La struttura mantiene un executive chairman che ha guidato Target per oltre un decennio e un CEO interno chiamato a intervenire su crescita, tecnologia, negozi e supply chain.
Gli azionisti frenano la separazione
La stessa assemblea ha affrontato anche una proposta degli azionisti che chiedeva una policy per imporre che il presidente del board fosse un director indipendente. Target ha comunicato che la proposta non è stata approvata: ha ottenuto il 38,1% dei voti favorevoli, il 61,4% contrari e lo 0,5% di astensioni.
Il voto non ha quindi separato la presidenza del board dal ruolo esecutivo ricoperto da Cornell. Allo stesso tempo, il consenso personale raccolto dall’ex CEO è rimasto sotto la soglia psicologica richiamata da CNBC attraverso Kaiser. La governance resta così formalmente stabile, ma con un segnale di dissenso che non riguarda un azionista isolato o una proposta marginale: riguarda direttamente il presidente esecutivo.
Gli altri punti all’ordine del giorno hanno avuto esiti differenziati. Gli azionisti hanno ratificato Ernst & Young LLP come società di revisione indipendente per l’esercizio 2026 con il 93,5% dei voti favorevoli, hanno approvato il voto consultivo sulla remunerazione dei manager con l’89,0% e hanno dato il via libera al piano di incentivazione azionaria 2020 modificato e riformulato con il 95,0%.
Fiddelke mostra i primi numeri
Il primo trimestre sotto la nuova guida ha dato al mercato un quadro meno lineare della sola crisi di consenso. Nell’aggiornamento sui risultati del primo trimestre, Target ha comunicato vendite nette per 25,4 miliardi di dollari, in crescita del 6,7% anno su anno, e vendite comparabili in aumento del 5,6%.
Nel dettaglio, il traffico comparabile è cresciuto del 4,4%, le vendite digitali comparabili dell’8,9% e le vendite non merchandise di quasi il 25%, trainate da ricavi pubblicitari Roundel, membership Target Circle 360 e marketplace Target+. La società ha anche alzato le attese 2026, indicando una crescita delle vendite nette intorno al 4% rispetto al 2025.
Il quadro che arriva da Target è quindi doppio: i conti 2025 spiegano il malumore citato da CNBC, mentre il primo trimestre 2026 offre a Fiddelke una base operativa migliore da presentare agli investitori. La posizione di Cornell resta il punto più esposto della governance: il board lo ha confermato, gli azionisti non hanno imposto un presidente indipendente, ma il suo 87,2% segna il livello più basso di consenso registrato dal manager nel retailer.
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Giulia Bianchi
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