La francese Asobo Studio si è rivelata negli ultimi anni particolarmente talentuosa e in grado di dar vita a opere tra di loro tanto eterogenee quanto incredibilmente valide. Sotto la sua ala hanno infatti visto la luce sia l’ottimo Microsoft Flight Simulator, capace di aprire una nuova era per quanto riguarda i simulatori, sia l’intrigante saga action-stealth di A Plague Tale.
Proprio soffermandoci su quest’ultima serie, dopo averci raccontato in due capitoli l’avventura di Amicia e Hugo nella Francia medievale, Asobo Studio ha deciso con Resonance: A Plague Tale Legacy di riavvolgere il tempo e riportarci indietro di una quindicina d’anni, mettendoci nei panni di Sophia, personaggio che abbiamo già imparato a conoscere nel secondo capitolo della serie.
Non è però solo la protagonista a cambiare, ma anche l’ambientazione, dato che in Resonance ci troveremo sull’isola di Creta, dove sorge il mitologico labirinto del Minotauro, e in parte anche il gameplay del gioco. Andiamo però con ordine e vediamo insieme cosa dovremo aspettarci il prossimo 27 agosto, data nella quale il gioco verrà reso disponibile su PC, Xbox Series, PS5 e Game Pass.
Una nuova protagonista
Nelle scorse settimane abbiamo avuto l’opportunità di provare in anteprima due differenti missioni del titolo, poste indicativamente dopo tre-quattro ore di gioco. Un primo assaggio particolarmente consistente, dato che ci ha concesso di dissipare buona parte dell’alone di mistero che avvolgeva il gioco e di comprendere meglio l’evoluzione di Resonance rispetto ai primi due A Plague Tale.
Entrambe le missioni presenti in questa anteprima prendono luogo in quel di Creta, anche se si sviluppano in modo molto differente. La prima, infatti, è alla luce del sole e ci ha visto esplorare le antiche strutture greche tra combattimenti e un buon numero di puzzle da risolvere. La seconda parte della preview, invece, ha assunto contorni ben più cupi e scuri, concentrandosi sullo stealth e il pericolo sovrannaturale che molto probabilmente farà da contorno all’intera esperienza di gioco.
Andando con ordine, la prima cosa che abbiamo notato in Resonance: A Plague Tale Legacy è la grande differenza nella protagonista. Sophia è infatti estremamente più atletica e prestante rispetto ad Amicia e, in quanto tale, riesce a far valere la propria forza bruta contro i soldati e gli altri nemici umani che si intraporranno tra noi e il nostro obiettivo.
Scordatevi quindi la fionda, l’accucciarsi e tutto il resto: in Resonance si combatte eccome e lo si fa senza esclusione di colpi. Nel nuovo titolo di Asobo Studio troverete quindi attacchi leggeri, pesanti, parate, schivate e tutto ciò che ci si aspetterebbe da un action moderno. Sophia non ha infatti paura di nulla e può anche lanciarsi dall’alto eliminando uno sventurato avversario ignaro, scagliare degli oggetti da terra contro i nemici e addirittura utilizzare il proprio lazzo per attrarre a sé qualche soldato difficilmente raggiungibile.
La prima sensazione che abbiamo provato è sicuramente stata quella di spaesamento, essendo abituati a ben altre dinamiche negli A Plague Tale, ma minuto dopo minuto questo nuovo sistema ci ha convinto sempre più. Grazie anche a delle buone animazioni, con tanto di esecuzioni finali, i combattimenti di Resonance funzionano infatti bene e sono divertenti. Il problema è che, per quanto ben fatti, ricordano da molto vicino quelli di tanti altri esponenti del settore, facendo perdere a Resonance parte dell’identità che ha reso celebre la saga.
Dove la futura opera dello studio francese ci ha regalato grandi soddisfazioni è sicuramente nelle ambientazioni, davvero belle da vedere e a prima impressione anche più estese e aperte di quelle a cui ci aveva abituato la serie. Un ottimo lavoro su cui pongono le proprie radici anche i vari puzzle ambientali in cui ci siamo imbattuti e che girano tutti attorno due concetti in particolare: una misteriosa sfera con degli strani poteri e dei richiami al passato.
Sophia è infatti in possesso di uno strano artefatto capace di emettere fasci di luce colorati con i quali aprire porte e strade, oltre che rivelare tracce e altro, ed è inoltre in grado di osservare il passato attraverso misteriose visioni. Visioni che la riportano a rivivere le gesta del celebre eroe greco Teseo e le sue vicende nel dedalo di Creta, consentendole così di capire meglio dove andare e cosa fare.
Proprio il legame tra la protagonista del gioco e il prode guerriero del passato è uno dei principali punti d’attenzione di Resonance: A Plague Tale Legacy, con la sua evoluzione e le motivazioni dietro esso che potrebbero aprire la strada a risvolti narrativi per nulla male. Per saperne di più a riguardo non ci resta che aspettare qualche mese, anche se una cosa è ben evidente: la minaccia sovrannaturale – di cui vi parleremo meglio a breve – era ben presente anche nell’antichità.
Un pericolo sovrannaturale
Dopo un capitolo fatto di combattimenti, esplorazione e puzzle solving, quello successivo ha letteralmente cambiato le carte in tavola, facendoci diventare la preda e non più un’abile guerriera. Nelle profondità di Creta, dove sprofondiamo dopo essere caduti in una trappola nemica, si nasconde infatti una mostruosità in grado di pietrificare ogni essere vivente che incontra succhiandogli l’energia vitale. La sua unica debolezza è la luce, che abborra come proprio nemico naturale.
Se nei due primi A Plague Tale le abilità di Amicia si rivelavano fondamentali per le fasi stealth, donando alla serie alcune delle sue caratteristiche più distintive, in Resonance tali sezioni sembrano decisamente più tradizionali. Per sfuggire alle mire nemiche, infatti, dovremo muoverci nascosti e accovacciati tra una zona di luce all’altra, facendo ben attenzione a non farci scorgere dalla nostra inarrestabile nemesi.
Un approccio sicuramente più semplice e lineare rispetto al passato, ma che riesce comunque a mantenere ben alta l’attenzione e la tensione. Grazie anche a delle ambientazioni davvero notevoli, infatti, il nostro peregrinare nelle caverne sotterranee è stato davvero degno di nota e ci ha permesso di apprezzare il lavoro fatto da Asobo Studio a riguardo.
La sequenza finale, inoltre, ha assunto un carattere cinematografico davvero considerevole, con la nostra fuga che si è conclusa tra rapide, crolli e delle impressionanti costruzioni sullo sfondo. Una qualità della messa in scena che si rispecchia poi sulla narrativa, con Resonance: A Plague Tale Legacy che pare mantenersi sugli ottimi livelli dei predecessori.
Tecnicamente su PC a dettagli alti il gioco convince e riesce a restituire degli scorci niente male. Con una RTX 5070, un Intel Core Ultra 7 265K e 48GB di RAM non abbiamo poi riscontrato problematiche o cali di framerate di sorta, sintomo di come Resonance sia oramai quasi pronto al lancio. Al 27 agosto, del resto, mancano poi solo poco più di due mesi.
Resonance A Plague Tale Legacy: in conclusione
Questo nostro primo hands-on di Resonance: A Plague Tale Legacy ci ha insomma convinto, pur lasciandoci l’impressione che la saga stia rinunciando a buona parte degli elementi distintivi che l’hanno resa tanto amata dai fan. Sophia e l’isola di Creta paiono però avere le spalle abbastanza grosse e il carisma necessario per raccogliere l’eredita di Hugo e Amicia e raccontarci una nuova e avvincente avventura nel mondo creato da Asobo Studio.
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Giacomo Todeschini
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