Matera: dal Report Caritas dell’Arcidiocesi Matera-Irsina: Povertà economica e sanitaria crescono!


Andare oltre i numeri, per leggere storie in carne ed ossa e comprendere i bisogni di un territorio sempre più segnato da fragilità complesse. È questo il significato dell’incontro promosso dall’Arcidiocesi di Matera-Irsina per la presentazione del report sulle attività della Caritas diocesana e della indagine sociale dedicata al tema della povertà e che ha avuto luogo questa mattina nella sede della Caritas diocesana in Via Cappuccini 15 a Matera. Il report integrale è pubblicato da chiesadimaterairsina.it. “L’iniziativa -si legge in una nota stampa- ha riunito rappresentanti delle istituzioni civili, del mondo sanitario, del volontariato e delle associazioni del territorio, offrendo un’occasione di confronto a partire dai dati raccolti nel corso del 2025. Al centro dell’incontro non vi è stata soltanto la restituzione statistica delle attività svolte, ma soprattutto la volontà di leggere i bisogni emergenti e interrogarsi sulle risposte da costruire insieme. Ad aprire i lavori è stato l’arcivescovo mons. Benoni Ambarus, che ha definito il report «una sorta di consolidato del bene», sottolineando come dietro ogni dato vi siano persone concrete e una vasta parte di impegno quotidiano che spesso resta invisibile. L’arcivescovo ha richiamato l’attenzione sul «sommerso del bene», costituito dal lavoro silenzioso di operatori, volontari, associazioni e comunità ecclesiali che ogni giorno accompagnano persone in situazioni di fragilità. Un impegno che, proprio perché vissuto nella discrezione, difficilmente trova spazio nelle statistiche ma rappresenta una componente essenziale della risposta ai bisogni del territorio. Accanto alla gratitudine per quanto viene realizzato, mons. Ambarus ha espresso anche la consapevolezza dei limiti delle risorse disponibili rispetto alla complessità delle richieste. Ha parlato della frustrazione sperimentata da chi opera quotidianamente accanto ai poveri quando si trova a dover riconoscere di non poter offrire tutte le risposte necessarie. Particolarmente significativa la lettura proposta delle cosiddette «storie diversamente vincenti»: non racconti di successo secondo i criteri abituali, ma percorsi di persone che, pur segnate da dipendenze, povertà, fragilità relazionali o difficoltà economiche, accettano di mettersi in gioco, di lasciarsi accompagnare e di ricostruire gradualmente la propria vita. Nel suo intervento mons. Ambarus ha inoltre indicato la finalità più ampia del lavoro di osservazione e monitoraggio svolto dalla Caritas: aiutare la Chiesa, le istituzioni e la società civile a comprendere meglio le trasformazioni in atto, individuando le fragilità più rilevanti per orientare in modo più efficace le risposte future. Il richiamo conclusivo è stato alla necessità di andare oltre la semplice assistenza, affrontando le cause profonde dei problemi e favorendo percorsi che conducano le persone verso una progressiva autonomia. La presentazione dei dati è stata affidata a Lucia Surano, che ha illustrato i risultati di una ricerca sociale realizzata attraverso questionari rivolti a parrocchie e associazioni, interviste qualitative e analisi dei dati dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse della Caritas. L’indagine ha coinvolto trenta parrocchie, quattordici associazioni e ventitré testimoni privilegiati, consentendo di costruire un quadro articolato delle dinamiche sociali presenti nell’Arcidiocesi di Matera-Irsina. Dalla ricerca emerge anzitutto una forte capacità delle parrocchie di intercettare i bisogni del territorio grazie al loro radicamento nelle comunità locali. Le parrocchie vengono percepite come punti di riferimento stabili, capaci di accompagnare concretamente persone e famiglie e di mantenere relazioni significative con i diversi soggetti del territorio. Allo stesso tempo è emersa una criticità rilevante: la maggior parte delle collaborazioni esistenti si sviluppa in maniera informale e raramente è sostenuta da accordi strutturati o percorsi condivisi di programmazione. Una situazione che, pur testimoniando una notevole vitalità relazionale, rischia di limitare l’efficacia e la continuità delle azioni intraprese. Uno dei concetti più interessanti emersi dalle interviste è quello della parrocchia come «soglia», uno spazio capace di stare tra il dentro e il fuori, tra la dimensione religiosa e quella sociale, tra comunità ecclesiale e territorio. Una funzione che permette di creare connessioni, favorire inclusione e costruire relazioni anche con persone lontane dai percorsi ecclesiali tradizionali. La ricerca ha inoltre evidenziato alcune fragilità che attraversano le comunità: l’invecchiamento della popolazione, lo spopolamento, la difficoltà nel coinvolgimento delle nuove generazioni e la fatica nel trasformare i destinatari dei servizi in protagonisti attivi della vita comunitaria. Sul versante dell’Osservatorio delle povertà, nel 2025 sono stati presi in carico 837 nuclei familiari per un totale di circa 2.500 persone assistite. Gli interventi realizzati sono stati 4.865, a fronte di 1.295 bisogni rilevati. I dati mostrano una sostanziale parità tra cittadini italiani e stranieri e confermano una crescente complessità delle situazioni affrontate. La povertà che emerge dal report non è soltanto economica. Si intreccia con problemi abitativi, fragilità lavorative, difficoltà sanitarie, povertà educativa e relazionale. Sempre più frequentemente le persone accompagnate presentano contemporaneamente diversi fattori di vulnerabilità, rendendo necessarie prese in carico articolate e prolungate nel tempo. Particolarmente significativo il dato relativo alla povertà sanitaria, in crescita anche nel territorio diocesano, e quello riguardante la fragilità lavorativa, con una presenza consistente di disoccupati, lavoratori precari e cosiddetti “working poor“. La ricerca mette inoltre in evidenza l’impegno economico della Chiesa locale: nel corso del 2025 la Caritas e le parrocchie della diocesi hanno destinato oltre 370 mila euro a interventi di sostegno nelle diverse aree della povertà, dall’abitare alla salute, dall’accoglienza ai servizi di prossimità. Il direttore della Caritas diocesana Don Angelo Gioia ha anzitutto espresso gratitudine verso i volontari, gli operatori delle Caritas parrocchiali e le numerose associazioni presenti sul territorio, riconoscendo in loro il volto concreto di una Chiesa che accoglie, ascolta e accompagna. Riprendendo i contenuti emersi dalla ricerca, don Angelo ha poi evidenziato che la questione fondamentale oggi non è stabilire chi debba occuparsi di un determinato problema, secondo una logica di suddivisione dei compiti, ma interrogarsi su «chi siamo insieme e cosa possiamo fare insieme». Una prospettiva che chiama Chiesa, istituzioni e realtà del terzo settore a costruire uno sguardo condiviso sulle fragilità del territorio. In questo senso ha richiamato il tema dell’advocacy, intesa come capacità di dare voce alle situazioni di disagio e di sollecitare una maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della società civile. Nel dibattito successivo, il sindaco di Matera Antonio Nicoletti, il direttore sanitario dell’Azienda sanitaria locale Andrea Gigliobianco, il consigliere regionale Roberto Cifarelli e l’assessora comunale alle Politiche sociali Angela Braia hanno condiviso la necessità di rafforzare ulteriormente la collaborazione tra istituzioni, servizi e realtà ecclesiali. Le nuove forme di povertà richiedono una capacità crescente di integrazione tra interventi sociali, sanitari, educativi e comunitari passando da un approccio prevalentemente emergenziale ad uno a carattere preventivo che richiede programmazione e presa in carico condivisa. In questa prospettiva, la diocesi ha annunciato l’intenzione di promuovere, a partire dal prossimo autunno, ulteriori momenti di confronto con amministrazioni locali, servizi sociali e realtà del territorio per consolidare reti di collaborazione sempre più efficaci e orientate al bene comune.”

                       Mega (Cgil Basilicata): “Se non si interviene sul lavoro di qualità la povertà sarà sempre più dilagante”. I dati della Caritas di Matera ancora una volta attestano quanto da noi già denunciato e cioè che è sempre più povero chi lavora, non riuscendo neppure a sostenere le spese sanitarie. Un dato che smentisce qualsiasi narrazione sul lavoro e sulla crescita del Mezzogiorno, tanto del governo nazionale quanto di quello regionale. Senza lavoro e senza lavoro di qualità non c’è futuro”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, che sottolinea come “in Basilicata bassi salari, precarietà ed elevato indice di povertà sono una bomba sociale. Bisogna intervenire subito la rotta altrimenti la nostra regione è destinata a scomparire in modo inesorabile. Se non creiamo posti di lavoro di qualità la Basilicata sarà condannata a un inesorabile declino. Bisogna invertire la rotta adesso. Se pensiamo che la retribuzione annua lorda di un lucano è in media di 27.232 euro contro i 31.856 euro della media nazionale, con un divario di 4.624 euro (- 14,5%), registrando salari più bassi in assoluto secondo i dati Istat, è evidente che è sul lavoro che bisogna intervenire e sul welfare, del tutto assente nelle politiche nazionali e regionali e del tutto inadeguato nel dare risposte ai bisogni dei cittadini e delle cittadine della Basilicata”.

Povertà, Cifarelli: “La Basilicata reale è quella raccontata dalle famiglie in difficoltà. Chiederò un dibattito in Consiglio regionale”. Ho partecipato con grande attenzione alla presentazione della Ricerca Sociale e del Report Povertà 2026 dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina e ne esco con una convinzione ancora più forte: dietro i numeri ci sono persone, famiglie e storie che chiedono ascolto e risposte concrete, non slogan o narrazioni di comodo.” Lo dichiara il consigliere regionale Roberto Cifarelli. “I dati presentati restituiscono l’immagine di una povertà sempre più diffusa, strutturale e multidimensionale. Nel territorio dell’Arcidiocesi sono state accompagnate nel 2025 oltre 2.500 persone appartenenti a 837 nuclei familiari, con migliaia di interventi e bisogni che riguardano soprattutto reddito, lavoro e casa. Una fotografia che coincide con ciò che tanti amministratori locali, operatori sociali e volontari vedono quotidianamente sul territorio. Questa ricerca ci obbliga ad aprire una riflessione seria anche sugli effetti prodotti dalle politiche di contrasto alla povertà degli ultimi anni. È legittimo domandarsi se la progressiva riduzione di strumenti come il Reddito di cittadinanza abbia finito per aggravare le condizioni di tante famiglie fragili, aumentando le richieste di aiuto rivolte alla rete della solidarietà e del volontariato. Di fronte a questi dati non possiamo fare finta di niente. E non possiamo nemmeno continuare a raccontare una Basilicata che semplicemente non esiste. Leggo troppo spesso dichiarazioni di esponenti della destra regionale che descrivono una realtà distante anni luce da quella vissuta da migliaia di cittadini. È una narrazione che, per ragioni di propaganda o di conservazione del potere, rischia di diventare pericolosa perché rimuove i problemi invece di affrontarli. La verità è che la Basilicata sta vivendo una fase delicata, segnata da spopolamento, precarietà lavorativa, impoverimento del ceto medio e aumento delle fragilità sociali. Se non avremo il coraggio di guardare in faccia questa realtà, il disagio rischia di trasformarsi in una crisi sociale sempre più profonda. Per questo motivo ritengo indispensabile promuovere una discussione specifica nel Consiglio regionale della Basilicata sul tema della povertà e delle nuove disuguaglianze. Chiederò che l’Assemblea regionale affronti questo tema in modo organico, ascoltando il contributo della Caritas, del Terzo settore, dei sindaci, delle organizzazioni sindacali e del mondo del volontariato, per costruire una strategia condivisa che metta al centro il diritto a una vita dignitosa. Penso anche a Matera, una città che non può essere raccontata soltanto attraverso il turismo, i grandi eventi e la sua immagine internazionale. Accanto alle eccellenze esiste una parte della comunità che vive in condizioni di difficoltà economica, precarietà abitativa e vulnerabilità sociale. Ignorare queste situazioni significa tradire lo spirito di una città che ha fatto dell’inclusione e della cultura i propri valori fondanti. Abbiamo il dovere di passare dalla retorica ai fatti: servono politiche per il lavoro, per l’abitare, per il sostegno alle famiglie, per il contrasto alla povertà educativa e per l’inclusione sociale. La sfida non è distribuire assistenza, ma creare condizioni di autonomia e opportunità. La ricerca presentata dall’Arcidiocesi rappresenta un prezioso atto di verità. Ora tocca alla politica fare la propria parte. Perché una classe dirigente seria non misura il proprio successo dai comunicati celebrativi, ma dalla capacità di prendersi cura di chi resta indietro. La Basilicata non ha bisogno di essere raccontata meglio: ha bisogno di essere governata meglio.”

 

 


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 Vito Bubbico

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