Consorzi industriali, cresce l’occupazione. A Oristano quasi il 20% del valore aggiunto
Le aree consortili rappresentano un pilastro dell’economia provinciale. Il rapporto FICEI-Centro Studi Tagliacarne fotografa il peso delle imprese insediate e indica le sfide per il futuro: logistica, innovazione, export e costo dell’energia.
La Sardegna è la prima regione italiana per crescita dell’occupazione nelle aree dei Consorzi industriali, con un incremento del 36,9% tra il 2019 e il 2023. Ma è soprattutto il dato relativo a Oristano a evidenziare il ruolo del sistema industriale consortile nell’economia del territorio: le imprese insediate nelle aree gestite dai Consorzi generano quasi il 20% del valore aggiunto prodotto dalle aziende della provincia, escludendo agricoltura, finanza e Pubblica amministrazione.
È quanto emerge dal primo Rapporto nazionale FICEI-Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, intitolato “I Consorzi industriali in Italia. Un motore di sviluppo per il Paese”, presentato dalla Federazione italiana dei Consorzi ed Enti di industrializzazione. Lo studio analizza la consistenza delle imprese insediate nelle aree consortili, il loro contributo economico e la capacità di investire, innovare ed esportare.
Per la provincia di Oristano, i numeri confermano il peso strategico delle aree industriali: oltre a produrre quasi un quinto del valore aggiunto delle imprese locali, gli insediamenti consortili occupano il 10% degli addetti provinciali e rappresentano oltre il 2% delle unità locali. Un’incidenza che colloca Oristano tra le province italiane nelle quali i Consorzi industriali hanno un ruolo più rilevante per l’economia del territorio.
“Nella provincia di Oristano le imprese insediate nelle aree consortili generano quasi un quinto del valore aggiunto delle imprese del territorio – sottolinea Antonello Demelas, presidente del CIPOR, il Consorzio industriale provinciale di Oristano -. È la dimostrazione che il sistema delle aree industriali rappresenta uno dei pilastri dell’economia provinciale e una leva strategica per lo sviluppo dell’intero territorio”.
Demelas considera il risultato non soltanto un motivo di soddisfazione, ma anche una responsabilità per il Consorzio, chiamato a rafforzare il proprio ruolo attraverso la valorizzazione delle aree attrezzate, delle infrastrutture e dei servizi, creando condizioni sempre più favorevoli alla competitività delle imprese e all’arrivo di nuovi investimenti.
A livello regionale, la Sardegna conta 2.136 unità locali nelle aree dei Consorzi industriali, con oltre 30.800 addetti. Il dato occupazionale è il più dinamico d’Italia nel periodo considerato, davanti al Veneto, che registra una crescita del 36,7%. Anche il valore aggiunto delle imprese insediate è aumentato in misura significativa, segnando un +57,8% tra il 2019 e il 2023, risultato superato soltanto dal Molise. Attualmente, le aree industriali consortili producono circa il 15% del valore aggiunto delle imprese sarde.
Il quadro nazionale conferma la rilevanza di questi insediamenti.
Nel 2023 le aree dei Consorzi aderenti alla FICEI ospitavano 10.829 unità locali, con quasi 244 mila addetti, generando 86 miliardi di euro di fatturato e oltre 18 miliardi di valore aggiunto. Tra il 2019 e il 2023 l’occupazione è cresciuta in media del 5% annuo, contro l’1,8% della media nazionale, con oltre 40 mila nuovi posti di lavoro.
Le imprese consortili presentano inoltre una produttività superiore alla media: il valore aggiunto per addetto raggiunge 75.400 euro, il 31% in più rispetto al dato nazionale. La dimensione media è di 22,5 addetti per unità locale, contro i 3,6 registrati a livello italiano.
Significativa anche la propensione agli investimenti. Il 58,6% delle imprese ha investito in tecnologie digitali, il 48,2% in efficienza energetica e idrica o nella riduzione dell’impatto ambientale, mentre il 31,5% ha adottato o prevede investimenti in impianti propri per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Accanto ai risultati, il rapporto evidenzia tuttavia alcune criticità per il sistema produttivo sardo. Le imprese consortili che esportano rappresentano il 22% delle unità locali, contro una media nazionale del 35,5%. Anche la presenza dei settori ad alta tecnologia rimane contenuta. Due aspetti sui quali, secondo lo studio, sarà necessario intervenire per consolidare la crescita e rafforzare la competitività delle aziende.
Per Oristano, una delle questioni centrali riguarda proprio le condizioni necessarie a sostenere lo sviluppo industriale. “La sfida oggi non è soltanto garantire infrastrutture efficienti, ma affrontare i fattori che condizionano maggiormente la competitività delle nostre aziende: la logistica, l’accesso ai mercati, l’innovazione e, in particolare, il costo dell’energia” – afferma Demelas.
Su quest’ultimo fronte, il CIPOR sta concludendo uno screening del problema energetico e un’analisi delle possibili soluzioni. Il Consorzio sta valutando iniziative per consentire alle imprese di disporre di energia a condizioni più competitive, con maggiore stabilità e prevedibilità dei costi, anche attraverso investimenti nelle fonti rinnovabili, nell’autoconsumo e nelle comunità energetiche.
Tra le criticità rilevate a livello nazionale figurano inoltre la progressiva riduzione delle aree disponibili per nuovi insediamenti e la carenza di piattaforme logistiche e intermodali. In oltre otto casi su dieci, secondo le valutazioni dei direttori dei Consorzi, la disponibilità di aree libere è bassa o medio-bassa. Più dell’83% degli intervistati chiede politiche specifiche per attrarre investimenti, indicando tra le priorità anche la disponibilità di personale qualificato e la riduzione degli oneri burocratici.
Il rapporto propone quindi una politica industriale dedicata ai Consorzi, con procedure più rapide per ampliare le aree prossime alla saturazione, un ruolo più incisivo degli enti consortili nelle strategie di attrazione degli investimenti e la realizzazione di infrastrutture logistiche collegate agli insediamenti produttivi.
“I Consorzi industriali stanno dimostrando di essere strumenti efficaci di sviluppo economico. È il momento che questo ruolo venga ulteriormente valorizzato nelle politiche industriali e nelle scelte di investimento della Regione” – conclude il presidente del CIPOR.
L’obiettivo, per Oristano, è trasformare il peso già raggiunto dalle aree industriali in nuove opportunità di investimento, occupazione e crescita per l’intero territorio provinciale.
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