“Sembrava fosse amore ed invece era un calesse…” recitava il titolo di un film di Massimo Troisi. Così come quello tra Trump e Meloni che, se fino a mercoledi scorso alle fedeli penne di “Libero” faceva titolare in prima pagina “Giorgia-Donald: di nuovo amore“, oggi li ha costretti a rettificare -sempre in prima pagina- che “Non era vero amore” accompagnandolo con un veemente e cubitale “Trump è un coglione“. Alè! Accodandosi al battage vittimista che sta accompagnado la figuraccia planetaria di chi nonostante fosse stata sempre platealmente a fianco del tycon, ora viene ripagata dalla sua derisione.
Trasformando quello che doveva essere un rapporto istituzionale come si conviene tra rappresentanti Stati sovrani (ma tale postura non è mai stata praticata, sostituita -come abbiamo assistito in questi anni- da un atteggiamento amicale e su una malintesa confidenzialità personale, nonchè su una sguaiata sovrapposizione tra ruolo di leader di partito e ruolo di governo) in un dissing tra trapper. Termine noto ai giovani che deriva dall’inglese disrespect (mancanza di rispetto) e indica lo “sfidarsi” o “insultarsi” pubblicamente, spesso a colpi di rime piene di frecciatine, oppure tramite storie e post sui social, come nel caso dei nostri. Pratica utilizzata sia per provocare l’avversario che per attirare l’attenzione del pubblico. Cosa anche quì evidente. Infatti, dopo la puntata del batti e ribatti di ieri ecco che oggi l’ex amico Donald ha rincarato la dose con un messaggio su Trouth:
“Dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l’Iran, vuole tornare a essere amica per far risalire i suoi ‘numeri’. Mi ha chiesto ripetutamente di farsi una foto con me durante il vertice del G7 in Francia. La sua popolarità in Italia è in calo, forse perché ha voltato le spalle agli Stati Uniti – un Paese che ama e protegge davvero l’Italia – rifiutandosi di impedire all’Iran di ottenere o sviluppare armi nucleari (cosa che, peraltro, ha fatto anche la Nato!).” Trump -che dopo quello di Conte (il famoso Giuseppi) inciampa ora anche sul nome di Meloni, scrivendo “Gigiorgia“- ha poi aggiunto: “Non ci ha nemmeno concesso di utilizzare le piste di atterraggio o di decollo italiane, causando un notevole disagio logistico, nonostante gli Stati Uniti contribuiscano con centinaia di miliardi di dollari all’anno alla difesa dell’Italia e degli altri ‘cosiddetti’ alleati della Nato. Ora, dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l’Iran, lei vuole tornare a essere amica.”
E come si conviene in un vero e proprio dissing, sempre in rete, Giorgia Meloni su Instagram ha replicato: “Presidente Trump, questi attacchi continui e immotivati sono privi di senso. Per quanto riguarda la mia popolarità, essere tua amica non l’ha certo favorita, né dipende dal mio rapporto con te. La mia popolarità dipende dalla mia capacità di difendere l’interesse nazionale italiano, ed è esattamente ciò che ho sempre fatto.” “È ciò che ho fatto – aggiunge – anche riguardo alle basi militari americane in Italia. Il loro utilizzo è regolato da accordi che abbiamo sempre rispettato e che non potranno essere violati finché sarò primo ministro. L’Italia rimane una nazione sovrana. In ogni caso, la mia popolarità non è affar tuo. Ti suggerisco di concentrarti sulla tua”. Concludendo “Non tornerò sull’argomento, perché credo ancora nell’unità dell’Occidente e non credo che questo sia uno spettacolo all’altezza del nostro compito”. Ora, in attesa degli ulteriori possibili sviluppi di questa telenovela personale tra i due, Giorgia Meloni e le fanfare al seguito hanno assunto la postura a loro più congeniale: quella della vittima! Condizione che gli ha fatto guadagnare non solo la solidarietà dovuta e da minimo sindacale delle massime istituzioni statali. Quella come sempre formale del Presidente della Repubblica e quella, alquanto sguaiata e da fan, della seconda carica della Repubblica (disposta ad ingoiare addirittura un pollo vivo a sostegno della tesi della premier), oltre a quella scontata dei vari leader di partito di maggioranza e di quella -un pò meno scontata- dell’opposizione (pur con qualche debole distinguo). Tutto come da canovaccio, purtroppo. Ma facendo dimenticare la realtà dei fatti. Di questi anni di sottomissione assoluta che avevano evidentemente alimentato nel tycon una idea di sottomissione completa ai suoi desiderata. Insomma, come nella guerra in Ucraina non è cominciato tutto il giorno dell’invasione della Russia nel 2022 e così come tra Israele e Palestina non è iniziato tutto con il sanguinoso attentato di Hamas del 7 ottobre 2023, anche le attuali disavventure dell’Italia con gli USA, non nascono oggi con l’atto di bullismo di Trump nei confronti dell’amica perduta Giorgia Meloni. Che ora parla a nome degli italiani (“Io e l’Italia non imploriamo mai“) del tutto incongruamente, come se fossero stati gli italiani ad implorare un selfie e non lei-come sostenuto da Donald- ad uso e consumo proprio. Qualcuno è arrivato a solidarizzare in quanto “femminista“, addirittura! Cosa ci azzecchi è tutto da capire. In un valzer penoso di solidarietà pelosa che sta creando una cortina fumogena dietro cui si proverà a nascondere tutti gli errori di postura di questi anni e le possibili ulteriori conseguenze negative che ne deriveranno all’Italia dall’iroso presidente americano. Mentre ora è il tempo di inchiodare alle proprie responsabilità chi ha così malamente interpretato questo ruolo istituzionale sullo scenario internazionale. Altro che solidarietà (a parte quella umana, dovuta a tutti coloro che sono in disgrazia) in nome della Patria. Ad ognuno le proprie responsabilità. E se non si è in grado di ottemperarvi in modo onorevole, quando ciò viene a galla in modo così plateale, se ne traggano le conseguenze.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Vito Bubbico
Source link

