Nella mattinata di lunedì 19 ottobre 2026, gli operatori della polizia giudiziaria della Procura, appartenenti alle aliquote della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, insieme ai militari della Stazione di Vibonati e del Reparto Carabinieri Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano di Vallo della Lucania, hanno eseguito un nuovo provvedimento di sequestro preventivo.
Il decreto, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lagonegro il 22 settembre 2026, riguarda due fabbricati comprendenti complessivamente più di sette unità abitative, situati in località Isca dei Macelli.
Il valore stimato degli immobili una volta ultimati supera, secondo quanto riportato negli atti, una cifra che non è stata specificata nella comunicazione disponibile.
L’ipotesi di reato contestata è quella di lottizzazione abusiva, prevista dall’articolo 44, comma 1, lettera c), del Testo unico dell’edilizia.
Il provvedimento è il risultato degli approfondimenti condotti dalla polizia giudiziaria della Procura, con il contributo della Guardia di Finanza e dei Carabinieri del reparto specializzato nella tutela del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, sulla base delle deleghe investigative ricevute dall’autorità giudiziaria.
L’inchiesta si inserisce in un più ampio procedimento penale avviato nei confronti dell’allora sindaco di Santa Marina, di funzionari e responsabili dell’Ufficio tecnico comunale e di alcuni imprenditori.
Nel fascicolo figurano, tra le diverse ipotesi di reato inizialmente esaminate, anche contestazioni di corruzione e concussione, oltre a quella relativa alla presunta edificazione illecita.
Un incarico tecnico ha consentito di esaminare le aree agricole del territorio comunale che avrebbero perso le proprie caratteristiche originarie, in contrasto con le disposizioni urbanistiche in vigore.
Gli approfondimenti avrebbero fatto emergere una trasformazione edilizia di carattere speculativo riguardante una superficie di circa 8.100 metri quadrati, classificata come zona agricola dal Piano regolatore generale e inizialmente priva di costruzioni.
Secondo la ricostruzione investigativa, l’intervento si sarebbe sviluppato attraverso una sequenza coordinata di operazioni.
La prima fase avrebbe riguardato la suddivisione catastale del terreno originario in quattro lotti, ritenuti dagli inquirenti incompatibili con la destinazione agricola dell’area. Successivamente, tra il 2012 e il 2022, i singoli appezzamenti sarebbero stati trasferiti mediante diversi atti di compravendita.
L’ultima fase avrebbe interessato la realizzazione degli edifici sulla base di titoli edilizi che, secondo l’ipotesi accusatoria, presenterebbero irregolarità originarie.
In numerosi casi, la trasformazione sarebbe stata completata attraverso varianti ai progetti durante i lavori, con il passaggio dalla destinazione agricola a quella residenziale. Tali modifiche sarebbero state autorizzate senza adeguate verifiche sullo stato effettivo delle opere già realizzate.
Il risultato, secondo gli investigatori, sarebbe stato la formazione di un complesso abitativo privato su un’area agricola costiera precedentemente inedificata, con conseguenze sul consumo di suolo e sul contesto paesaggistico.
Gli accertamenti avrebbero permesso di individuare sette persone ritenute coinvolte, a vario titolo, nelle attività oggetto di verifica.
Le posizioni riguardano presunti promotori della lottizzazione, tecnici incaricati della progettazione e della direzione dei lavori, acquirenti, venditori e funzionari comunali che, nelle rispettive funzioni, avrebbero partecipato alle procedure per il rilascio dei permessi edilizi.
Nel disporre il vincolo sugli immobili, il giudice avrebbe ravvisato sia la presenza di elementi indiziari relativi alla presunta lottizzazione abusiva, sia il rischio che la prosecuzione dei lavori o la vendita delle costruzioni a terzi potessero aggravare le conseguenze della condotta contestata.
Il sequestro sarebbe stato inoltre finalizzato a preservare gli effetti dell’eventuale confisca prevista dalla legge in caso di accertamento del reato.
Il provvedimento è stato successivamente sottoposto al vaglio del Tribunale del Riesame che, con decisione del 20 ottobre 2026, ha respinto le richieste presentate, confermando il sequestro.
La nuova misura si aggiunge a quella eseguita il 5 giugno 2026, nell’ambito di un procedimento distinto ma originato dagli stessi approfondimenti tecnici.
In quella circostanza erano stati sottoposti a sequestro sei fabbricati ancora in fase di costruzione, comprendenti oltre 15 unità abitative, situati nella medesima località. Gli immobili insistevano su un’area agricola di circa 24.276 metri quadrati e avevano un valore stimato, a lavori ultimati, superiore a 1,5 milioni di euro. In quel procedimento risultavano coinvolte 32 persone.
Considerando insieme i due interventi, il bilancio riportato dalla Procura comprende:
- Otto fabbricati interessati dai sequestri.
- Oltre 22 unità abitative coinvolte.
- Più di 32.000 metri quadrati di superficie agricola interessata.
- Oltre 2,1 milioni di euro di valore complessivo stimato degli immobili a lavori ultimati.
L’attività giudiziaria si colloca nell’ambito delle iniziative volte a contrastare le trasformazioni urbanistiche ritenute illegittime e a salvaguardare il patrimonio naturale del Basso Cilento.
L’attenzione degli investigatori è rivolta, in particolare, alla protezione delle superfici agricole, al contenimento dell’espansione edilizia non conforme agli strumenti urbanistici e alla conservazione degli equilibri ambientali e paesaggistici di una zona caratterizzata da un elevato valore naturalistico.
La Procura sottolinea l’importanza della difesa del territorio quale risorsa collettiva non riproducibile, la cui salvaguardia richiede il rispetto delle norme urbanistiche e ambientali.
Resta fermo, tuttavia, che il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni formulate nei confronti delle persone coinvolte hanno carattere provvisorio e dovranno essere verificate nelle successive fasi processuali.
La responsabilità penale degli indagati potrà essere dichiarata soltanto con una sentenza irrevocabile di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.
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