“È una fiera lì dove non c’era mai stato un evento del genere, nel fulcro dell’agricoltura, per collegare il mondo della ricerca e della scienza con quello delle aziende e con le generazioni future: li abbiamo fatti incontrare all’interno di uno spazio unico, per fare in modo che si parlassero”. Nino Di Cavolo, presidente di Sicilia Fiera, è tornato nella suggestiva Sala Cavour del Masaf per annunciare che anche la terza edizione di Frutech, in programma dal 25 al 27 novembre a Misterbianco (Catania), seguirà i pilastri del modello della “Tripla Elica” per lo sviluppo economico.
© FreshPlaza.itDa sinistra a destra: Marianna Martorana, Giovanni De Luca, console onorario della Bulgaria a Messina, Maurizio Forte della Direzione Centrale Per i Settori dell’Export dell’Agenzia ICE, il sottosegretario all’Agricoltura, Luigi D’Eramo (con delega al biologico), Sandro Gambuzza, vicepresidente nazionale di Confagricoltura, Stefano La Malfa, ordinario di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree all’Università di Catania
La fiera dedicata alle transizioni e all’innovazione ortofrutticola è anche la prima ad abbassare il baricentro geografico del settore fieristico nazionale e arrivare lì dove tutto accade: “La Sicilia rappresenta il 18% della produzione italiana, 220mila aziende agricole anche grazie alle sue colture particolari, dall’Arancia Rossa di Sicilia al Pomodoro di Pachino al Pistacchio di Bronte, al Limone di Siracusa…”, dice il presidente, riferendosi alla presenza dell’Isola nella Dop Economy (il sistema economico legato ai prodotti a Denominazione di Origine Protetta e Indicazione Geografica Protetta), una regione ricchissima dal punto di vista della biodiversità, sesta regione d’Italia per numero di prodotti agroalimentari certificati (tra DOP e IGP) in cui l’11% del valore è generato nelle filiere ortofrutticole. Inoltre, è leader nell’agricoltura biologica con il 17% dell’intera superficie biologica del Paese
Di Cavolo sa bene che lì, nel cuore del Mediterraneo, è anche il luogo dove sono più visibili gli effetti della crisi climatica. Da quelle parti l’espressione “nell’occhio del ciclone” non è una metafora: “Il ciclone Harry si è abbattuto a gennaio sulle coste della Sicilia Orientale come non era mai accaduto prima. Che molto è cambiato però lo avevano già capito scoprendo piantagioni che prima non erano immaginabili a queste latitudini (banane, mango, papaya, avocado) e hanno preso piede nei mercati perché tutto quello che cresce in Sicilia ha un valore particolare. Siamo davvero al centro del ciclone ma non ne siamo solo delle vittime”.

“Ci ha seguito il mondo della politica, il livello istituzionale ha voluto darci supporto”, spiega a FreshPlaza, a margine della conferenza stampa che ha rappresentato plasticamente l’alleanza fra produttori, accademia e istituzioni. Al microfono, infatti, si sono avvicendati il sottosegretario all’Agricoltura, Luigi D’Eramo (con delega al biologico), Maurizio Forte della Direzione Centrale Per i Settori dell’Export dell’Agenzia ICE, Sandro Gambuzza, vicepresidente nazionale di Confagricoltura, Stefano La Malfa, ordinario di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree all’Università di Catania, Giovanni De Luca, console onorario della Bulgaria a Messina. Tutti introdotti da Marianna Martorana.

Da parte sua, D’Eramo ha ricordato l’impegno del governo in carica per rimettere al centro dell’agenda politica il settore primario, grazie a stanziamenti mai visti prima: 16 miliardi di euro complessivi in tre anni e mezzo, 2 dei quali destinati all’innovazione tecnologica. Il sottosegretario ha colto l’occasione per annunciare che l’Italia si doterà di un proprio marchio biologico, la cui presentazione ufficiale avverrà a settembre. La centralità della Sicilia nelle politiche agricole nazionali si è manifestata anche con il G7 tematico, ospitato a Ortigia e che D’Eramo ha voluto rivendicare, prima di segnalare un’altra direttrice, quella della strategia per le aree interne. È lì che si realizza il 49% delle produzioni agricole, è lì che nasce la forza delle tipicità, di conseguenza è lì che si appunta l’urgenza di potenziamento delle infrastrutture. D’Eramo ha annunciato un tavolo ad hoc che ragionerà su dati provenienti da studi commissionati a Unioncamere. Tutto ciò all’indomani del voto dell’Aula di Strasburgo – che il Masaf giudica “storico” – che spiana la strada all’uso delle NGT, nuove tecniche genomiche in agricoltura, allentando alcuni dei vincoli normativi previsti per gli Ogm.
Quella con ICE è una partnership cruciale, per Frutech, certificata come manifestazione fieristica internazionale. Maurizio Forte ha confermato l’arrivo a Misterbianco di buyer provenienti da Europa, Africa, America Latina e Arabia Saudita, in particolare 30 delegati in rappresentanza di 15 Paesi, con un calendario serrato di incontri. Al netto delle criticità geopolitiche, Forte ha sottolineato la vitalità dell’export italiano (+3,2% ad aprile 2026). “Con Frutech – ha spiegato il dirigente di ICE – ci siamo concentrati sulla filiera tecnologica, un’assoluta eccellenza italiana che è cresciuta del 13%, conquistando il 17,5% di quota di mercato a livello globale.
Anche Confagricoltura è stata a fianco di Frutech fin dai suoi primi passi ritagliandosi, come ha spiegato Gambuzza, la funzione di assolvere a parte della convegnistica proprio nel cuore di quello che è definito come mercato del Mediterraneo esteso. Una dimensione cruciale per chi deve intercettare tendenze e scenari in continuo cambiamento. Il focus di Confagricoltura sarà sui temi della sostenibilità, delle transizioni (climatica e genetica) e dell’accesso al credito. L’ambizione della più antica organizzazione di rappresentanza delle imprese agricole è quella di essere parte attiva nella “diplomazia della crescita”, la strategia del Governo per sostenere le imprese sui mercati globali e attrarre investimenti esteri.
Frutech, in conclusione, punta a battere i numeri già in crescita dell’edizione 2025: 137 espositori, enti e organismi, circa venti convegni e migliaia di visitatori professionali provenienti da tutta Italia e dall’estero, più del 26%, rispetto alla prima edizione. Un successo che si deve anche alla sua capacità di coinvolgere il mondo accademico e della formazione (moltissimi studenti hanno avuto e avranno di nuovo la possibilità di un incontro concreto con il mondo delle imprese) e di fornire al territorio un’occasione importante di visibilità della “agricoltura reale”, come ha ricordato il professor La Malfa, quella che vive nelle congiunture politiche, economiche, climatiche, quella che ha bisogno di investimenti e innovazione. Frutech è anche al centro di una rete di università (Messina, Palermo, Reggio Calabria) capace di “corroborare di evidenze scientifiche le percezioni della qualità dei nostri prodotti” e supportare la difesa dalle molteplici vulnerabilità (i costi, l’Italian sounding, i presidi fitosanitari, il sostegno alla filiera vivaistica), ha avvertito il docente. Il programma scientifico avrà come temi chiave la qualità e la tracciabilità delle produzioni, l’efficienza delle risorse, l’innovazione tecnologica e genetica, le strategie di difesa sostenibile.
La fiera è un dispositivo culturale e sociale che ha scandito la storia delle civiltà, dove non si scambiavano solo merci; infatti, nei secoli è divenuta l’ambito in cui l’umanità mette in mostra le sue ultime scoperte e la tecnologia. È una celebrazione del saper fare e una porta sul futuro, facendo incontrare il ricercatore universitario con il produttore di arance, il buyer saudita con la startup che sviluppa sensori per il terreno, e gli studenti con il mondo del lavoro.
Frutech, allineando finalmente il luogo del dibattito con il luogo della produzione, è un ponte tra tradizione e innovazione e sintetizza lo spirito della fiera. Appuntamento a Misterbianco!
Per maggiori informazioni:
www.frutech.it
Autore: F.A. per FreshPlaza.it
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