Avellino, 20 ottobre 2026 – Il Comune di Avellino ha messo in fila, data per data, la storia dello stadio Partenio-Lombardi dal 2021 a oggi. Lo ha fatto questa mattina in conferenza stampa, convocata alla vigilia del Consiglio comunale e accompagnata dalla campagna di comunicazione «Facciamo chiarezza». Il sindaco Nello Pizza e l’assessora Enza Ambrosone hanno illustrato i passaggi amministrativi che hanno portato allo stallo e le scelte dell’attuale giunta: un nuovo impianto da 22.000 posti, un costo stimato in 72,73 milioni di euro, una deroga per portare nel frattempo la capienza oltre i 12.000 spettatori richiesti per la Serie A.
L’apertura del sindaco: confronto istituzionale e chiarimenti sulla vicenda stadio
Pizza ha cominciato con la solidarietà alle forze di polizia aggredite durante le recenti manifestazioni. Ha poi parlato dei problemi del Paese, dalle difficoltà di approvvigionamento dei carburanti alla carenza di beni di prima necessità nei supermercati, e ha giudicato insufficienti le risposte politiche arrivate finora. Quindi è passato allo stadio e alla Curva Nord, che ha definito essenziali per la comunità.
La conferenza, ha spiegato, serve a ricostruire in modo preciso e cronologico quanto è accaduto dal 2021, smentendo ricostruzioni poco realistiche e illazioni. Il sindaco ha riconosciuto che immaginare e realizzare un’opera pubblica di questa portata è una scelta politica, ma ha escluso che l’iter amministrativo possa diventare terreno di scontro di parte. Si tratta di denaro e beni pubblici, ha ricordato, e il Comune deve muoversi nel pieno rispetto della legge.
Sui rapporti con la società ha usato toni distensivi. L’amministrazione, ha detto, non nutre ostilità verso l’U.S. Avellino né verso il presidente D’Agostino, e non esiste alcun atto contrario alla collaborazione. L’obiettivo è fare lo stadio nel minor tempo e nel modo migliore. Sui soldi, invece, ha parlato chiaro: oggi il Comune non ha le risorse. Le procedure avviate servono a crearle, mentre modalità e partner verranno definiti più avanti. Pizza ha poi lasciato la parola all’assessora Ambrosone, scusandosi per l’assenza nell’ultima parte dell’incontro: lo attendeva un impegno istituzionale all’Università di Fisciano, con il Rettore.
Project financing 2021: evoluzione, criticità e abbandono del progetto Zavanella
Ambrosone ha dichiarato di voler sottrarre la vicenda alle strumentalizzazioni politiche e ha ripercorso i passaggi uno alla volta. Il punto di partenza è l’aprile 2021. Con Gianluca Festa sindaco, viene presentata un’ipotesi di project financing interamente a carico del privato, nota come progetto Zavanella. La campagna di comunicazione del Comune lo indica in 60 milioni di euro, mentre l’assessora ha parlato di circa 70. Il nuovo stadio, secondo il cronoprogramma di allora, doveva essere consegnato entro tre anni, cioè a dicembre 2024: un termine superato da tempo.
L’operazione non prevedeva esborsi diretti di denaro pubblico, ha spiegato l’assessora, ma impegnava comunque l’ente con una concessione di 99 anni e con il mancato pagamento dei tributi. A gennaio 2023 il Consiglio comunale dichiarò l’opera di pubblico interesse. L’attuale maggioranza, allora all’opposizione, non votò contro: non partecipò al voto. Ambrosone lo ha ricordato per respingere l’idea di un’avversione allo stadio.
Il progetto si è fermato per un altro motivo. La conferenza dei servizi preliminare aveva fissato alcune prescrizioni che il proponente avrebbe dovuto rispettare per arrivare alla conferenza decisoria in Regione, competente perché il piano comprendeva un centro commerciale. Quel passaggio non è mai avvenuto. Per il Comune la responsabilità è dell’inerzia del proponente e non di una scelta dell’amministrazione.
L’assessora ha anche escluso che il Comune rischi richieste di risarcimento. A sostegno ha mostrato la Pec del 31 agosto con cui il presidente della società sportiva dichiara che la realizzazione dello stadio in project financing è diventata «eccessivamente onerosa». Nella lettera, riportata anche dalla campagna di comunicazione, il progetto Zavanella «non regge più» perché Covid e guerre hanno provocato un «anomalo e spropositato aumento» dei costi. Per il Comune è la rinuncia del privato, che chiude di fatto la strada del project.
Valutazione dell’impianto: stime, trattativa e revisione del valore dello stadio
Il secondo capitolo riguarda il valore dell’impianto. Nel 2024, durante la gestione Nargi, una delibera del Consiglio comunale stimò lo stadio in 6,1 milioni di euro. Il presidente D’Agostino avviò una trattativa per l’acquisto e poi fece marcia indietro. A fine maggio 2025 la vendita saltò, e le sue parole di allora sono tornate nella campagna del Comune: «Non m’interessa comprare lo stadio. Si tratta di un bene pubblico, può tenerlo il Comune».
Dopo la caduta della giunta Nargi, la commissaria prefettizia Perrotta affidò la valutazione all’Agenzia delle Entrate, che indicò un valore di 10,7 milioni di euro e inserì lo stadio tra i beni da alienare. Con l’insediamento dell’amministrazione Pizza, il presidente si è detto di nuovo disponibile all’acquisto, giudicando però eccessiva quella cifra. Ha chiesto di sottrarre i costi di abbattimento e di smaltimento dei rifiuti, oltre ai 2 milioni di fondi regionali già spesi per il manto erboso e le torri faro. Il sindaco ha interpellato l’Agenzia sulla possibilità di ridurre la stima in applicazione della cosiddetta norma stadi. Nell’estate 2026 l’Agenzia ha confermato i 10,7 milioni.
Partenariato pubblico-privato: la proposta di U.S. Avellino e la posizione dell’amministrazione
Il 31 agosto 2026 l’U.S. Avellino ha scritto al sindaco via Pec, proponendo un partenariato pubblico-privato. Il club coprirebbe il 59 per cento dell’investimento, il Comune il restante 41. La proposta prevede la rinuncia all’area commerciale e al parcheggio, lavori per stralci e uno stadio di esclusiva proprietà comunale.
Per l’amministrazione, però, mancano due elementi: un progetto definito e un costo complessivo. L’investimento non viene quantificato. Il club, sostiene il Comune, chiede risorse pubbliche senza dire quante e indica allo stesso tempo dove trovarle: il Comune, si legge nella lettera, «potrà ricevere sostegno economico da parte di altri enti pubblici, quale la Regione Campania».
La risposta di Pizza è per punti. Sul privato: «Le proposte dell’U.S. Avellino sono benvenute, a tre condizioni: regole chiare, progetto definito, numeri chiari». Sul valore dell’impianto, che sarà aggiornato alla stima ufficiale: «Vendibile non vuol dire da vendere». Sui fondi, la linea è obbligata. Il Comune è in predissesto e non può accendere mutui, quindi «la strada è una: la Regione». Il dialogo con Palazzo Santa Lucia, secondo il sindaco, è già avviato sia sulla vecchia sia sulla nuova programmazione.
Documento di indirizzo alla progettazione (DIP): il nuovo progetto per uno stadio da 22.000 posti
L’amministrazione Pizza è in carica da circa quattro mesi. Ambrosone ha raccontato che il confronto con la Provincia e con il presidente della Regione Campania, descritto come molto disponibile a sostenere le aree interne e la città di Avellino, ha fatto maturare l’idea di costruire lo stadio anche senza il privato. Il 1° ottobre 2026, prima di approvare il Documento di indirizzo alla progettazione, la giunta ha risposto formalmente alla Pec della società.
Il Dip, approvato lo stesso giorno, prevede un impianto da 22.000 posti e una spesa di 72,73 milioni di euro. Per l’assessora non è un atto di facciata: è il documento ufficiale da cui parte ogni opera pubblica. Fissa la volontà di rifare lo stadio e ne definisce i costi parametrici, tra abbattimento e ricostruzione. Non contiene ancora un cronoprogramma dettagliato, ma serve a dialogare con gli altri enti e a chiedere i finanziamenti. Pizza lo ha definito «il primo atto dal 1980 che impegna davvero il Comune su un impianto nuovo». Senza Dip, ha ricordato, nessuna opera pubblica può partire: «Si chiude la stagione degli annunci, si apre quella della serietà».
Curva Nord e aumento della capienza: strategia per superare i 12.000 posti necessari per la Serie A
Resta il nodo della Curva Nord, chiusa dal 2009 e destinata a essere abbattuta per prima quando partiranno i lavori del nuovo impianto. L’area circostante, ha spiegato l’assessora, è cambiata molto da allora, soprattutto per la presenza di un presidio ospedaliero di rilievo regionale. Riaprire i 3.200 posti costerebbe 1,2 milioni di euro con le opere di viabilità necessarie, 520.000 euro senza, ammesso che la normativa lo consenta. Il Comune non dispone né dell’una né dell’altra cifra. Per Pizza, spendere 1,2 milioni per riaprire un settore destinato alla demolizione non ha senso.
La strada scelta è un’altra. Per evitare un diniego formale della Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, il sindaco ha avviato un confronto con i Vigili del fuoco e con altri enti per ottenere una deroga. L’ipotesi comprende circa 800 posti in più in Curva Sud, il settore popolare, e circa 400 in Tribuna Terminio. In totale 1.200 spettatori aggiuntivi, che porterebbero il Partenio oltre i 12.000 richiesti in caso di promozione in Serie A. Il costo stimato oscilla tra 145.000 euro nell’ipotesi migliore e 190.000 in quella peggiore. Cifre che il Comune ritiene sostenibili e ammortizzabili nei due, tre o quattro anni necessari a rifare l’impianto per lotti.
Percorso amministrativo: finanziamenti, stima aggiornata, lavori per stralci e dialogo con la Regione
Il percorso, nelle parole dell’amministrazione, ha cinque punti: dialogo con la Regione per i finanziamenti; apertura al privato solo a regole chiare; valore dello stadio aggiornato alla stima ufficiale; gara pubblica secondo le prescrizioni della Conferenza di servizi; lavori per stralci, senza trasferire la squadra altrove. Pizza lo riassume così: «Ieri tante promesse, oggi un percorso concreto. Le parole passano, gli atti restano».
Ambrosone ha chiuso l’intervento sostenendo che, per la prima volta in quasi cinquant’anni, cioè dai tempi precedenti al terremoto, un’amministrazione comunale esprime la volontà politica di investire concretamente sullo stadio di Avellino. Ha respinto, di nuovo, le accuse di strumentalizzazione.
La Curva Nord, intanto, resta chiusa dal 2009.
8 minuti di lettura
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




