Milano 10 giugno 2026 – La Commissione europea definisce per la prima volta un approccio coordinato a sostegno delle isole e delle comunità costiere dell’Unione con l’obiettivo di sostenere le esigenze di territori in cui vivono oltre 110 milioni di cittadini UE. Bruxelles ha presentato mercoledì 10 giugno due strategie specifiche, una per le isole e una per le comunità costiere dell’UE, per affrontare in modo integrato i temi dell’economia, della connettività, dell’energia, dell’ambiente, della demografia e della sicurezza, con l’obiettivo di trasformare le sfide che questi territori si trovano ad affrontare in opportunità e punti di forza duraturi.
Le due strategie sono state presentate a Bruxelles al termine del Collegio dei commissari dal vicepresidente esecutivo della Commissione UE responsabile per la Coesione, Raffaele Fitto, e dal commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis.
“Per la prima volta, l’Unione europea dispone di quadri strategici dedicati ai suoi territori insulari e costieri”, ha spiegato Fitto, sottolineando che l’insularità “non è soltanto un dato geografico”, ma comporta “un costo economico reale” per cittadini e imprese. Secondo il vicepresidente esecutivo, nelle isole i costi di trasporto, i prezzi delle abitazioni e la fornitura dei servizi pubblici sono spesso più elevati rispetto alla terraferma, con un effetto strutturale negativo su reddito e competitività.
Secondo dati UE, almeno 17 milioni di persone vivono su oltre 4.000 isole in 16 Stati membri dell’Unione europea. Ben tre Paesi membri sono Stati insulari: Cipro, Irlanda e Malta. Sono invece 95 milioni i cittadini UE che vivono lungo i 70.000 km di coste e nelle zone costiere dei 22 Stati membri dell’Unione.
Le due strategie cercano di far fronte a problemi comuni che affliggono le comunità residenti e che fino ad oggi hanno limitato il loro potenziale. Gran parte delle isole dell’UE devono affrontare l’isolamento geografico, la connettività limitata, gli elevati costi e tempi di trasporto, i mercati piccoli e frammentati, l’eccessiva dipendenza dal turismo, ma anche l’eccessivo ricorso ai combustibili fossili, la vulnerabilità climatica, il declino demografico, la scarsità d’acqua, il ridotto accesso ai servizi essenziali e altri costi aggiuntivi derivanti dall’insularità.
Non meno problemi sono affrontati dalle comunità costiere, il cui ruolo è considerato vitale per un’economia blu sostenibile. Tra le principali sfide ci sono i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità marina e costiera, l’inquinamento marino, ma anche altre pressioni come il fenomeno dell’overtourism, la carenza di alloggi a prezzi accessibili, la stagionalità dell’attività economica e le limitate opportunità di lavoro, che causano l’emigrazione giovanile e l’instabilità economica.
Kadis ha ricordato che le coste europee generano “circa 265 miliardi di euro l’anno in valore aggiunto lordo” e sostengono milioni di posti di lavoro in settori come commercio marittimo, turismo, pesca, acquacoltura, energie rinnovabili, patrimonio culturale e sicurezza. Allo stesso tempo, ha avvertito il commissario, molte di queste aree rappresentano anche le frontiere marittime dell’Unione e sono sempre più esposte a pressioni che vanno dal cambiamento climatico all’inquinamento, dal turismo squilibrato al declino demografico.
In questo contesto, secondo la Commissione UE un approccio personalizzato è “essenziale”. Le due strategie lavorano in sinergia, rafforzandosi a vicenda per affrontare le pressioni comuni e al contempo rispondere alle specificità delle isole e delle comunità costiere.
Fitto ha insistito sul fatto che le priorità individuate “non sono state decise a Bruxelles”, ma sono il risultato di un dialogo con territori e comunità. La Commissione ha raccolto contributi attraverso incontri, missioni e una richiesta formale di evidenze alla quale hanno partecipato 358 stakeholder di 18 Stati membri, tra cittadini, autorità pubbliche, imprese, università, ONG e reti insulari. Le principali sfide indicate – connettività, alloggi, cambiamento demografico, dipendenza energetica e accesso ai servizi – sono poi diventate i pilastri della strategia.
Sostenere il futuro delle isole europee
La strategia dedicata alle isole si sviluppa attorno a quattro pilastri fondamentali, che vanno dallo sviluppo economico alla preparazione alle crisi. Il primo pilastro affronta lo sviluppo economico, la connettività, la competitività e l’innovazione, promuovendo l’imprenditorialità, la diversificazione delle economie locali, il turismo sostenibile e la digitalizzazione, affrontando al contempo le lacune di connettività che limitano l’attività economica e la vita sulle isole.
“La connettività è la sfida centrale per le isole”, ha affermato Fitto, spiegando che Bruxelles intende sostenere migliori infrastrutture di trasporto e digitali, valutare la situazione specifica delle isole nella revisione dei quadri sugli aiuti di Stato e fornire assistenza tecnica. La Commissione lancerà inoltre un’analisi approfondita del costo dell’insularità.
Il secondo pilastro riguarda invece la sicurezza energetica, la tutela ambientale e la resilienza climatica. Qui la Commissione propone di accelerare la decarbonizzazione, le energie rinnovabili, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la protezione della biodiversità. Fitto ha ricordato che le isole sono spesso territori isolati anche dal punto di vista energetico e ha annunciato l’estensione fino al 2030 dell’iniziativa Clean Energy for EU Islands, insieme alla creazione di una piattaforma volontaria per gli operatori delle reti insulari.
Il terzo pilastro è incentrato sullo stato delle comunità e sulla situazione demografica e mira a rafforzare i servizi pubblici, la sanità, l’edilizia abitativa, l’istruzione e l’inclusione sociale per invertire il declino demografico e trattenere i giovani. Secondo Fitto, molte isole affrontano declino della popolazione, invecchiamento, fuga dei cervelli e forte pressione abitativa. Per questo, ha spiegato, la Commissione intende intervenire sull’accessibilità degli alloggi, sostenere la mobilità dei giovani e investire nel patrimonio culturale che rende uniche le comunità insulari.
Infine, il quarto pilastro affronta il problema della sicurezza e della preparazione alle crisi, rafforzando la resilienza contro i disastri naturali legati alla crisi climatica, i rischi marittimi e altre minacce emergenti. Fitto ha sottolineato che le isole hanno un valore strategico per l’architettura di sicurezza dell’UE: “Dal Baltico al Mediterraneo, le isole sono in prima linea di fronte alle sfide geopolitiche”, dalla difesa alle infrastrutture critiche fino alla gestione della migrazione.
Bruxelles indica che la strategia promuove l’instaurazione di un dialogo regolare tra le istituzioni dell’UE e le parti interessate che rappresentano gli interessi delle isole, nonché diverse misure di sostegno tecnico, tra cui il rafforzamento delle capacità e lo scambio di buone pratiche.
La Commissione invita gli Stati membri “a includere misure mirate per lo sviluppo delle isole nei loro futuri piani nazionali e regionali di partenariato”, comprese quelle legate all’insularità in settori quali la connettività, i servizi e le infrastrutture. Secondo Bruxelles, i Paesi UE sono inoltre invitati a “elaborare strumenti di investimento territoriale per promuovere strategie integrate per le isole e facilitare una migliore cooperazione”.
Fitto ha collegato la strategia anche alla revisione intermedia della politica di coesione, che sta riorientando oltre 1,5 miliardi di euro a sostegno delle priorità strategiche nei territori insulari. Guardando al prossimo Quadro finanziario pluriennale, il vicepresidente esecutivo ha aggiunto che la proposta della Commissione riconosce in modo esplicito la necessità di affrontare le disparità economiche, sociali e territoriali tenendo conto dei bisogni specifici dei territori con vincoli strutturali permanenti, comprese le isole. “La strategia è un punto di partenza, non un punto di arrivo”, ha detto Fitto, richiamando il “diritto delle persone a vivere, lavorare e prosperare nel luogo che chiamano casa”.
Come rendere più prospere le comunità costiere
Per quanto riguarda la strategia per le comunità costiere, la Commissione UE indica tre priorità: prosperità, resilienza e qualità della vita. Kadis ha spiegato che il piano riconosce la grande diversità dei territori costieri europei, che vanno dai piccoli villaggi di pescatori alle grandi città portuali. Per questo, secondo il commissario, servono soluzioni territoriali su misura, e non un approccio uniforme valido per tutti.
Per promuovere la prosperità, il piano incoraggia un’economia blu dinamica, competitiva e diversificata, favorendo l’innovazione, nuovi modelli di business – come il pescaturismo, la bioeconomia e le energie rinnovabili offshore – e creando opportunità di lavoro di alta qualità. Kadis ha spiegato che la strategia punta a sostenere i settori tradizionali, come pesca, acquacoltura e turismo, ma anche a incoraggiare nuove opportunità economiche legate all’innovazione, alla digitalizzazione e alle rinnovabili offshore.
Tra gli esempi citati dal commissario vi sono il doppio uso dei pescherecci per attività turistiche e di pesca, lo sviluppo della bioeconomia blu, compresi fertilizzanti a base di alghe, e la creazione di una metodologia di certificazione per i crediti di carbonio blu.
Per rafforzare la resilienza, il piano potenzia la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici e alle più ampie sfide ambientali, economiche, sociali e di sicurezza, in particolare attraverso l’attuazione della recente iniziativa OceanEye. Kadis ha precisato che la strategia indica come sostenere le aree costiere nello sviluppo di piani di adattamento climatico e propone di esplorare, in cooperazione con la Banca europea per gli investimenti, nuove possibilità di investimento per l’adattamento costiero e il rafforzamento delle capacità progettuali.
Sul fronte ambientale, la strategia promuove anche partenariati di cogestione, con il coinvolgimento degli attori locali, inclusi i pescatori, nella designazione e nella gestione delle aree marine protette. Quanto alla sicurezza, il piano incoraggia l’uso di capacità digitali avanzate per la consapevolezza situazionale, le simulazioni e la pianificazione degli scenari, valorizzando anche il contributo volontario di pescatori, autorità portuali e altri attori marittimi locali nella segnalazione di attività anomale o sospette in mare.
Infine, la terza priorità ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita, attraverso la promozione di luoghi vivaci, inclusivi e attraenti in cui persone di tutte le età possano prosperare, lavorando, vivendo e godendosi l’ambiente circostante, salvaguardando al contempo la cultura marittima, il patrimonio e l’identità locale. Kadis ha indicato la casa come una delle questioni centrali per le comunità costiere, ricordando che la futura piattaforma paneuropea di investimento per alloggi sostenibili e a prezzi accessibili, lanciata in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti, dovrebbe contribuire a mobilitare finanziamenti per l’edilizia sociale e accessibile. Anche il futuro Affordable Housing Act, ha aggiunto il commissario, avrà un ruolo importante nell’aiutare le comunità costiere a individuare soluzioni.
La strategia pone l’accento su soluzioni personalizzate e gestite a livello locale, riconoscendo le diverse esigenze delle comunità costiere, dai remoti villaggi di pescatori alle principali città portuali. Sono quattro le misure principali proposte da Bruxelles. La prima prevede una maggiore autonomia alle comunità costiere nella pianificazione dello spazio marittimo attraverso la prossima Legge sugli Oceani, promuovendo l’uso sostenibile del capitale naturale degli oceani, favorendo l’adattamento ai cambiamenti climatici e sbloccando opportunità per una crescita sostenibile.
La seconda misura prevede invece il sostegno dei cluster e delle filiere della bioeconomia blu nelle zone costiere attraverso progetti guidati dalle comunità locali, nell’ambito della futura Iniziativa europea per l’innovazione nella bioeconomia blu.
La terza misura prevede lo sviluppo di un sistema di certificazione per i crediti di carbonio blu al fine di creare nuove opportunità per i servizi dell’economia blu e per il reddito delle comunità costiere.
Infine, la quarta misura promuove la resilienza climatica attraverso una maggiore valutazione dei rischi, la mappatura degli investimenti e il sostegno allo sviluppo delle capacità per l’adattamento costiero, con il coinvolgimento della Banca europea per gli investimenti e delle missioni dell’UE sull’adattamento ai cambiamenti climatici e sul ripristino degli oceani e delle acque.
Sul piano dell’attuazione, Kadis ha sottolineato la necessità di un forte coordinamento tra livello europeo, nazionale, regionale e locale, oltre a un migliore allineamento degli strumenti finanziari dell’UE con attori come le banche nazionali di promozione e le istituzioni finanziarie multilaterali. Le due strategie, ha annunciato il commissario, saranno presentate il 26 giugno a Cipro, nella comunità costiera di Paphos, in collaborazione con la presidenza cipriota.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Source link





