Patto migrazione e asilo, conto alla rovescia per l’entrata in vigore



Milano, 10 giugno 2026 – Dopo dieci anni di stallo e trattative estenuanti, il 12 giugno entrerà in vigore il Patto europeo su migrazione e asilo. “Un momento storico”, dicono i suoi artefici nell’Eurocamera, ma dietro i festeggiamenti si nascondono le preoccupazioni del mondo delle ong sul rispetto dei diritti delle persone migranti e dei più vulnerabili.

“È una risposta su scala europea a un problema che è per natura transnazionale: nessuno Stato membro può affrontarlo da solo”. Con queste parole Juan Fernando López Aguilar, europarlamentare socialista spagnolo e relatore del regolamento sulla crisi, ha sintetizzato in conferenza stampa al Parlamento europeo la ratio del Patto che dopo dieci anni di negoziati, due legislature, migliaia di pagine di normativa, venerdì diventerà realtà vincolante per tutti e ventisette gli Stati membri.

Il pacchetto, composto da una direttiva e nove regolamenti, introduce screening obbligatori alle frontiere esterne entro sette giorni dall’arrivo, procedure di asilo accelerate, standard minimi comuni per l’accoglienza e, soprattutto, un meccanismo di solidarietà permanente che obbliga ogni governo a contribuire attraverso ricollocazioni, contributi finanziari al fondo europeo, o misure di rafforzamento delle capacità. Il principio alla base è che nessun Paese debba gestire da solo le pressioni migratorie.

A presentare il patto come una svolta strutturale è stata anche la Commissione europea. Rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing i mezzogiorno a Palazzo Berlaymont il 9 giugno, il portavoce per gli Affari interni, Markus Lammert, ha sottolineato che “con il patto, per la prima volta, l’UE dispone di un quadro comune con frontiere esterne forti che proteggono regole d’asilo eque e ferme, e un equilibrio tra solidarietà e responsabilità”. Lammert ha però anche ammesso che il lavoro non si esaurisce con l’entrata in vigore: “Gli Stati membri continueranno ad adattare e perfezionare le nuove procedure, e la Commissione e le agenzie dell’UE continueranno a sostenerli. Come per tutte le grandi riforme, saranno necessari ulteriori sforzi e un impegno continuo anche dopo l’entrata in vigore di venerdì”.

Thomas Tobé (PPE, Svezia), uno dei relatori del pacchetto, non ha dubbi sul significato della data di venerdì 12 giugno: “Dopo anni e anni di stallo politico, questo è davvero storico. Il 20 dicembre 2023, quando siamo riusciti a lavorare insieme, abbiamo ripreso il controllo della migrazione verso l’Europa”. Per Tobé la parola chiave è “solidarietà”, poiché il Patto è costruito in modo che gli Stati possano scegliere la forma del loro contributo. “Solidarietà e responsabilità vanno insieme”, ha sottolineato, ricordando i 160.000 richiedenti asilo arrivati in Svezia nel solo 2015.

Dal lato opposto dell’emiciclo, l’entusiasmo è più temperato. “Quello di cui avevamo bisogno non era riprendere il controllo delle frontiere”, ha detto Birgit Sippel (S&D) mandando una frecciatina a Tobé, “era la cooperazione” fra gli Stati. Ma ha aggiunto senza mezzi termini: “Sono un po’ delusa. Dopo due anni di periodo transitorio, quasi nessuno Stato membro è pronto al cento per cento” ad implementare quanto previsto dal Patto.

L’eurodeputato spagnolo López Aguilar ha richiamato la necessità per tutti gli Stati di rispettare gli obblighi, se non vogliono andare incontro a sanzioni o procedure di infrazione. Il destinatario delle critiche è chiaro: l’Ungheria, che sotto il governo di Orbán aveva categoricamente escluso qualsiasi applicazione della normativa nel proprio Paese, una posizione ferma da cui l’attuale governo non si è ancora ufficialmente distaccato. Il relatore ha poi criticato apertamente il regolamento sui rimpatri – rispetto al quale il primo giugno Parlamento e Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio – definendo i cosiddetti “hub di rimpatrio” in Paesi terzi “del tutto avulsi da qualsiasi principio sui diritti fondamentali, incompatibili con quanto il patto intendeva fare in primo luogo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la francese di Renew Fabienne Keller che ha definito il patto “operativo, concreto, e in linea con i diritti fondamentali”. “Quell’equilibrio [del Patto] è il risultato di negoziati e compromessi. Il regolamento sui rimpatri va nella direzione opposta: non è accettabile” ha detto chiaramente.

L’eurodeputato dei Patrioti spagnolo Jorge Buxadé ha liquidato l’intera operazione definendola “completamente inutile” a partire da venerdì. In un intervento dai toni accesi ha accusato il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez di aver silurato il Patto: “In meno di due mesi, Sánchez fornirà status legale a mezzo milione di persone”, riferendosi alla decisione del governo spagnolo di regolarizzare migranti senza permesso di soggiorno e richiedenti asilo, scelta che, secondo Buxadé, metterà “in pericolo Schengen”.

Alessandro Cipriani di Fratelli d’Italia, relatore per il regolamento sui Paesi terzi sicuri, ha cercato una posizione mediana, criticando il “pensiero o bianco o nero”. “Non mi piace l’idea che l’immigrazione sia sempre buona o sempre cattiva”, ha detto Cipriani. “L’immigrazione è una [doppia] tragedia: persone che fuggono da guerre e povertà, e dall’altro lato la tragedia di chi li riceve e vede cambiamenti profondi nei propri luoghi di vita”. Cipriani ha richiamato i dati dell’Istat che fotografano una situazione drammatica secondo cui una quota molto elevata delle famiglie migranti in Italia vive in povertà assoluta. “Stiamo importando povertà senza creare gli strumenti per una vera integrazione. Non è quello che vuole nessuno, né i progressisti né i conservatori”.

Mentre la politica discute di numeri e meccanismi, Save the Children lancia un allarme preciso: il patto rischia di rendere il trattenimento dei minori “la nuova normalità alle frontiere”. L’organizzazione sottolinea che il testo consente ai funzionari di utilizzare “un grado di coercizione appropriato” per raccogliere dati biometrici, comprese le impronte digitali, da bambini a partire dai sei anni. “Esiste il serio rischio che questo patto possa rendere il trattenimento dei minori la nuova normalità”, ha commentato la direttrice generale Daniela Fatarella nel comunicato stampa della ong. “Nessun minore dovrebbe essere detenuto semplicemente perché cerca protezione”.


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