Raccolta fondi, le aziende sono tornate. E le fondazioni fanno un balzo


Un anno fa, commentando l’ottava edizione di Noi doniamo, l’Osservatorio sul dono realizzato dall’Istituto Italiano della Donazione, su VITA titolavamo Donazioni: aziende, dove siete?. Il dato che colpiva di più – infatti – era che il 63% delle organizzazioni del campione Iid, nel 2024, non si era rivolto alle aziende per la raccolta fondi, in crescita rispetto al 59% del 2023. Un anno dopo, la XXIV indagine dell’Istituto sull’andamento delle raccolte fondi delle organizzazioni non profit – un campione di 344 organizzazioni, intervistate tra giugno e luglio 2026 – risponde che le aziende ci sono un po’ di più. L’indagine è contenuta nella IX edizione di Noi doniamo, presentato quest’anno a Genova in occasione del Dono Day del 4 ottobre. Tra le fonti dell’indagine, anche l’Italy Giving Report di VITA.

Tre dati che meritano attenzione

Il primo: la quota di non profit che nel 2025 non ha raccolto fondi dalle aziende scende al 49%, contro il 63% del 2024. Sono ben 14 punti in meno. Le organizzazioni che collaborano con aziende sono quindi il 51%. A fare la differenza è la dimensione. Tra le organizzazioni con entrate sotto i 300mila euro, il 57,4% non ha raccolto nulla dalle aziende nel 2025. Tra quelle più grandi la quota scende al 25%. Il dato suggerisce che le organizzazioni più strutturate riescono con maggiore facilità ad attivare e consolidare relazioni con il settore profit.

Non è un “no” delle aziende

Il report è netto sulle ragioni. Tra chi non ha avviato collaborazioni, il 42% dice di non essere interessato al momento, il 36% cita la mancanza di tempo e risorse interne e il 33% la difficoltà a entrare in contatto con le imprese. Solo il 7% ha presentato progetti che non sono stati accolti e il 6% segnala problemi di compatibilità etica con la mission. Secondo Iid «il dato suggerisce che il principale nodo non sia tanto la disponibilità delle aziende a sostenere il Terzo settore, quanto la capacità delle organizzazioni di costruire e sviluppare relazioni con loro».

Il cause related marketing? Fermo al palo

Il secondo: ancora assegni, più che alleanze. All’interno delle Onp che riceve donazioni da aziende, il 34% ha visto crescere le entrate (31% nel 2024), il 17% le ha viste calare (10%) e il 49% le ha stabili (59%, un calo di dieci punti percentuali). Più organizzazioni in gioco, ma più polarizzazione. Tra chi fa corporate fundraising, la forma di sostegno prevalente è l’erogazione liberale (89%), seguita da forniture gratuite o scontate di prodotti e servizi (23%), sponsorizzazioni e partnership strutturate (13% ciascuna), la promozione verso dipendenti o clienti (7%). Il cause related marketing si ferma al 2%.

Cinzia Di Stasio, segretaria generale Iid

A tal proposito, in realtà, per il 98% delle organizzazioni non ci sono stati impatti sui progetti già avviati con le imprese a seguito del ddl Beneficenza, nato dopo il caso Balocco-Ferragni (legge n. 120/2026, in vigore dal 21 luglio 2026): erano il 97% un anno fa. Poiché l’indagine Iid è stata realizzata prima che la legge entrasse in vigore, bisognerà attendere i prossimi report per capire se cambierà qualcosa. L’impressione che abbiamo noi è che qualche timore in più ci sia.

Il terzo: il volontariato d’impresa non si muove. L’88% delle organizzazioni dichiara di non aver attivato progetti né nel 2025 né negli anni precedenti, esattamente come un anno fa. Il 9% li ha avuti ma non nell’ultimo anno, il 3% li ha attivati nel 2025. Ancora più marginale è l’accoglienza di gruppi di dipendenti in attività di team building, probabilmente anche per il maggiore impegno organizzativo richiesto: il 96% delle Onp non lo ha mai fatto. Il volontariato aziendale, di cui si parla tanto come di un ritorno felice, nei numeri delle non profit non c’è ancora.

Meno crescita, più polarizzazione

Se si allarga lo sguardo ai bilanci delle Onp e al peso che in essi hanno le entrate da raccolta fondi, ecco che il 2025 interrompe la moderata crescita che si era registrata negli ultimi due anni. Il 36% del campione dell’Istituto della Donazione ha rilevato un incremento delle entrate totali, contro il 41% nel 2024 (-5 punti percentuali); il 26% segnala una diminuzione, rispetto al 19% del 2024 (+7 punti); il 38% indica una sostanziale stabilità, contro il 40% dell’anno precedente (-2 punti percentuali). Sia per chi ha visto le entrate aumentare, sia per chi le ha viste calare, il delta è inferiore al 25%.

Concentrando l’analisi sulle entrate da raccolta fondi emerge un quadro più articolato e polarizzato. Tra le realtà che fanno raccolta fondi (il 77% del campione) cresce sia chi aumenta le entrate (39% contro 33%) sia chi le vede scendere (22% contro 18%), mentre crolla la stabilità (dal 49% al 39%). Anche qui variazioni in aumento o diminuzione delle entrate da raccolta fondi rimangono nella maggior parte dei casi circoscritte ad una scala percentuale inferiore al 25%.

Per le entrate provenienti dagli individui prevale una sostanziale tenuta o lieve peggioramento: il 33% del campione registra un aumento (34% nel 2024), il 20% una diminuzione (16% nel 2024) e il 47% una situazione invariata (50% nel 2024). Le persone fisiche restano il pilastro: l’erogazione liberale è la prima fonte per il 64% (63% nel 2024), il 5 per mille per il 34% (36% nel 2024) e i lasciti per il 2% delle Onp. L’86% delle Onp non ha registrato alcun lascito negli ultimi due anni.

Fondazioni, + 10 punti percentuali

L’altra novità da evidenziare è la crescita del peso specifico delle fondazioni nella raccolta fondi delle organizzazioni non profit. Aumentano le organizzazioni che hanno ricevuto erogazioni da fondazioni: il 44%, contro il 34% rilevato nella precedente edizione. Anche l’andamento degli importi mostra moderati segnali di crescita: sono in aumento per il 30% di esse e in calo per il 16%.

Fra chi non ha ricevuto soldi da fondazioni, il 44% dichiara di non essere interessato al momento, il 24% segnala la difficoltà nel trovare bandi coerenti con la propria attività e il 22% evidenzia una mancanza di competenze interne. Seguono la mancanza di tempo (15%) e, solo in misura minore, il mancato finanziamento di progetti presentati (10%). Uno su cento dichiara come problema i tempi troppo lunghi per la valutazione e la risposta.

Il problema non sembra quindi tanto l’insuccesso nella partecipazione ai bandi (solo una su dieci indica come ragione il fatto che i progetti presentati non sono stati finanziati) quando una difficoltà interna ad accedere a questo canale di finanziamento. La quota relativamente contenuta di organizzazioni che dichiara di aver presentato progetti non finanziati suggerisce che il principale ostacolo si collochi a monte, nel fatto che molte Onp non individuano opportunità coerenti con la propria attività, non dispongono delle competenze necessarie o non considerano ancora le fondazioni una fonte strategica di raccolta fondi.

Più donatori e più volontari

Noi doniamo è una fotografia completa della donazione in Italia e della propensione al dono degli italiani, includendo non solo le donazioni economiche ma anche quelle di tempo (volontariato) e quelle biologiche (sangue e organi).

I dati del 2025 mostrano alcuni segnali positivi. Secondo Istat aumentano anche quest’anno, seppure di poco, gli italiani che donano denaro a un’associazione: nel 2025 sono l’11,9% della popolazione con più di 14 anni, contro l’11,6% del 2024 e l’11% del 2023. È il terzo anno di ripresa, ma siamo ancora lontani sia dal boom dell’emergenza Covid sia dai numeri pre-pandemia. Cresce in modo più deciso il volontariato organizzato, che passa dall’8,4% al 9,2%. Il dato più elevato si registra tra i 65-74enni con l’11,4%; tra i 18-19enni fa volontariato in associazioni il 10,3%.

Sul fronte del puro giving, Ipsos Doxa rileva che il 56% degli italiani ha effettuato almeno una donazione a favore di una organizzazione non profit nei dodici mesi precedenti l’intervista (un punto percentuale in più rispetto all’anno precedente), mentre cala di un punto la percentuale di chi ha fatto almeno una donazione informale: 49% nel 2025 contro il 50% del 2024.

La fascia più spending: 45-64 anni

Le differenze generazionali rimangono significative, ma è interessante notare che Ipsos Doxa registra un “travaso generazionale”: la fascia 45-64 anni rappresenta il 39% dei donatori, mentre “cuba” solo il 35% della popolazione, superando così di 4 punti il suo peso demografico. Gli over 65 invece, precedentemente sovra-rappresentati fra i donatori (31% contro 28%), oggi sono in equilibrio con il loro peso demografico (29% contro 28%).

Aumenta della presenza dei più giovani tra i donatori alle Onp: i 15-29enni che si dichiarano donatori crescono di 2 punti, ma restano sotto-rappresentati (11% di donatori a Onp a fronte di un 17% di peso demografico).

Dove si dona di più?

Quest’anno Noi doniamo amplia lo sguardo dall’individuo al territorio, mettendo in relazione donazione economica e volontariato con tre indicatori economici e sociali (il reddito disponibile, la disuguaglianza nella distribuzione del reddito – indice di Gini e la fiducia interpersonale) per individuare le caratteristiche che accomunano le regioni in cui le diverse forme di dono risultano più diffuse. Il risultato? Territori con meno disuguaglianza e più fiducia sono quelli in cui si dona di più.

La relazione più forte che emerge è quella, come è facile immaginare, tra reddito disponibile e donazione economica (+0,898): nei territori con maggiori risorse economiche la quota di persone che dona denaro tende a essere più elevata. Anche il volontariato cresce al crescere del reddito, sebbene con una correlazione meno intensa (+0,769). La disponibilità di risorse, tuttavia, non basta da sola a descrivere la geografia del dono. Sia la donazione economica sia il volontariato infatti diminuiscono all’aumentare della disuguaglianza (−0,656 per la donazione economica e −0,668 per il volontariato), mentre la fiducia interpersonale presenta un’associazione positiva con entrambe le forme di partecipazione (+0,685 con la donazione e +0,635 con il volontariato). «Quanto più il coefficiente si avvicina a +1 o −1, tanto più intensa è la relazione osservata», spiega IID nel report. E d’accordo, correlazione non significa causalità, ma quel che emerge è che per il dono «non sembra contare soltanto quante risorse siano disponibili, ma anche quanto siano distribuite in modo equilibrato. Nei territori caratterizzati da maggiore disponibilità economica e minore disuguaglianza, le diverse forme di dono tendono a essere più diffuse».

Marco Rasconi, presidente dell’Istituto Italiano della Donazione, sottolinea che «il dono è un gesto individuale, ma non nasce mai nel vuoto. Si alimenta delle relazioni, della fiducia, delle opportunità di partecipazione e delle condizioni economiche e sociali delle comunità in cui viviamo. È forse questa una delle indicazioni più interessanti che emerge dalla nona edizione di Noi doniamo, il Rapporto dell’Osservatorio sul dono dell’Istituto Italiano della Donazione. Guardare al dono attraverso i territori ci permette di scoprire un’Italia molto differenziata. La disponibilità di risorse economiche conta, soprattutto per la donazione di denaro, ma non sembra essere sufficiente a spiegare da sola la partecipazione. Anche il modo in cui le risorse sono distribuite e alcune caratteristiche sociali dei territori si associano alla diffusione delle diverse forme di dono. Ne emerge una riflessione che considero particolarmente importante: non conta soltanto quante risorse una comunità possiede, ma anche quanto riesce a creare le condizioni perché le persone possano sentirsi parte della vita collettiva e contribuire al bene comune. È una chiave di lettura che ritroviamo anche osservando le nuove generazioni. I giovani hanno ancora un peso limitato nella donazione economica, ma diventano molto più presenti quando il dono assume la forma del tempo, dell’impegno personale, dell’attivismo e della partecipazione. Non siamo quindi necessariamente di fronte a una minore disponibilità alla solidarietà, quanto a modi diversi di interpretarla e praticarla».

Il focus sul 5 per mille

Nel report dell’Istituto Italiano della Donazione si legge che Italiani Solidali, l’indagine realizzata fin dal 2001 da Doxa (oggi Ipsos Doxa), nel 2025 ha introdotto per la prima volta un focus sul 2, 5 e 8 per mille. Un italiano su cinque (il 21%) do una definizione corretta del 5 per mille (contro il 31% di risposte giuste per il più “anziano” e quindi più noto 8 per mille), ma se guardiamo alle scelte concrete non c’è gara: firma per il 5 per mille il 61% degli intervistati (contro il 50% di italiani che destina l’8 per mille, +11 punti percentuali e il 33% che destina il 2 per mille, +28 punti percentuali). Quasi scontato vedere che quota sale al 72% fra i donatori, mentre è interessante vedere che è comunque molto alta anche fra i non donatori (43%).

Il dato del 60% di italiani che dichiara di firmare per il 5 per mille, si scontra in realtà con il fatto che – dichiarazioni alla mano – storicamente le firme si attestano attorno al 40% dei potenziali contribuenti, con una buona parte di caselle che ancora restano vuote. Ma certamente è rilevante il delta di gradimento rispetto agli altri strumenti.

Nicola Bedogni, responsabile scientifico Osservatorio Assif sulla sussidiarietà fiscale, osserva che «il traguardo dei vent’anni del 5 per mille ci consegna la fotografia di uno strumento straordinariamente maturo, amato dai cittadini e vitale per la sostenibilità del Terzo Settore. La possibilità di indirizzare una quota delle proprie imposte a beneficio del bene comune non è solo un esercizio di sussidiarietà, ma una vera e propria “palestra del dono”». E tuttavia, per esprimere il suo reale potenziale «e non soffocare la crescita del non profit» non si può più prescindere da interventi strutturali: l’eliminazione definitiva del tetto massimo di spesa e campagne di comunicazione istituzionale per informare quella quota di italiani che ancora lascia la casella in bianco, «come insegna l’esperienza spagnola della Xsolidaria». Solo così potremo gettare le basi per i prossimi vent’anni di cultura della donazione».

In foto, una iniziativa di raccolta fondi di piazza di Fondazione Progetto Arca

Vuoi accedere all’archivio di VITA?

Con un abbonamento annuale puoi scaricare e leggere più di 100 numeri del nostro magazine: ogni numero una storia sempre attuale. Oltre a tutti i contenuti extra come le newsletter tematiche, i podcast, le infografiche e gli approfondimenti.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม